JO NESBO.

POLIZIA.

Parte 1.

Traduzione di: Eva Kampmann.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Un serial killer ha preso di mira il corpo di polizia di Oslo. Qualcuno sta uccidendo gli agenti in
modo brutale. Qualcuno di cui si fidano. Cos'altro deve succedere perch Harry Hole si decida a
intervenire? Ammesso che sia ancora vivo.
Dopo Lo spettro, un nuovo episodio della serie noir pi popolare al mondo. Venti milioni di copie vendute.
Il corpo massacrato di un poliziotto  ritrovato alle porte della capitale norvegese, sulla scena di
un crimine rimasto irrisolto e su cui lui stesso aveva indagato. Qualche tempo dopo viene scoperto il
cadavere di un suo collega: stesse modalit di esecuzione, stesse coincidenze. A questo punto non pu
essere un caso. I delitti sono tanto feroci quanto perfetti, ed  chiaro a tutti che l'assassino ha appena
cominciato. Fermarlo  un lavoro per Harry Hole. Ma di Harry Hole non c' traccia.
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L'autore.
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Jo Nesb  nato a Oslo nel 1960. Prima di diventare il pi grande autore di crime norvegese si 
cimentato in mille mestieri. Ha giocato a calcio nella serie A del suo Paese, ha lavorato come
giornalista free lance, ha fatto il broker in borsa. Cantante e compositore, si esibisce tutt'oggi
regolarmente con la band norvegese Di Derre. Ha scritto sedici libri, spaziando dal giallo alla
letteratura per l'infanzia, con esiti spesso geniali. Per Einaudi Stile Libero ha pubblicato Il leopardo
(2011), Lo spettro (2012) e Il cacciatore di teste (2013).
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Il pi grande scrittore al mondo di crime sono io. Poi c' Jo Nesb, che mi sta alle calcagna come un pitbull rabbioso, pronto a prendere il mio posto, appena tirer le cuoia.
James Ellroy.
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Avevo promosso Nesb da numero due (come si era degnato di nominarlo Ellroy) a numero uno. Ora lo confermo il numero uno e aggiungo almeno un mezzo voto in pi.
Antonio d'Orrico
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Jo Nesb  il mio scrittore di thriller preferito e Harry Hole il mio nuovo eroe.
Michael Connelly.
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Ringraziamenti.
Grazie a Erlend O. Ndtvedt e Siv Helen Andersen.
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Parte prima.
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Prologo.
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Dormiva l dentro, dietro la porta.
L'interno del cantonale odorava di legno vecchio, residui di polvere da sparo e olio per armi.
Quando i raggi del sole si riversavano dentro la stanza dalla finestra, un fascio di luce a forma di
clessidra penetrava nel mobile dalla toppa e, se l'inclinazione era quella giusta, faceva luccicare
debolmente la pistola sul ripiano centrale.
La pistola era un'Odessa russa, una copia della pi conosciuta Stechkin.
L'arma aveva avuto una vita vagabonda, aveva viaggiato con i kulaki dalla Lituania alla
Siberia, si era spostata da un quartier generale degli urka all'altro nella Siberia meridionale, era
appartenuta a un ataman, un capo cosacco ucciso dalla polizia mentre la impugnava, per poi capitare in
casa di un direttore carcerario di Tagil collezionista d'armi. Infine, l'orrenda, spigolosa pistola
mitragliatrice era stata portata in Norvegia da Rudolf Asajev il quale, prima di scomparire, aveva
monopolizzato il mercato degli stupefacenti di Oslo con la violina, un oppioide simile all'eroina. E
adesso l'arma si trovava proprio in quella citt, per la precisione in Holmenkollveien, nella casa di
Rakel Fauke. L'Odessa era dotata di un caricatore predisposto per venti cartucce calibro nove per
diciotto millimetri Makarov e sparava sia colpi singoli sia raffiche. Ne restavano dodici.
Tre pallottole erano state sparate contro degli spacciatori kosovari concorrenti, ma una sola
aveva centrato il bersaglio.
I due colpi successivi avevano ucciso Gusto Hanssen, un giovane ladro e spacciatore che si era
impossessato dei soldi e della droga di Asajev.
La pistola puzzava ancora degli ultimi tre colpi che si erano conficcati nella testa e nel petto di
Harry Hole, proprio mentre l'ex poliziotto indagava sull'omicidio di Gusto Hanssen. E anche la scena
del crimine era la stessa: Hausmanns gate 92.
La polizia non aveva ancora risolto il caso Gusto, e il diciottenne arrestato in un primo
momento era stato rilasciato. Fra l'altro perch gli investigatori non erano riusciti a trovare l'arma che
aveva usato n a collegarlo a una. Il ragazzo si chiamava Oleg Fauke, e ogni notte si svegliava con gli
occhi sgranati nel buio e gli spari nelle orecchie. Non i colpi con cui aveva ucciso Gusto, ma gli altri.
Quelli che aveva esploso contro il poliziotto che era stato come un padre per lui durante l'adolescenza.
Che un tempo sognava avrebbe sposato sua madre, Rakel. Harry Hole. Oleg vedeva il suo sguardo
ardere davanti a s nell'oscurit, pensava alla pistola riposta lontano, dentro un cantonale, e sperava che
non l'avrebbe mai pi vista in vita sua. Che nessuno l'avrebbe pi vista. Che quell'arma avrebbe
dormito in eterno.
Dormiva l dentro, dietro la porta.
La stanza d'ospedale piantonata odorava di farmaci e di vernice. L'apparecchio accanto al letto
registrava il battito cardiaco dell'uomo.
Isabelle Skyen, l'assessore alle Politiche sociali del comune di Oslo, e Mikael Bellman, il capo
della polizia fresco di nomina, speravano di non vederlo mai pi.
Che nessuno lo vedesse pi.
Che avrebbe dormito in eterno.
1.
Era stata una giornata di settembre calda e lunga, con quella luce che trasforma il fiordo di Oslo
in argento fuso e infiamma le basse colline gi spruzzate d'autunno. Una di quelle giornate che
inducono gli abitanti della capitale a giurare che non la lasceranno mai e poi mai. Il sole stava calando
dietro Ullern, e gli ultimi raggi orizzontali lambivano il paesaggio, le basse, sobrie palazzine che
testimoniavano le origini umili della citt, gli attici lussuosi con terrazze che raccontavano l'avventura
del petrolio con cui all'improvviso la Norvegia si era trasformata nel paese pi ricco del mondo, i
tossici in cima allo Stensparken di quella piccola, ordinata citt, in cui i decessi per overdose erano otto
volte pi numerosi che nelle metropoli europee otto volte pi grandi. Lambivano i giardini con le
pedane elastiche protette da reti, dove i bambini non saltavano in pi di tre per volta, come
raccomandavano le istruzioni per l'uso. E le colline e il bosco che si addentravano a semicerchio nella
cosiddetta conca di Oslo. Il sole riluttava a lasciare la citt, protendeva le sue dita raggiate come in un
commiato protratto dal finestrino di un treno.
La giornata era iniziata con un'aria tersa e fredda e una luce forte come quella delle lampade di
una sala operatoria. Con il passare delle ore la temperatura era aumentata, il cielo aveva assunto una
gradazione di azzurro pi intensa e l'aria quell'affabile palpabilit che faceva di settembre il mese pi
gradevole dell'anno. E quando arriv il crepuscolo, dolce e discreto, l'aria dei quartieri residenziali
sulle alture dalle parti del lago Maridal profumava di mele e di abetaie tiepide.
Erlend Vennesla era quasi arrivato in cima all'ultima salita. Nonostante l'acido lattico
cominciasse ad accumularsi, era concentrato a dare la giusta spinta verticale ai pedali Spd, a rivolgere
leggermente le ginocchia verso l'interno. Perch la tecnica era importante. Soprattutto quando si
avvertiva la fatica e il cervello aveva voglia di cambiare postura per far lavorare i muscoli meno
stanchi, ma anche meno efficienti. Sentiva il telaio rigido assorbire e sfruttare ogni singolo watt che lui
gli imprimeva con i piedi, la velocit aumentare quando ingranava un rapporto pi basso; si alz in
piedi cercando di mantenere lo stesso ritmo, intorno alle novanta pedalate al minuto. Lanci
un'occhiata al cardiofrequenzimetro da polso: centosessantotto. Punt la lampada frontale sul display
del navigatore Gps fissato al manubrio. Era dotato di una cartina dettagliata di Oslo e dintorni e di
un'antenna attiva. La bicicletta e l'attrezzatura extra erano costate pi di quanto avrebbe dovuto
spendere un agente investigativo. Ma era importante mantenersi in forma adesso che la vita offriva altre
sfide.
Sfide pi piccole, a essere sinceri.
Ormai l'acido lattico gli attanagliava le cosce e i polpacci. Faceva male, certo, ma era anche una
bella promessa di ci che lo aspettava. Un'orgia di endorfine. Muscoli indolenziti. Coscienza pulita.
Una birra insieme alla moglie sul terrazzino se la temperatura non fosse scesa in picchiata dopo il
tramonto.
E all'improvviso scollin. La strada si fece pianeggiante, il lago Maridal si stendeva davanti a
lui. Rallent. Si trovava in aperta campagna. Era davvero assurdo che dopo quindici minuti di pedalata
sostenuta dal centro di una capitale europea ci si potesse ritrovare di colpo circondati da poderi, campi
coltivati e boschi fitti con sentieri escursionistici che sparivano nel buio della sera. Il sudore gli faceva
prudere la testa sotto il casco Bell grigio antracite, che da solo era costato quanto la bici da bambina
che aveva comprato per il sesto compleanno della nipote, Line Marie. Ma Erlend Vennesla non si tolse
il casco. Le ferite alla testa costituivano la causa pi frequente di decesso fra i ciclisti.
Lanci un'occhiata al cardiofrequenzimetro. Centosettantacinque. Centosettantadue. Una
gradita, leggera folata port su dalla citt lontane grida di giubilo. Venivano sicuramente dallo stadio di
Ullevaal, dove quella sera c'era una partita della nazionale, contro la Slovacchia o la Slovenia, ma per
qualche secondo Erlend Vennesla immagin che tanta esultanza fosse per lui. Era passato parecchio
tempo da quando qualcuno lo aveva applaudito. L'ultima volta doveva essere stata in occasione della
festa d'addio in suo onore alla Kripos, su a Bryn. La torta, il discorso del capo, Mikael Bellman, che da
allora aveva puntato dritto alla carica di capo della polizia. Ed Erlend aveva accolto l'applauso,
guardato gli altri negli occhi, ringraziato e per giunta sentito un piccolo groppo in gola al momento di
pronunciare il discorso di ringraziamento, semplice, conciso e concreto secondo la tradizione della
Kripos. Come investigatore aveva avuto i suoi alti e bassi, ma senza prendere cantonate madornali.
Almeno, a quanto gli risultava, perch in quelle faccende non c'erano risposte sicure al cento per cento.
Ovvero, adesso che le tecniche di analisi del Dna avevano fatto passi da gigante e i vertici della polizia
manifestavano l'intenzione di volerle utilizzare per riesaminare qualche vecchio caso, si rischiava
proprio di riceverle. Le risposte. Risposte nuove. Soluzioni. A patto che fossero casi irrisolti, non c'era
nulla da eccepire, ma Erlend non capiva perch volessero spendere risorse per frugare anche in indagini
ormai bell'e concluse e risolte.
Il buio si era infittito e, nonostante la luce dei lampioni, per poco non super il cartello di legno
che indicava l'accesso al bosco. Ma eccolo l. Proprio come ricordava. Lasci la strada e imbocc un
sentiero di morbido fondo boschivo. Prosegu alla velocit minima che gli consentiva di mantenersi in
equilibrio. Il cono di luce della lampada frontale sul casco strisci sul sentiero e si ferm contro il muro
nero di abeti che lo fiancheggiava su entrambi i lati. Ombre lo precedevano sfrecciando, spaventate e
frettolose, si trasformavano e si nascondevano con un guizzo. Cos aveva immaginato la scena quando
si era calato nei panni di lei: la corsa, la fuga con una torcia in mano, e poi finire rinchiusa e violentata
per tre giorni.
E quando in quello stesso momento Erlend Vennesla vide accendersi pi avanti la torcia nel
buio, per un attimo pens fosse quella di lei, che si rimetteva a correre mentre lui in sella alla
motocicletta la inseguiva, e raggiungeva. La luce guizz prima di puntare su Erlend, che si ferm e
scese dalla bici. Diresse la lampada frontale sul cardiofrequenzimetro. Gi sotto i cento. Niente male.
Slacci il sottogola, si tolse il casco e si gratt il cuoio capelluto. Oh Dio, che bello. Spense la
lampada frontale, appese il casco al manubrio e procedette a piedi verso la luce della torcia spingendo
la bici. Sentiva il casco dondolare e sbattere contro il polso.
Si ferm di fronte alla torcia, che si sollev. La luce forte gli fece bruciare gli occhi. E,
abbagliato, gli parve di avere ancora l'affanno: strano che la frequenza dei battiti fosse cos bassa,
pens. Percep un movimento, un oggetto sollevato dietro l'ampio, vibrante cerchio di luce, ud un
sibilo sommesso nell'aria, e in quello stesso istante fu colto da uno strano pensiero. Che aveva fatto
male. Che aveva fatto male a togliersi il casco. Che il maggior numero di decessi fra i ciclisti...
Era come se quel pensiero balbettasse, per una sorta di dislocazione temporale, come se il
collegamento video fosse stato interrotto per un attimo.
Erlend Vennesla fiss sbalordito davanti a s e si sent solcare la fronte da una goccia di sudore
caldo. Disse qualcosa, ma le parole non avevano senso, come se si fosse verificato un errore nel
collegamento tra il cervello e la bocca. Ud di nuovo il sibilo sommesso. Poi il suono cess. Ogni
suono: non sentiva pi neanche il proprio respiro. Si rese conto di essere inginocchiato e che la
bicicletta stava cadendo lentamente in un fosso. La luce gialla danzava davanti a lui, ma poi spar
appena la goccia di sudore raggiunse la sella del naso, col negli occhi e lo accec. E cap che non era
sudore.
Il terzo colpo fu come un ghiacciolo che si conficcava nella testa, nel collo, fin dentro il corpo.
Tutto gel.
Non voglio morire, pens cercando di alzare il braccio sopra la testa per proteggersi, ma non
riusciva a muovere gli arti, e cap di essere paralizzato.
Il quarto colpo non lo percep, ma dall'odore concluse di giacere nella terra bagnata. Batt pi
volte le palpebre e riacquist la vista da un occhio. Nel fango proprio davanti al suo viso scorse un paio
di grossi scarponi sporchi. I tacchi si sollevarono, poi gli scarponi si staccarono un po' dal suolo. Il
movimento si ripet. I tacchi si sollevarono e gli scarponi si staccarono dal suolo. Come se l'uomo che
lo stava picchiando saltasse per darsi la spinta. Saltasse per aumentare la forza dei colpi. E l'ultimo
pensiero che gli balen nella mente fu che doveva ricordare come si chiamava lei, la sua nipotina, che
non doveva dimenticare il suo nome.
2.
L'agente Anton Mittet estrasse il bicchiere di plastica mezzo pieno dalla piccola macchina
Nespresso D290 rossa, si abbass e lo pos sul pavimento. Non c'erano mobili su cui poggiarlo. Poi
capovolse il lungo contenitore facendone uscire un'altra capsula e controll istintivamente che il sottile
coperchio di stagnola non fosse bucato, che fosse intatto, prima di infilarla nella macchinetta. Mise un
bicchiere di plastica vuoto sotto il becco e pigi uno dei pulsanti luminosi.
Consult l'orologio mentre la macchina cominciava a soffiare e a sibilare. Quasi mezzanotte.
Cambio della guardia. A casa lo aspettavano, ma era dell'idea di doverle prima spiegare l'incarico, in
fondo non era che un'allieva della Scuola di polizia. Silje: era questo il suo nome? Anton Mittet fiss
l'erogatore. Sarebbe andato a prendere il caff se si fosse trattato di un collega maschio? Non lo
sapeva, n gliene importava, aveva rinunciato a dare delle risposte a domande simili. Era calato un
silenzio tale che ud le ultime gocce quasi lucide cadere nel bicchiere. Ormai la capsula aveva ceduto
tutto il colore e l'aroma, ma era importante sfruttarla al massimo, la ragazza aveva davanti una lunga
notte di guardia. Senza compagnia, senza imprevisti, senza altro da fare che fissare i nudi muri di
cemento del Rikshospital. Perci aveva pensato di bere un caff insieme a lei prima di andare via. Prese
entrambi i bicchieri e torn indietro. Le pareti diffondevano il rumore dei suoi passi. Super porte
chiuse a chiave. Sapeva che dietro non c'era niente e nessuno, soltanto altre pareti nude. Nel caso del
Rikshospital, una volta tanto i norvegesi avevano costruito per il futuro, consapevoli che sarebbero
diventati di pi, pi vecchi, pi malati, pi esigenti. Erano stati lungimiranti, come i tedeschi con le
autostrade e gli svedesi con gli aeroporti. Ma i rari automobilisti che negli anni Trenta attraversavano le
campagne tedesche in maestosa solitudine su quelle mastodontiche strade di cemento, o i passeggeri
svedesi che si affrettavano per i terminal sovradimensionati di Arlanda negli anni Sessanta, avevano
avvertito un senso di sventura? Che, nonostante fosse tutto nuovo di zecca, immacolato, e nessuno
fosse ancora morto in incidenti stradali o aerei, regnava un senso di sventura. Che da un momento
all'altro i fari dell'auto avrebbero potuto illuminare una famiglia sul ciglio della strada che fissava con
occhi vacui la luce: coperti di sangue, pallidi, il padre infilzato, la madre con la testa rigirata, un
bambino con gli arti solo da un lato. Che dalla tenda di plastica del nastro trasportatore agli Arrivi di
Arlanda potessero sbucare all'improvviso cadaveri carbonizzati che ancora ardevano senza fiamma,
squagliavano la gomma con urla mute nelle bocche spalancate e fumanti. Nessuno dei medici gli aveva
saputo dire quale sarebbe stata la destinazione futura di quell'ala, l'unica certezza era che dietro le sue
porte sarebbe morto qualcuno. Era nell'aria: corpi invisibili dall'anima inquieta occupavano gi i letti.
Anton svolt un angolo, e gli si dispieg davanti un altro corridoio, poco illuminato, spoglio
come quello prima e cos simmetricamente squadrato da creare una singolare illusione ottica: la ragazza
in divisa seduta gi in fondo sembrava un piccolo quadro su una parete liscia proprio di fronte a lui.
 Tieni, ne ho portato uno anche a te,  disse fermandosi davanti a lei. Vent'anni? Un po' di
pi. Forse ventidue.
 Grazie, ma ce l'ho,  rispose lei estraendo un thermos dallo zainetto posato accanto alla sedia.
Il suo tono aveva un'inflessione quasi impercettibile, i residui di un dialetto del nord, forse.
 Questo qui  meglio,  insist lui con la mano ancora tesa.
La ragazza esit. Lo prese.
 Ed  gratis,  aggiunse Anton e spost con discrezione la mano dietro la schiena strofinandosi
i polpastrelli scottati contro la stoffa fredda della giacca.  Abbiamo la macchinetta tutta per noi, in
effetti.  nel corridoio, gi, vicino a...
 L'ho vista quando sono arrivata,  disse lei.  Ma nella consegna c' scritto che non
dobbiamo mai allontanarci dalla porta della camera del paziente, perci me lo sono portato da casa.
Anton Mittet bevette un sorso dal suo bicchiere.  Sei stata previdente, ma c' un solo corridoio
che porta qui. Siamo al terzo piano, e tra questo punto e la macchina del caff non ci sono porte
d'accesso ad altre scale o ad altri ingressi.  impossibile evitarci, anche se siamo andati a prendere il
caff.
 Questo mi rassicura, ma preferisco attenermi alla consegna . Gli rivolse un sorriso breve. E
poi, forse per controbilanciare il rimprovero implicito, bevette un sorso di caff.
Anton sent una punta di irritazione, e stava per fare un commento a proposito del pensiero
indipendente cui si arriva con l'esperienza, ma non fece in tempo a completare il concetto che not
qualcosa in lontananza nel corridoio. La figura bianca sembrava venire verso di loro sospesa a
mezz'aria. Ud Silje alzarsi. La figura assunse una forma pi consistente, tramutandosi in una donna
bionda e prosperosa nella divisa da infermiera dell'ospedale. Anton sapeva che faceva il turno di notte.
E che l'indomani sarebbe stata di riposo.
 Buonasera,  salut l'infermiera con un sorriso faceto, alz due siringhe e si diresse verso la
porta, strinse la maniglia.
 Un momento,  disse Silje avanzando di un passo.  Ti devo chiedere di mostrarmi il tuo
tesserino di riconoscimento. Hai anche la parola d'ordine di oggi?
L'infermiera guard Anton sbalordita.
 A meno che il mio collega qui presente non possa garantire per te,  aggiunse Silje.
Anton annu:  Va' pure, Mona.
L'infermiera apr la porta, e Anton la segu con lo sguardo. Nella stanza illuminata debolmente
scorse le apparecchiature intorno al letto e le dita dei piedi che spuntavano da sotto il piumino. Il
paziente era cos alto che avevano dovuto reperire un letto fuori misura. La porta si richiuse.
 Bene,  disse Anton sorridendo a Silje. E guardandola cap che non aveva gradito. Che lo
considerava un maschilista che aveva appena dato il voto a una collega pi giovane. Ma per la miseria,
lei era un'allieva, lo scopo dell'anno di tirocinio era proprio quello di imparare dai poliziotti esperti.
Anton indugi oscillando sui tacchi, incerto su come affrontare la situazione. Lei lo prevenne.
 Ripeto, ho letto la consegna. E immagino che tu abbia una famiglia che ti aspetta.
Anton si port il bicchiere di caff alla bocca. Che ne sapeva lei del suo stato civile? Aveva
insinuato qualcosa, qualcosa a proposito di lui e di Mona, per esempio? Che lui l'aveva accompagnata
a casa un paio di volte a fine turno, e che la cosa non era finita l?
 L'adesivo con l'orsetto sulla tua sacca,  gli disse sorridendo.
Lui bevette un lungo sorso. Si schiar la voce.  Non ho fretta. Visto che  la tua prima guardia,
se hai qualche dubbio  il momento di approfittarne. Sai, non c' sempre scritto tutto nella consegna .
Spost il peso del corpo. Sperava che lei avesse sentito e colto l'antifona.
 Come vuoi,  disse Silje con quella sicurezza irritante che ci si pu permettere solo se si ha
meno di venticinque anni.  Il paziente l dentro, chi ?
 Non lo so. C' scritto anche questo nella consegna.  anonimo e tale deve restare.
 Per tu sai qualcosa.
 Ah s?
 Mona. Non ti rivolgi a una persona chiamandola per nome se non ci hai scambiato qualche
parola. Che cosa ti ha detto l'infermiera?
Anton Mittet la guard. Certo, era carina, ma fredda e priva di fascino. Un po' troppo magra per
i suoi gusti. Capelli spettinati e il labbro superiore che sembrava tenuto su da un tendine troppo corto e
scopriva due incisivi irregolari. Per aveva la giovinezza. Un corpo sodo e in forma sotto la divisa nera,
ne era sicuro. Quindi, se le avesse detto quello che sapeva, lo avrebbe fatto perch secondo i suoi
calcoli inconsci un atteggiamento disponibile avrebbe aumentato le probabilit di riuscire a portarsela a
letto dello 0,01 per cento? Oppure perch le ragazze come Silje sarebbero state promosse ispettrici o
agenti speciali investigativi nel giro di cinque anni, diventando suoi superiori mentre lui sarebbe
rimasto agente semplice, un misero agente per colpa del caso Drammen, che sarebbe sempre stato l,
come un muro, una macchia indelebile.
 Hanno tentato di ucciderlo,  disse Anton.  Ha perso molto sangue, dicono che quasi non
aveva pi polso quando lo hanno portato qui.  sempre stato in coma.
 Perch il piantonamento?
Anton si strinse nelle spalle.  Potenziale testimone. Se dovesse sopravvivere.
 Che cosa sa?
 Storie di droga. Ad alto livello. Se dovesse risvegliarsi, probabilmente potr dare informazioni
utili a incastrare personaggi importanti del traffico di eroina a Oslo. Oltre a rivelare chi ha tentato di
ucciderlo.
 Quindi pensano che l'assassino torner per finire il lavoro?
 Se dovesse venire a sapere che  vivo e dove si trova, s. Per questo siamo qui.
Lei annu.  E ce la far?
 Pensano di riuscire a tenerlo in vita per qualche mese, ma le probabilit che si risvegli dal
coma sono minime. Comunque...  Anton spost di nuovo il peso del corpo, alla lunga lo sguardo
scrutatore della ragazza era imbarazzante.  Fino a quel momento dovremo proteggerlo.
Anton Mittet la lasci con un senso di sconfitta, scese le scale dall'accettazione e usc nella sera
autunnale. Solo al momento di salire in macchina nel parcheggio si accorse che il cellulare squillava.
Era la centrale operativa.
 Maridalen, un omicidio,  disse Zero Uno.  Lo so che sei smontato di servizio, ma hanno
bisogno di una mano per delimitare la scena del crimine. E visto che sei gi in divisa...
 Quanto tempo?
 Avrai un rimpiazzo nel giro di tre ore, al massimo.
Anton era sbalordito. Negli ultimi tempi facevano i salti mortali pur di evitare che la gente
facesse gli straordinari, il regolamento rigido combinato con il budget non permetteva neanche
variazioni di ordine pratico. Aveva il presentimento che si trattasse di un omicidio particolare. Sperava
che la vittima non fosse una bambina.
 Bene,  rispose Anton Mittet.
 Ti mando le coordinate Gps . Era la grande novit: il navigatore dotato di cartina dettagliata
di Oslo e dintorni e di antenna attiva che permetteva alla centrale operativa di localizzarti.
Probabilmente lo avevano chiamato per questo: era il pi vicino.
 Perfetto,  disse Anton.  Tre ore.
Anche se era andata a dormire, a Laura piaceva che lui tornasse direttamente a casa dal lavoro,
perci le mand un sms prima di innestare la marcia e dirigersi verso il lago Maridal.
Anton non ebbe bisogno di guardare il navigatore. All'imbocco di Ullevlseterveien c'erano
quattro autopattuglie parcheggiate, e un po' pi avanti nastri segnaletici arancione e bianchi indicavano
dove andare.
Prese la torcia dal vano portaoggetti e si diresse verso l'agente piazzato di fronte alla recinzione.
Vide le torce guizzare nel boschetto, ma anche i proiettori della Scientifica che facevano sempre
pensare a riprese cinematografiche. E quell'associazione non era neanche tanto lontana dalla verit:
oggigiorno non scattavano solo istantanee, utilizzavano anche videocamere hd con cui oltre alle vittime
riprendevano tutta la scena del crimine, per poterla riesaminare in un secondo momento, fermare
l'immagine e ingrandire particolari che di primo acchito non avevano ritenuto importanti.
 Di che si tratta?  domand al collega tremante che indugiava a braccia conserte davanti al
nastro segnaletico.
 Omicidio . L'uomo aveva la voce velata. Gli occhi iniettati di sangue nel viso di un pallore
innaturale.
 Questo me l'hanno detto. Chi dirige?
 La Scientifica. Lnn.
Anton ud il vocio proveniente dal bosco. Erano in molti.  Ancora nessuno della Kripos o
dell'Anticrimine?
 Arriveranno, il cadavere  appena stato scoperto. Sei venuto per darmi il cambio?
Sarebbero aumentati ancora. E ciononostante gli avevano assegnato gli straordinari. Anton
guard meglio il collega. Indossava un cappotto pesante ma il tremore era peggiorato. E dire che non
faceva nemmeno freddo.
 Sei stato il primo ad arrivare sulla scena del crimine?
L'agente annu senza aprire bocca, abbass gli occhi. Batt forte i piedi sul terreno.
Maledizione,  pens Anton.  Una bambina. Deglut.
 Ah, Anton, ti ha mandato Zero Uno?
Lev lo sguardo. Non aveva udito i due, anche se erano usciti dalla fitta boscaglia. Aveva gi
visto come i tecnici della Scientifica si muovevano sulla scena del crimine, sembravano ballerini un po'
goffi, si abbassavano e si contorcevano per non toccare nulla, poggiavano i piedi quasi fossero
astronauti sulla luna. O forse erano le tute protettive bianche a fare venire in mente quell'associazione.
 S, devo dare il cambio a qualcuno,  rispose alla donna. Sapeva chi era, lo sapevano tutti.
Beate Lnn, il capo della Scientifica, aveva fama di essere una sorta di rain man al femminile per le
sue spiccate doti di fisionomista che venivano sfruttate per identificare i rapinatori nei video di
sorveglianza sgranati e sfarfallanti. Si diceva che fosse capace di riconoscere perfino i rapinatori ben
mascherati se erano recidivi, che avesse un database di migliaia di foto segnaletiche nella sua testolina
bionda. Quindi, quell'omicidio doveva essere particolare, non mandavano i capi sulla scena del crimine
in piena notte.
Accanto al viso pallido, traslucido della donna esile, quello del collega sembrava quasi
arrossato. Le guance lentigginose erano ornate da basette che parevano due penisole rosso fiammante.
Gli occhi erano un po' sporgenti, come se dietro la pressione fosse un po' eccessiva, e gli conferivano
un'espressione leggermente sbalordita. Ma il particolare pi vistoso era il copricapo che divenne
visibile appena si tolse il cappuccio bianco. Un grosso berretto rasta nei colori della bandiera
giamaicana: verde, giallo e nero.
Beate Lnn mise una mano sulla spalla del poliziotto tremante.  Adesso va' a casa, Sivert. Non
dire che te l'ho detto io, ma ti consiglio un drink forte e poi a letto.
L'agente annu, e dopo tre secondi la schiena ricurva fu inghiottita dal buio.
  una roba raccapricciante?  domand Anton.
 Non ti sei portato il caff?  chiese il berretto rasta aprendo un thermos. Ad Anton bastarono
quelle poche parole per capire che non era di Oslo. Veniva dalla campagna, certo, ma come la
maggioranza di chi abitava nelle citt dell'stland Anton non aveva n orecchio n un interesse
particolare per i dialetti.
 No,  rispose Anton.
 Conviene sempre portarsi il caff sulla scena del crimine,  disse il berretto rasta.  Non sai
mai quanto tempo ci devi passare.
 Piano, piano, Bjrn, guarda che si  gi occupato di un omicidio,  intervenne Beate Lnn. 
Drammen, vero?
 Esatto,  rispose Anton oscillando sui talloni. Si era gi occupato di un omicidio per modo di
dire, sarebbe stato pi esatto. E purtroppo pensava di sapere perch Beate Lnn si ricordasse di lui.
Trasse un respiro.  Chi ha trovato il corpo?
 Lui,  rispose Beate Lnn indicando con un cenno della testa l'auto dell'agente, che in quello
stesso istante fu messa in moto e mandata su di giri.
 Volevo dire: chi ha trovato il corpo e dato l'allarme?
 La moglie ha telefonato non vedendolo rientrare dal suo giro in bicicletta,  rispose il berretto
rasta.  Avrebbe dovuto durare al massimo un'ora e lei temeva per il suo cuore. Aveva con s un
navigatore con antenna attiva, perci lo hanno trovato subito.
Anton annu lentamente, immaginando la scena. Due poliziotti, un maschio e una femmina, che
suonano alla porta. Tossicchiano, guardano la donna con espressione grave per dirle quello che presto
dovranno ripetere a parole, parole impossibili. Il viso della donna che resiste, non vuole, ma poi ecco
che sembra rivoltarsi, mostrare l'interno, mostrare tutto quanto.
L'immagine di Laura, sua moglie, gli affior nella mente.
Un'ambulanza stava venendo verso di loro, senza sirena n lampeggianti azzurri.
E allora Anton cap. La reazione immediata a una normale denuncia di scomparsa. Il navigatore
munito di antenna. Il grande spiegamento di forze. Gli straordinari. Il collega talmente scosso da quello
che aveva visto da dover essere mandato a casa.
  un poliziotto,  disse sottovoce.
 Immagino che la temperatura qui fosse inferiore di un grado e mezzo rispetto alla citt,  disse
Beate Lnn digitando un numero sul cellulare.
 Sono d'accordo,  disse il berretto rasta bevendo un sorso dalla tazza del thermos.  La pelle
non ha ancora cambiato colore. Quindi, tra le otto e le dieci?
 Un poliziotto,  ripet Anton.   per questo che sono venuti tutti, non  vero?
 Katrine?  disse Beate.  Potresti controllare una cosa per me? Si tratta del caso Sandra
Tveten. Esatto.
 Porco cane!  esclam il berretto rasta.  Li avevo pregati di aspettare l'arrivo dei sacchi
porta-cadavere.
Anton si volt e vide due uomini uscire a fatica dalla boscaglia con una lettiga della Scientifica.
Sotto la coperta spuntava un paio di scarpe da ciclista.
 Lo conosceva,  insist Anton.  Per questo tremava tanto, non  vero?
 Ha detto che avevano lavorato insieme a kern prima che Vennesla passasse alla Kripos, 
rispose il berretto rasta.
 Hai la data?  domand Lnn al telefono.
Si ud un'esclamazione.
 Ma che...  disse il berretto rasta.
Anton si gir. Uno dei barellieri era scivolato nella cunetta. Il fascio di luce della sua torcia
lamb la barella. La coperta che era caduta. E poi... poi cosa? Anton fiss lo sguardo. Era una testa? La
cosa all'estremit di quello che indubbiamente era un corpo umano, era veramente stata una testa?
Negli anni in cui aveva prestato servizio nell'Anticrimine, prima del grande sbaglio, Anton aveva visto
molti cadaveri, ma nessuno ridotto in quello stato. Quella massa a forma di clessidra gli fece venire in
mente la colazione della domenica a casa, l'uovo bazzotto di Laura con i pezzetti di guscio ancora
attaccati e, dal punto in cui si era rotto, il tuorlo giallo colava rapprendendosi sopra il bianco
solidificato ma ancora morbido. Era mai possibile che fosse una... testa?
Anton batt le palpebre nel buio mentre guardava sparire i fanalini di coda dell'ambulanza. E si
rese conto che era una replica, che aveva gi visto tutto quanto. Le figure vestite di bianco, il thermos, i
piedi che spuntavano da sotto la coperta, aveva appena visto tutto al Rikshospital. Come se fosse stato
un presagio. La testa...
 Grazie, Katrine,  disse Beate.
 Che c'?  domand il berretto rasta.
 Ho lavorato insieme a Erlend proprio qui,  rispose Beate.
 Qui?  disse il berretto rasta.
 Proprio qui. Lui dirigeva la squadra investigativa. Sono sicuramente passati dieci anni. Sandra
Tveten. Stuprata e uccisa. Non era che una bambina.
Anton deglut. Bambina. Replica.
 Mi ricordo quel caso,  disse il berretto rasta.  Il destino  davvero strano: morire nello stesso
luogo di un omicidio su cui hai indagato, pensa. Sbaglio, o anche il caso Sandra era in autunno?
Beate non rispose, limitandosi ad annuire adagio.
Anton batt le ciglia ripetutamente. Non era vero, lui aveva visto un cadavere somigliante.
 Porco cane!  imprec sottovoce il berretto rasta.  Non starai dicendo che...?
Beate Lnn gli sfil di mano la tazza del thermos. Bevette un sorso. Glielo restitu. Conferm
con un cenno della testa.
 Maledizione,  bisbigli il berretto rasta.
3.
 Il dj vu,  disse Stle Aune guardando la neve turbinare fitta sopra Sporveisgata mentre il
buio della mattina di dicembre cedeva a un giorno breve. Poi si rigir verso l'uomo seduto dall'altra
parte della scrivania.  Il dj vu  la sensazione di vedere qualcosa che si  gi visto. Non sappiamo
cosa sia.
Con quella prima persona plurale intendeva gli psicologi in generale, non solo i terapeuti.
 Secondo alcuni quando siamo stanchi si verifica un ritardo nell'invio delle informazioni alla
parte cosciente del cervello, cosicch giungono a destinazione dopo essere rimaste nell'inconscio per
un po' di tempo. E perci ci sembra di riconoscere l'evento. La stanchezza spiegherebbe perch la
frequenza dei dj vu aumenti alla fine della settimana lavorativa. Ma questo  pi o meno tutto quello
che la ricerca  in grado di dire. Che il venerd  il giorno dei dj vu.
Forse Stle Aune aveva sperato in un sorriso. Non che i sorrisi incidessero in qualche modo sui
suoi sforzi professionali per indurre la gente ad aggiustare s stessa, bens perch la situazione lo
imponeva.
 Non intendevo questo genere di dj vu,  disse il paziente. L'utente. Il cliente. La persona
che di l a una ventina di minuti avrebbe pagato alla reception contribuendo cos a coprire le spese
comuni dei cinque psicologi che avevano uno studio ciascuno nell'anonimo e allo stesso tempo
antiquato palazzo a quattro piani in Sporveisgata, nella semielegante zona ovest di Oslo. Stle Aune
lanci un'occhiata furtiva all'orologio sulla parete dietro la testa dell'uomo. Diciotto minuti.
  piuttosto una specie di sogno che faccio in continuazione.
 Una specie di sogno?  Stle Aune scorse di nuovo con lo sguardo il giornale che teneva
aperto nel cassetto spalancato della scrivania per evitare che il paziente lo vedesse. Oggigiorno quasi
tutti i terapeuti sedevano di fronte al paziente, e quando Stle si era fatto portare l'ingombrante
scrivania nello studio, i suoi colleghi sghignazzanti gli avevano ricordato che secondo la moderna
teoria terapeutica era meglio avere meno barriere fisiche possibili tra s e il paziente. La sua risposta
era stata concisa: Meglio per il paziente, forse.
  un sogno, che faccio.
 I sogni ricorrenti sono normali,  disse Aune portandosi una mano alla bocca per nascondere
lo sbadiglio. Pens pieno di nostalgia al caro vecchio divanetto che era stato portato via dal suo studio e
adesso era di l nello spazio comune, dove con sopra un portapesi e un bilanciere costituiva una facezia
psicoterapeutica per iniziati. I pazienti sul divanetto avevano infatti facilitato ancora di pi la lettura
spudorata del giornale.
 Ma  un sogno che non voglio fare . Un sorriso misurato, presuntuoso. Capelli radi, in
ordine.
Benvenuto dall'esorcista dei sogni, pens Aune sforzandosi di rispondergli con un sorriso
altrettanto misurato. Il paziente indossava un gessato, una cravatta a righe grigie e rosse e un paio di
scarpe nere lucide. Da parte sua Aune era in giacca di tweed, allegro papillon sotto i doppi menti e
scarpe marrone che non vedevano una spazzola da parecchio tempo.  Mi puoi raccontare che cosa
accade nel sogno?
 L'ho appena fatto.
 Appunto. Ma forse puoi aggiungere qualche particolare?
 Come ho gi detto, inizia nel punto in cui finisce The Dark Side of the Moon. Eclipse sfuma
mentre David Gilmour canta...  L'uomo incresp le labbra prima di passare a un inglese cos affettato
che Aune quasi vedeva la tazza di t avvicinarsi alla bocca.  ... and everything under the sun is in
tune but the sun is eclipsed by the moon.
 Ed  questo che sogni?
 No! S. Insomma, il disco finisce cos anche nella realt. Con una nota ottimistica. Dopo tre
quarti d'ora di morte e di pazzia. Perci pensi che tutto andr bene.  tornata l'armonia. Ma poi, mentre
l'album sfuma, senti una voce in sottofondo mormorare qualcosa. Sei costretto ad alzare il volume per
distinguere le parole. Allora, in compenso, le senti benissimo: There is no dark side of the moon,
really. Matter of fact, it's all dark.  tutto oscuro. Capisci?
 No,  rispose Aune. Secondo il manuale avrebbe dovuto chiedergli: Per te  importante che
io capisca? o qualcosa di questo tenore. Ma non ce la faceva.
 Il male non esiste perch tutto  malvagio. Lo spazio  oscuro. Nasciamo cattivi. Il male  il
fondamento, la condizione naturale. Poi, di tanto in tanto, compare una luce piccolissima. Ma non  che
un fatto momentaneo, dobbiamo tornare all'oscurit. Ed  questo che succede nel sogno.
 Continua,  disse Aune, si gir sulla sedia e guard fuori della finestra con aria assorta. Cerc
di dissimulare la sua voglia di vedere qualcosa di diverso dalla faccia dell'altro, che esprimeva
autocommiserazione mista ad autocompiacimento. Quell'uomo si considerava evidentemente un caso
eccezionale, allettante per uno psicologo. Senza dubbio in passato era gi stato in terapia. Aune vide
gi in strada un ausiliario del traffico avanzare dondolando a gambe larghe come uno sceriffo, e si
chiese quali altri lavori si confacessero a Stle Aune. E arriv subito alla conclusione. Nessuno. E poi
amava la Psicologia, amava navigare nella zona tra ci che sappiamo e ci che non sappiamo,
combinare la sua pesante zavorra di nozioni concrete con l'intuito e la curiosit. O almeno, questo era
quanto si ripeteva tutte le mattine. E allora perch se ne stava seduto l impaziente che quella persona
chiudesse la bocca e sparisse dal suo studio, dalla sua vita? Il motivo era la persona, o il lavoro di
terapeuta? Era stato l'ultimatum di Ingrid, taciuto e malcelato, che gli aveva chiesto di lavorare meno
ed essere pi presente per lei e per la figlia Aurora, a imporre i cambiamenti. Aveva rinunciato alla
ricerca, che portava via molto tempo, alle consulenze per l'Anticrimine e alle lezioni alla Scuola di
polizia. Era diventato un terapeuta a tempo pieno con orari di lavoro fissi. Gli era sembrata un'ottima
scelta. Quali rimpianti gli lasciavano le cose cui aveva rinunciato? Forse quello di di fare il profiling di
menti malate che uccidevano la gente con un'efferatezza tale da guastargli il sonno, e  ammesso che
riuscisse a dormire  di essere svegliato dal commissario Harry Hole che pretendeva risposte pronte a
domande impossibili? Che Hole lo avesse trasformato a sua immagine e somiglianza in un cacciatore
monomaniaco esausto e sfinito per la carenza di sonno, che scattava con chiunque lo disturbasse mentre
lavorava all'unica cosa che riteneva importante, e pian piano ma inesorabilmente allontanava colleghi,
familiari e amici?
Ne aveva eccome, di rimpianti, per la miseria. Rimpiangeva l'importanza.
Rimpiangeva la sensazione di salvare vite umane. E non quella del maniaco suicida razionale
che di tanto in tanto lo spingeva a porsi la domanda: se per una persona la vita  tanto dolorosa e noi
non siamo in grado di cambiarla, perch non dovremmo semplicemente permetterle di morire?
Rimpiangeva il suo ruolo attivo, di quello che interviene, che salva l'innocente dal colpevole, che fa ci
di cui nessun altro  capace perch lui, Stle Aune,  il migliore. Era tanto semplice. S, aveva nostalgia
di Harry Hole. Aveva nostalgia di sentire al telefono la voce di quell'uomo alto, scontroso, alcolizzato,
dal grande cuore incitarlo, o meglio, chiamarlo al servizio della comunit, pretendere che sacrificasse la
vita familiare e il sonno per catturare uno scarto della societ. Ma all'Anticrimine non c'era pi un
commissario di nome Harry Hole, e nessun altro lo aveva cercato. Il suo sguardo scorse di nuovo le
pagine del giornale. C'era stata una conferenza stampa. Erano passati quasi tre mesi dall'omicidio
dell'agente a Maridalen, e la polizia non aveva ancora n indizi n sospettati. Era uno di quei casi per i
quali in passato gli avrebbero telefonato. L'omicidio era stato commesso nello stesso luogo e nello
stesso giorno di un vecchio caso irrisolto. La vittima era un poliziotto che aveva partecipato alle
indagini sul primo delitto.
Ma era acqua passata. Ora Aune doveva occuparsi dell'insonnia di un uomo d'affari
sovraffaticato che gli era antipatico. Di l a poco gli avrebbe posto le domande che con tutta probabilit
avrebbero escluso disturbi da stress post traumatico. La funzionalit dell'uomo che aveva di fronte non
era compromessa dagli incubi, lui voleva soltanto riportare la sua produttivit al massimo. Dopo di che
Aune gli avrebbe dato una copia dell'articolo Imagery Rehearsal Therapy di Krakow e... non ricordava
pi gli altri nomi. Gli avrebbe chiesto di annotare l'incubo e di portarlo la prossima volta. Allora
avrebbero elaborato insieme un finale alternativo, lieto, e poi avrebbero fatto degli esercizi per
memorizzarlo, in modo che il sogno sembrasse pi gradevole oppure sparisse completamente.
Aune sentiva il ronzio monotono, soporifero della voce del paziente e pens che l'omicidio di
Maridalen era a un punto morto fin dal primo giorno. Neanche quando erano emerse le ovvie
corrispondenze con il caso Sandra, il giorno, il luogo e la persona, la Kripos e l'Anticrimine avevano
fatto progressi. E ora incoraggiavano la gente a riflettere bene e a telefonare per dare delle dritte, anche
se sembravano irrilevanti. Era stato questo il nocciolo della conferenza stampa del giorno prima. Aune
sospettava che fosse tutta scena, nient'altro che il bisogno della polizia di dimostrare che faceva
qualcosa, che non era paralizzata. Anche se dava proprio quest'impressione: i responsabili delle
indagini impotenti e molto criticati che si rivolgevano rassegnati alla cittadinanza con un vediamo se
voi riuscite a fare di meglio.
Guard la foto della conferenza stampa. Riconobbe Beate Lnn. Gunnar Hagen, il capo
dell'Anticrimine, che somigliava sempre di pi a un monaco con quei capelli spessi e folti che
sembravano formare una corona di alloro intorno al cocuzzolo lucido e scintillante. Perfino Mikael
Bellman, il nuovo capo della polizia, era presente: dopo tutto si trattava dell'omicidio di uno dei suoi
uomini. Il viso teso. Pi magro di come lo ricordava Aune. Evidentemente la capigliatura fotogenica, ai
limiti della lunghezza eccessiva, era stata sacrificata a un certo punto tra l'incarico di capo della Kripos
e dell'Orgkrim e l'ufficio dello sceriffo vero e proprio. Aune pens alla bellezza quasi femminile di
Bellman, sottolineata dalle ciglia lunghe e dall'abbronzatura con le caratteristiche macchie bianche.
Nella foto non si vedeva niente di tutto questo. Chiaramente l'omicidio irrisolto di un poliziotto
costituiva il peggior inizio possibile per un capo della polizia che aveva fondato la sua carriera
fulminea sul successo. Aveva tolto di mezzo le bande di spacciatori di Oslo, ma quell'impresa rischiava
di essere dimenticata presto. Certo, tecnicamente il pensionato Erlend Vennesla non era stato ucciso in
servizio, ma i pi avevano capito che in qualche modo la sua morte aveva a che fare con l'omicidio
Sandra. E infatti, Bellman aveva mobilitato tutti i suoi uomini e tutte le risorse esterne possibili e
immaginabili. Eccetto lui, Stle Aune. Era stato depennato dalla lista. Ovviamente, dato che lo aveva
chiesto lui.
E ora l'inverno era arrivato presto portando con s la sensazione che la neve si posasse sopra le
tracce. Tracce fredde. Tracce mancanti. Beate Lnn aveva parlato proprio di questo durante la
conferenza stampa, dell'assenza quasi singolare di tracce. Naturalmente avevano controllato tutte le
persone che in un modo o nell'altro avevano avuto a che fare con il caso Sandra. Sospettati, parenti,
amici, addirittura colleghi di Vennesla che avevano partecipato alle indagini. Ma neanche questo aveva
dato risultati.
Nella stanza era calato il silenzio, e dall'espressione del paziente Stle Aune cap che gli aveva
appena rivolto una domanda e aspettava una risposta.
 Mhm,  disse, appoggi il mento sul pugno e guard l'altro negli occhi.  Tu cosa ne pensi?
Lo sguardo dell'uomo era confuso, e per un momento Aune temette che avesse chiesto un
bicchiere d'acqua o qualcosa del genere.
 Cosa ne penso del fatto che lei sorrida? O della luce intensa?
 Tutt'e due.
 A volte penso che lei sorrida perch le piaccio. Altre volte penso che sorrida perch vuole che
faccia qualcosa. Ma quando smette di sorridere, quella luce intensa nei suoi occhi si spegne e allora 
troppo tardi per saperlo, perch lei non vuole pi parlare. Perci penso che forse la spiegazione 
l'amplificatore, o no?
 Ehm... l'amplificatore?
 S . Pausa.  Quello di cui ho parlato. Quello che pap spegneva sempre quando entrava in
camera mia e mi diceva che avevo ascoltato quel disco anche troppo, che la mia fissazione rasentava la
follia. E poi ho detto che la lucina rossa accanto all'interruttore diventava sempre pi debole fino a
sparire. Come un occhio. O un tramonto. E allora pensavo di averla perduta. Ecco perch tace alla fine
del sogno. Lei  l'amplificatore che ammutolisce quando pap lo spegne. E allora non posso pi
parlarle.
 Ascoltavi dischi e pensavi a lei?
 S. In continuazione. All'incirca fino ai sedici anni. E non dischi, ma il disco.
 The Dark Side of the Moon?
 S.
 Ma lei non ti voleva?
 Non lo so. Pu darsi. Non allora.
 Mhm. La seduta  finita. Ti do qualcosa da leggere per la prossima volta. E poi voglio che
cambiamo il finale del sogno. Lei deve parlare. Ti deve dire qualcosa. Qualcosa che vorresti ti dicesse.
Che le piaci, magari. Ci pensi per la prossima volta?
 Va bene.
Il paziente si alz, prese il cappotto dall'appendiabiti a stelo e si diresse verso la porta. Aune
rimase seduto, consult l'agenda sullo schermo luminoso del pc. Metteva tristezza per quanto era gi
strapiena. E poi si rese conto che gli era successo di nuovo: aveva completamente dimenticato il nome
del paziente. Lo trov nell'agenda. Paul Stavnes.
 Fra una settimana, stessa ora, va bene?
 Benissimo.
Stle prese nota. E quando lev di nuovo lo sguardo Stavnes era gi uscito.
Si alz, prese il giornale e raggiunse la finestra. Dove accidenti si era cacciato il tanto promesso
riscaldamento globale? Abbass lo sguardo sul quotidiano, ma all'improvviso non ne ebbe pi voglia,
lo butt da una parte: settimane e mesi di studio dei giornali potevano bastare. Ucciso. Colpi di una
violenza efferata alla testa. Erlend Vennesla lascia la moglie, un figlio e una nipotina. Amici e colleghi
sotto choc. Una persona affabile e gentile. Impossibile non trovarlo simpatico. Buono, onesto e
conciliante, non aveva assolutamente nemici. Stle Aune trasse un respiro profondo. There is no dark
side of the moon, really. Matter of fact, it's all dark.
Guard il telefono. Loro avevano il suo numero. Ma era muto. Proprio come la ragazza del
sogno.
4.
Gunnar Hagen, il capo dell'Anticrimine, si pass una mano sulla fronte, poi la spinse lungo il
canale lagunare sulla sommit della testa. Il sudore che si raccolse nel palmo fu assorbito dal folto
atollo di capelli che copriva la nuca. La squadra investigativa sedeva davanti a lui. Nel caso di un
omicidio di ordinaria amministrazione normalmente sarebbe stata formata da dodici elementi. Ma
l'omicidio di un collega era un fatto eccezionale e fino all'ultima sedia della sala K2 era occupata:
poco meno di cinquanta persone. Se si contavano anche quelle in malattia, il gruppo arrivava a
cinquantatre agenti. Ed entro breve altri ancora si sarebbero messi in malattia, la pressione dei media
cominciava a farsi sentire. L'unica nota positiva di quel caso era che aveva avvicinato di pi le due
maggiori unit investigative della Norvegia, l'Anticrimine e la Kripos. Ogni rivalit era stata messa da
parte, e una volta tanto avevano collaborato come una sola squadra, con l'unico obiettivo di trovare chi
aveva ucciso il loro collega. Nelle prime settimane avevano lavorato con una convinzione e una grinta
tali da convincere Hagen che avrebbero risolto il caso presto nonostante la mancanza di reperti,
testimoni, possibili moventi, possibili sospettati e indizi possibili o impossibili. Semplicemente perch
la volont era formidabile, le maglie della rete fittissime, le risorse a disposizione quasi illimitate. E
invece.
I visi stanchi e grigi lo fissavano con un'apatia che era diventata sempre pi evidente nelle
ultime settimane. E la conferenza stampa del giorno prima  che purtroppo era sembrata una
capitolazione con quella richiesta d'aiuto a chiunque fosse in grado di darne  non aveva risollevato il
morale. Oggi erano arrivati altri due certificati di malattia, e dire che non si trattava di persone abituate
a gettare la spugna per qualche starnuto. Come se non bastasse il caso Vennesla, quello di Gusto
Hanssen da chiuso era stato classificato irrisolto dopo il rilascio di Oleg Fauke e la conseguente
ritrattazione di Chris Adidas Reddy. Comunque, il caso Vennesla aveva un lato positivo: l'omicidio
del poliziotto eclissava la morte del tossico Gusto a tal punto che la stampa non aveva neanche
menzionato la riapertura di quell'indagine.
Hagen guard il foglio che teneva sul leggio. C'erano scritte due righe. E basta. La riunione
della mattina in due righe.
Gunnar Hagen si schiar la voce.  Buongiorno a tutti. Come la maggior parte di voi sa, dopo la
conferenza stampa di ieri ci sono arrivate diverse segnalazioni. Ottantanove in totale, e ne stiamo
vagliando alcune.
Non c'era bisogno che dicesse quello che tutti sapevano, ossia che dopo quasi tre mesi erano
arrivati a raschiare il fondo, che il novantacinque per cento delle segnalazioni era inattendibile, i soliti
mattoidi che telefonavano sempre: alcolizzati, fissati che volevano gettare sospetti sull'uomo che era
scappato con la loro fidanzata, sul vicino che saltava il suo turno di pulizia delle scale, burloni o
semplicemente gente bisognosa di un po' di attenzione, di qualcuno con cui parlare. Con alcune
intendeva quattro. Quattro segnalazioni. E quando aveva detto stiamo vagliando era una bugia, lo
avevano gi fatto. Per ritrovarsi esattamente al punto di partenza: da nessuna parte.
 Oggi abbiamo un ospite illustre,  disse Hagen accorgendosi subito che il suo annuncio
poteva essere preso per sarcasmo.  Il capo della polizia  voluto venire a dire due parole. Mikael...
Hagen chiuse la cartellina e la sollev, battendo il fondo contro il piano come se contenesse un
mucchio di nuovi documenti interessanti invece di quell'unico foglio A4, sper di essere riuscito a
rimediare a quell'infelice illustre chiamando Bellman per nome, e rivolse un cenno della testa
all'uomo in piedi in fondo alla sala, accanto alla porta.
Il giovane capo della polizia si appoggi al muro con le braccia conserte, aspett qualche istante
per dare tempo a tutti di voltarsi a guardarlo e poi, con un movimento energico, parve staccarsi a forza
dal muro e si avvi a passi rapidi e decisi verso il podio. Aveva un sorrisetto sulle labbra come se
pensasse a qualcosa di divertente e, arrivato davanti al leggio, si gir con agilit e disinvoltura, vi
poggi gli avambracci e si sporse in avanti fissandoli, quasi a sottolineare che non si era preparato un
discorso scritto. Hagen pens che gli conveniva mantenere le promesse di quell'entrata in scena.
 Forse alcuni di voi sanno che faccio roccia,  esord Mikael.  E quando mi sveglio in
giornate come questa, guardo fuori della finestra e c' visibilit zero e le previsioni dicono che cadr
altra neve e il vento rinforzer, penso a una montagna che una volta avevo intenzione di scalare.
Bellman fece una pausa, e Hagen constat che quell'introduzione inaspettata funzionava; aveva
catturato l'attenzione generale. Almeno per il momento. Ma Hagen sapeva che quel gruppo
sovraffaticato aveva una soglia di tolleranza delle sciocchezze molto bassa, e che non si sarebbe
sforzato di nasconderlo. Bellman era troppo giovane, occupava la poltrona di capo da troppo poco
tempo e ci era arrivato un po' troppo in fretta perch la squadra gli consentisse di mettere alla prova la
sua pazienza.
 Combinazione vuole che quella montagna porti lo stesso nome di questa sala. Ed  anche lo
stesso con cui alcuni di voi chiamano il caso Vennesla. K2.  un bel nome. La seconda vetta del
mondo. The savage mountain, la montagna selvaggia. La pi difficile da scalare. Per ogni quattro
persone che ci hanno provato, una  morta. Avevamo intenzione di scalare il versante sud di quella
montagna, detto anche the magic line, la via magica. L'impresa  stata compiuta soltanto due volte e
molti la considerano un suicidio ritualizzato. Il minimo cambiamento delle condizioni atmosferiche, e
tu e la montagna vi ritrovate in balia della neve e di temperature alle quali nessuno pu sopravvivere,
almeno non con una quantit di ossigeno per metro cubo inferiore a quella che c' sott'acqua. E
siccome parliamo dell'Himalaya, sappiamo tutti che i cambiamenti delle condizioni atmosferiche sono
certi.
Una breve pausa.
 E allora perch volevo scalare proprio quella montagna?
Un'altra pausa. Pi lunga, come se aspettasse che qualcuno rispondesse. Ancora quel sorrisetto.
La pausa si fece lunga. Troppo lunga, pens Hagen. Ai poliziotti non piacciono i gigionismi.
 Perch...  Bellman batt un indice sul leggio,  perch  la pi difficile del mondo. Dal
punto di vista sia fisico sia mentale. Quella scalata non promette neanche un secondo di gioia, soltanto
preoccupazione, fatica immane, paura, mal di montagna, mancanza d'ossigeno, panico a livelli
pericolosissimi e un'apatia ancora pi pericolosa. E una volta conquistata la vetta, non ti godi il trionfo,
il tuo unico pensiero  di procurarti la prova di averla raggiunta, una foto o due, non ti devi illudere che
il peggio sia passato, o abbandonarti a un piacevole torpore, ma devi tener desta la concentrazione,
eseguire i tuoi compiti con la sistematicit di un robot programmato, e contemporaneamente non devi
mai smettere di valutare la situazione. Devi valutare la situazione incessantemente. Come sono le
condizioni atmosferiche? Quali segnali mi manda il fisico? Dove siamo? Da quanto tempo ci troviamo
qui? Come stanno i compagni di cordata?
Indietreggi di un passo dal leggio.
 Perch il K2  salita e avversit dall'inizio alla fine. Anche quando cominci a scendere. Salita
e avversit. Ed era per questo che volevamo provare.
Sull'aula cal il silenzio. Un silenzio assoluto. Nessuno sbadiglio ostentato o rumore di piedi
sotto le sedie. Oh, Signore,  pens Hagen,  ce li ha in pugno.
 Due parole,  continu Bellman.  Non tre, solo due. Resistenza e unione. Ho considerato
l'idea di includere anche l'ambizione, ma questa parola non  abbastanza importante, non  abbastanza
grande rispetto alle altre due. Allora, forse, mi chiederete quale sia il punto della resistenza e
dell'unione se non c' uno scopo, un'ambizione. La lotta per la lotta? L'onore senza il premio? S,
rispondo io, la lotta per la lotta. L'onore senza il premio. Quando, fra molti anni, si parler ancora del
caso Vennesla, sar a causa dell'avversit. Perch sembrava un'impresa impossibile. Perch la
montagna era troppo alta, le condizioni atmosferiche proibitive, l'aria troppo povera d'ossigeno. Perch
tutto era andato per il verso sbagliato. Ed  proprio il racconto dell'avversit a trasformare il caso in
mito, a farlo diventare una delle leggende che sopravvivranno. Proprio come la maggior parte degli
scalatori nel mondo non riuscir mai ad arrivare neanche ai piedi del K2, si pu lavorare come
investigatore per una vita senza far parte di un'indagine del genere. Avete pensato che se fosse stato
risolto entro le prime settimane, questo caso sarebbe stato dimenticato nel giro di pochi anni? Che cosa,
esattamente, accomuna i casi di omicidio leggendari?
Bellman aspett. Annu come se gli avessero dato la risposta che ripet:
 Ci  voluto tempo. Ci sono state delle avversit.
Accanto a Hagen si ud un bisbiglio:  Churchill, eat your heart out, mangiati il fegato . Lui si
volt e scorse Beate Lnn che gli si era fermata vicino con un sorriso sghembo.
Annu brevemente e guard i presenti. Vecchi trucchi, forse, per funzionavano ancora. L
dove pochi minuti prima aveva visto solo un fal nero, spento, Bellman era riuscito a ravvivare i
tizzoni soffiando. Ma Hagen sapeva che non avrebbe potuto ardere a lungo se i risultati continuavano a
farsi attendere.
Tre minuti dopo Bellman concluse il suo pistolotto e lasci il leggio accogliendo gli applausi
con un ampio sorriso. Anche Hagen batt le mani senza convinzione mentre esitava a riprendere la
parola. Per provocare l'anticlimax garantito, per annunciare che la squadra sarebbe stata ridotta a
trentacinque persone. Ordini di Bellman, per avevano concordato che non sarebbe stato lui a dare
l'annuncio. Hagen si fece avanti, pos la cartellina, si schiar la voce, finse di sfogliarla. Lev lo
sguardo. Tossicchi di nuovo e fece un sorriso sghembo.  Signore e signori, Elvis ha lasciato
l'edificio.
Silenzio, nessuna risata.
 Bene, abbiamo molte cose da affrontare. Alcuni di voi saranno assegnati ad altri casi.
Silenzio di tomba. Un mortorio.
Nell'istante in cui usc dall'ascensore nell'atrio della centrale, Mikael Bellman vide di sfuggita
una figura entrare in quello accanto. Era Truls? Improbabile, era ancora in quarantena dopo il caso
Asajev. Bellman varc la porta principale e a fatica si diresse verso la macchina nella nevicata fitta.
Quando si era insediato come capo della polizia gli avevano spiegato che in teoria disponeva di un
autista, ma che i suoi ultimi tre predecessori ci avevano rinunciato perch convinti che un simile
privilegio mandasse i segnali sbagliati, visto che dovevano far fronte a tagli in tutti gli altri settori.
Bellman aveva interrotto quella pratica dichiarando senza mezzi termini che non avrebbe permesso a
una piccineria socialdemocratica del genere di compromettere l'efficienza delle sue giornate lavorative
e che era pi importante segnalare ai gradini pi bassi della gerarchia che il duro lavoro e le promozioni
comportavano certi benefici. In seguito il responsabile delle Relazioni con il pubblico lo aveva preso in
disparte suggerendogli, se la stampa gli avesse fatto domande in proposito, di limitare la risposta
all'efficienza delle giornate lavorative tralasciando di nominare i benefici.
 Al municipio,  disse Bellman accomodandosi sul sedile posteriore.
L'auto si immise sulla carreggiata, gir intorno alla chiesa di Grnland e si diresse verso il
Plaza e il Palazzo delle poste che, nonostante l'urbanizzazione intorno all'Opera, dominava ancora la
modesta skyline di Oslo. Ma oggi non c'era nessuna skyline, solo neve, e Bellman concep tre pensieri
distinti. Maledetto dicembre. Maledetto caso Vennesla. E maledetto Truls Berntsen.
Mikael non parlava con Truls n lo vedeva da quando, i primi di ottobre, era stato costretto a
sospendere il suo amico d'infanzia e subalterno. O meglio, gli era sembrato di vederlo davanti al Grand
Hotel la settimana precedente, in un'auto in sosta. Erano stati gli ingenti versamenti in contanti sul
conto corrente di Truls a portare alla quarantena. Poich non poteva  o non voleva  dare spiegazioni,
in veste di capo Mikael non aveva avuto scelta. Ovviamente Bellman sapeva da dove venivano quei
soldi: dagli incarichi di pompiere  distruzione di prove  che Truls aveva svolto per conto dei
trafficanti di droga che facevano capo a Rudolf Asajev. Soldi che quell'idiota aveva versato
direttamente sul proprio conto corrente. L'unica consolazione era che n i soldi n Truls potevano
portare a lui. Al mondo c'erano solo due persone in grado di svelare la sua collaborazione con Asajev.
Una era l'assessore alle Politiche sociali e sua complice, l'altra era in coma in un'ala chiusa del
Rikshospital, in fin di vita.
Attraversarono Kvadraturen. Bellman guard affascinato il contrasto fra la pelle nera delle
prostitute e la neve bianca che si posava sui loro capelli e sulle loro spalle. Not anche che nuove
squadre di spacciatori avevano riempito il vuoto lasciato da Asajev.
Truls Berntsen. Aveva seguito Mikael fin dalla loro infanzia a Manglerud come un pesce
ventosa segue lo squalo. Mikael con il cervello, la personalit del leader, l'eloquio, la bella presenza.
Truls Beavis Berntsen con l'intrepidezza, le mani pesanti e la lealt quasi infantile. Mikael che
trovava amici ovunque si girasse. Truls che era talmente poco simpatico da essere scansato da tutti.
Eppure erano sempre insieme quei due, Berntsen e Bellman. Avevano risposto all'appello uno dopo
l'altro, prima in classe e poi alla Scuola di polizia, prima Bellman e subito dopo Berntsen. Mikael si era
messo con Ulla, ma Truls era sempre l, a due passi di distanza. Con gli anni Truls era rimasto indietro,
non possedeva assolutamente la determinazione innata di Mikael nella vita privata e nella carriera.
Normalmente era facile controllare e decifrare Truls. Normalmente bastava che lui gli dicesse Salta e
lui saltava. Ma a volte il suo sguardo si incupiva, e allora sembrava trasformarsi in una persona che
Mikael non conosceva. Come era successo con quel fermato, il ragazzino, che Truls aveva accecato a
furia di manganellate. Oppure con il tizio della Kripos che si era rivelato gay e ci aveva provato con
Mikael. Poich qualche collega aveva assistito alla scena, Mikael aveva dovuto correre ai ripari per non
far sembrare che passava sopra a certe cose. Allora si era fatto accompagnare da Truls a casa del tizio,
lo aveva attirato gi nei garage, e l il suo amico ci aveva dato dentro con lo sfollagente. Dapprima con
colpi controllati, poi con sempre pi furore, ed era come se via via il buio si espandesse nel suo
sguardo, finch era parso sotto choc con gli occhi neri sgranati e lui lo aveva dovuto bloccare per
impedirgli di ammazzare l'uomo. Certo, Truls era fedele. Ma era anche una scheggia impazzita, e
proprio per questo una fonte di preoccupazione per Mikael Bellman. Quando gli aveva spiegato che la
Commissione assunzioni aveva deciso di sospenderlo fino a quando non fosse stato chiarito da dove
venivano i soldi del suo conto corrente, Truls si era limitato a ripetere che era una faccenda personale,
aveva fatto spallucce come se non avesse importanza, e se ne era andato. Quasi che Truls Beavis
Berntsen avesse qualcosa a cui tornare, una vita al di fuori del lavoro. E Mikael aveva visto il nero nei
suoi occhi. Era stato come accendere una miccia, vederla allontanarsi bruciando nella galleria di una
miniera e poi non succede nulla. Per non sai se la miccia sia molto lunga oppure si sia spenta, e allora
aspetti in preda alla tensione, perch qualcosa ti dice che pi tempo ci vuole pi forte sar il boato.
L'auto accost sul retro del municipio. Mikael smont e sal i gradini diretto all'ingresso.
Qualcuno sosteneva che quella fosse l'entrata principale vera e propria  cos come l'avevano
concepita negli anni Venti gli architetti Arneberg e Poulsson  che il disegno fosse stato girato per
sbaglio. E quando, verso la fine degli anni Quaranta, era stato scoperto l'errore, i lavori erano talmente
avanzati che la cosa era stata messa a tacere e si era fatto finta di niente, nella speranza che chi arrivava
nella capitale norvegese via mare dal fiordo di Oslo non notasse che ad accoglierlo era l'ingresso
secondario.
Le suole di cuoio italiano ticchettavano dolcemente contro il pavimento di pietra quando Mikael
Bellman marci verso la reception, dove la donna dietro il banco gli rivolse un sorriso raggiante.
 Buongiorno, signor Bellman. L'aspettano. Nono piano, in fondo al corridoio a sinistra .
Mentre saliva Mikael si scrut nello specchio dell'ascensore. E pens che stava facendo proprio questo:
stava salendo. A dispetto di quel caso di omicidio. Si aggiust la cravatta di seta che Ulla gli aveva
comprato a Barcellona. Doppio nodo Windsor. Al liceo aveva insegnato a Truls a farsi il nodo alla
cravatta. Ma solo quello semplice, piccolo. La porta in fondo al corridoio era socchiusa. Mikael l'apr
con una leggera spinta.
L'ufficio era spoglio. La scrivania sgombra, gli scaffali vuoti e sulla carta da parati c'erano
zone pi chiare lasciate dai quadri che prima vi erano appesi. Lei era seduta su uno dei davanzali. Il suo
viso era di quella bellezza convenzionale che le donne chiamano appariscente, ma privo di dolcezza e
di grazia nonostante i capelli biondi da bambola sistemati in ghirlande ridicole. Era alta e atletica, larga
di spalle e di fianchi, che per l'occasione erano fasciati da una gonna di pelle aderente. Le cosce erano
accavallate. L'elemento mascolino del suo viso  sottolineato da un pronunciato naso aquilino e due
occhi azzurri e freddi da lupo  combinato con lo sguardo allegro, provocante e sicuro di s, aveva
indotto Bellman a fare un paio di supposizioni sfacciate la prima volta che l'aveva vista: Isabelle
Skyen era un puma che prendeva l'iniziativa e amava il rischio.
 Chiudi a chiave,  gli disse.
E aveva visto giusto.
Mikael si chiuse la porta alle spalle e gir la chiave. Si avvicin a una delle altre finestre. Il
municipio svettava sopra il modesto agglomerato di edifici a quattro e cinque piani. Sull'altro lato di
Rdhusplassen, la fortezza di Akershus con i suoi sette secoli troneggiava sugli alti bastioni, con gli
antichi cannoni danneggiati dalle guerre puntati sul fiordo che tremolava sotto le gelide raffiche di
vento e sembrava avere la pelle d'oca. Aveva smesso di nevicare, e sotto le nubi plumbee la citt si
stendeva lambita da una luce azzurrognola. Come il colore di un cadavere, pens Bellman. La voce di
Isabelle rimbomb tra le pareti nude:  Allora, caro. Che te ne pare del panorama?
 Grandioso. Se non ricordo male, l'ufficio dell'assessore alle Politiche sociali precedente era
pi piccolo e a un piano pi basso.
 Non quel panorama,  disse lei.  Questo qui.
Bellman si volt verso di lei. Il nuovo assessore alle Politiche sociali e alle dipendenze di Oslo
aveva allargato le gambe. Le mutandine erano sul davanzale accanto a lei. Isabelle aveva detto
ripetutamente di non capire il fascino della fica depilata, ma mentre fissava quel fitto cespuglio Mikael
pens che dovesse pur esserci una via di mezzo e borbottando ripet l'aggettivo qualificativo del
panorama. Decisamente grandioso.
Lei batt i tacchi contro il parquet e lo raggiunse. Gli tolse un granello di polvere invisibile dal
revers della giacca. Anche senza i tacchi a spillo lo avrebbe superato di un centimetro, ma cos svettava
sopra di lui. La cosa per non lo intimoriva. Anzi, il suo fisico imponente e la sua personalit
dominante costituivano una bella sfida. Esigeva di pi da lui come uomo di quanto non facessero la
figura esile e la mite arrendevolezza di Ulla.  Mi sembra giusto che sia tu a inaugurare il mio ufficio.
Senza il tuo... spirito collaborativo non avrei mai ottenuto questo incarico.
 E viceversa,  disse Mikael Bellman. Inspir il suo profumo. Era familiare. Era... quello di
Ulla? Quel profumo di Tom Ford, come si chiamava? Black Orchid. Che lui le doveva comprare
quando capitava a Parigi o a Londra perch in Norvegia era irreperibile. La coincidenza aveva
dell'inverosimile.
Scorse la risata negli occhi di Isabelle appena lei lesse lo sbigottimento nei suoi. Poi lei
intrecci le dita intorno alla nuca di Mikael e si reclin ridendo all'indietro.  Mi spiace, non ho
resistito.
Accidenti a lei: dopo la festa d'inaugurazione della casa Ulla si era lamentata dicendo che il
flacone di profumo era sparito, che qualcuno dei suoi illustri ospiti doveva averlo rubato. Da parte sua,
era abbastanza sicuro che fosse stato uno del quartiere, un abitante di Manglerud, per la precisione
Truls Berntsen. Sapeva benissimo che Truls era innamorato perso di Ulla fin da giovane. Ovviamente,
non ne aveva mai fatto parola n con lei n con Truls. E neanche della storia del flacone di profumo.
Era sempre meglio che Truls sgraffignasse il profumo di Ulla invece delle sue mutandine.
 Hai mai pensato che forse questo  il tuo problema?  disse Mikael.  Il fatto che non riesci a
resistere.
Lei fece una risata sommessa. Chiuse gli occhi. Le sue dita lunghe e larghe si allentarono dietro
la nuca di Mikael, scivolarono gi fino ai suoi lombi e poi si infilarono sotto la cintura. Lo guard con
un'espressione leggermente delusa.
 Che hai, torello mio?
 I medici dicono che lui non morir,  rispose Mikael.  E l'ultima notizia  che d segni di
essere sul punto di risvegliarsi dal coma.
 Cio? Si muove?
 No, per hanno notato dei cambiamenti nell'Eeg, perci lo stanno sottoponendo a una serie di
esami neurofisiologici.
 E allora?  Isabelle aveva accostato le labbra alle sue.  Hai paura di lui?
 Non ho paura di lui, ma di quello che potrebbe raccontare. Su di noi.
 Perch dovrebbe commettere una sciocchezza simile?  solo, non avrebbe nulla da
guadagnarci.
 Lascia che ti spieghi, cara,  disse Mikael scansando la mano di Isabelle.  L'idea che ci sia
qualcuno in grado di testimoniare che io e te abbiamo collaborato con un trafficante di droga per fare
carriera...
 Stammi a sentire,  disse Isabelle.  Non abbiamo fatto altro che intervenire con prudenza
impedendo al mercato di avere il controllo assoluto.  buona, collaudata politica da partito laburista,
caro. Abbiamo permesso ad Asajev di ottenere il monopolio del traffico, e arrestato tutti gli altri signori
della droga perch quella di Asajev causava meno decessi per overdose. Qualsiasi altra scelta sarebbe
stata cattiva politica nella lotta contro gli stupefacenti.
Mikael non riusc a trattenere un sorriso.  A quanto sento hai limato la retorica ai corsi di
comunicazione.
 Vogliamo cambiare argomento, caro?  Avvolse la mano intorno alla sua cravatta.
 Capisci come verrebbe presentata in un processo, questa faccenda? Come se io fossi stato
nominato capo della polizia e tu assessore alle Politiche sociali perch abbiamo dato l'impressione di
avere personalmente ripulito le strade di Oslo e ridotto il numero dei decessi. Mentre in realt abbiamo
permesso ad Asajev di distruggere le prove, di eliminare la concorrenza e di smerciare una droga che
ha quattro volte pi potenza e capacit di assuefazione dell'eroina.
 Mhm. Mi eccito da morire quando parli cos...  Lo tir a s. Gli infil la lingua in bocca, e
Mikael ud il fruscio della calza quando gli strofin una coscia contro la sua. Poi indietreggiando lo
trascin verso la scrivania.
 Se dovesse risvegliarsi nel letto d'ospedale e mettersi a blaterare...
 Zitto, non ti ho fatto venire qui per discutere . Le dita di Isabelle armeggiavano con la
cintura.
 Isabelle, abbiamo un problema e lo dobbiamo risolvere.
 Ho capito, ma ora che sei il capo della polizia devi rispettare le priorit, caro. E in questo
preciso istante il tuo Comune d la priorit a questo.
Mikael schiv il colpo quando arriv la mano di Isabelle.
Lei sospir.  Bene. Allora sentiamo: cosa hai pensato?
 Bisogna minacciarlo di morte. In maniera credibile.
 Perch minacciare, perch non ucciderlo subito?
Mikael scoppi a ridere. Poi cap che lei diceva sul serio. E che non aveva neanche avuto
bisogno di riflettere prima.
 Perch...  la guard negli occhi e parl in tono risoluto. Si sforz di essere lo stesso
irresistibile Mikael Bellman che mezz'ora prima aveva arringato la squadra investigativa. Si sforz di
trovare una risposta. Ma lei lo prevenne:
 Perch non ne hai il coraggio. Vogliamo vedere se troviamo qualche nome sotto la voce
eutanasia sulle Pagine gialle? Tu disponi la revoca del piantonamento, in quanto utilizzo sbagliato
delle risorse e bla bla bla, dopo di che il paziente ricever una visita inaspettata dalle Pagine gialle.
Inaspettata per lui, si intende. Oppure, no, a proposito, puoi mandare l'ombra. Beavis. Truls Berntsen.
Quello fa qualsiasi cosa per soldi, non  vero?
Mikael scosse incredulo la testa.  Innanzitutto  il capo dell'Anticrimine, Gunnar Hagen, ad
aver ordinato il piantonamento. Se il paziente venisse ucciso subito dopo che io ho battuto Hagen, la
cosa mi metterebbe in cattiva luce, per cos dire. E poi non ci sar nessun omicidio.
 Stammi a sentire, caro. Nessun politico  migliore dei suoi consulenti. Perci, il presupposto
per arrivare in cima  circondarsi di persone pi intelligenti di te. E comincio a dubitare che tu sia pi
intelligente di me, Mikael. Per prima cosa, non riesci a catturare l'assassino del poliziotto. E adesso non
sai come risolvere il semplice problema di un uomo in coma. Perci, visto che non vuoi neanche
scoparmi, sono costretta a chiedermi: Che me ne faccio di te? Mi sai dare una risposta?
 Isabelle...
 Lo prendo come un no. Quindi stammi a sentire, perch risolveremo la faccenda in questo
modo...
Non poteva fare a meno di ammirarla. Quell'aria controllata e quasi freddamente professionale,
ma allo stesso tempo intrepida, imprevedibile, che induceva i colleghi a spostarsi verso il bordo della
sedia. Qualcuno la considerava una scheggia impazzita, ma non aveva capito che seminare insicurezza
faceva parte del gioco di Isabelle Skyen. Era il tipo di persona che arrivava pi lontano e pi in alto
degli altri in meno tempo. E che  ammesso e non concesso che lo avrebbe fatto  sarebbe caduta pi in
basso e rovinosamente. Certo, Mikael Bellman si riconosceva in quella donna, per Isabelle Skyen era
la sua versione estrema. E la cosa strana era che, invece di trascinarlo, lo rendeva pi prudente.
 Per il momento, il paziente non si  ancora risvegliato, perci non facciamo nulla. Conosco un
infermiere anestesista di Enebakk. Un tipo poco raccomandabile. Mi procura le pillole che come
politica non posso arrischiarmi a comprare per strada. Come Beavis, quel tizio fa qualsiasi cosa in
cambio di soldi. E qualsiasi cosa in cambio di sesso. A proposito...
Si era seduta sulla scrivania. Sollev e allarg le gambe, gli slacci i bottoni della patta con un
unico movimento brusco. Mikael l'afferr forte per i polsi:  Isabelle, aspettiamo fino a mercoled al
Grand.
 Non aspettiamo fino a mercoled al Grand.
 S, invece. Io voto a favore.
 Ah, s?  disse lei, poi liber le mani e gli apr i pantaloni. Sbirci dentro. Con voce gutturale
disse:  Il risultato della votazione  due contro uno, caro.
5.
L'oscurit e la temperatura erano scese e i raggi pallidi della luna si riversavano dentro la
finestra della sua cameretta, quando Stian Barelli ud la voce della madre nel soggiorno al piano di
sotto.
  per te, Stian!
Stian aveva sentito squillare il telefono fisso sperando che non fosse per lui. Pos il
telecomando della Wii. Era dodici colpi sotto il par e gli restavano tre buche da giocare, in altre parole
aveva ottime probabilit di qualificarsi per i Masters. Giocava come Rick Fowler, perch era l'unico
giocatore fico di Tiger Woods Masters, e aveva quasi la sua stessa et, ventun anni. E a entrambi
piacevano Eminem e i Rise Against e vestirsi di arancione. Ovviamente, Rick Fowler poteva
permettersi una casa sua, mentre Stian doveva ancora accontentarsi della sua cameretta. Ma era solo
temporaneamente, fino a quando avrebbe ottenuto la borsa di studio per quell'universit in Alaska.
Ammettevano tutti gli sci-alpinisti norvegesi appena passabili in base ai risultati dei campionati
nazionali juniores eccetera. Ovviamente, il problema era che finora nessuno aveva imparato a sciare
meglio frequentandola. E allora? Donne, vino e sci. Si poteva forse chiedere di meglio? Magari anche
un esame ogni tanto, se ne avesse trovato il tempo. Una laurea gli avrebbe potuto procurare un lavoro
decente. I soldi per un appartamento suo. Una vita migliore di questa, in cui dormiva nel letto un po'
troppo corto sotto le foto di Bode Miller e Aksel Lund Svindal, mangiava le polpette della mamma e
rispettava le regole del padre, allenava mocciosi maleducati che secondo i genitori abbacinati dalla
neve avevano il talento di un Aamodt o di un Kjus. Badare allo skilift di Tryvannskleiva per una paga
oraria che non avrebbero osato proporre ai bambini operai in India, cazzo. Perci Stian sapeva che al
telefono c'era il presidente del club di sci alpino. A quanto gli risultava era l'unico che evitava di
chiamare la gente al cellulare perch costava un po' di pi, e preferiva farla correre gi per le scale di
quelle caverne dell'et della pietra che erano ancora dotate di telefono fisso.
Stian prese il ricevitore dalla mano tesa della madre.
 S?
 Ciao, Stian, sono Bakken . Si chiamava veramente cos: pista.  Mi hanno telefonato per
segnalarmi che lo skilift di Kleiva  in funzione.
 A quest'ora?  domand Stian consultando l'orologio. Le undici e un quarto. L'impianto
chiudeva alle nove.
 Puoi farci un salto e verificare che cosa succede?
 A quest'ora?
 A meno che tu non sia occupatissimo, chiaro.
Stian non bad al tono ironico del presidente. Sapeva benissimo di aver fatto due stagioni
deludenti, e secondo il presidente non era per mancanza di talento, ma per una sovrabbondanza di
tempo che Stian faceva del suo meglio per riempire con la pigrizia, il decadimento fisico e un ozio
generale.
 Non ho la macchina,  rispose Stian.
 Puoi prendere la mia,  disse subito la madre. Anzich spostarsi era rimasta accanto a lui a
braccia conserte.
 Mi dispiace, Stian, ho sentito,  disse in tono reciso il presidente.  Di sicuro  qualche
skatista delle rampe di Heming che ha scassinato la porta tanto per divertimento.
Stian impieg dieci minuti a percorrere la strada serpeggiante che conduceva su a
Tryvannstrnet. La torre della televisione s'ergeva come una lancia alta centodiciotto metri conficcata
nel terreno sulla vetta a nord-ovest di Oslo.
Ferm l'auto nel parcheggio coperto di neve e not che l'unica altra macchina era una Golf
rossa. Estrasse gli sci dal portasci chiuso, li agganci e pattinando super l'edificio principale fino al
punto in cui la maggiore attrazione, la seggiovia veloce Tryvann Ekspress, contrassegnava la cima del
comprensorio sciistico. Da l riusciva a vedere fin gi al lago e al pi piccolo skilift Kleiva con le
ancore. Nonostante il chiaro di luna, era troppo buio per capire se le aste con le sedute a T si
muovevano, per si udiva. Il ronzio degli ingranaggi in basso.
E quando part scendendo in lunghe, pigre curve, not lo strano silenzio che c'era lass di notte.
Era come se per la prima ora dopo che avevano chiuso l'impianto la pista continuasse a echeggiare
delle grida gioiose dei ragazzini, dei finti strilli di spavento delle ragazzine, degli spigoli d'acciaio
contro la neve battuta e il ghiaccio, delle urla al testosterone dei ragazzi che invocavano attenzione.
Perfino quando spegnevano i proiettori, la luce sembrava indugiare ancora per un po'. Ma poi, a poco a
poco, tutto si faceva pi silenzioso. E buio. E ancora pi silenzioso. Infine il silenzio riempiva ogni
avvallamento del terreno, e il buio arrivava strisciando dal bosco. E allora Tryvann sembrava
trasformarsi in un altro posto, un posto che perfino a Stian, che lo conosceva come le sue tasche,
appariva cos estraneo che avrebbe potuto benissimo essere un altro pianeta. Un pianeta freddo, buio e
disabitato.
La mancanza di luce lo costrinse a usare la sensibilit, a cercare di prevedere come la neve e il
terreno si sarebbero sollevati e abbassati sotto gli sci. Ma era proprio questo il suo talento, grazie al
quale dava sempre il meglio di s quando la visibilit era pessima, nevicava, c'era la nebbia, la luce
piatta: riusciva a sentire ci che non vedeva, era dotato di quella sorta di chiaroveggenza che alcuni
sciatori hanno e altri  la maggior parte  no. Poi arriv in fondo e gir, fermandosi davanti al
gabbiotto dello skilift.
La porta era sfondata.
Schegge di legno erano sparse sulla neve, e il vano della porta si spalancava nero davanti ai suoi
occhi. Soltanto allora Stian si rese conto di essere solo. Che era notte fonda, che si trovava in un posto
al momento deserto dove era appena stato commesso un reato. Probabilmente un semplice atto
vandalico. Per non lo sapeva per certo. Che si trattava di un semplice reato. E di essere solo.
 Ehi!  grid per coprire il ronzio del motore e lo sferragliare delle ancore che andavano e
venivano appese al cavo d'acciaio sibilante sopra la sua testa. E subito si pent. L'eco torn indietro dal
pendio portando il suono della sua paura. S, aveva paura. Perch il suo pensiero non si era fermato a
reato e a solo, ma aveva proseguito. Fino a quella vecchia storia. Di solito alla luce del giorno non
ci pensava, ma ogni tanto, quando faceva il turno pomeridiano e c'erano pochissimi sciatori, quella
storia arrivava strisciando dal bosco insieme al buio. Era successo fuori stagione, una notte d'estate alla
fine degli anni Novanta. Probabilmente la ragazza era stata drogata gi in centro da qualche parte e poi
trasportata lass in macchina. In manette e cappuccio. L'avevano portata di peso dal parcheggio fin l, e
dopo aver sfondato la porta l'avevano violentata dentro il gabbiotto. Stian aveva sentito dire che la
quindicenne era talmente piccola ed esile che, se priva di sensi, lo stupratore  o gli stupratori  non
avrebbe avuto difficolt a trasportarla fino allo skilift dal posteggio. C'era da sperare che fosse rimasta
svenuta per tutto il tempo. Ma Stian aveva anche sentito dire che era stata infilzata al muro con due
grossi chiodi conficcati in ciascuna spalla sotto la clavicola, perch l'uomo o gli uomini potessero
stuprarla in piedi riducendo al minimo il contatto con le pareti, il pavimento e la ragazzina. Che per
questo motivo la polizia non aveva trovato n tracce di Dna, n impronte digitali, n fibre del vestiario.
Ma forse non era vero. Sapeva invece per certo che avevano rinvenuto la ragazzina in tre posti diversi.
In fondo al Tryvann avevano trovato il tronco e la testa. Nel bosco, ai piedi della pista di Wyllerlypa,
met addome e una gamba. In riva al lago Aurtjern l'altra met. E poich le ultime due parti erano state
scoperte a una grande distanza l'una dall'altra e in direzioni opposte rispetto al luogo in cui era stata
violentata, la polizia aveva ipotizzato che i colpevoli fossero due. Ma questa era l'unica cosa che aveva:
teorie. I colpevoli  ammesso che fossero uomini, non c'era sperma a confermarlo  non erano mai stati
trovati. Il presidente e gli altri buontemponi per si divertivano a raccontare ai soci giovani al loro
primo turno serale all'impianto di Tryvann che stando alle voci qualcuno nelle notti silenziose aveva
udito rumori provenienti dal gabbiotto. Grida che quasi coprivano l'altro rumore. Quello dei chiodi che
venivano conficcati nel muro.
Stian sganci gli sci e si diresse verso il vano della porta. Si pieg leggermente sulle ginocchia,
spinse i polpacci all'indietro contro gli scarponi, cerc di ignorare la frequenza del suo polso che era
aumentata.
Dio buono, cosa si aspettava di vedere? Sangue e viscidume? Fantasmi?
Tese la mano oltre la porta, trov l'interruttore, lo gir.
Fiss la stanza illuminata.
Sul muro di pino grezzo vide una ragazza appesa a un chiodo. Era quasi nuda, solo un bikini
giallo copriva i cosiddetti punti strategici del corpo abbronzato. Il mese era dicembre, e il calendario
era dell'anno prima. Una sera particolarmente tranquilla di qualche settimana addietro Stian si era
masturbato guardando quella foto. Certo, lei era molto sexy, ma a eccitarlo di pi erano le ragazze che
gli passavano davanti proprio dall'altra parte della finestra del gabbiotto, in coda per lo skilift. L'idea di
stare seduto l con il membro duro in mano ad appena mezzo metro da loro. Soprattutto le ragazze che
prendevano un'ancora da sole, che con gesto esperto sistemavano l'asta rigida tra le cosce e poi
stringevano. Il gancio a T che sollevava i glutei. Le schiene inarcate nel momento in cui la molla tesa
fissata tra l'asta e il cavo si comprimeva e le tirava via da lui fino a farle sparire, su per il tracciato
dell'impianto di risalita.
Stian entr nella guardiola. Era evidente che c'era stato qualcuno. L'interruttore di plastica che
azionavano per avviare e bloccare lo skilift era staccato. Giaceva in due pezzi sul pavimento e solo
l'anima di metallo sporgeva dal pannello di controllo. Strinse il freddo perno con pollice e indice e
cerc di girarlo, ma gli scivol tra le dita. Raggiunse la piccola scatola dei fusibili nell'angolo. Lo
sportelletto di ferro era serrato ma la chiave, di solito appesa per una cordicella al muro l accanto, non
c'era pi. Strano. Torn al pannello di controllo. Cerc di staccare la plastica degli interruttori che
azionavano i proiettori e la musica, ma cap che avrebbe finito col rompere anche quelli, che doveva
essere incollata oppure saldata. Aveva bisogno di un attrezzo con cui stringere forte la leva di metallo,
una tenaglia o qualcosa del genere. Mentre apriva un cassetto della scrivania davanti alla finestra ebbe
un presentimento. Lo stesso che aveva quando sciava alla cieca. Sentiva quello che non vedeva: fuori
nell'oscurit c'era qualcuno che lo spiava.
Alz lo sguardo.
E vide un viso che lo fissava con due occhi enormi e sgranati.
Il suo viso, i suoi occhi atterriti nell'immagine riflessa a doppia esposizione nella finestra.
Stian trasse un sospiro di sollievo. Accidenti, quanto si spaventava facilmente.
Ma poi, appena il cuore riprese a battere e abbass lo sguardo sul cassetto, gli parve di
intravedere un movimento all'esterno, un viso che si staccava dall'immagine riflessa e spariva
rapidamente sulla destra. Rialz di scatto lo sguardo. E di nuovo vide soltanto la propria immagine. Ma
non era a doppia esposizione come prima. Oppure s?
La sua era sempre stata una fantasia troppo vivace. Glielo avevano detto Marius e Kjella
quando aveva ammesso che pensare alla ragazza violentata lo eccitava. Non il fatto che fosse stata
violentata e uccisa, ovviamente. O forse s, pensava anche... alla storia dello stupro, aveva spiegato.
Ma soprattutto che era delicata, delicata e carina, per dire. E che era stata l nel gabbiotto, nuda, con un
cazzo ficcato nella fica, e questo... s, era un pensiero che riusciva a eccitarlo. Marius aveva detto che
era malato, e ovviamente quello stronzo di Kjella aveva fatto la spia, e nella nuova versione della
storia che poi era giunta al suo orecchio Stian sosteneva che gli sarebbe piaciuto aver partecipato a
quello stupro. Bell'amico, pens Stian rovistando nel cassetto. Skipass, timbro, tampone, penne, scotch,
un paio di forbici, un coltello da caccia, un blocchetto delle ricevute, viti, bulloni. Maledizione! Pass
al cassetto successivo. Niente tenaglie, niente chiavi. E allora gli balen l'idea che gli sarebbe bastato
trovare l'asta con il freno d'emergenza che di solito era conficcata nella neve davanti al gabbiotto, con
cui, se succedeva qualcosa, gli addetti potevano bloccare immediatamente lo skilift premendo il
bottone rosso in cima all'attrezzo. E succedeva sempre qualcosa: ragazzini che venivano colpiti alla
nuca dall'ancora, principianti che cadevano all'indietro al momento dello strappo e restavano
aggrappati lasciandosi trascinare lungo la linea. Oppure idioti che per mettersi in mostra si tenevano
con l'incavo di un ginocchio intorno all'ancora e deviavano dal tracciato per pisciare al volo al margine
del bosco.
Frug negli armadi. Non doveva essere difficile trovare l'asta, che era lunga circa un metro, di
metallo e a forma di palanchino con un'estremit appuntita per poterla conficcare nella neve compatta e
ghiacciata. Stian scost guanti, berretti e occhiali da slalom dimenticati. L'armadio successivo:
l'estintore. Secchio e stracci. Cassetta del pronto soccorso. Una lampada tascabile. Ma nessuna asta.
Ovviamente, potevano averla dimenticata alla chiusura dell'impianto.
Prese la torcia e usc, fece il giro intorno al gabbiotto.
Neanche l trov l'asta. Maledizione: l'avevano rubata? E lasciato gli skipass? Stian ebbe
l'impressione di sentire un rumore e si volt verso il limitare del bosco. Punt la luce sugli alberi.
Un uccello? Uno scoiattolo? Capitava che qualche alce scendesse fin l, per non cercavano di
nascondersi. Se solo fosse riuscito a fermare quel maledetto skilift, in modo da poter udire meglio.
Stian rientr nel gabbiotto, pens che si sentiva pi a suo agio al chiuso. Raccolse dal
pavimento i due pezzetti dell'interruttore di plastica, prov a stringerli intorno al perno di metallo e
girarlo, ma si staccarono.
Guard l'orologio. Quasi mezzanotte. Aveva voglia di finire quel giro di golf ad Augusta prima
di andare a letto. Consider l'idea di chiamare il presidente. Accidenti, bastava ruotare quel perno di
mezzo giro!
Alz d'istinto la testa e il suo cuore smise di battere.
Era successo cos in fretta che non sapeva se lo avesse visto oppure no. Qualunque cosa fosse,
non era un alce. Stian fece il numero del presidente, ma gli tremavano le dita e sbagli pi volte prima
di comporre quello giusto.
 S?
 Sono Stian. Qualcuno si  introdotto qui e ha sfasciato l'interruttore, e l'asta d'emergenza 
sparita. Non riesco a spegnere l'impianto.
 La scatola dei fusibili...
 Chiusa, e la chiave  sparita.
Ud il presidente imprecare sottovoce. Trarre un respiro rassegnato.  Non ti muovere. Arrivo.
 Porta una tenaglia, eccetera.
 Una tenaglia, eccetera,  ripet il presidente senza dissimulare il disprezzo.
Stian aveva capito da un pezzo che il rispetto del presidente era sempre proporzionale al posto
che occupavi in classifica. Infil il cellulare in tasca. Fiss l'oscurit di fuori. E si rese conto che con la
luce accesa nel gabbiotto chiunque poteva vederlo ma non viceversa. Si alz, chiuse la porta di schianto
e spense la luce. Aspett. Le ancore vuote scendevano dal pendio sopra di lui, sembravano accelerare
nel momento in cui giravano intorno al capo dello skilift e prima di iniziare la risalita.
Stian batt le palpebre.
Perch non ci aveva pensato prima?
Gir tutti gli interruttori del pannello di controllo. E mentre la luce dei proiettori si accendeva
sulla pista, Empire State of Mind di Jay-Z risuon dagli altoparlanti sulla vallata. Ecco, cos l'impianto
era pi accogliente.
Tamburell con le dita, guard di nuovo il perno di metallo. Era forato in cima. Si alz, spicc
la cordicella accanto alla cassetta dei fusibili, la mise doppia e la infil nel buco. L'avvolse per un giro
intorno al perno e tir con delicatezza. Poteva funzionare. Tir un po' pi forte. La cordicella teneva.
Ancora un po' pi forte. Il perno si mosse. Tir con violenza.
Il rumore della motrice dello skilift cess con un gemito prolungato che si ridusse a un sibilo.
 Ecco fatto, figlio di puttana!  grid Stian.
Si chin sopra il cellulare per chiamare il presidente e dirgli che la missione era compiuta. Gli
venne in mente che il presidente non avrebbe gradito sentire una musica rap a palla dagli altoparlanti di
notte e la spense.
Ascolt gli squilli del telefono, ormai udiva solo quelli, di colpo c'era un silenzio assoluto.
Forza, rispondi! E poi, eccola di nuovo. Quella sensazione. La sensazione che ci fosse qualcuno. Che
qualcuno lo spiasse.
Stian Barelli alz lentamente lo sguardo.
E sent il freddo espandersi dalla nuca, come se si raggelasse, come se fissasse il volto della
Medusa. Ma non era lei. Era un uomo con indosso un lungo cappotto di pelle nera. Aveva gli occhi
sgranati di un pazzo e la bocca aperta di un vampiro con strie di sangue che colavano dagli angoli. E
sembrava librarsi in aria.
 S? Pronto? Stian? Ci sei? Stian?
Ma Stian non rispose. Si era alzato, aveva rovesciato la sedia, era indietreggiato fino a premere
le spalle contro il muro dove aveva strappato Miss Dicembre dal chiodo facendola cadere sul
pavimento.
Aveva trovato l'asta del freno d'emergenza. Spuntava dalla bocca dell'uomo che era infilzato a
una delle ancore.
 Quindi, ha continuato a girare sullo skilift?  domand Gunnar Hagen, inclin la testa di lato
ed esamin il cadavere sospeso davanti a loro. La forma del corpo era strana, sembrava una figura di
cera che si stesse squagliando allungandosi verso il suolo.
 Cos ci ha raccontato il ragazzo,  rispose Beate Lnn battendo i piedi e lev lo sguardo verso
il tracciato dell'impianto di risalita illuminato, dove i suoi colleghi vestiti di bianco quasi si
confondevano con la neve.
 Trovata qualche traccia?  chiese il caposezione e dal tono sembrava che conoscesse gi la
risposta.
 Tantissime,  rispose Beate.  La traccia di sangue sale per quattrocento metri fino all'arrivo
dello skilift e poi torna gi.
 Intendevo tracce che mostrino qualcosa oltre all'evidenza.
 Orme nella neve che scendono dal parcheggio lungo la scorciatoia e si fermano qui, 
aggiunse Beate.  Il disegno delle suole corrisponde alle scarpe della vittima.
  sceso quaggi con le scarpe ai piedi?
 S. Ed  venuto da solo, abbiamo trovato soltanto le sue orme. Nel parcheggio c' una Golf
rossa, controlliamo subito a chi  intestata.
 Nessuna traccia del colpevole?
 Tu cosa dici, Bjrn?  chiese Beate e si gir verso Holm che li stava raggiungendo con in
mano un rotolo di nastro segnaletico.
 Finora no,  rispose senza fiato.  Non ci sono altre orme. Ma molti solchi di sci, ovviamente.
Niente impronte digitali visibili, niente capelli n stoffa, finora. Magari troviamo qualcosa sullo
stuzzicadenti . Con un cenno della testa Bjrn Holm indic l'asta che spuntava dalla bocca del
cadavere.  Altrimenti non ci resta che sperare che trovino qualcosa quelli di Medicina legale.
Gunnar Hagen rabbrivid sotto il cappotto.  Da come parlate sembrate gi convinti che non
troveranno nulla di importante.
 Be',  disse Beate, un be' che Hagen riconobbe: era l'espressione con cui di solito Harry
Hole introduceva le brutte notizie.  Neanche sulla scena del crimine precedente c'erano tracce di Dna
o impronte digitali.
Hagen si domand se a fargli venire i brividi fosse la temperatura, il fatto di essere arrivato sul
posto direttamente dal letto o quello che aveva appena affermato il capo della Scientifica.
 Che vuoi dire?  domand preparandosi al peggio.
 Voglio dire che so chi ,  rispose Beate.
 Mi era parso di capire che non gli avete trovato addosso nessun documento d'identit.
 Esatto. E ho impiegato un po' a riconoscerlo.
 Tu? Credevo che non dimenticassi mai una faccia.
 Il giro fusiforme si confonde quando entrambi gli zigomi sono sfondati. Ma quello l  Bertil
Nilsen.
 E chi ?
 Ti ho chiamato proprio per questo. ...  Beate Lnn sospir.
Non dirlo, pens Hagen.
 Un poliziotto,  disse Bjrn Holm.
 Lavorava nell'ufficio della polizia rurale di Nedre Eiker,  spieg Beate.  Prima del tuo
arrivo all'Anticrimine abbiamo indagato su un omicidio. Nilsen si mise in contatto con la Kripos
dicendo che secondo lui presentava delle analogie con un caso di stupro e omicidio avvenuto a
Krokstadelva di cui si era occupato, e si offr di venire a Oslo per darci una mano.
 E?
 Cilecca. Ci raggiunse, ma in realt non fece che ritardare le indagini. Il colpevole, o i
colpevoli, non fu mai preso.
Hagen annu.  Dove...
 Qui,  rispose Beate.  Stuprata e squartata nel gabbiotto. Una parte del corpo fu rinvenuta
qui, nel lago, un'altra un chilometro a sud, e la terza a sette chilometri nella direzione opposta, sulle
sponde dell'Aurtjern. Per questo eravamo convinti che ci fosse pi di un colpevole.
 Appunto. E la data...
 ... Esattamente la stessa.
 Quanto tempo...
 Nove anni fa.
Un walkie-talkie gracchi. Hagen vide Bjrn Holm portarselo all'orecchio, parlare sottovoce.
Riabbassarlo.  La Golf del parcheggio  intestata a una certa Mira Nilsen. Stesso domicilio di Bertil
Nilsen. Sicuramente  la moglie.
Hagen espir con un gemito e il vapore gelato gli usc dalla bocca come una bandiera bianca. 
Dovr informare il capo della polizia,  disse.  Tenete la bocca chiusa sull'omicidio della ragazza.
 La stampa lo scoprir.
 Lo so. Ma consiglier al capo della polizia di lasciare la paternit esclusiva di queste
congetture alla stampa, per il momento.
 Saggia mossa,  comment Beate.
Hagen le rivolse un breve sorriso, per ringraziarla di quell'incoraggiamento di cui aveva tanto
bisogno. Lev lo sguardo lungo il pendio, verso il parcheggio e il percorso di ritirata che lo aspettava.
Fiss il cadavere. Rabbrivid di nuovo.  Sai chi mi viene in mente quando vedo un uomo alto e magro
come quello?
 S,  rispose Beate Lnn.
 Vorrei che potessimo contare su di lui adesso.
 Non era alto e magro,  disse Bjrn Holm.
Gli altri due si voltarono verso di lui.  Harry non era...
 Mi riferisco a lui,  disse Holm indicando l'uomo appeso al cavo con un cenno della testa. 
Nilsen. Si  allungato nel corso della notte. Se lo toccaste, sentireste che il corpo sembra gelatina. Ho
visto la stessa cosa succedere a persone precipitate da una grande altezza fratturandosi tutte le ossa.
Con lo scheletro disintegrato il corpo non ha pi un sostegno e la carne si affloscia, segue la forza di
gravit finch il rigor mortis non la blocca. Buffo, non  vero?
Guardarono il cadavere in silenzio. Poi Hagen si gir bruscamente e si allontan.
 Troppe informazioni?  domand Holm.
 Forse qualche dettaglio superfluo,  rispose Beate.  E anch'io vorrei che lui fosse qui.
 Torner, secondo te?  domand Bjrn Holm.
Beate scosse la testa. Bjrn Holm non sapeva se in risposta alla sua domanda o a commento
della situazione in generale. Si volt e con la coda dell'occhio vide un ramo d'abete che oscillava
leggermente ai margini del bosco. Lo strido gelido di un uccello riemp il silenzio.
Parte seconda
6.
Il campanello sopra la porta emise un tintinnio stridulo quando Truls Berntsen entr nel caldo
umido dalla strada gelida. Il locale odorava di capelli marci e di brillantina.
 Taglio?  domand il giovane dalla chioma nera lucida che Truls era sicuro si fosse fatto
tagliare da un altro parrucchiere.
 Duecento?  domand Truls togliendosi la neve dalle spalle con la mano. Marzo, il mese delle
promesse infrante. Indic con il pollice dietro di s per assicurarsi che il cartello esposto fuori dicesse
ancora la verit. Uomini 200. Bambini 85. Pensionati 75. Truls aveva visto clienti portarsi i cani dentro
il negozio.
 Come sempre, amico,  rispose il parrucchiere con accento pakistano indicandogli una delle
due poltrone libere. La terza era occupata da un uomo che Truls catalog subito come arabo. Uno
sguardo cupo da terrorista sotto un ciuffo nuovo di zecca incollato alla fronte. Uno sguardo che si
distolse appena incroci quello di Truls nello specchio. Forse l'uomo aveva sentito l'odore di bacon, o
riconosciuto lo sguardo da sbirro. In tal caso probabilmente era uno di quelli che spacciavano dalle
parti di Brugata. Solo hashish, gli arabi si tenevano alla larga dalla roba pi pesante. Che il Corano
mettesse lo speed e l'eroina insieme all'arrosto di maiale? Protettore, forse, la catenina d'oro faceva
pensare di s. Uno piccolo, in tal caso, Truls conosceva i musi di tutti quelli grossi.
Gli fu messo il bavaglino.
 Sei diventato capellone dall'ultima volta, amico.
A Truls non piaceva essere chiamato amico dai paki, particolarmente non dai paki gay e
ancora pi particolarmente dai paki gay che stavano per mettergli le mani addosso. Ma il vantaggio di
questi gay tosatori qui era che non ti premevano l'anca contro la spalla, non inclinavano la testa di lato,
non ti passavano la mano nei capelli mentre incrociavano il tuo sguardo nello specchio chiedendoti se li
volevi cos o cos. Si mettevano al lavoro e basta. Non ti chiedevano se volevi che ti lavassero i capelli
unti, si limitavano a bagnarteli con uno spruzzatore, e ignorando eventuali richieste ci davano dentro di
pettine e di forbici come se partecipassero al campionato australiano di tosatura delle pecore.
Truls guard la prima pagina del giornale che stava sulla mensola davanti allo specchio. Il solito
ritornello: qual era il movente del cosiddetto macellaio dei poliziotti? Quasi tutte le congetture
propendevano per un folle che odiava la polizia oppure un anarchico estremista. Qualcuno nominava i
terroristi stranieri, ma quelli di solito volevano attribuirsi l'onore delle azioni riuscite, e nessuno aveva
rivendicato niente. Che i due omicidi fossero collegati tra loro era certo; la data e il luogo escludevano
qualsiasi dubbio, e per un po' la polizia aveva cercato un criminale che sia Vennesla sia Nilsen
avessero arrestato, interrogato o offeso in altro modo. Ma non era approdata a nulla. Allora, per un
periodo, aveva seguito l'ipotesi che l'omicidio di Vennesla fosse stato commesso da un individuo per
vendicarsi di un arresto, per gelosia o per un'eredit o per uno qualsiasi dei soliti moventi. E che dietro
l'omicidio di Nilsen ci fosse tutto un altro colpevole con un altro movente, che per aveva avuto
l'accortezza di imitare l'omicidio di Vennesla per indurre le forze dell'ordine a pensare a delitti seriali
e a non cercare nei luoghi pi ovvi. Quindi la polizia aveva fatto proprio questo, aveva cercato nei
luoghi pi ovvi come se fossero due normali omicidi a s stanti. Ma anche cos non era approdata a
nulla.
Allora era tornata al punto di partenza. All'assassino di poliziotti. E lo stesso aveva fatto la
stampa, domandando con insistenza: perch la polizia non riesce a catturare la persona che ha ucciso
due dei suoi uomini?
Quando gli capitava di vedere quei titoli Truls provava soddisfazione e rabbia allo stesso tempo.
Probabilmente Mikael aveva sperato che, con l'arrivo delle feste di fine anno, la stampa si sarebbe
concentrata su altri argomenti, dimenticando gli omicidi, lasciandoli lavorare in pace. Lasciandolo
continuare a essere il nuovo, fico sceriffo della citt, the wiz kid, il difensore della citt. E non l'uomo
sconfitto, pasticcione, che sedeva l davanti ai flash con la faccia da perdente e trasudava una
rassegnata inefficienza alle Ferrovie di stato.
Truls non aveva bisogno di sfogliare i quotidiani, li aveva gi letti a casa. Aveva riso ad alta
voce delle fiacche dichiarazioni di Bellman riguardo allo stato delle indagini. Al momento non 
possibile dire... e Non sussistono informazioni su... Erano frasi prese pari pari dal capitolo sul
rapporto con i media di Metodi d'indagine di Bjerknes e Hoff Johansen, un libro di testo della Scuola
di polizia in cui c'era scritto che i poliziotti dovevano usare quelle pseudo-frasi generiche perch no
comment gettava i giornalisti in preda alla frustrazione. E che in generale i funzionari di polizia
dovevano evitare gli aggettivi.
Truls l'aveva cercata nelle foto, l'espressione disperata di Mikael, quella che di solito gli veniva
quando i ragazzi grandi del vicinato a Manglerud decidevano che era ora di tappare la bocca a quel
presuntuoso dalla bellezza effeminata e lui aveva bisogno d'aiuto. Dell'aiuto di Truls. E ovviamente
Truls accorreva. Ed era lui che tornava a casa con un occhio nero e il labbro gonfio, non Mikael. Il suo
viso rimaneva intatto e bello. Bello abbastanza per Ulla.
 Non troppo corti,  disse Truls. Nello specchio studi i capelli che cadevano dalla fronte
pallida, alta e un po' sporgente. Per via di quella fronte e del prognatismo marcato spesso la gente lo
prendeva per stupido. E a volte era un vantaggio. A volte. Chiuse gli occhi. Cerc di stabilire se nelle
foto della conferenza stampa l'espressione disperata di Mikael ci fosse davvero oppure la vedesse solo
lui perch la voleva vedere.
Quarantena. Sospensione. Espulsione. Esclusione.
Percepiva ancora lo stipendio. Mikael si era scusato con lui. Gli aveva messo una mano sulla
spalla dicendo che era per il bene di tutti, compreso il suo. In attesa che i procuratori chiarissero quali
conseguenze comportava il fatto che un poliziotto avesse ricevuto del denaro sulla cui provenienza non
poteva n voleva dare spiegazioni. Per giunta Mikael aveva fatto in modo che Truls continuasse a
ricevere alcune indennit. Perci non era costretto ad andare da barbieri economici. Si era sempre
servito da questo. Ma adesso gli piaceva ancora di pi. Gli piaceva farsi fare lo stesso identico taglio
dell'arabo seduto nella poltrona accanto. Il ciuffo alla terrorista.
 Perch ridi, amico?
Truls ammutol di colpo non appena ud la propria risata-grugnito. Quella che gli era valsa il
soprannome Beavis. Era stato Mikael ad affibbiarglielo. Quella volta alla festa del liceo, quando tutti
gli altri erano scoppiati a ridere rendendosi conto che s, accidenti, a vederlo e a sentirlo Truls Berntsen
era proprio sputato al personaggio dei cartoni su Mtv. Ulla: c'era anche lei? Oppure Mikael era seduto
con il braccio stretto intorno a un'altra? Ulla dallo sguardo mite, il maglione bianco, la mano esile che
una volta aveva posato sulla sua nuca avvicinandolo a s, gridandogli nell'orecchio per coprire il
rombo della Kawa una domenica a Bryn. Gli aveva soltanto chiesto se sapeva dove fosse Mikael. Ma
lui ricordava ancora il calore della sua mano, la sensazione che lo avrebbe squagliato, lo avrebbe fatto
sciogliere l, sul viadotto sopra l'autostrada, nel sole della mattina. E il respiro di Ulla contro l'orecchio
e la guancia, i sensi in tensione che gli permettevano  perfino l in mezzo ai fumi della benzina, ai gas
di scarico e al puzzo di gomma bruciata delle motociclette gi in basso  di riconoscere la marca del
dentifricio, di appurare che il suo gloss era al sapore di fragola, che il maglione era lavato con Milo.
Che Mikael l'aveva baciata. Se l'era fatta. O era pure questo frutto della sua immaginazione?
Comunque, ricordava di averle risposto che non aveva idea di dove fosse Mikael. Anche se lo sapeva.
Anche se una parte di lui avrebbe voluto dirlo. Avrebbe voluto distruggere quel suo sguardo mite, puro,
innocente e ingenuo. Distruggere lui, Mikael.
Ma, ovviamente, non lo aveva fatto.
Perch avrebbe dovuto? Mikael era il suo migliore amico. Il suo unico amico. E che cosa
avrebbe ottenuto dicendole che Mikael era a casa di Angelica? Ulla avrebbe potuto avere tutti gli
uomini che voleva, ma non voleva lui, Truls. E fintanto che Ulla stava con Mikael, se non altro lui
poteva ronzarle intorno. Aveva avuto l'occasione, ma non il movente.
Non allora.
 Cos, amico?
Truls si guard la nuca nello specchio tondo di plastica che il frocio tosatore teneva alzato.
Taglio alla terrorista. Ciuffo alla kamikaze. Grugn. Si alz, pos il biglietto da duecento corone
sul giornale per evitare il contatto fisico. Usc incontro a marzo, che continuava a essere semplicemente
una voce non confermata sull'arrivo della primavera. Lanci un'occhiata in alto verso la centrale.
Quarantena. Si diresse verso la stazione della T-bane di Grnland. Il taglio di capelli era durato nove
minuti e mezzo. Alz la testa, affrett il passo. Non aveva impegni impellenti. Proprio nessuno. Anzi,
uno l'aveva. Ma non richiedeva granch, bastavano le cose che aveva gi: tempo per pianificare, odio,
disponibilit a perdere tutto. Lanci un'occhiata alla vetrina di uno dei negozi di alimentari asiatici
lungo la strada pedonale. E constat, finalmente, di sembrare quello che era.
Gunnar Hagen era seduto e guardava la carta da parati sopra la scrivania e la poltrona vuota del
capo della polizia. Guard i riquadri pi scuri lasciati dalle foto che erano state appese l da sempre, a
quel che ricordava. Erano ritratti di capi della polizia precedenti e con tutta probabilit volevano essere
uno sprone, ma evidentemente Mikael Bellman ne faceva volentieri a meno. Dell'espressione
inquisitoria con cui soppesavano i successori guardandoli dall'alto in basso.
Avrebbe voluto tamburellare il bracciolo con le dita, ma non c'erano braccioli. Bellman aveva
sostituito anche le sedie. Sedie di legno basse e dure.
Hagen era stato convocato, e l'assistente nell'anticamera lo aveva fatto accomodare dicendo che
il capo della polizia sarebbe arrivato a momenti.
La porta si socchiuse.
 Eccoti!
Bellman fece il giro della scrivania e si lasci cadere nella poltrona. Si port le mani dietro la
testa.
 Novit?
Hagen si schiar la voce. Sapeva che Bellman sapeva che non c'erano novit perch aveva
l'ordine permanente di comunicargli qualsiasi sviluppo nei due casi di omicidio. Quindi non lo aveva
convocato per questo. Rispose comunque alla domanda, spieg che ancora non avevano trovato piste a
s stanti n collegamenti tra i delitti, a parte il fatto ovvio che le vittime erano entrambe poliziotti
rinvenuti cadavere sulla scena del crimine di un precedente omicidio irrisolto alle cui indagini avevano
partecipato.
Bellman si alz nel bel mezzo della spiegazione, raggiunse la finestra e si ferm dandogli le
spalle. Oscill sui talloni. Finse di ascoltare per un po', poi lo interruppe.
 Hagen, devi sistemare questa faccenda.
Gunnar Hagen tacque. Aspett il seguito.
Bellman si volt. Le strie bianche del suo viso si erano tinte di rosso.
 E poi devo obiettare alla precedenza che di al servizio di piantonamento continuo al
Rikshospital mentre vengono ammazzati dei poliziotti onesti. Non dovresti assegnare al caso tutti gli
uomini disponibili?
Hagen lo guard sbalordito.  Per quello non utilizziamo i miei uomini, ma agenti della stazione
Centro e tirocinanti della Scuola di polizia. Non penso che le indagini ne risentano, Mikael.
 Ah no?  ribatt Bellman senza voltarsi.  Voglio comunque che riesamini la disposizione di
piantonamento. Secondo me il paziente non rischia pi di essere ucciso, dopo tutto questo tempo.
Sanno che comunque non sar in grado di testimoniare.
 A quanto pare, invece, d segni di miglioramento.
 Quel caso non ha pi la precedenza . La risposta del capo della polizia fu immediata, quasi
stizzita. Prima di trarre un respiro e sfoderare il suo sorriso accattivante aggiunse:  Ma naturalmente
spetta a te decidere sul piantonamento. Io mi guardo dall'intromettermi. Intesi?
Hagen fece per rispondere con un no spontaneo, ma riusc a trattenersi e annu brevemente
cercando di capire dove Mikael Bellman volesse andare a parare.
 Bene,  disse Bellman giungendo i palmi per segnalare che il colloquio era finito. Hagen fu
sul punto di alzarsi, confuso come quando era arrivato. Invece, rimase seduto.
 Pensavamo di tentare un metodo leggermente diverso.
 Ah?
 S,  disse Hagen.  Dividere la squadra investigativa in gruppi pi piccoli.
 E per quale motivo?
 Per dare spazio alle idee alternative. I gruppi numerosi hanno la competenza, ma non sono
adatti a pensare fuori dagli schemi.
 E c' bisogno di pensare... fuori dagli schemi?
Hagen finse di non cogliere il sarcasmo.  Cominciamo a girare a vuoto e a non vedere pi
niente a furia di fissare lo stesso punto.
Guard l'altro. Come ex investigatore naturalmente il capo della polizia conosceva quel
fenomeno: il gruppo restava bloccato al punto di partenza, le congetture si trasformavano in rigidi fatti
e si perdeva la capacit di vedere ipotesi alternative. Ciononostante, Bellman scosse la testa.
 Con le squadre piccole si perde la capacit esecutiva, Hagen. La responsabilit si disintegra, la
gente si intralcia a vicenda e lo stesso compito viene eseguito pi volte.  sempre preferibile un'unica
squadra grande e ben coordinata. A patto che abbia un capo forte ed efficiente...
Hagen sent la superficie frastagliata dei molari quando serr i denti sperando di non lasciar
trapelare l'effetto dell'insinuazione di Bellman.
 Ma...
 Quando un capo comincia a cambiare tattica, la sua iniziativa si presta facilmente a essere
presa per disperazione o addirittura per una mezza ammissione di fallimento.
 Ma noi abbiamo fallito, Mikael. Siamo in marzo, e questo significa che sono trascorsi sei
mesi dall'omicidio del primo poliziotto.
 Nessuno  disposto a seguire un capo che fallisce, Hagen.
 I miei collaboratori non sono n ciechi n stupidi, sanno che siamo a un punto morto. E sanno
anche che un buon capo deve essere in grado di cambiare rotta.
 I buoni capi sanno come spronare i propri uomini.
Hagen deglut. Mand gi quello che aveva voglia di dire. Che aveva tenuto lezioni sulla
leadership alla Scuola militare quando Bellman ancora giocava con la fionda. Che se Bellman era tanto
bravo a spronare i suoi subalterni, perch non spronava un po' lui, Gunnar Hagen? Ma era troppo
stanco, troppo frustrato per reprimere le parole che sicuramente avrebbero irritato moltissimo Mikael
Bellman:
 Abbiamo avuto successo con la squadra indipendente guidata da Harry Hole, ricordi? Quegli
omicidi di Ustaoset non sarebbero stati risolti se...
 Penso che tu mi abbia sentito, Hagen. Piuttosto considererei un avvicendamento alla guida
dell'indagine. Il capo  responsabile della forma mentis della sua squadra, che a questo punto non
sembra abbastanza orientata ai risultati. Se non c' altro, fra poco avrei una riunione.
Hagen stentava a credere alle sue orecchie. Si alz sulle gambe intorpidite, come se il sangue
avesse completamente smesso di circolare per il breve lasso di tempo in cui era rimasto seduto su
quella sedia stretta e bassa. Si diresse verso la porta a passi rigidi.
 A proposito,  disse Bellman alle sue spalle, e Hagen lo ud soffocare uno sbadiglio.  Novit
nel caso Gusto?
 Come hai detto tu stesso,  rispose lui senza voltarsi, proseguendo dritto verso la porta per
evitare di mostrare a Bellman le vene del viso, che al contrario di quelle delle gambe sembravano sotto
sforzo. Ma la voce gli trem lo stesso per la rabbia:  Quel caso non ha pi la precedenza.
Mikael Bellman aspett che la porta si richiudesse e ud il caposezione salutare la segretaria
nell'anticamera. Poi sprofond nella poltrona di pelle dallo schienale alto e si accasci. Non aveva
convocato Hagen per interrogarlo sugli omicidi dei poliziotti, e sospettava che lui lo avesse capito. Lo
aveva fatto in seguito alla telefonata di Isabelle Skyen di un'ora prima. Come c'era da aspettarsi,
aveva continuato a insistere sullo stesso ritornello, dicendo che per colpa degli omicidi irrisolti di quei
due poliziotti stavano facendo entrambi la figura degli incapaci e dei deboli. E che a differenza di
Mikael lei dipendeva dal favore degli elettori. Lui aveva risposto s e ah, aspettando che Isabelle
finisse per poter riagganciare, quando lei aveva fatto esplodere la bomba.
Sta per uscire dal coma.
Bellman era seduto con i gomiti puntati sul tavolo e la fronte tra le mani. Fissava lo smalto
lucido della scrivania che rifletteva la sua sagoma deformata. Le donne lo trovavano attraente. Isabelle
glielo aveva detto senza mezzi termini: che era questo il motivo, che le piacevano gli uomini belli. Che
era questo il motivo per cui era andata a letto con Gusto. Quel ragazzo bellissimo. Di una bellezza alla
Elvis. Spesso nel caso di un uomo bello la gente fraintendeva. Mikael ripens all'agente della Kripos,
quello che ci aveva provato con lui, che voleva baciarlo. Pens a Isabelle. E a Gusto. Immagin quei
due insieme. Loro tre insieme. Si alz di scatto dalla poltrona. Raggiunse di nuovo la finestra.
Le cose si erano messe in moto. Isabelle aveva detto proprio cos. Messe in moto. Lui non
doveva fare altro che aspettare. Avrebbe dovuto sentirsi pi calmo, pi bendisposto verso il mondo
circostante. E allora perch aveva affondato e rigirato il coltello nella carne di Hagen? Per vederlo
contorcersi? Unicamente per vedere un'altra faccia tormentata, n pi n meno di quella che prima era
riflessa sulla laccatura della scrivania? Comunque, presto sarebbe finita. Adesso tutto era nelle mani di
Isabelle. E una volta fatto quel che andava fatto, avrebbero potuto continuare come prima. Dimenticare
Asajev, Gusto e in particolare l'uomo che nessuno riusciva a smettere di nominare: Harry Hole. Cos
era, tutti e tutto prima o poi finivano nel dimenticatoio, e col tempo lo avrebbero fatto anche gli omicidi
di quei poliziotti.
Tutto come prima.
Mikael Bellman fu sul punto di verificare se lo volesse veramente. Ma poi decise di lasciar
perdere. Sapeva benissimo di volerlo veramente.
7.
Stle Aune sospir. Si trovava davanti a uno di quei bivi nel percorso terapeutico in cui doveva
fare una scelta. La fece:  Forse c' qualcosa di irrisolto nella tua sessualit.
Il paziente lo guard. Un abbozzo di sorriso. Occhi stretti. Le mani affusolate dalle dita
esageratamente lunghe si alzarono, parvero intenzionate ad aggiustare il nodo della cravatta sopra la
giacca gessata, ma desistettero. Stle gli aveva visto fare quel gesto altre volte, e gli ricordava pazienti
che erano riusciti a liberarsi di atti compulsivi concreti, ma mantenevano i rituali preliminari: la mano
che sta per fare qualcosa, un'azione incompiuta che  ancora pi insensata di quella originaria,
involontaria, ma perlomeno interpretabile. Come una cicatrice, una zoppia. Un'eco. Un monito per
rammentarti che nulla sparisce completamente, che tutto si deposita in qualche modo, da qualche parte.
Come l'infanzia. Gente che hai conosciuto. Qualcosa che hai mangiato e ti ha fatto male. Una passione
provata. Memoria cellulare.
Il paziente lasci cadere le mani in grembo. Tossicchi brevemente e la sua voce risuon
stentata e metallica:  Che accidenti vuol dire? Hai intenzione di attaccare con le cazzate freudiane,
adesso?
Stle guard l'uomo. Aveva visto per caso in tv una serie poliziesca in cui leggevano la vita
emotiva delle persone basandosi sul linguaggio non verbale. Anche se il linguaggio non verbale era
accettabile, si lasciavano tradire dalla voce. I muscoli delle corde vocali e della gola sono tarati con
tanta precisione da essere in grado di emettere onde sonore sotto forma di parole riconoscibili. Ai tempi
in cui insegnava alla Scuola di polizia, Stle faceva sempre notare agli allievi quanto questo fosse un
vero e proprio miracolo. Eppure esisteva uno strumento ancora pi sensibile: l'orecchio umano. Il quale
non solo  capace di suddividere le onde sonore in vocali e consonanti, ma anche di individuare la
temperatura, il livello di tensione, le emozioni di chi parla. Negli interrogatori era pi importante
ascoltare che guardare. Un aumento minimo o un tremolio quasi impercettibile del registro erano
segnali pi significativi delle braccia conserte, dei pugni chiusi, della dimensione delle pupille e di tutti
quei fattori cui la nuova scuola di psicologi attribuiva un grande peso, ma che secondo l'esperienza di
Stle il pi delle volte confondevano e fuorviavano l'investigatore. Certo, il paziente che aveva davanti
faceva uso di parolacce, ma era soprattutto la pressione contro i suoi timpani a rivelargli che era
guardingo e arrabbiato. Normalmente questo particolare non avrebbe preoccupato uno psicologo
esperto. Al contrario, spesso le emozioni forti significavano che era imminente una svolta nella terapia.
Ma il problema con quel paziente era che arrivava nell'ordine sbagliato. Nonostante mesi di sedute a
cadenza regolare, Stle non era riuscito a instaurare una relazione: mancava la confidenza, la fiducia. In
effetti i loro incontri erano stati cos infruttuosi che Stle aveva considerato l'idea di proporgli di
interrompere la terapia, ed eventualmente indirizzarlo a un collega. La rabbia in un clima rassicurante,
confidenziale, era positiva, ma nel caso di quel paziente poteva significare che si stava chiudendo
ancora di pi, che si stava scavando una trincea ancora pi profonda.
Stle sospir. Evidentemente aveva fatto la scelta sbagliata, ma era troppo tardi, e decise di
insistere.
 Paul,  disse. Il paziente aveva messo in chiaro che il suo nome si pronunciava Pol e non
com'era scritto. E non alla norvegese, bens con la l inglese, solo che Stle non riusciva a sentire la
differenza. Questo particolare, insieme alle sopracciglia ben delineate e alle due piccole cicatrici sotto il
mento lasciate da un lifting, gli avevano permesso di inquadrarlo a dieci minuti dall'inizio della prima
seduta.
 L'omosessualit repressa  molto comune anche nella nostra societ apparentemente
tollerante,  riprese Aune osservando l'uomo per controllarne la reazione.  Fra i miei pazienti ci sono
diversi poliziotti, e uno che era in terapia da me mi disse che personalmente aveva accettato la sua
omosessualit, ma non poteva mostrarla sul lavoro perch gli altri lo avrebbero escluso. Gli chiesi se ne
era sicuro. Spesso la repressione dipende dalle aspettative che abbiamo nei confronti di noi stessi, e
dalle aspettative che attribuiamo alle persone che ci circondano. Soprattutto quelle pi vicine, gli amici
e i colleghi.
Si interruppe.
Il paziente non rivelava nessuna dilatazione delle pupille, nessun cambiamento di colorito,
nessuna resistenza a farsi guardare negli occhi, nessuna parte del corpo che si voltasse dall'altra parte.
Al contrario, sulle sue labbra sottili si era formato un sorrisetto beffardo. Ma con sua sorpresa, Stle
Aune si sent arroventare le guance. Santo cielo, quanto odiava quel paziente! Quanto odiava il suo
lavoro.
 E il poliziotto?  domand Paul.  Segu il tuo consiglio?
 La seduta  finita,  disse Stle senza guardare l'ora.
 Sono curioso, Aune.
 E io devo rispettare il segreto professionale.
 Chiamiamolo X, allora. E dalla tua espressione capisco che non hai gradito la domanda .
Paul sorrise.  Segu il tuo consiglio e and a finire male, non  vero?
Aune sospir.  X pass il segno, fraintese una situazione e cerc di baciare un collega nei
bagni. E fu tagliato fuori. Il punto  che sarebbe potuta andare bene. Ti va almeno di rifletterci per la
prossima volta?
 Ma io non sono gay . Paul si port le dita alla gola, le riabbass.
Stle Aune annu brevemente.  La settimana prossima, stessa ora?
 Non lo so. Non sto migliorando, vero?
 Lentamente, ma fai progressi,  disse Stle. La sua risposta fu automatica come il movimento
della mano del paziente che cerc il nodo della cravatta.
 S, me lo hai ripetuto pi di una volta,  disse Paul.  Per io ho l'impressione di pagare senza
avere niente in cambio. Che sei inutile come quei poliziotti che non riescono neanche a catturare un
maledetto serial killer e stupratore...  Con una certa sorpresa Stle not che il tono del paziente si era
abbassato. E che era diventato pi calmo. Che sia la voce sia il linguaggio non verbale contraddicevano
le sue parole. Quasi guidato dal pilota automatico, il cervello di Stle aveva cominciato ad analizzare
perch il paziente fosse ricorso proprio a quell'esempio, ma la soluzione era cos ovvia che non c'era
bisogno di approfondire. I giornali che teneva sulla scrivania fin dall'autunno. Erano sempre stati aperti
sulle pagine che parlavano degli omicidi dei poliziotti.
 Catturare un serial killer non  cos semplice, Paul,  disse Stle Aune.  Ne so qualcosa di
serial killer, anzi, sono la mia specialit. Esattamente come questa attivit. Ma se vuoi interrompere la
terapia, o preferisci passare a un altro collega, basta che tu me lo dica. Ho una lista di psicologi
bravissimi e potrei aiutarti...
 Che fai, mi pianti, Stle?  Paul aveva inclinato la testa un po' di lato, le palpebre dalle ciglia
incolori erano calate leggermente e il sorriso si era allargato. Stle non riusciva a stabilire se quella
battuta volesse alludere all'ipotesi omosessuale, oppure se Paul avesse mostrato uno scorcio del suo
vero io. O l'una e l'altra cosa.
 Non fraintendermi,  disse Stle, sicuro di non essere frainteso. Voleva liberarsi di lui, ma i
terapeuti professionisti non cacciavano a pedate i pazienti difficili. Aumentavano gli sforzi, o no? Si
aggiust il papillon.  Sono disposto ad averti come paziente, ma  importante che ci fidiamo l'uno
dell'altro. E ora come ora mi pare di capire...
 Ho soltanto una giornata storta, Stle . Paul allarg le braccia.  Scusami, lo so che sei
bravo. Ti sei occupato di delitti seriali gi all'Anticrimine, non  vero? Hai partecipato alla cattura di
quello che disegnava pentagrammi sulle scene del delitto. Insieme a quel commissario.
Stle scrut il paziente, che nel frattempo si era alzato e riabbottonato la giacca.
 S, sei pi che bravo per me, Stle. La settimana prossima. Intanto mi chieder se sono gay.
Stle rimase seduto. Ud Paul canticchiare fuori nel corridoio mentre aspettava l'ascensore. La
melodia aveva un che di familiare.
Proprio come alcune cose che Paul aveva detto. Aveva utilizzato il gergo della polizia dicendo
delitti seriali invece del solito omicidi seriali. Parlando di Harry Hole lo aveva definito
commissario, mentre la maggior parte della gente non ci capiva nulla di gradi della polizia. E si
ricordava approssimativamente i particolari cruenti delle cronache nere dei giornali, non dettagli
superflui come un pentagramma inciso in una trave accanto al cadavere. Ma soprattutto Stle aveva
notato  per l'importanza che poteva avere ai fini della terapia  che Paul lo aveva paragonato ai ...
poliziotti che non riescono neanche a catturare un maledetto serial killer e stupratore...
Stle ud l'ascensore arrivare e ripartire. Si era ricordato quale melodia era. Perch aveva
ascoltato The Dark Side of the Moon alla ricerca di spunti per interpretare il sogno di Paul Stavnes. La
canzone s'intitolava Brain Damage. Parlava dei pazzi. Dei pazzi che sono sull'erba, che sono
nell'ingresso. Che avanzano.
Stupratore.
I poliziotti uccisi non erano stati stuprati.
Naturalmente il suo interesse per il caso poteva essere cos scarso che aveva confuso i poliziotti
uccisi con le vittime precedenti sulle stesse scene del crimine. Oppure riteneva una verit assodata che i
serial killer siano anche stupratori. Oppure sognava poliziotti stuprati: un particolare, questo, che
rafforzava la teoria dell'omosessualit repressa. Oppure...
Stle Aune si blocc nel bel mezzo del gesto, si guard sbalordito la mano nell'atto di salire
verso il papillon.
Anton Mittet bevette un sorso di caff e abbass lo sguardo sul paziente che dormiva nel letto.
Non avrebbe dovuto essere concessa un po' di gioia anche a lui? La stessa gioia cui Mona aveva fatto
riferimento, definendola uno di quei piccoli miracoli per i quali vale la pena sgobbare come
infermiera? S, certo, era bello quando un paziente in coma dato per spacciato all'improvviso ci
ripensava, tornava a fatica indietro verso la vita e si risvegliava. Ma quell'uomo disteso nel letto, quel
viso pallido e devastato sul guanciale, non significava niente per lui. Significava soltanto che il suo
incarico volgeva alla fine. Naturalmente, questo non significava che si avvicinasse anche la fine della
loro relazione. In fondo, non era l che avevano vissuto i momenti pi appassionati. Anzi, ora non
avrebbero pi dovuto preoccuparsi che i colleghi notassero gli sguardi teneri che si scambiavano ogni
volta che lei entrava o usciva dalla camera del paziente, le chiacchierate un po' troppo lunghe che si
concedevano, e l'eccessiva bruschezza con cui le interrompevano quando arrivava qualcuno. Ma Anton
Mittet era tormentato dalla sensazione che fosse stato proprio questo il presupposto della loro storia. La
segretezza. Il proibito. L'emozione di guardare, ma di non poter toccare. Di dover aspettare, di dover
uscire di casa furtivamente, propinare a Laura la bugia dell'ennesimo turno di guardia straordinario,
bugia che, anche se era diventata sempre pi facile da pronunciare, gli cresceva in bocca tanto da
convincerlo che prima o poi lo avrebbe soffocato. Sapeva che l'infedelt non lo rendeva un uomo
migliore agli occhi di Mona, che probabilmente lei riusciva a immaginare il giorno in cui le avrebbe
rifilato le stesse scuse. Gli aveva raccontato di esserci passata con altri uomini, che la tradivano. E
allora era pi magra e pi giovane di adesso, quindi se lui avesse lasciato la donna grassa e di mezza
et che era diventata, non ne sarebbe certo rimasta sconvolta. Lui aveva cercato di spiegarle che non
doveva parlare cos, che non doveva dirlo, anche se lo pensava. Perch si metteva in cattiva luce.
Metteva lui in cattiva luce. Lo faceva sembrare l'uomo che approfittava dell'occasione, per cos dire.
Per adesso era contento che lei lo avesse detto. Doveva finire prima o poi, e lei gli aveva semplificato
le cose.
 Dove hai trovato il caff?  domand l'infermiere nuovo aggiustandosi gli occhiali tondi
mentre consultava la cartella clinica che aveva sganciato dalla sponda del letto.
 C' una macchina espresso in fondo a quel corridoio. La uso soltanto io, ma se vuoi...
 Ti ringrazio,  disse l'infermiere. Anton not che c'era qualcosa di strano nella sua pronuncia.
 Ma non bevo caff . L'infermiere aveva preso un foglio dalla tasca della casacca e lesse. 
Vediamo... devo somministrargli il Propofol.
 Non so che significa.
 Significa che dormir per un bel po'.
Anton studi l'infermiere mentre infilava l'ago di una siringa nella stagnola di un flaconcino di
liquido trasparente. L'uomo era piccolo e mingherlino e somigliava a un attore famoso. Non a uno di
quelli belli. A uno di quelli che avevano sfondato ugualmente. Quello con i denti brutti e il nome
italiano impossibile da ricordare. Esattamente come aveva gi dimenticato il nome con cui si era
presentato l'infermiere.
 I pazienti che escono dal coma sono problematici,  disse l'infermiere.  Sono molto fragili e
devono essere accompagnati con cautela verso lo stato cosciente. Un'iniezione sbagliata, e rischiamo di
rimandarli l dov'erano prima.
 Capisco,  disse Anton. L'uomo gli aveva mostrato il cartellino di riconoscimento, aveva
pronunciato la parola d'ordine e aspettato che lui chiamasse il reparto per farsi confermare che era
assegnato a quel turno.
 Quindi, hai una lunga esperienza con le anestesie e roba del genere?  domand Anton.
 S, ho lavorato nel reparto di anestesiologia per parecchio tempo.
 E adesso non ci lavori pi?
 Ho viaggiato per due o tre anni . L'infermiere alz la siringa verso la luce. Fece uscire uno
zampillo che si dissolse in una nuvola di goccioline microscopiche.  Questo paziente ha l'aria di aver
avuto una vita dura. Perch non c' scritto il nome nella cartella?
 Deve restare anonimo. Non te lo hanno detto?
 Non mi hanno detto niente.
 Avrebbero dovuto farlo. Qualcuno potrebbe cercare di ucciderlo. Per questo sono seduto fuori
in corridoio.
L'altro si abbass e accost il viso a quello del paziente. Chiuse gli occhi. Parve inspirare il
respiro dell'altro. Anton rabbrivid.
 L'ho gi visto,  disse l'infermiere.   di Oslo?
 Devo rispettare il segreto professionale.
 E io no, secondo te?  L'infermiere arrotol la manica del camice del paziente. Schiocc le
dita sull'interno dell'avambraccio. C'era qualcosa, nel suo modo di parlare, qualcosa che Anton non
riusciva a individuare con sicurezza. Rabbrivid di nuovo quando la punta dell'ago affond nella pelle,
e nel silenzio assoluto gli parve di udire lo stridio dell'attrito nella carne. Il sibilo del liquido nella
siringa mentre lo stantuffo veniva abbassato.
 Ha vissuto a Oslo per parecchi anni prima di fuggire all'estero,  disse Anton e deglut.  Ma
poi  tornato. A quanto dicono per via di un ragazzo. Un tossicodipendente.
 Che storia triste.
 Gi. Per a quanto pare avr un lieto fine.
  presto per dirlo,  disse l'infermiere estraendo l'ago.  Molti pazienti comatosi sono
soggetti a brusche ricadute.
A quel punto Anton lo individu. Il difetto di pronuncia. Si udiva a malapena, ma c'era: la S
moscia. Era bleso.
Uscirono, e appena l'infermiere spar in fondo al corridoio Anton torn dal paziente. Esamin il
monitor che registrava il battito cardiaco. Ascolt il bip ritmico, che sembrava il segnale del sonar di un
sottomarino in fondo agli abissi. Non sapeva perch, ma imit l'infermiere, si chin verso la testa del
malato. Chiuse gli occhi. E sent il suo respiro contro il viso.
Altmann. Anton aveva guardato attentamente il suo cartellino prima che andasse via.
L'infermiere si chiamava Sigurd Altmann. La sua era soltanto una sensazione di pancia, ma aveva
deciso che l'indomani lo avrebbe controllato meglio. Non sarebbe andata a finire come il caso
Drammen. Questa volta non avrebbe commesso errori.
8.
Katrine Bratt sedeva con i piedi sulla scrivania e un telefono stretto fra la spalla e l'orecchio.
Gunnar Hagen la mise in attesa. Le sue dita correvano sulla tastiera che aveva davanti. Sapeva che
dietro di lei, di l dalla finestra, Bergen si stendeva sotto i raggi del sole. Che le strade bagnate
scintillavano della pioggia caduta incessantemente dal mattino fino a dieci minuti prima. E che, con il
rispetto che quella citt aveva per le leggi della natura, di l a poco avrebbe ripreso a scrosciare. Ma in
quel preciso momento c'era uno squarcio di sole, e Katrine Bratt sperava che Gunnar Hagen si
sbrigasse a concludere l'altra telefonata, per riprendere quella che aveva interrotto con lei. Voleva
semplicemente comunicargli le informazioni che era riuscita a trovare e poi lasciare la centrale di
Bergen. Uscire nella fresca aria dell'Oceano Atlantico, che aveva un sapore molto pi buono di quella
che il suo ex caposezione stava inspirando al momento gi a est, nella capitale. Per poi buttarla fuori
sotto forma di un grido indignato:
 Come sarebbe a dire che non possiamo ancora interrogarlo?  uscito dal coma, s o no? S, lo
so che  debole, ma... cosa?
Katrine sperava che il risultato delle ricerche che aveva fatto negli ultimi giorni avrebbe
migliorato l'evidente malumore di Hagen. Sfogli le pagine, tanto per ricontrollare quello che sapeva
gi.
 Me ne frego di cosa dice il suo avvocato,  sbrait Hagen.  E me ne frego di cosa dice il
primario. Voglio che venga interrogato adesso!
Katrine Bratt lo sent sbattere il ricevitore del telefono fisso. Poi finalmente torn a lei.
 Che  successo?  gli domand.
 Niente,  rispose Hagen.
 Si tratta di lui?  insist.
Hagen sospir.  S, si tratta di lui. Si sta risvegliando dal coma, ma lo tengono sedato con i
farmaci e dicono che dobbiamo aspettare almeno due giorni prima di parlarci.
 Non  meglio essere prudenti?
 Senza dubbio. Per lo sai, abbiamo urgente bisogno di risultati. Questo caso dei poliziotti
uccisi ci sta mettendo ko.
 Due giorni pi, due giorni meno?
 Lo so, lo so. Ma ogni tanto devo fare la voce grossa.  uno degli scopi per cui uno sgobba per
diventare capo. O no?
Quanto a quella precisa domanda Katrine Bratt non aveva una risposta. Non aveva mai ambito a
diventare capo. E se anche lo avesse fatto, aveva comunque il sospetto che un'agente con alle spalle un
ricovero psichiatrico non sarebbe stata fra i primi candidati al momento dell'assegnazione degli uffici
pi spaziosi. La sua diagnosi era cambiata da maniaco-depressiva a borderline a bipolare a sana.
Almeno finch avesse continuato a prendere le pilloline rosa che la tenevano in equilibrio. Potevano
criticare quanto volevano l'uso di farmaci in psichiatria, per Katrine aveva significato una vita nuova e
migliore. Certo, si era accorta che il capo la teneva d'occhio, e che i suoi incarichi operativi erano
ridotti al minimo. Ma le andava benissimo: le piaceva stare nel suo piccolo ufficio con un potente pc,
una password e un accesso esclusivo a motori di ricerca di cui perfino la polizia ignorava l'esistenza.
Esplorare, cercare, trovare. Rintracciare persone apparentemente sparite dalla faccia della terra. Vedere
un disegno l dove altri vedevano solo coincidenze. Questa era la specialit di Katrine Bratt, e pi di
una volta la Kripos e l'Anticrimine di Oslo ne avevano beneficiato. Perci accettavano volentieri che
fosse una psicosi ambulante pronta a esplodere.
 Hai detto che avevi qualcosa per me?
 Nelle ultime settimane c' stata calma qui in sezione, perci ho dato un'occhiata agli omicidi
dei poliziotti.
 Il tuo capo al comando di Bergen ti ha chiesto di...
 No, no. Ho pensato fosse meglio che guardare Pornhub o fare un solitario.
 Sono tutt'orecchi.
Katrine ud Hagen sforzarsi di assumere un atteggiamento positivo, ma non riusciva a
dissimulare la rassegnazione. Probabilmente negli ultimi mesi si era stancato di sentire accendersi la
speranza per poi restare deluso.
 Ho controllato i dati per vedere se c'era qualche persona che ricorresse nei primi omicidi con
stupro di Maridalen e Tryvann.
 Grazie infinite, Katrine, ma lo abbiamo fatto anche noi. Troppa grazia, direi.
 Lo so. Per, come hai ben presente, io lavoro con metodi un po' diversi.
Un sospiro pesante.  Continua.
 Ho trovato che alle indagini in questione hanno lavorato persone diverse, solo due tecnici
della Scientifica e tre investigatori hanno partecipato a entrambe. E nessuno di questi cinque pu essere
a conoscenza di tutti quelli che furono convocati a testimoniare. E siccome non si trovava il colpevole,
entrambe le indagini tirarono per le lunghe, e i dossier sono diventati molto voluminosi.
 Diciamo pure enormi. E ovviamente  vero che nessuno pu ricordare tutto ci che successe
nel corso delle indagini. Per chiunque sia stato interrogato figura nel registro penale.
  proprio questo il punto,  intervenne Katrine.
 Cio?
 Quando un libero cittadino viene convocato per un interrogatorio, viene registrato e il verbale
allegato al caso in questione. A volte, per, capita che le cose si perdano senza lasciare tracce. Come
per esempio se l'interrogato si trova gi in carcere. In questo caso l'interrogatorio si svolge in via
informale nella cella e la persona non viene registrata perch lo  gi.
 Per i verbali dell'interrogatorio vengono allegati lo stesso al dossier.
 Normalmente s. Ma non se l'interrogatorio riguarda per lo pi un'altra indagine in cui
l'interrogato  il sospettato principale e, poniamo, l'omicidio con stupro di Maridalen rappresenta solo
una questione secondaria, un tentativo alla cieca di routine. Allora tutto l'interrogatorio viene allegato
al primo caso, e un'eventuale ricerca sul nominativo non lo collegherebbe al secondo.
 Interessante. E hai trovato...?
 Un uomo che  stato interrogato come sospettato principale in un caso di violenza carnale a
lesund mentre scontava una pena per aggressione e tentato stupro ai danni di una minore in un
albergo di Otta. Nel corso dell'interrogatorio gli furono poste anche domande sul caso Maridalen, ma
poi il verbale fu allegato al caso dello stupro di Otta. Il particolare interessante  che la stessa persona
fu convocata anche per il caso Tryvann, ma secondo la procedura normale.
 E?
Per la prima volta Katrine colse segni di un interesse genuino nella voce di Hagen.
 Aveva un alibi per tutti e tre i casi,  rispose, e pi che percepire ud l'aria uscire dal
palloncino che aveva gonfiato per lui.
 Ah. Ci sono altre storie divertenti di Bergen che secondo te dovrei sentire oggi?
 C' di pi,  disse Katrine.
 Ho una riunione fra...
 Ho verificato l'alibi dell'interrogato.  lo stesso per tutti e tre i casi. Una testimone conferm
che lui si trovava nella comune in cui entrambi abitavano. La testimone era una ragazza che all'epoca
era considerata attendibile. Fedina penale pulita, nessun legame con il sospettato a parte il fatto che
vivevano nella stessa comune. Ma se si segue il nome della donna nel tempo, saltano fuori fatti
interessanti.
 Per esempio?
 Per esempio appropriazione indebita, spaccio di stupefacenti e falsificazione di documenti. Se
si esaminano pi attentamente gli interrogatori cui  stata sottoposta in seguito, c' una cosa che
ricorre. Indovina.
 Falsa testimonianza.
 Purtroppo si usano raramente queste cose per guardare vecchi casi sotto una luce nuova.
Almeno non casi vecchi e molto complessi come quelli di Maridalen e di Tryvann.
 Accidenti! Come si chiama la donna?  Nella voce di Hagen era tornato l'entusiasmo.
 Irja Jacobsen.
 Hai un indirizzo?
 S. Compare nel casellario giudiziario, all'anagrafe e in un altro paio di registri...
 Accidenti! Convochiamola subito!
 ... per esempio, nel registro delle persone scomparse.
A Oslo cal un silenzio interminabile. Katrine aveva voglia di fare una lunga passeggiata, fin
gi ai pescherecci di Bryggen, per comprare un sacchetto di teste di merluzzo, tornare al suo
appartamento di Mhlenpris, prepararsi con tutta calma la cena e guardare Reazioni collaterali mentre,
si augurava, avrebbe ricominciato a piovere.
 Bene,  disse Hagen.  Se non altro ci hai dato un punto di partenza. Come si chiama il tizio?
 Valentin Gjertsen.
 E dov'?
  proprio questo il punto,  rispose Katrine Bratt e si accorse che si stava ripetendo. Le dita
correvano sulla tastiera.  Non riesco a trovarlo.
  scomparso anche lui?
 Non risulta nell'elenco delle persone scomparse. Ed  strano, perch sembra sparito dalla
faccia della Terra. Nessun domicilio conosciuto, nessun telefono intestato, niente utilizzo di carte di
credito, e neanche un conto corrente a suo nome. Non ha votato alle ultime elezioni, e negli ultimi
dodici mesi non ha preso n un treno n un aereo.
 Hai provato con Google?
Katrine rise fino a quando cap che Hagen non stava scherzando.
 Rilassati,  gli disse.  Lo trover, vedrai. Lo cerco sul pc a casa.
Riagganciarono. E Katrine si alz, si mise la giacca: voleva sbrigarsi, le nuvole si stavano gi
accumulando sopra Asky. Stava per spegnere il computer quando le venne in mente una cosa. Una
cosa che le aveva detto Harry Hole una volta. Che spesso ci si dimentica di controllare le possibilit pi
ovvie. Digit in fretta. Aspett che apparisse la pagina.
Quando imprec nel dialetto di Bergen percep che pi in l nell'ufficio open space diverse
teste si erano girate. Ma non aveva voglia di rassicurarli che non era un attacco psicotico. Harry aveva
ragione, come al solito.
Prese il telefono e pigi il tasto ripeti. Gunnar Hagen rispose al secondo squillo.
 Credevo avessi una riunione,  disse Katrine.
 Rimandata, sto organizzando una squadra che dia la caccia a quel Valentin Gjertsen.
 Non occorre. L'ho appena trovato.
 Eh?
 Non c' da stupirsi se sembra sparito dalla faccia della Terra. Visto che  sparito dalla faccia
della Terra, voglio dire.
 Stai dicendo che...?
  morto, s.  scritto nero su bianco nel registro dell'anagrafe. Scusa per questa cantonata da
Bergen. Me ne vado a casa a consolarmi con gli acquazzoni e le teste di pesce.
Quando riagganci e lev lo sguardo aveva cominciato a piovere.
Anton Mittet lev lo sguardo dalla tazza di caff quando Gunnar Hagen entr a passo leggero
nella mensa quasi deserta al sesto piano della centrale. Anton era seduto a guardare il panorama da un
po'. A pensare. A come non erano andate le cose. E a riflettere sul fatto che aveva smesso di pensare a
come avrebbe potuto farle andare. Forse invecchiare consisteva in questo. Avevi alzato le carte che ti
erano toccate, le avevi guardate. Ma non te ne toccavano altre. Perci non ti restava che giocare nel
modo migliore quelle che avevi. E sognare quelle che ti sarebbero potute toccare.
 Scusa il ritardo, Anton,  disse Gunnar Hagen accomodandosi sulla sedia di fronte a lui. 
Uno scherzo telefonico da Bergen. Come va?
Anton si strinse nelle spalle.  Non faccio altro che lavorare. Vedo i giovani passarmi davanti e
fare carriera. Cerco di dare qualche consiglio, ma probabilmente non capiscono perch dovrebbero dar
retta a un uomo di mezza et che  ancora agente semplice. Sembrano convinti che la vita sia un
tappeto rosso steso apposta per loro.
 E a casa?  domand Hagen.
Anton fece di nuovo spallucce.  Bene. Mia moglie si lamenta perch lavoro troppo. Ma quando
poi sono a casa, si lamenta ugualmente. Hai presente?
Hagen emise un verso neutro che il destinatario poteva interpretare come voleva.
 Te lo ricordi il tuo matrimonio?
 S,  rispose Hagen lanciando un'occhiata discreta all'orologio. Non perch non sapeva che
ora fosse, ma per dare l'imbeccata ad Anton.
 La cosa peggiore  che sei veramente convinto quando dici di s a tutta questa eternit .
Anton fece una risata cupa e scosse la testa.
 Volevi parlarmi di qualcosa in particolare?  gli domand Hagen.
 S . Anton si pass l'indice sul naso.  Ieri al reparto  saltato fuori un infermiere. Mi  parso
un po' ambiguo. Non saprei dirti perch, ma sai bene che le vecchie volpi come noi certe cose le
sentono. Ho fatto qualche controllo sul suo conto. E ho scoperto che  stato implicato in un omicidio
tre, quattro anni fa. Fu rilasciato, al di sopra di ogni sospetto. Ma...
 Ho capito.
 Ho pensato fosse meglio rivolgermi a te. Potresti parlare con la direzione dell'ospedale,
immagino. Magari farlo spostare con discrezione.
 Ci penso io.
 Grazie.
 Sono io che devo ringraziare te. Ottimo lavoro, Anton.
Anton Mittet accenn un inchino. Era contento che Hagen lo avesse ringraziato. Era contento
perch quel caposezione che somigliava a un monaco era l'unico di tutto il corpo di polizia verso il
quale si sentiva in debito. Era stato Hagen a trarlo personalmente in salvo dopo il Caso. Era stato lui a
telefonare al comandante di Drammen per dirgli che gli avevano inflitto una punizione troppo severa,
che se a Drammen non sapevano che farsene della sua esperienza se ne sarebbero avvalsi alla centrale
di Oslo. E cos era stato. Anton aveva preso servizio nella squadra del Pronto intervento di Grnland,
ma rimanendo ad abitare a Drammen, come gli aveva imposto Laura. E quando riprese l'ascensore per
tornare al Pronto intervento al primo piano, Anton Mittet si accorse di camminare con passo un po' pi
molleggiato, con la schiena un po' pi dritta e un sorriso sulle labbra per soprammercato. E sentiva  s,
davvero  che questo poteva essere l'inizio di qualcosa di bello. Doveva comprare dei fiori per...
riflett. Per Laura.
Katrine fissava fuori della finestra mentre digitava il numero. Il suo appartamento era un
cosiddetto piano rialzato. Situato abbastanza in alto da evitarle di vedere la gente che passava sul
marciapiede. Abbastanza in basso da permetterle di vedere la punta degli ombrelli aperti. E dietro le
gocce di pioggia che le raffiche di vento facevano tremolare sul vetro della finestra, scorgeva il ponte di
Puddefjord che collegava la citt a un buco nella montagna dalla parte di Laksevg. Ma in quel
momento stava guardando lo schermo tv da cinquanta pollici dove un professore di chimica affetto da
cancro cucinava metamfetamine. Lo trovava stranamente divertente. Aveva acquistato il televisore
seguendo il motto Perch i single maschi devono avere tv pi grandi? e teneva i dvd distribuiti in un
ordine alquanto soggettivo su due ripiani sotto lo stereo Marantz. Al primo e al secondo posto
all'estrema sinistra del ripiano dei classici figuravano Viale del tramonto e Cantando sotto la pioggia,
mentre su quello sottostante i film pi recenti avevano trovato un inaspettato nuovo capofila: Toy Story
3. Il terzo ripiano era riservato a quei cd che per motivi di affezione non aveva dato all'Esercito della
salvezza, decidendo di tenerli anche se li aveva copiati sull'hard disk del pc. I suoi gusti erano limitati:
c'erano soltanto glam rock e prog pop, preferibilmente britannici e soprattutto del tipo androgino:
David Bowie, Sparks, Mott the Hoople, Steve Harley, Marc Bolan, Small Faces, Roxy Music e Suede a
fare da punto cronologico.
Il professore di chimica era impegnato in uno dei ricorrenti bisticci con la moglie. Katrine
premette il tasto di avanzamento veloce del lettore dvd mentre chiamava Beate.
 Lnn . La voce era acuta, quasi da bambina. E la risposta rivelava solo lo stretto necessario.
Ma quando una persona rispondeva annunciando solo il cognome, non lasciava intendere che si trattava
di una famiglia numerosa, che chi chiamava doveva specificare con quale Lnn voleva parlare? In quel
caso per Lnn comprendeva soltanto la vedova Beate Lnn e sua figlia.
 Sono Katrine Bratt.
 Katrine! Quanto tempo. Che fai?
 Guardo la tele. E tu?
 Mi faccio stracciare a Monopoli dal mio tesoro. Mangio pizza per consolarmi.
Katrine riflett. Quanti anni aveva adesso il suo tesoro? Se non altro era abbastanza grande da
stracciare la madre a Monopoli. L'ennesimo monito della rapidit sconvolgente con cui il tempo passa.
Katrine fu sul punto di aggiungere che lei si consolava mangiando teste di merluzzo. Ma si rese conto
che era diventato un clich da ragazze, la frase fatta autoironica, da semidepressa, che ci si aspettava di
sentire da una single, invece della verit nuda e cruda, ossia che non era sicura di poter rinunciare alla
libert. Nell'arco degli anni di quando in quando aveva pensato di chiamare Beate, tanto per
chiacchierare. Come faceva con Harry. Lei e Beate erano due poliziotte adulte e vaccinate senza
marito, erano cresciute con un padre poliziotto, erano realiste dotate di un'intelligenza
abbondantemente al di sopra della media, non si illudevano n tantomeno sognavano di incontrare il
principe azzurro sul cavallo bianco. Fatta, forse, eccezione per il cavallo, purch le portasse dove
volevano loro.
Avrebbero potuto parlare di molte cose.
Ma non l'aveva mai chiamata. Tranne che per motivi di lavoro, ovviamente.
Forse si somigliavano anche in questo.
 Si tratta di un certo Valentin Gjertsen,  disse Katrine.  Un condannato per reati sessuali
deceduto. Ne sai qualcosa?
 Aspetta,  rispose Beate.
Katrine ud il martellio di una tastiera e si annot mentalmente un'altra cosa che avevano in
comune. Erano sempre on-line.
 Ecco, s,  disse Beate.  L'ho visto diverse volte.
Katrine immaginava che avesse aperto una foto. Correva voce che il giro fusiforme di Beate
Lnn, la parte del cervello che riconosce i volti, custodisse tutte le persone che aveva incontrato in vita
sua. Che nel suo caso l'espressione non dimentico mai una faccia fosse da prendere alla lettera. A
quanto sembrava dei neuroscienziati l'avevano sottoposta ad alcuni esami perch era una della trentina
di persone al mondo notoriamente in possesso di questa capacit.
  stato interrogato sia per il caso Tryvann sia per il caso Maridalen,  spieg Katrine.
 S, lo ricordo vagamente,  disse Beate.  Ma mi pare anche di ricordare che avesse un alibi
per entrambi.
 Una ragazza che viveva nella stessa comune giur che Gjertsen si trovava in casa con lei la
sera in questione. All'epoca l'analisi del Dna era un procedimento lento e costoso, nel migliore dei casi
la facevamo ai sospettati principali e solo se non c'erano altre prove.
 Lo so, per da quando avete un laboratorio analisi Dna tutto vostro a Medicina legale, avete
effettuato il test per vecchi casi irrisolti, non  vero?
 S, ma per quanto riguarda Maridalen e Tryvann non c'erano praticamente tracce biologiche.
E se non ricordo male, Valentin Gjertsen ha avuto la sua punizione, eccome se l'ha avuta.
 Cio?
 Be',  stato ammazzato.
 Sapevo che era morto, ma non...
 S, s. Mentre scontava la pena a Ila. Lo trovarono nella sua cella. Ridotto in poltiglia. Ai
detenuti non piacciono quelli che hanno messo le mani addosso alle ragazzine. L'assassino non fu mai
trovato. Ma non  detto che abbiano fatto grandi sforzi per cercarlo.
Silenzio.
 Mi dispiace di non averti potuto aiutare,  disse Beate.  E in questo momento sono finita
sulla casella Imprevisti, perci...
 Speriamo che la fortuna giri,  disse Katrine.
 Cosa?
 La fortuna.
 Appunto.
 Solo un'ultima cosa,  disse Katrine.  Vorrei fare una chiacchierata con Irja Jacobsen, la
donna che ha fornito l'alibi a Valentin. Risulta fra le persone scomparse. Per ho fatto una ricerca su
internet.
 S?
 Non ha cambiato domicilio, non ha fatto versamenti al fisco n incassato il sussidio o usato la
carta di credito. Non ha fatto viaggi n risulta avere un cellulare intestato a suo nome. Quando una
persona  cos poco attiva, in genere rientra in una di due categorie. La categoria pi grande  quella
delle persone decedute. Per poi ho fatto una scoperta. Una registrazione nei file del lotto. Un'unica
scommessa. Di venti corone.
 Ha giocato al lotto?
 Probabilmente spera che la fortuna giri. A ogni modo, questo significa che rientra nella
seconda categoria.
 Che sarebbe?
 Quelli che cercano di nascondersi.
 E adesso vuoi che ti aiuti a trovarla?
 Ho il suo ultimo domicilio conosciuto di Oslo e l'indirizzo della ricevitoria dove ha
consegnato la schedina. E so che faceva uso di droga.
 Okay,  disse Beate.  Verifico con i nostri infiltrati.
 Grazie.
 Okay.
Pausa.
 C' altro?
 No. S. Che ne pensi di Cantando sotto la pioggia?
 Non mi piacciono i musical. Perch?
 Gli spiriti affini sono difficili da trovare, non sei d'accordo?
Beate fece una risata sommessa.  S, parliamone qualche volta.
Riagganciarono.
Anton aspettava seduto con le braccia conserte. Ascoltava il silenzio. Scrutava il corridoio.
Mona era dal paziente, e sarebbe uscita a momenti. Gli avrebbe rivolto un sorriso allegro.
Magari gli avrebbe messo una mano sulla spalla. Passato le dita fra i capelli. Forse gli avrebbe dato un
bacio frettoloso, facendogli sentire appena appena la lingua che sapeva sempre di menta, per poi
allontanarsi lungo il corridoio. Facendo oscillare il sedere generoso per stuzzicarlo. Forse non lo faceva
apposta, ma a lui piaceva pensare di s. Che contraesse i muscoli, lo dondolasse, lo spingesse in fuori
per lui, per Anton Mittet. S, le soddisfazioni non gli mancavano, come si diceva.
Guard l'ora. Presto gli avrebbero dato il cambio. Stava per sbadigliare quando ud un grido.
Fu sufficiente: si era gi alzato. Spalanc la porta. Vag con lo sguardo da sinistra a destra,
appur che Mona e il paziente erano gli unici presenti.
Mona indugiava accanto al letto con la bocca spalancata e una mano alzata. Non staccava gli
occhi dal paziente.
 ...?  disse Anton, ma non complet la frase perch ud che c'era ancora. Il rumore
dell'apparecchio che registrava il battito cardiaco era cos penetrante  nel silenzio assoluto  che
riusciva a sentire i brevi, regolari bip anche quando era seduto fuori in corridoio.
Mona aveva portato i polpastrelli nel punto in cui le clavicole si uniscono allo sterno, quello che
Laura chiamava la nicchia del ciondolo perch era posato proprio l, il cuoricino d'oro che lui le
aveva regalato per uno di quegli anniversari di nozze che non festeggiavano mai, ma ricordavano
comunque in qualche modo. Forse era anche il punto in cui saliva il cuore vero delle donne quando si
spaventavano, si innervosivano o avevano l'affanno, perch Laura era solita portarsi le dita esattamente
l. Ed era come se la postura di Mona, cos simile a quella di Laura, rubasse tutta la concentrazione di
Anton. Perfino quando Mona gli rivolse un sorriso raggiante e bisbigli, quasi avesse paura di svegliare
il paziente, fu come se le parole arrivassero da un altro punto.
 Ha parlato. Ha parlato.
Katrine impieg tre minuti scarsi a intrufolarsi per le familiari vie traverse fino al sistema del
distretto di polizia di Oslo, ma ebbe maggiori difficolt a trovare le registrazioni degli interrogatori
relativi al caso di stupro dell'Otta Hotell. L'implementazione della direttiva di digitalizzare tutto il
materiale audiovisivo era a buon punto, ma non gli indici. Katrine aveva provato invano con tutte le
stringhe di ricerca che le erano venute in mente: Valentin Gjertsen, Otta Hotell, stupro, eccetera. Stava
per lasciar perdere quando un'acuta voce maschile usc dall'altoparlante riempiendo la stanza.
 Lo aveva chiesto lei, immagino.
Katrine si sent scuotere da un brivido, come quando era in barca con il padre e lui le diceva
calmo che un pesce aveva abboccato. Non sapeva perch, sapeva soltanto che quella era la voce. Era
lui.
 Interessante,  osserv un'altra voce. Bassa, quasi suadente. La voce di un poliziotto che
vuole dei risultati.  Perch dici questo?
 Sono loro a chiedertelo, no? In un modo o nell'altro. E dopo si vergognano e fanno la
denuncia alla polizia. Ma questo lo sapete.
 Perci quella ragazza all'albergo di Otta te lo ha chiesto,  questo che vuoi dire?
 Lo avrebbe fatto.
 Se non te la fossi scopata prima che avesse il tempo di chiedertelo?
 Se mi fossi trovato l.
 Ma se hai ammesso che eri l quella sera, Valentin.
 L'ho detto solo per spingerti a descrivere quello stupro un po' pi nei dettagli. Sai, la vita in
carcere  una gran noia. Bisogna... fare quel che si pu per ravvivarla.
Silenzio.
Poi la risata acuta di Valentin. Katrine rabbrivid sulla sedia stringendosi nel cardigan di lana.
 Che c', hai la faccia di uno che ha venduto il burro... si dice cos, no, agente?
Katrine chiuse gli occhi ed evoc il viso dell'uomo.
 Mettiamo da parte il caso Otta per un momento. Che mi dici della ragazzina su a Maridalen,
Valentin?
 Cosa?
 Sei stato tu, non  vero?
Una grassa risata, questa volta.  Ti devi esercitare un po' di pi in questo numero, agente. La
fase del confronto deve avere l'effetto di una mazzata, non di un grazioso ceffone.
Katrine not che il vocabolario di Valentin era pi ricco di quello di un detenuto comune.
 Quindi neghi di essere stato tu?
 No.
 No?
 No.
Katrine riusc a sentire il fremito di impazienza nel poliziotto quando trasse un respiro e disse
con calma forzata:  Questo significa... che confessi lo stupro e l'omicidio di Maridalen in settembre?
 Se non altro, era abbastanza navigato da specificare la domanda cui sperava di sentirsi rispondere
s da Valentin perch dopo l'avvocato difensore non potesse sostenere che, durante l'interrogatorio,
l'imputato aveva frainteso a cosa o a quale caso si riferisse. Ma colse anche la nota divertita nella voce
dell'altro quando rispose:
 Significa che non  necessario che neghi.
 Che cosa...
 Comincia per a e finisce per i.
Una breve pausa.
 Come puoi essere sicuro su due piedi di avere un alibi per quella sera, Valentin?  passato
tanto tempo.
 Perch me lo sono chiesto quando lui me lo ha raccontato. Che cosa avevo fatto esattamente
quel giorno.
 Chi ti ha raccontato cosa?
 Quello che ha violentato la ragazzina.
Una lunga pausa.
 Adesso ci prendi in giro, Valentin?
 Secondo te, agente Zachrisson?
 Chi ti dice che mi chiamo cos?
 Snarliveien 41. Giusto?
Un'altra pausa. Un'altra risata e la voce di Valentin.  La faccia di uno che ha venduto il burro
e non l'hanno pagato, ecco come si dice. Venduto il burro...
 Chi ti ha raccontato di quello stupro?
 Questo  un carcere per depravati, agente. Di cosa credi che parliamo? Grazie per aver
condiviso la tua esperienza, lo chiamiamo. Ovviamente era convinto di non aver rivelato troppo, ma io
leggo i giornali, e ricordo bene quel caso.
 Allora, Valentin: chi?
 Allora, Zachrisson: quando?
 Quando?
 Quando posso contare di uscire di qui se faccio la spia?
Katrine aveva l'impulso di mandare avanti la registrazione durante le ripetute pause.
 Torno subito.
Una sedia stridette. Una porta si chiuse piano.
Katrine aspett. Udiva il respiro dell'uomo. Ed ebbe una sensazione strana. Come se le venisse
l'affanno. Come se i respiri negli altoparlanti risucchiassero l'aria del suo soggiorno.
Il poliziotto non poteva essersi assentato per pi di qualche minuto, ma le sembr mezz'ora.
 Bene,  disse l'agente e la sedia stridette di nuovo.
 Sei stato veloce. E la mia pena viene ridotta di?
 Lo sai che non siamo noi a stabilire la durata delle pene, Valentin. Ma ne parleremo con un
giudice, okay? Allora, qual  il tuo alibi, e chi  stato a violentare la ragazza?
 Quella sera non sono uscito. C'era anche la mia padrona di casa e a meno che non le sia
venuto l'Alzheimer, lo potr confermare.
 Come fai a ricordare con tanta facilit...
 Ho l'abitudine di annotarmi mentalmente le date degli stupri. So che se non trovate subito il
fortunato prima o poi verrete a chiedermi dov'ero.
 Capisco. E adesso la domanda da un milione di dollari. Chi  stato?
La risposta fu pronunciata lentamente e con una dizione troppo distinta:
 Ju-das Jo-hansen. Una cosiddetta vecchia conoscenza della polizia.
 Judas Johansen?
 Lavori alla Buoncostume e non conosci un famigerato stupratore come lui, Zachrisson?
Un rumore di piedi che strusciavano sul pavimento.  Cosa ti fa pensare che non conosca quel
nome?
 Il tuo sguardo  vuoto come un piccolo universo, Zachrisson. Johansen  il pi grande talento
stupratore dai tempi di... be', dai miei tempi.
Katrine ebbe l'impressione di sentire lo schiocco della mandibola del poliziotto che perdeva il
contatto con la mascella. Ascolt il silenzio crepitante. Le parve di udire le pulsazioni impazzite del
poliziotto, il sudore che gli spuntava sulla fronte mentre cercava di controllare l'impazienza e il
nervosismo di trovarsi davanti al momento cruciale, alla grande svolta, al grande colpo investigativo.
 Do-dove...  balbett Zachrisson, ma fu interrotto da un ululato che si distorse negli
altoparlanti, e a poco a poco Katrine cap che era una risata. La risata di Valentin. Pian piano l'ululato
acuto si trasform in una serie di lunghi singhiozzi scroscianti.
 Ti sto prendendo in giro, Zachrisson. Judas Johansen  gay.  nella cella qui accanto.
 Come?
 Vuoi sentire una storia pi interessante di quella che hai raccontato tu? Judas si scop un
ragazzino, e furono colti in flagrante dalla madre. Purtroppo per Judas il ragazzino non aveva fatto
coming out e la sua famiglia era del tipo ricco e conservatore. Perci denunciarono Judas per stupro.
Judas, che non ha mai fatto del male a una mosca. O si dice ad anima viva? Mosca, anima viva. Anima
viva. Mosca. A ogni modo, che ne diresti di riprendere in esame il suo caso se ricevessi altre
informazioni? Posso darti qualche dritta su quello che il ragazzino ha combinato in seguito. Immagino
che l'offerta di uno sconto sia ancora valida, no?
Gambe di sedie che stridevano sul pavimento. Lo schianto di una sedia che si rovesciava. Un
clic e poi silenzio. Avevano spento il registratore.
Katrine rimase seduta fissando lo schermo del pc. Si accorse che fuori era sceso il buio. Le teste
di merluzzo si erano freddate.
 S, s,  disse Anton Mittet.  Ha parlato!
Anton Mittet era fuori nel corridoio con il cellulare premuto contro l'orecchio mentre
controllava il cartellino di riconoscimento dei due medici accorsi. I loro visi tradivano un misto di
stupore e irritazione: non si ricordava di loro?
Con un gesto Anton li invit a passare, e i due si affrettarono a entrare dal paziente.
 Ma che cosa ha detto?  domand Gunnar Hagen al telefono.
 Lei lo ha sentito soltanto mormorare, non le parole.
  sveglio, adesso?
 No, subito dopo ha di nuovo perso conoscenza. Ma i medici dicono che a questo punto pu
risvegliarsi da un momento all'altro.
 Ho capito,  disse Hagen.  Tienimi aggiornato, okay? Chiama in qualsiasi momento. In
qualsiasi momento.
 S.
 Bene. Bene. Anche l'ospedale ha l'ordine permanente di informarmi, ma... be', loro hanno
altro cui pensare.
 Naturalmente.
 Gi, non  vero?
 Certo.
 Appunto.
Anton ascolt il silenzio. Gunnar Hagen stava cercando di dirgli qualcosa?
Il caposezione riagganci.
9.
Katrine atterr a Gardermoen alle nove e mezzo, sal sul treno dell'aeroporto e si lasci
trasportare da un capo all'altro di Oslo. O, per la precisione, sotto Oslo. Aveva abitato l, ma i pochi
scorci della citt che riusc a cogliere non incoraggiavano i sentimentalismi. Una skyline mediocre.
Basse, dolci colline soffici di neve, paesaggi addomesticati. Sui sedili del treno, visi cupi, inespressivi,
nessuna traccia di quella comunicazione spontanea, futile fra estranei cui era abituata a Bergen. Poi su
quella che era una delle tratte ferroviarie pi costose del mondo si verific un altro errore nella
segnaletica, e si fermarono nel buio pesto di una galleria.
Aveva motivato la richiesta della trasferta a Oslo con il fatto che nel loro distretto di polizia 
quello di Hordaland  c'erano stati tre casi di violenza carnale irrisolti che presentavano tratti in
comune con quelli verosimilmente attribuibili a Valentin Gjertsen. Aveva spiegato che se fossero
riusciti a collegare quei casi a Valentin, avrebbero potuto aiutare indirettamente la Kripos e il distretto
di polizia di Oslo nelle indagini sui poliziotti uccisi.
 E perch non possiamo lasciare che se ne occupi la polizia di Oslo da sola?  le aveva chiesto
il capo del personale e dell'Anticrimine di Bergen, Knut Mller Nilsen.
 Perch la sua percentuale di casi risolti  del venti virgola otto mentre la nostra  del
quarantuno virgola uno.
Mller Nilsen era scoppiato in una fragorosa risata, e Katrine aveva capito di avere il biglietto
aereo in tasca.
Il treno ripart con uno scossone e la carrozza risuon di sospiri, sollevati, irritati, rassegnati.
Katrine scese a Sandvika e prese un taxi fino a Eiksmarka.
La vettura si ferm davanti al civico 33 di Jssingveien. Katrine mise i piedi sulla neve sciolta
grigia. A parte l'alta recinzione intorno all'edificio di mattoni rossi, poco e niente rivelava che l'istituto
di pena e di detenzione preventiva di Ila ospitasse alcuni dei pi feroci assassini, pescecani della droga
e criminali sessuali del paese. Fra gli altri. Lo statuto del carcere dichiarava che era un istituto
nazionale per detenuti maschi con particolari esigenze in fatto di misure di supporto.
Supporto a non evadere, pens Katrine. Supporto a non mutilare. Supporto in ci che sociologi
e criminologi per qualche ragione consideravano un desiderio condiviso dalla specie in generale:
diventare buoni membri del consorzio umano, contribuire al bene del branco, essere integrati nella
societ esterna.
Katrine era stata ricoverata nel reparto psichiatrico di Bergen per un periodo sufficiente da
sapere che perfino i devianti non-criminali di solito non erano minimamente interessati a contribuire al
benessere della societ, e l'unica comunione che riconoscevano era quella con s stessi e i propri
demoni. Per il resto desideravano solo essere lasciati in pace. Ma questo non necessariamente
significava che desiderassero lasciare in pace gli altri.
Le aprirono, lei mostr il tesserino di riconoscimento e l'autorizzazione per la visita che aveva
ricevuto via e-mail e, un varco dopo l'altro, si addentr nella magione.
Una guardia carceraria l'aspettava a gambe larghe, braccia conserte e con le chiavi tintinnanti.
Ostentava pi baldanza e sicurezza del solito perch la visitatrice era della polizia, la casta braminica
dei tutori dell'ordine, quelli che inducono immancabilmente le guardie carcerarie, i vigilantes e perfino
gli ausiliari del traffico a compensare in modo eccessivo con la gesticolazione e il tono di voce.
Katrine si comport come faceva sempre in situazioni simili: fu pi gentile e affabile di quanto
la sua indole le dettasse.
 Benvenuta nella fogna,  le disse la guardia, una frase che Katrine era abbastanza sicura non
usasse con i visitatori abituali ma avesse escogitato preventivamente, una dichiarazione che rivelava la
giusta combinazione di humour nero e di cinismo pragmatico nei confronti del suo lavoro.
Per, tutto sommato, quell'immagine non era male, pens mentre percorrevano insieme i
corridoi del carcere. O forse sarebbe stato meglio chiamarlo apparato gastrointestinale. Il luogo dove la
digestione della legge riduceva i suoi individui condannati a una massa marrone puzzolente che a un
certo punto doveva essere riespulsa. Tutte le porte erano chiuse, i corridoi deserti.
 Il braccio dei pervertiti,  spieg la guardia aprendo con la chiave un'altra porta di ferro in
fondo al corridoio.
 Quindi, hanno un braccio tutto per s?
 S. Se gli stupratori sono riuniti in un unico luogo, ci sono meno possibilit che i vicini
facciano lega contro di loro.
 Come, facciano lega?  ripet Katrine con stupore simulato e fingendo di non sapere.
 S, gli stupratori sono altrettanto odiati qui che nel resto della societ. Se non di pi. E qui
abbiamo assassini che hanno un controllo degli impulsi minore del tuo e del mio. Perci, in una brutta
giornata...  Si port la chiave che aveva in mano alla gola con un gesto teatrale.
 Li uccidono?  proruppe Katrine inorridita, e per un momento si chiese se avesse esagerato.
Ma la guardia non si scompose.
 Be', forse non arrivano a tanto. Ma a una bella ripassata s. In infermeria c' sempre qualche
maniaco con braccia e gambe fratturate. Dicono di essere caduti per le scale o scivolati nella doccia.
Non hanno neanche il coraggio di fare la spia, capisci?  Serr la porta alle loro spalle e inspir.  Lo
senti questo odore?  di sperma sul pannello elettrico a parete caldo. Si secca immediatamente. A
quanto pare si fissa al metallo e non va pi via. Sembra carne umana bruciata, vero?
 Homunculus,  disse Katrine inspirando. Lei sentiva solo odore di pareti tinteggiate da poco.
 Eh?
 Nel Seicento credevano che lo sperma contenesse esseri umani minuscoli,  rispose. Scorse lo
sguardo torvo della guardia e cap di aver fatto un passo falso, che avrebbe dovuto fingersi scioccata.
 Allora,  si affrett ad aggiungere.  Valentin scontava la sua pena qui al sicuro, insieme a
quelli come lui?
La guardia scosse la testa.  Fu messa in giro la voce che aveva stuprato le due ragazzine di
Maridalen e di Tryvann. E per i detenuti che hanno usato violenza su minori  diverso. Perfino uno
stupratore famigerato odia uno che si fa i bambini.
Katrine trasal, e questa volta non per finta. Fu soprattutto per la disinvoltura con cui l'uomo
aveva pronunciato quell'espressione.
 Quindi Valentin si prese una bella lezione?
 Lo puoi ben dire.
 E quella voce, qualche idea su chi possa averla messa in giro?
 S,  rispose la guardia mentre con la chiave apriva un'altra porta.  Siete stati voi.
 Noi? La polizia?
 Un poliziotto venne qui fingendo di interrogare i detenuti sui due casi. Ma pi che fare
domande diede informazioni, ho saputo.
Katrine annu. Ne aveva sentito parlare. A volte, quando la polizia era sicura che un detenuto
fosse colpevole di violenza su minori, ma non riusciva a provarlo, provvedeva a farlo punire in altro
modo. Bastava informare i compagni di detenzione giusti. Quelli con il maggior potere. O il minor
controllo degli istinti.
 E voi siete rimasti a guardare?
La guardia si strinse nelle spalle.  Che cosa possiamo fare noialtri secondini?  E poi, a voce
pi bassa, aggiunse:  E in quel caso particolare, forse neanche ci dispiaceva...
Superarono una sala comune.  Che vuoi dire?
 Valentin Gjertsen era un demonio malato. Assolutamente malvagio. Una di quelle persone
che ti inducono a chiederti perch il Signore abbia voluto metterle al mondo. C'era una guardia donna
qui, e lui...
 Ehi, eccoti.
La voce era mite e Katrine si volt istintivamente verso sinistra. Due uomini stavano davanti a
un bersaglio di freccette. Incroci lo sguardo sorridente del detenuto che aveva parlato, un uomo
magro, vicino ai quaranta, forse. I pochi capelli biondi rimasti erano pettinati all'indietro sopra il cranio
rosso. Una malattia della pelle, pens Katrine. O forse avevano il solarium, visto il loro particolare
bisogno di supporto.
 Ormai pensavo che non venissi pi . Con gesti lenti l'uomo estrasse le freccette fissando con
insistenza Katrine negli occhi. Ne prese una, la piant nel centro rosso sangue del bersaglio, nel
barilotto. Sogghign mentre la conficcava di pi. Poi la estrasse. Schiocc le labbra. L'altro detenuto
non rise come Katrine si era aspettata. Invece, rivolse al compagno di partita un'espressione
preoccupata.
La guardia afferr con delicatezza Katrine sotto il braccio per allontanarla, ma lei si liber
alzando la mano mentre il suo cervello girava al massimo alla ricerca di allusioni. Rifiutava quelle
ovvie tra freccette e dimensioni di organi genitali.
 Meno sturalavandini chimico nella lozione per capelli, magari?
Katrine allung il passo, ma le era chiaro che, se non aveva centrato il barilotto, ci era andata
vicino. L'uomo era arrossito per un attimo prima di rivolgerle una specie di saluto militare
sogghignando ancora pi forte.
 Valentin parlava con qualcuno?  domand mentre la guardia apriva la porta della cella con la
chiave.
 Con Jonas Johansen.
 Quello che chiamano Judas?
 S. Condannato per aver violentato un uomo. Non ce ne sono molti, in effetti.
 E adesso dov'?
  evaso.
 Come ha fatto?
 Non lo sappiamo.
 Non lo sapete?
 Ascolta, qui c' molta gente schifosa, ma non siamo un carcere di massima sicurezza come
Ullersmo. In questo braccio, poi, i reclusi scontano pene limitate. Quel Judas aveva varie circostanze
attenuanti. E Valentin aveva solo una condanna per tentata violenza carnale. Gli stupratori seriali sono
detenuti altrove. Perci non abusiamo delle risorse per sorvegliare gli uomini di questo braccio. Tutte le
mattine li contiamo, e rare volte capita che manchi qualcuno, e allora li facciamo rientrare tutti nelle
celle per scoprire chi manca. Ma se il numero corrisponde, tutto procede secondo la solita routine.
Scoprimmo che Judas Johansen era sparito e lo comunicammo alla polizia. Poi non ci pensai pi di
tanto, perch fra capo e collo ci capit quell'altra storia.
 Vuoi dire...?
 S. L'omicidio di Valentin.
 Quindi Judas non era qui quando accadde?
 Esatto.
 Chi pensi possa averlo ucciso?
 Non lo so.
Katrine annu. La risposta era stata un po' troppo automatica, un po' troppo precipitosa.
 Non lo dir a nessuno, lo giuro. Perci ti chiedo: chi pensi sia stato a uccidere Valentin?
La guardia inspir fra i denti mentre la scrutava. Come per controllare se gli fosse sfuggito
qualcosa alla prima ispezione.
 Qui erano in parecchi a odiare Valentin e ad averne il terrore. Forse qualcuno, o alcuni, aveva
scoperto di avere pi di un motivo per rendergli la pariglia. Quello che lo ha ucciso doveva provare un
odio feroce, a ogni modo. Valentin era... come dire?  Katrine vide il pomo d'Adamo dell'agente salire
e scendere sopra il colletto della divisa.  Il suo corpo sembrava una massa di gelatina, non ho mai
visto nulla del genere.
 Allora, forse  stato picchiato con un'arma contundente?
 Non ne ho idea, per era irriconoscibile. La faccia era una poltiglia. Se non fosse stato per
quel tatuaggio lugubre che aveva sul petto non so come avremmo fatto a riconoscerlo. Non sono un
tipo sensibile, ma dopo quella maledetta storia ho avuto gli incubi.
 Che genere di tatuaggio era?
 Che genere?
 S, che...  Katrine si rese conto che stava uscendo dal ruolo della poliziotta gentile e si
sforz di mascherare l'irritazione.  Che cosa raffigurava il tatuaggio?
 Be', non saprei. Era un viso. Molto sinistro. Era come tirato ai lati. Come se fosse bloccato e
cercasse di liberarsi.
Katrine annu lentamente.  Di uscire dal corpo in cui era imprigionato.
 S, esatto, s. Conosci...?
 No,  rispose Katrine. Ma conosco la sensazione.  E quindi non avete ritrovato Judas?
 Voi non avete ritrovato Judas.
 Gi. E secondo te perch noi non lo abbiamo fatto?
L'agente di custodia si strinse nelle spalle.  E io che ne so? Per immagino che uno come
Judas non sia tra le vostre priorit. Ripeto, c'erano le circostanze attenuanti, e il pericolo di una recidiva
era minimo. In effetti aveva quasi finito di scontare la pena, probabilmente gli  venuta la febbre,
all'idiota.
Katrine annu. La febbre del rilascio. Quella che arrivava quando la data si avvicinava, quando
il detenuto cominciava a pensare alla libert e di colpo non sopportava di rimanere recluso neanche un
giorno di pi.
 C' qualcun altro qui che mi potrebbe dire qualcosa su Valentin?
La guardia scosse la testa.  A parte Judas, evitava gli altri. Nessuno voleva avere niente a che
vedere con lui, del resto. Per la miseria, faceva paura. Era come se succedesse qualcosa all'aria quando
entrava in una stanza.
Katrine continu a fargli domande finch si rese conto che cercava solo di giustificare la perdita
di tempo e il biglietto aereo.
 Hai accennato a quello che Valentin aveva fatto,  disse.
 Ah s?  si affrett a dire lui e guard l'orologio.  Oh. Devo...
Mentre riattraversavano la sala comune Katrine vide soltanto l'uomo magro dal cranio rosso. Se
ne stava impalato con le braccia ciondoloni a fissare il bersaglio vuoto. Le freccette erano sparite. Si
gir adagio, e lei non riusc a evitare di guardarlo a sua volta. Il ghigno era sparito, e gli occhi erano
smorti e grigi come meduse.
L'uomo grid qualcosa. Quattro parole, che ripet. A voce alta e stridula, come un uccello che
annunci un pericolo. Poi scoppi a ridere.
 Non fare caso a lui,  disse l'agente.
La risata alle loro spalle si affievol mentre si allontanavano gi per il corridoio.
Infine Katrine si ritrov all'aperto e inspir l'aria pungente satura di pioggia.
Prese il cellulare, spense il registratore che aveva acceso al suo arrivo e chiam Beate.
 Ho finito a Ila. Hai tempo, adesso?
 Metto su la caffettiera a filtro.
 Ah. Non hai...
 Sei una poliziotta, Katrine. E bevi il caff fatto con il filtro, okay?
 Ascolta, di solito mangiavo al Caf Sara in Torggata, e tu hai bisogno di mettere il naso fuori
dal laboratorio. Pranzo. Offro io.
 Mi pare proprio il caso.
 Eh?
 L'ho trovata.
 Chi?
 Irja Jacobsen.  viva. Almeno, se ci sbrighiamo.
Decisero di vedersi di l a tre quarti d'ora e riagganciarono. Mentre aspettava il taxi Katrine
riascolt la registrazione. Aveva fatto in modo che l'estremit del telefonino munita di microfono
spuntasse dalla tasca, e giunse alla conclusione che con degli auricolari buoni probabilmente avrebbe
potuto decifrare quello che aveva raccontato l'agente di custodia. Torn indietro e riascolt la parte per
la quale non aveva bisogno degli auricolari. Il grido d'avvertimento del cranio rosso:
Valentin vive. Valentin uccide. Valentin vive. Valentin uccide.
 Si  risvegliato stamattina,  disse Anton Mittet mentre si affrettava lungo il corridoio insieme
a Gunnar Hagen.
Appena li vide arrivare Silje si alz dalla sedia.
 Puoi andare, adesso, Silje,  le disse Anton.  Ti sostituisco io.
 Ma il tuo turno inizia fra un'ora.
 Puoi andare, ho detto. Vai.
La ragazza scrut Anton. Guard l'altro.
 Gunnar Hagen,  si present l'uomo tendendo la mano.  Capo dell'Anticrimine.
 Lo so chi sei,  disse lei stringendola.  Silje Gravseng. Spero di lavorare con te un giorno.
 Bene,  comment lui.  Allora puoi cominciare facendo come ti dice Anton.
Silje gli fece un cenno d'assenso.  Sulla mia consegna c' scritto il tuo nome, e naturalmente...
Anton la guard mentre riponeva le sue cose nella borsa.
 Comunque, questo  il mio ultimo giorno di tirocinio,  disse.  Adesso dovr cominciare a
pensare all'esame.
 Silje  una diplomanda della Scuola di polizia,  spieg Anton.
 Allieva della Scuola di polizia, si dice adesso,  puntualizz Silje.  Commissario capo, mi
chiedevo una cosa.
 S?  disse Hagen accogliendo con un sorriso sghembo quei paroloni.
 Quella leggenda che lavorava con te. Harry Hole. Dicono che non abbia mai preso una
cantonata. Che abbia risolto tutti i casi di omicidio su cui ha indagato.  vero?
Anton tossicchi per metterla in guardia e la fiss, ma Silje fece finta di niente.
Il sorriso sghembo di Hagen si raddrizz e si ingrand.  Innanzitutto uno pu avere dei casi
irrisolti sulla coscienza senza che questo significhi che abbia preso delle cantonate. O no?
Silje Gravseng non rispose.
 Quanto a Harry e ai casi irrisolti...  si stropicci il mento.  Be', probabilmente hanno
ragione. Ma dipende dai punti di vista.
 Punti di vista?
  rientrato da Hong Kong per indagare su un omicidio per il quale era stato arrestato il suo
figliastro. E anche se  riuscito a far rilasciare Oleg e un altro ha confessato, l'omicidio di Gusto
Hanssen non  mai stato risolto davvero. Non ufficialmente, almeno.
 Grazie,  disse Silje con un breve sorriso.
 In bocca al lupo per la carriera,  le disse Gunnar Hagen.
Gunnar indugi guardandola sparire in fondo al corridoio. Non tanto perch gli uomini
guardano sempre una bella ragazza, quanto per rinviare ancora di qualche secondo il compito che lo
aspettava, pens Anton. Aveva percepito il nervosismo del caposezione. Poi Hagen si volt verso la
porta chiusa. Si abbotton la giacca. Si alz sulle punte come un tennista che aspetti il servizio
dell'avversario.
 Allora, io entro.
 D'accordo,  disse Anton.  Io tengo d'occhio qui.
 S,  disse Hagen.  S.
A met pranzo, Beate chiese a Katrine se all'epoca fosse andata a letto con Harry.
All'inizio le aveva spiegato che un agente sotto copertura aveva riconosciuto la foto della donna
che aveva testimoniato il falso, Irja Jacobsen. Aveva riferito che se ne stava praticamente rintanata in
una specie di comune dalle parti di Alexander Kiellands plass, che tenevano d'occhio perch era una
base dello spaccio di anfetamine. Ma la polizia non era molto interessata a Irja, che non spacciava,
semmai comprava.
Poi il discorso era passato alla situazione lavorativa, alla sfera privata e ai bei vecchi tempi. Per
senso del dovere Katrine aveva protestato all'affermazione di Beate secondo la quale all'epoca faceva
venire il torcicollo a mezza Anticrimine quando percorreva i corridoi con incedere maestoso. Allo
stesso tempo si era resa conto che quello era il modo in cui le donne si ridimensionavano a vicenda:
sottolineare quanto erano state belle. Soprattutto se personalmente non erano bellissime. Ma anche se
non aveva mai fatto venire il torcicollo a nessuno Beate non era neppure mai stata il tipo che lanciava
frecce avvelenate. Era silenziosa, una che arrossiva con facilit, una grande lavoratrice, leale, che
combatteva con armi pulite. Evidentemente qualcosa era cambiato. Forse era colpa di quell'unico
bicchiere di vino bianco che si erano concesse, ma Beate non aveva mai avuto l'abitudine di fare
domande personali cos dirette.
Se non altro Katrine era contenta di avere la bocca talmente piena di pita da potersi limitare a
scuotere la testa.
 Comunque,  disse appena ebbe deglutito.  Ammetto che di tanto in tanto ci ho fatto un
pensierino. Harry te ne ha mai accennato?
 Harry mi raccontava quasi tutto,  rispose Beate levando il bicchiere con l'ultimo goccio. 
Mi chiedevo solo se mi avesse mentito negando che tu e lui...
Katrine chiese il conto con un gesto della mano.  Perch pensavi che ci fossi andata a letto?
 Avevo notato come vi guardavate. Come vi parlavate.
 Harry e io litigavamo, Beate!
 Appunto.
Katrine scoppi a ridere.  E che mi dici di te e di Harry?
 Harry? Impossibile. Eravamo troppo amici. Poi mi sono messa con Halvorsen...
Katrine annu. L'agente che lavorava in coppia con Harry, un giovane investigatore di Steinkjer
che aveva fatto in tempo a mettere incinta Beate prima di essere ucciso in servizio.
Pausa.
 Che c'?
Katrine si strinse nelle spalle. Tir fuori il cellulare e le fece ascoltare la fine della registrazione.
 A Ila ci sono dei pazzi furiosi,  disse Beate.
 Sono stata ricoverata in un reparto psichiatrico, perci so che aria tira,  disse Katrine.  Ma
mi chiedo come abbia fatto a capire che ero l per Valentin.
Seduto sulla sua sedia, Anton Mittet vide Mona venirgli incontro. Si rifece gli occhi. La vide
posare un piede davanti all'altro come se procedesse su una fune. Forse camminava semplicemente
cos. O forse camminava cos per lui. Poi lo raggiunse, si lanci automaticamente un'occhiata alle
spalle per controllare che non arrivasse nessuno. Gli pass la mano nei capelli. Lui rimase seduto, le
cinse le cosce con le braccia, alz gli occhi e la guard.
 Allora?  le chiese.  Hanno assegnato anche a te questo turno?
 S,  rispose lei.  Altman non c' pi, lo hanno rimandato in oncologia, pare.
 Allora immagino che ti vedr pi spesso,  disse Anton sorridendo.
 Non  cos sicuro,  disse lei.  A quanto sembra secondo gli esami l'uomo di l si sta
riprendendo rapidamente.
 Ma noi continueremo a vederci.
Lo disse con tono scherzoso. Ma non era uno scherzo. E probabilmente lei lo sapeva. Fu per
questo che parve irrigidirsi, che il suo sorriso si trasform in una smorfia, che si liber della stretta
guardandosi alle spalle fingendo di temere che qualcuno potesse vederli? Anton ritrasse le mani.
 Il capo dell'Anticrimine  di l da lui.
 A fare che?
 A parlargli.
 Di cosa?
 Non lo posso dire,  rispose Anton. Invece di Non lo so. Dio, quant'era patetico.
In quello stesso istante la porta si apr e Gunnar Hagen apparve. Si ferm e il suo sguardo vag
da Mona ad Anton, poi di nuovo a Mona. Come se avessero messaggi in codice stampati in faccia. Se
non altro, una pennellata di rosso aveva tinto il viso di Mona mentre infilava la porta alle spalle di
Hagen.
 Allora?  domand Anton sforzandosi di apparire impassibile. E nello stesso istante si rese
conto che lo sguardo di Hagen non era quello di uno che aveva capito, ma di uno che non aveva capito.
Lo fissava come se fosse un marziano, il suo era lo sguardo confuso di un uomo cui avevano appena
capovolto tutta la visione dell'esistenza.
 Quello di l...  disse Hagen indicando con il pollice sopra la spalla.  Non devi permettere
che gli succeda qualcosa, Anton. Mi hai sentito? Non devi permettere che gli succeda qualcosa.
Anton lo ud ripetere agitato tra s le ultime parole mentre a passo rapido si allontanava gi per
il corridoio.
10.
Appena scorse la faccia nel vano della porta, per prima cosa Katrine pens che avessero
sbagliato indirizzo, che quella donna anziana dai capelli grigi e dal viso sciupato non potesse essere Irja
Jacobsen.
 Cosa volete?  domand Irja scrutandole con uno sguardo torvo e sospettoso.
 Ti ho telefonato io,  disse Beate.  Vorremmo parlare di Valentin.
La donna richiuse la porta di schianto.
Beate aspett che il rumore di passi all'interno cessasse. Poi abbass la maniglia e apr la porta.
Ai pioli del corridoio erano appesi indumenti e sacchetti di plastica. Gli immancabili sacchetti
di plastica. Perch i tossici si circondano sempre di sacchetti di plastica? pens Katrine. Perch
volevano per forza che tutti i loro averi fossero custoditi, protetti, trasportati nell'imballaggio pi
fragile, pi inaffidabile? Perch rubavano motorini, attaccapanni a stelo e servizi da t, qualunque cosa,
ma mai articoli quali valigie e borse da viaggio?
L'appartamento era sporco, ma non in condizioni penose come la maggior parte dei covi di
tossici che aveva visto. Forse era la donna di casa, Irja, a mettere qualche paletto e a prendere
l'iniziativa. Perch Katrine dava per scontato che fosse l'unica donna. Segu Beate nel soggiorno. Su un
divano vecchio ma integro era disteso un uomo che dormiva. Sicuramente ubriaco. La stanza odorava
di sudore, di fumo, di legno marinato nella birra e di qualcosa di dolciastro che Katrine non riusciva n
desiderava individuare meglio. Lungo la parete era immagazzinata la refurtiva d'obbligo, cataste di
tavole da surf per bambini, tutte avvolte in plastica trasparente, decorate con lo stesso squalo bianco
dalle fauci spalancate e sulla punta il segno nero di un morso che doveva dare l'illusione che ne avesse
staccato un pezzo. Solo gli di sapevano come sarebbero riusciti a smerciarle.
Beate e Katrine proseguirono fino alla cucina dove Irja si era seduta al piccolo tavolo e stava
rollando una sigaretta. Il tavolo era coperto da una tovaglietta e sul davanzale c'era una zuccheriera con
dei fiori di plastica.
Katrine e Beate si sedettero di fronte a lei.
 Non si fermano mai,  disse Irja indicando con un cenno della testa la trafficata Uelands gate
fuori della finestra. La sua voce rivel esattamente quella raucedine aspra che Katrine si aspettava dopo
aver visto l'abitazione e quella decrepita trentenne.  Non fanno che correre. Ma dove vanno tutti
quanti?
 A casa,  sugger Beate.  O via di casa.
Irja fece spallucce.
 Anche tu sei andata via di casa, mi pare,  intervenne Katrine.  Il tuo indirizzo all'anagrafe...
 L'ho venduta,  disse Irja.  L'avevo ereditata. Era troppo grande. Era troppo...  Tir fuori
una lingua bianca e secca e lecc il bordo della cartina mentre Katrine completava in silenzio la frase:
Troppo allettante venderla perch il sussidio non bastava pi a coprire il consumo di droga.
 ... troppo piena di brutti ricordi.
 Che genere di ricordi?  domand Beate, e Katrine ebbe un sussulto. Beate lavorava nella
Scientifica, non era un'esperta di interrogatori, e adesso si stava allargando troppo, la incitava a
raccontare tutta la tragedia della sua vita. E nessuno era capace di raccontarla pi nei dettagli e
lentamente di una tossica piena di autocommiserazione.
 Di Valentin.
Katrine si raddrizz. Forse, nonostante tutto, Beate sapeva il fatto suo.
 Cosa faceva?
La donna si strinse di nuovo nelle spalle.  Aveva preso in affitto il seminterrato. Era... l.
 Come, era l?
 Non conoscete Valentin.  diverso. ...
Fece scattare invano l'accendino.  Lui...  lo fece scattare ancora ripetutamente.
 Era pazzo?  sugger Katrine impaziente.
 No!  Infuriata, Irja gett l'accendino.
Katrine imprec tra s e s. Adesso era lei la dilettante che faceva domande tendenziose
restringendo la quantit di informazioni che avrebbero potuto ricevere.
 Tutti dicono che Valentin era pazzo! Non  pazzo!  solo che fa qualcosa...  Guard la
strada sotto la finestra. Abbass la voce.  Fa qualcosa con l'aria. La gente si spaventa.
 Ti picchiava?  chiese Beate.
Anche lei era tendenziosa. Katrine cerc lo sguardo di Beate.
 No,  rispose Irja.  Non mi picchiava. Mi strangolava. Se lo contraddicevo. Era fortissimo,
gli bastava prendermi per il collo con una mano sola e stringere. Continuava finch tutto girava, era
impossibile scansare quella mano.
Katrine dedusse che il sorriso apparso sulla faccia di Irja fosse una sorta di umorismo macabro.
Fino a quando Irja continu.
 ... e la cosa strana era che mi faceva sballare. E mi eccitava.
Katrine non riusc a trattenere una smorfia. Aveva letto che un deficit di ossigeno nel cervello
pu avere quell'effetto su alcune persone, ma addirittura quando a provocarlo era un bruto?
 E poi facevate sesso?  domand Beate, si chin e raccolse l'accendino dal pavimento. Lo
azion, lo tese verso Irja. Irja si infil subito la sigaretta tra le labbra, si sporse in avanti e aspir la
fiamma inaffidabile. Ributt fuori il fumo, si accasci contro lo schienale della sedia e parve
implodere, come se il suo corpo fosse un sacco sotto vuoto che la sigaretta aveva appena bucato con la
punta incandescente.
 Lui non sempre aveva voglia di scopare,  disse Irja.  E allora usciva. E io lo aspettavo,
sperando che tornasse presto.
Katrine dovette sforzarsi per non sbuffare o manifestare in altro modo il suo disprezzo.
 E cosa faceva quando usciva?
 Non lo so. Non ne parlava, e io...  Di nuovo quell'alzata di spalle. L'alzata di spalle come
filosofia di vita. La rassegnazione come analgesico.  Probabilmente non volevo sapere.
Beate tossicchi.  Gli hai fornito un alibi per le sere in cui furono uccise quelle due ragazze. A
Maridalen e...
 S, s, bla bla,  la interruppe Irja.
 Per a differenza di quanto dichiarasti durante gli interrogatori non era a casa con te, vero?
 E come cazzo faccio a ricordarmelo? Me lo aveva ordinato lui, no?
 Di fare cosa?
 Valentin me lo disse la prima notte che, come dire... be', insomma, passammo insieme. Che
la polizia mi avrebbe fatto domande del genere a ogni nuovo stupro, solo perch una volta avevano
sospettato di lui ma non erano riusciti a farlo condannare. E se non avesse avuto un alibi per i casi
futuri, la polizia avrebbe cercato di farlo condannare anche se lui aveva la coscienza pi che pulita.
Disse che di solito la polizia si comporta cos con chi ritiene l'abbia fatta franca in altri casi. Perci
dovevo giurare che era in casa, comunque, a prescindere dal momento. In questo modo ci saremmo
entrambi risparmiati un sacco di guai e perdite di tempo, disse. Non fa una grinza, pensai.
 E pensavi veramente che fosse innocente in tutti quegli stupri?  domand Katrine.  Anche
se sapevi che ne aveva gi commessi.
 Cazzo, no che non lo sapevo!  grid Irja, e udirono un brontolio sommesso proveniente dal
soggiorno.  Non sapevo niente!
Katrine fu sul punto di insistere quando sent la mano di Beate darle una rapida stretta al
ginocchio sotto il tavolo.
 Irja,  disse Beate in tono mite.  Se non sai niente, perch adesso volevi parlare con noi?
Irja la guard togliendosi striscioline di tabacco immaginarie dalla punta della lingua. Riflett.
Prese una decisione.
 Vedi, lui era stato condannato. Per tentata violenza carnale, giusto? E mentre pulivo il
seminterrato per affittarlo a un altro inquilino, trovai quelle... quelle...  La sua voce parve andare a
sbattere contro un muro e non riuscire pi a proseguire.  Quelle...  I suoi grandi occhi ricamati di
sangue si riempirono di lacrime.  Quelle foto.
 Che genere di foto?
Irja tir su col naso.  Di ragazze. Ragazzine, quasi bambine. Legate e con un coso sulla
bocca...
 Uno straccio appallottolato? Un bavaglio?
 Imbavagliate, s. Erano sedute su una sedia o su un letto. E si vedeva il lenzuolo macchiato di
sangue.
 E c'era anche Valentin in quelle foto?  domand Beate.
Irja scosse la testa.
 Quindi forse erano truccate,  disse Katrine.  In rete circolano delle cosiddette foto di stupri
realizzate da professionisti per il pubblico che apprezza queste cose.
Irja scosse di nuovo la testa.  Erano troppo terrorizzate. Lo si vedeva dagli occhi. Io... ci ho
riconosciuto il terrore di quando Valentin doveva... voleva...
 Katrine sta cercando di dire che non necessariamente  stato Valentin a scattare quelle foto.
 Le scarpe,  disse Irja tirando su col naso.
 Cosa?
 Valentin portava certe scarpe lunghe, a punta, da cowboy, con una fibbia sul lato. In una foto
si vedevano quelle scarpe sul pavimento vicino al letto. E allora capii che poteva essere vero. Che forse
aveva veramente violentato come dicevano. Ma il peggio non era questo...
 No?
 Si vedeva la tappezzeria dietro il letto. Ed era la stessa, lo stesso disegno. La foto era stata
scattata nel seminterrato. Il letto era quello in cui io e lui avevamo...  Serr gli occhi e strizz due
minuscole gocce d'acqua.
 E allora cosa facesti?  chiese Katrine.
 Secondo te?  sibil Irja portandosi l'avambraccio sotto il naso.  Mi rivolsi a voi! A voi che
per cos dire dovreste proteggerci.
 E noi che cosa ti dicemmo?  domand Katrine senza riuscire a dissimulare l'antipatia.
 Voi diceste che avreste verificato. E allora andaste da Valentin con quelle foto, ma
ovviamente lui riusc a cavarsi d'impaccio. Disse che si trattava di un gioco volontario, che non
ricordava i nomi delle ragazze, che non le aveva pi riviste e chiese se qualcuna lo avesse denunciato.
E visto che nessuna lo aveva fatto la cosa fin l. O meglio, fin per voi. Per me era appena
cominciata...
Si port con delicatezza le nocche degli indici sotto gli occhi, ovviamente convinta di essere
truccata.
 Eh?
 A Ila hanno il permesso di fare una telefonata alla settimana. Lui mi disse che voleva
parlarmi. E cos lo andai a trovare.
Katrine non aveva bisogno di sentire il seguito.
 Lo aspettavo seduta nella sala visite. E quando entr, bast un suo sguardo e mi sentii la sua
mano intorno alla gola. Cazzo, non riuscivo a respirare. Lui si sedette e mi disse che se mi fossi lasciata
scappare una sola parola riguardo agli alibi mi avrebbe uccisa. Se avessi parlato comunque con la
polizia, non importava di cosa, mi avrebbe ammazzata. E che se credevo che sarebbe rimasto in carcere
ancora per molto mi sbagliavo. Poi si alz e se ne and. E non dovevo pi arrovellarmi. Sapendo quello
che sapevo, mi avrebbe ammazzata comunque, alla prima occasione. Andai dritta a casa, sprangai tutte
le porte e piansi di terrore per tre giorni. Il quarto giorno mi chiam una cosiddetta amica per chiedermi
un prestito. Mi chiedeva soldi a intervalli regolari, si faceva di una roba nuova, simile all'eroina, che in
seguito fu battezzata violina. Di solito riagganciavo, ma quella volta no. La sera dopo venne da me e mi
aiut a farmi il primo buco della mia vita. E, Dio, se mi fece bene. La violina... aggiustava tutto...
faceva...
Katrine scorse la luce di un vecchio innamoramento nello sguardo della donna devastata.
 E ne diventasti schiava anche tu,  concluse Beate.  Vendesti la casa...
 Non lo feci solo per i soldi,  disse Irja.  Dovevo fuggire. Non dovevo farmi trovare da lui.
Tutte le tracce che potevano portare a me dovevano sparire.
 Smettesti di usare la carta di credito, non comunicasti il cambio di domicilio,  disse Katrine.
 Smettesti perfino di incassare il sussidio.
 Ovviamente.
 Anche dopo la morte di Valentin.
Irja non rispose. N batt ciglio. Rimase seduta immobile mentre il fumo saliva in volute dalla
sigaretta gi consumata che stringeva tra le dita ingiallite dalla nicotina. A Katrine venne in mente un
animale abbagliato dai fari di un'automobile.
 Non ti sei sentita sollevata quando lo hai saputo?  domand con prudenza.
Irja scosse la testa, meccanicamente, come un burattino.
 Non  morto.
Katrine cap subito che parlava sul serio. Qual era la prima cosa che aveva detto a proposito di
Valentin? Voi non lo conoscete Valentin,  diverso. Non: era. .
 Secondo voi perch vi sto dicendo questo?  Irja spense la sigaretta sul piano del tavolo.  Si
sta avvicinando. Di giorno in giorno, lo sento. Certe mattine mi sveglio e mi sembra di avere la sua
mano intorno alla gola.
Katrine stava per dire che si chiamava paranoia ed era la compagna inseparabile dell'eroina. Ma
all'improvviso non ne era pi tanto sicura. E quando la voce di Irja si ridusse a un bisbiglio sommesso
mentre il suo sguardo vagava negli angoli bui della stanza, la sent anche lei. La mano sulla gola.
 Trovatelo. Vi prego. Prima che lui trovi me.
Anton Mittet guard l'orologio. Le sei e mezzo. Sbadigli. Mona era passata un paio di volte
dal paziente insieme a uno dei medici. Per il resto non era successo niente. A stare tanto seduti come
capitava a lui si aveva molto tempo per pensare. Troppo, in effetti. Perch dopo un po' i pensieri
tendevano a diventare negativi. Forse sarebbe stato bello se avesse potuto cambiare le cose brutte. Ma
non poteva cambiare il caso Drammen, n la decisione di non fare rapporto sul manganello che
all'epoca aveva trovato nel bosco sottostante il luogo del delitto. Non poteva tornare indietro e
cambiare, disfare le volte che aveva ferito Laura. E non poteva cancellare la prima notte che aveva
passato con Mona. E neanche la seconda.
Trasal. Cos'era stato? Un rumore? Sembrava provenire dall'altro capo del corridoio. Aguzz le
orecchie. Di nuovo silenzio. Per aveva sentito qualcosa, e a parte il suono regolare dell'apparecchio
Ecg nella stanza del paziente, non avrebbe dovuto esserci nessun rumore.
Anton si alz in silenzio, allent la cinghia che passava sopra il calcio della pistola d'ordinanza
ed estrasse l'arma. Tolse la sicura. Non devi permettere che gli succeda qualcosa, Anton.
Aspett, ma non arriv nessuno. Poi si incammin a passo lento lungo il corridoio. Prov via
via ad aprire le porte, ma erano tutte chiuse a chiave come dovevano essere. Svolt l'angolo, vide il
corridoio che continuava. Illuminato sino in fondo. E non c'era nessuno. Si ferm di nuovo e si mise in
ascolto. Niente. Un falso allarme, probabilmente. Rinfil la pistola nella fondina.
Un falso allarme? No. Qualcosa aveva provocato delle onde nell'aria che avevano colpito la sua
sensibile membrana timpanica, facendola oscillare, appena appena, ma abbastanza da far s che i nervi
cogliessero il segnale e lo inviassero al cervello. Era un dato di fatto incontrovertibile. Ma a provocarlo
potevano essere state mille cose. Un topo o un ratto. Una lampadina che si era fulminata con uno
schiocco. La temperatura che diminuiva con l'arrivo della sera facendo contrarre l'armatura in legno
dell'edificio. Un uccello che era andato a sbattere contro una finestra.
Solo adesso  che si era calmato  Anton si rese conto di quanto gli fossero aumentate le
pulsazioni. Doveva riprendere la palestra. Rimettersi in forma. Ritrovare il corpo, quello che era
veramente.
Stava per tornare indietro quando gli venne in mente che, visto che c'era, tanto valeva farsi un
caff. Raggiunse la macchina espresso rossa, capovolse il tubo che conteneva le capsule. Ne usc una
sola, verde con il coperchio lucido su cui c'era scritto Fortissimo Lungo. E lo sfior il pensiero: il
rumore poteva averlo fatto qualcuno che si era intrufolato l dentro per rubare il caff, dato che il
giorno prima il tubo era pieno? Inser la capsula nella macchina, ma all'improvviso gli venne il
sospetto che fosse stata perforata. E quindi usata. No, perch in tal caso sul coperchio si formava un
disegnino a scacchi dopo che era stata schiacciata. Azion la macchina. Inizi il ronzio, e in quello
stesso istante Anton si rese conto che per i successivi venti secondi avrebbe coperto qualsiasi altro
rumore debole. Indietreggi di due passi in modo da essere un po' meno assordato.
Quando il bicchiere fu pieno, guard il caff: nero e perfetto, la capsula era nuova di zecca.
Nel momento in cui l'ultima goccia cadde dalla macchina nel bicchiere, gli parve di udirlo di
nuovo. Il rumore. Lo stesso rumore. Ma stavolta proveniva dalla parte opposta, in direzione della
stanza del paziente. Gli era sfuggito qualcosa mentre camminava? Anton pass il bicchiere nella mano
sinistra e sfoder di nuovo la pistola. Torn indietro a passi lunghi e regolari. Cerc di tenere in
equilibrio il bicchiere senza guardarlo, ma si sentiva scottare la mano dal caff bollente. Svolt
l'angolo. Nessuno. Espir. Prosegu verso la sedia. Fece per sedersi. Ma si irrigid. Raggiunse la porta
del paziente, l'apr.
Non riusciva a vederlo per via del piumino.
Ma il segnale sonar dell'Ecg arrivava regolare, e la linea avanzava sul monitor verde da sinistra
verso destra facendo un salto a ogni bip.
Fu sul punto di richiudere la porta.
Ma qualcosa gli fece cambiare idea.
Entr, lasci la porta aperta, fece il giro del letto.
Fiss il viso del paziente.
Era lui.
Corrug la fronte. Avvicin il viso alla sua bocca. Non respirava?
S, ecco, lo sent. Il risucchio dell'aria e un nauseabondo odore dolciastro, probabilmente
dovuto ai farmaci.
Anton Mittet usc dalla stanza. Si richiuse la porta alle spalle. Consult l'orologio. Bevette il
caff. Si accorse di contare i minuti. Di non vedere l'ora che quel turno finisse.
 Mi fa piacere che abbia accettato di parlare con me,  disse Katrine.
 Abbia accettato?  ripet l'agente di custodia.  Quasi tutti i ragazzi di questo braccio si
taglierebbero una mano per qualche minuto a tu per tu con una donna. Rico Herrem  uno stupratore
potenziale, sei sicura di voler entrare l dentro da sola?
 So badare a me stessa.
 Lo disse anche la nostra dentista. Comunque, bene, se non altro sei in pantaloni.
 Pantaloni?
 Lei portava la gonna e le calze di nylon. Sistem Valentin nella poltrona senza che fosse
presente una guardia. Il resto lo puoi immaginare...
Katrine fece uno sforzo d'immaginazione.
 Le  costato caro vestirsi come... okay, eccoci arrivati!  L'agente infil la chiave nella porta
della cella e l'apr.  Sar qui fuori, grida se succede qualcosa.
 Grazie,  disse Katrine ed entr.
L'uomo dal cranio rosso sedeva allo scrittoio e si gir sulla sedia.
 Benvenuta nel mio modesto alloggio.
 Grazie,  disse Katrine.
 Prendi questa . Rico Herrem si alz, le avvicin la sedia, torn indietro e si sedette sul letto
rifatto. Debita distanza. Lei si accomod, sent il sedile ancora caldo. Quando avvicin la sedia lui si
ritrasse sul letto, e Katrine pens che fosse uno di quei tipi che in realt avevano paura delle donne.
Che era questo il motivo per cui le guardava e non le violentava. Si denudava davanti a loro. Le
chiamava al telefono e raccontava tutte le cose che aveva voglia di fare con loro, ma ovviamente non
ne aveva mai avuto il coraggio. La fedina penale di Rico Herrem era in effetti pi disgustosa che
raccapricciante.
 Mi hai gridato dietro che Valentin non  morto,  gli disse sporgendosi in avanti. Lui si
ritrasse ancora un po'. Il suo linguaggio non verbale era difensivo, ma il sorriso era lo stesso: sfacciato,
odioso. Osceno.
 Che intendevi dire?
 Secondo te, Katrine?  Voce nasale.  Che  vivo, evidentemente.
 Valentin Gjertsen  stato trovato morto qui in questo carcere.
 Cos credono tutti. Quello l fuori ti ha detto cosa ha fatto Valentin alla dentista?
 Ha accennato alla gonna e alle calze di nylon. Se non sbaglio quelle cose vi attizzano.
 Attizzano Valentin, o meglio, Valentin le attizza. Veniva qui due volte alla settimana.
All'epoca molti si lamentavano del mal di denti. Valentin us uno dei suoi trapani per costringerla a
togliersi le calze e a infilarsele in testa. Se la fece sulla poltrona odontoiatrica. Ma, come spieg dopo:
Se ne stava distesa l come un animale da macello. Probabilmente era stata mal consigliata su come
reagire nel caso fosse successo qualcosa. E allora Valentin prende l'accendino e, s, attizza le calze di
nylon. Hai mai visto come si squaglia il nylon quando prende fuoco? E allora lei si anim, eccome.
Urlava e scalciava come un'ossessa, capisci? L'odore della sua faccia arrostita nel nylon rimase
attaccato alle pareti per mesi. Non so che fine abbia fatto, ma immagino che non debba temere di essere
violentata un'altra volta.
Katrine lo guard. Sbruffone, pens. Uno che aveva preso tante di quelle botte che il ghigno era
diventato una difesa automatica.
 Se Valentin non  morto, allora dov'?  gli domand.
Il ghigno divenne ancora pi ampio. Lui si tir il piumino sopra le ginocchia.
 Rico, fammi il piacere di dirmi se sto perdendo tempo,  sospir Katrine.  Il periodo che ho
trascorso in manicomio  stato abbastanza lungo da farmi venire a noia i pazzi. Okay?
 Agente, non penserai che ti dia questa informazione senza ricevere nulla in cambio?
 Il mio titolo  agente investigativo speciale. Qual  il prezzo? Una riduzione della pena?
 Uscir la prossima settimana. Voglio cinquantamila corone.
Katrine rise fragorosamente e di cuore. Di cuore quel tanto che le riusciva. E vide la collera
oscurare lo sguardo dell'uomo.
 Allora, abbiamo finito,  annunci lei alzandosi.
 Trentamila,  disse lui.  Sono al verde e quando esco avr bisogno di un biglietto aereo che
mi porti lontano da qui.
Katrine scosse la testa.  Paghiamo gli informatori solo se ci rivelano particolari che gettino una
luce completamente nuova su un caso. Un caso importante.
 E se questo lo fosse?
 Dovrei comunque parlarne con i miei capi. Mi era parso di capire che avessi qualcosa da
raccontarmi, non sono venuta qui per negoziare cose che non ho . Raggiunse la porta e alz la mano
per bussare.
 Aspetta,  disse il cranio rosso con un fil di voce. Si era tirato su il piumino fino al mento.
 Posso raccontarti qualcosa...
 Ti ho detto che non ho niente da darti . Katrine buss alla porta.
 Sai che cos' questo?  Le domand lui sollevando uno strumento color rame e il cuore di
Katrine diede un tuffo. Prima di capire che quella che per un nanosecondo aveva scambiato per il calcio
di una pistola era una macchina per tatuaggi e la canna immaginaria un tubo con l'ago fissato
all'estremit.
 Sono il tatuatore di questa azienda,  disse.  E sono anche molto bravo. E sai come hanno
fatto a stabilire che il cadavere rinvenuto qui era di Valentin?
Katrine lo guard. Gli occhi piccoli e carichi d'odio. Le labbra sottili e umide. La cute arrossata
sotto i capelli radi. Il tatuaggio. Il volto di demone.
 Continuo a non avere niente da darti, Rico.
 Potresti...  fece una smorfia.
 S?
 Magari potresti slacciarti la camicetta, e farmi vedere...
Katrine abbass gli occhi guardandosi incredula.  Intendi... queste?
Nello stesso istante in cui si port le mani sotto i seni, le parve di percepire il calore irradiato
dal corpo dell'uomo seduto sul letto.
Ud un tintinnio di chiavi nel corridoio.
 Agente,  disse ad alta voce continuando a fissare Rico Herrem.  Dacci qualche altro minuto,
per favore.
Ud cessare il tintinnio, l'uomo borbottare qualcosa e poi un rumore di passi che si
allontanavano.
Il pomo d'Adamo sulla gola davanti a lei sembrava un piccolo alieno che saltava su e gi sotto
la pelle nel tentativo di uscire.
 Continua,  disse lei.
 Prima devi...
 Ti faccio una proposta. La camicetta resta abbottonata. Per mi pizzico un capezzolo, cos
potrai vederlo sporgere. Se quello che mi dirai sar utile...
 S!
 Se ti tocchi, l'accordo va a monte. Okay?
 Okay.
 Allora. Sentiamo.
 Sono stato io a tatuargli quella faccia di demone sul petto.
 Qui in carcere?
L'uomo tir fuori un foglio da sotto il piumino.
Katrine gli si avvicin.
 Stop!
Si ferm. Lo guard. Alz la mano destra. Cerc il capezzolo sotto la stoffa leggera del
reggiseno. Lo prese tra l'indice e il pollice. Strinse. Cerc di non resistere al dolore, di assecondarlo.
Rimase dov'era. Inarc la schiena. Sapeva che il sangue stava affluendo al capezzolo, che si
inturgidiva. Lo lasci guardare. Ud aumentare la frequenza del suo respiro.
Lui le tese il foglio, Katrine avanz e glielo strapp di mano. Si sedette sulla sedia.
Era un disegno. Lo riconobbe dalla descrizione dell'agente di custodia. Il volto del demone.
Tirato ai margini come se avesse uncini nelle guance e nella fronte. Che urlava dal dolore, urlava nello
sforzo di liberarsi.
 Credevo che avesse quel tatuaggio da parecchi anni quando  morto,  disse.
 Io non direi proprio.
 Che significa?  Katrine studi i tratti del disegno.
 Significa che gli  stato fatto dopo morto.
Katrine alz gli occhi. Vide che lui ancora fissava la camicetta.  Mi stai dicendo che hai
tatuato Valentin dopo morto?
 Sei sorda, Katrine? Valentin non  morto.
 Ma... chi...?
 Due bottoni.
 Come?
 Slacciati due bottoni.
Katrine se ne slacci tre. Scost la camicetta. Gli fece vedere la coppa del reggiseno con il
capezzolo ancora turgido.
 Judas . La voce dell'uomo non era che un sussurro roco.  Ho tatuato Judas. Valentin lo
tenne nella sua valigia per tre giorni. Semplicemente chiuso a chiave in una valigia, pensa.
 Judas Johansen?
 Tutti credevano che fosse evaso, invece Valentin lo aveva ammazzato e nascosto nella valigia.
Nessuno cerca un uomo in una valigia, ti pare? Valentin lo aveva ridotto in un modo che perfino io mi
chiesi se fosse davvero Judas. Carne tritata. Avrebbe potuto essere chiunque. L'unica parte abbastanza
integra era il petto su cui dovevo fare il tatuaggio.
 Judas Johansen. Il cadavere che trovarono era il suo.
 E ora che l'ho detto sono un uomo morto anch'io.
 Ma perch ha ucciso Judas?
 Valentin era odiato qua dentro. Ovviamente perch se l'era spassata con bambine sotto i dieci
anni. Poi ci fu la storia della dentista. Era simpatica a molti. Anche alle guardie. Era solo una questione
di tempo e gli sarebbe capitato qualche incidente banale. Un'overdose. Magari sarebbe sembrato un
suicidio. Perci decise di correre ai ripari.
 Non poteva semplicemente evadere?
 Lo avrebbero trovato. Doveva far credere che era morto.
 E il suo amico Judas era...
 A disposizione. Valentin non  come noi, Katrine.
Katrine ignor quel noi, che la includeva.  Perch hai voluto raccontarmi questo, se eri suo
complice?
 Io ho solo fatto un tatuaggio a un morto. E poi dovete prendere Valentin.
 E perch?
Il cranio rosso chiuse gli occhi.  Ultimamente ho fatto molti sogni, Katrine. Lui sta arrivando.
Sta per tornare tra i vivi. Ma prima deve liberarsi della robaccia vecchia. Di tutti quelli che lo
intralciano. Di tutti quelli che sanno. E io sono tra quelli. La prossima settimana uscir. Lo dovete
prendere...
 ... prima che lui prenda te,  Katrine concluse il ritornello e fiss l'uomo che le stava davanti.
O meglio, fiss un punto nell'aria all'altezza della fronte dell'uomo. Perch era come se la scena si
svolgesse esattamente l, la scena che Rico aveva innescato, in cui tatuava un uomo morto da tre giorni.
Ed era cos inquietante che non fece caso a nient'altro, non udiva n vedeva nulla. Poi sent una
minuscola goccia sulla gola. Ud il gemito sommesso dell'uomo e abbass lo sguardo. E salt su dalla
sedia. Raggiunse incespicando la porta sentendosi invadere dalla nausea.
Anton Mittet si svegli.
Il cuore gli batteva all'impazzata, e inspir l'aria a grandi boccate.
Batt confuso le palpebre un attimo prima di riuscire a mettere a fuoco.
Fiss la parete bianca davanti a s. Era ancora seduto sulla sedia con la testa contro il muro alle
sue spalle. Si era addormentato. Si era addormentato sul lavoro.
Non gli era mai successo prima. Alz la mano sinistra. Sembrava pesare venti chili. E perch il
cuore gli batteva cos, come se avesse corso una mezza maratona?
Guard l'orologio. Le undici e un quarto. Aveva dormito per pi di un'ora! Come era potuto
succedere? Sent il cuore calmarsi pian piano. Doveva essere per tutto lo stress delle ultime settimane. I
turni di guardia, il ritmo circadiano scombinato. Laura e Mona.
Che cosa lo aveva svegliato? Un altro rumore?
Stette in ascolto.
Niente, solo un silenzio vibrante. E quel vago ricordo come di un sogno in cui il cervello aveva
registrato qualcosa di inquietante. Era come quando dormiva nella loro casa di Drammen gi in riva al
fiume. Sapeva che le barche passavano fuori della finestra aperta facendo ringhiare rabbiosamente i
motori, ma il suo cervello non registrava il frastuono. Invece, bastava un cigolio appena percettibile
della porta della camera da letto e si svegliava di soprassalto. A detta di Laura aveva cominciato a fare
cos dopo il caso Drammen, quello di Ren Kalsnes, il giovanotto che avevano rinvenuto a monte
vicino al fiume.
Chiuse gli occhi. Li spalanc di nuovo. Santo cielo, per poco non si era riaddormentato! Si alz.
Gli girava tanto la testa che dovette rimettersi seduto. Batt le palpebre. Maledetta nebbia, avvolgeva i
suoi sensi come una patina.
Abbass gli occhi e guard il bicchiere di caff vuoto poggiato accanto alla sedia. Doveva
andare a farsi un espresso doppio. No, accidenti, le capsule erano finite. Doveva chiamare Mona e dirle
di portargliene una tazza, sicuramente sarebbe passata di l a poco. Tir fuori il cellulare. Mona era
segnata come Gamlem contatto Rikshospital. Tanto per sicurezza, nel caso Laura avesse controllato
l'elenco delle chiamate sul suo cellulare scoprendo le frequenti conversazioni con quel numero.
Ovviamente cancellava subito gli sms. Anton Mittet stava per mettere il dito su Chiama quando il
suo cervello lo identific.
Il rumore sbagliato. Il cigolio della porta della camera da letto.
Era il silenzio.
Era il rumore che non c'era a essere sbagliato.
Il bip del sonar. Il rumore dell'apparecchio che registrava il battito cardiaco.
Anton si alz a fatica. Raggiunse vacillando la porta, la spalanc. Cerc di scacciare le vertigini
battendo le palpebre. Fiss il monitor che mandava una fioca luce verde. La linea piatta, morta che
l'attraversava.
Si precipit verso il letto. Abbass lo sguardo sul viso pallido. Ud un rumore di passi in corsa
che si avvicinavano nel corridoio. Doveva essere scattato un allarme nella sala di controllo quando
l'apparecchio aveva cessato di registrare il battito. Anton pos d'istinto una mano sulla fronte
dell'uomo. Ancora calda. Ma aveva visto abbastanza da non avere dubbi. Il paziente era morto.
Parte terza
11.
Il funerale del paziente fu breve ed efficace, con una partecipazione a dir poco scarsa. Il pastore
non prov neanche a lasciar intendere che l'uomo nella bara fosse stato molto amato, avesse condotto
una vita esemplare o possedesse le qualifiche per il paradiso. Pass perci direttamente a Ges, che a
suo dire aveva concesso a tutti i peccatori la vittoria assicurata.
Perfino il numero di persone che si erano offerte di portare la bara era insufficiente, e perci fu
lasciata davanti all'altare mentre i convenuti uscivano nella nevicata dalla chiesa di Vestre Aker. La
maggior parte di loro  quattro, per la precisione  era costituita da poliziotti, i quali salirono sulla
stessa auto e raggiunsero Justisen, che aveva appena aperto e dove li aspettava uno psicologo. Si
tolsero la neve dagli scarponi battendo i piedi, ordinarono una birra e quattro bottiglie di acqua, n pi
pura n pi buona di quella che usciva dai rubinetti di Oslo. Brindarono, maledissero il morto secondo
l'usanza e bevettero.
  morto troppo presto,  disse il capo dell'Anticrimine, Gunnar Hagen.
 Solo di poco, per,  puntualizz il capo della Scientifica, Beate Lnn.
 Possa bruciare a lungo tra mille sofferenze,  aggiunse Bjrn Holm, il tecnico della
Scientifica dai capelli rossi e dalla giacca di camoscio con le frange.
 E con questo, in veste di psicologo, pronuncio la mia diagnosi e vi dichiaro di non essere in
contatto con i vostri sentimenti,  disse Stle Aune levando il bicchiere di birra.
 Grazie, dottore, ma la diagnosi  polizia,  ribatt Hagen.
 A proposito dell'autopsia,  disse Katrine.  Non sono sicura di aver capito bene.
  morto per un infarto cerebrale,  disse Beate.  Un ictus. Pu succedere, credo.
 Ma si era risvegliato dal coma,  obiett Bjrn Holm.
 Come pu capitare a chiunque di noi in qualsiasi momento,  disse Beate con voce monotona.
 Grazie tante,  disse Hagen con una smorfia.  E ora che abbiamo finito con il morto,
propongo di guardare avanti.
 La capacit di elaborare rapidamente un trauma  indice di scarsa intelligenza . Aune bevette
un sorso dal bicchiere.  Tanto per dire.
Hagen sofferm lo sguardo sullo psicologo per un attimo prima di continuare:  Mi fa piacere
che ci siamo riuniti qui e non in centrale.
 Gi, perch siamo qui?  domand Bjrn Holm.
 Per parlare del caso dei poliziotti uccisi . Hagen si gir.  Katrine?
Katrine Bratt annu. Si schiar la voce.
 Breve riassunto per aggiornare lo psicologo,  disse.  Due poliziotti sono stati assassinati.
Entrambi nello stesso luogo di un omicidio irrisolto di cui si erano occupati come membri della squadra
investigativa. Per gli omicidi dei poliziotti, finora non abbiamo n piste, n sospettati, n indizi
riguardo al movente. Quanto agli omicidi originali, siamo arrivati alla conclusione che fossero a sfondo
sessuale. C'erano, s, delle tracce, ma nessuna che indicasse qualche sospettato in particolare. O
meglio, alcuni furono interrogati, ma poi furono scagionati, o perch avevano un alibi oppure perch
non corrispondevano al profilo. Adesso, per, la candidatura di uno  stata rinnovata...
Tir fuori una cosa dalla borsa per farla vedere a tutti. Era la foto di un uomo a torso nudo. La
data e il numero rivelava che era una foto segnaletica, scattata dalla polizia al momento dell'arresto.
  Valentin Gjertsen. Reati sessuali. Uomini, donne e bambini. Denunciato per la prima volta a
sedici anni, aveva molestato una bambina di nove anni che era riuscito a far salire su una barca a remi.
Un anno dopo la vicina di casa lo denunci per tentato stupro nella lavanderia dello scantinato.
 E che cosa lo collega a Maridalen e a Tryvann?  domand Bjrn Holm.
 Per il momento solo il fatto che corrisponde al profilo, e poi la donna che gli aveva fornito gli
alibi per gli omicidi ci ha appena rivelato che erano falsi. Ha ubbidito ai suoi ordini.
 Valentin le aveva detto che la polizia stava cercando di farlo condannare anche se era
innocente,  spieg Beate Lnn.
 A-ha,  disse Hagen.  Questo potrebbe generare odio verso i poliziotti. Tu che ne dici,
dottore? Non ti sembra verosimile?
Aune valut l'idea schioccando le labbra.  Certamente. Ma la regola generale cui mi attengo
riguardo alla psiche umana  che qualsiasi cosa verosimile  possibile. Pi parecchie altre inverosimili.
 Mentre Valentin Gjertsen scontava una condanna per abuso di minore, ha violentato e ferito
una dentista a Ila. Temendo una vendetta decise di evadere. Fuggire da Ila non  difficile, ma Valentin
voleva far credere di essere morto perch nessuno gli desse la caccia. Perci uccise un compagno di
detenzione, Judas Johansen, lo picchi fino a renderlo irriconoscibile e nascose il suo cadavere, e
quando Judas non si present alla conta lo dichiararono evaso. Allora Valentin costrinse con le minacce
il tatuatore del carcere a tatuare il suo volto di demone sull'unica parte in cui Judas non era ridotto in
poltiglia, cio sul petto. Promise al tatuatore e ai suoi parenti una morte prematura se ne avesse mai
fatto parola con qualcuno. Poi, la notte in cui evase, infil i suoi vestiti al cadavere di Judas Johansen,
lo adagi sul pavimento della cella e lasci la porta aperta perch pensassero che sarebbe potuto entrare
chiunque. Quando l'indomani mattina trovarono il cadavere di quello che credevano fosse Valentin,
nessuno si sorprese pi di tanto. Si trattava dell'omicidio praticamente annunciato del detenuto pi
odiato del braccio. Era talmente ovvio che non pensarono neanche di controllare le impronte digitali del
cadavere, n tantomeno di fare un test del Dna.
Intorno al tavolo cal il silenzio. Un altro cliente entr, fece per sedersi al tavolo vicino, ma con
uno sguardo Hagen lo indusse ad allontanarsi.
 Quindi, stai dicendo che Valentin  evaso ed  vivo e vegeto,  concluse Beate Lnn.  Che 
responsabile sia dei primi omicidi sia di quelli dei poliziotti. Che il movente degli ultimi due  una
vendetta nei confronti della polizia in generale. E che la realizza nei luoghi dove ha ucciso in
precedenza. Ma che cosa vuole vendicare esattamente? Il fatto che la polizia fa il suo lavoro? In tal
caso ben pochi di noi sarebbero ancora vivi.
 Non sono sicura che ce l'abbia con la polizia in generale,  disse Katrine.  L'agente di
custodia mi ha riferito che a Ila si sono presentati due poliziotti per parlare con alcuni detenuti degli
omicidi delle ragazzine a Maridalen e a Tryvann. Hanno parlato con assassini rispettabili, e avevano
pi cose da dire che da chiedere. Hanno definito Valentin un...  Katrine prese lo slancio. 
Chiava-bambini.
Vide trasalire tutti, perfino Beate Lnn. Era strano che una parola potesse avere un impatto
ancora pi forte delle peggiori foto scattate sulla scena di un crimine.
 E se questa non  una condanna a morte bell'e buona, poco ci manca.
 E chi erano quei due poliziotti?
 La guardia carceraria con cui ho parlato non se lo ricordava, e non risultano da nessuna parte.
Ma potete tirare a indovinare.
 Erlend Vennesla e Bertil Nilsen,  rispose Bjrn Holm.
 Comincia a prendere forma un'ipotesi, non vi pare?  disse Gunnar Hagen.  Quel Judas ha
subito la stessa efferata violenza fisica dei poliziotti uccisi. Dottore?
 S, certo,  rispose Aune.  Gli assassini sono creature abitudinarie e si attengono a metodi
omicidi collaudati. O allo stesso metodo per sfogare l'odio.
 Ma nel caso di Judas aveva uno scopo particolare,  intervenne Beate.  Dissimulare la fuga.
 Se  davvero andata cos,  disse Bjrn Holm.  Il detenuto con cui ha parlato Katrine  tutto
tranne che il testimone pi affidabile del mondo.
 Certo,  disse Katrine.  Per io gli credo.
 E perch?
Katrine fece un sorriso sghembo.  Come diceva sempre Harry? L'intuizione non  altro che la
somma di tante cose piccolissime, ma assolutamente concrete, cui il cervello non  ancora riuscito a
dare un nome.
 Ed esumare il cadavere e controllare?  propose Aune.
 Indovina.
 Cremato?
 La settimana prima Valentin aveva consegnato un testamento in cui c'era scritto che se fosse
morto voleva essere cremato il prima possibile.
 E da allora nessuno ha avuto sue notizie,  disse Holm.  Finch non ha ucciso Vennesla e
Nilsen.
 S, questa  l'ipotesi che Katrine mi ha tratteggiato,  disse Gunnar Hagen.  Al momento 
debole e azzardata, per usare un eufemismo, ma intanto che la nostra squadra investigativa si affanna a
raggiungere qualche risultato con altre ipotesi, ho deciso di dare un'opportunit a questa. Ecco perch
vi ho riuniti qui oggi. Voglio che formiate una piccola unit speciale che segua questa e soltanto questa
pista. Il resto lo dovrete lasciare alla squadra grande. Se accettate l'incarico, risponderete a me. E... 
toss, brevemente e forte, come un colpo di pistola,  soltanto a me.
 A-ha,  disse Beate.  Questo significa che...
 S, significa che lavorerete di nascosto.
 Di nascosto da chi?  domand Bjrn Holm.
 Da tutti,  rispose Hagen.  Da tutti, tutti, tranne me.
Stle Aune si schiar la voce.  E da chi, in particolare?
Hagen si sfreg una piega di pelle sulla gola con il pollice e l'indice. Le sue palpebre erano
mezze calate come quelle di una lucertola sotto un sole cocente.
 Bellman,  concluse Beate.  Il capo della polizia.
Hagen allarg le braccia.  Cerco soltanto risultati. Abbiamo avuto successo con una piccola
squadra indipendente ai tempi in cui Harry era dei nostri. Ma il capo ha messo un freno a queste cose.
Vuole squadre grandi. Pu darsi che la nostra iniziativa sembri un po' disperata, ma nella squadra
grande le idee scarseggiano, e noi dobbiamo catturare il macellaio dei poliziotti. Altrimenti tutto andr
a rotoli. Se dovessimo arrivare a uno scontro con Bellman, ovviamente mi assumer ogni
responsabilit. In tal caso gli dir di avervi tenuto nascosto che non lo avevo informato dell'esistenza di
questa squadra. Ma ovviamente mi rendo conto della situazione in cui vi metto, perci spetta a voi
decidere se volete starci o no.
Katrine si colse a volgere lo sguardo  come gli altri  verso Beate Lnn. Sapevano che la
decisione vera e propria spettava a lei. Se ci stava lei, ci stavano anche loro. Se avesse detto di no...
 Il volto di demone sul suo petto,  disse Beate. Aveva preso la fotografia dal tavolo e la stava
studiando.  Sembra uno che vuole uscire. Uscire dal carcere. Uscire dal proprio corpo. O dal proprio
cervello. Esattamente come l'Uomo di neve. Magari  uno di loro . Lev lo sguardo. Fece un sorriso
fugace.  Io ci sto.
Hagen guard gli altri. Ricevette un cenno di conferma dopo l'altro.
 Bene,  disse.  Continuer a dirigere la squadra investigativa ordinaria, mentre ufficialmente
Katrine diriger questa. E poich lei fa capo a Bergen e al distretto di Hordaland, tecnicamente non
dovete rispondere al capo della polizia di Oslo.
 Lavoriamo per Bergen,  disse Beate.  Gi, perch no? Un brindisi a Bergen, gente!
Levarono i bicchieri.
Quando si fermarono sul marciapiede davanti a Justisen, cadeva una pioggia leggera che
sollevava l'odore di ghiaino, petrolio e asfalto.
 Voglio approfittare dell'occasione per ringraziarvi di avermi voluto di nuovo tra voi,  disse
Stle Aune abbottonandosi il cappotto Burberry.
 I vincibili alla riscossa,  sorrise Katrine.
 Sar proprio come ai vecchi tempi,  disse Bjrn dandosi una pacca sullo stomaco,
soddisfatto.
 Quasi,  lo corresse Beate.  Ne manca uno.
 Ehi!  esclam Hagen.  Avevamo detto di non nominarlo. Non c' pi. Punto e basta.
 Qualcosa di lui rester sempre, Gunnar.
Hagen sospir. Lev lo sguardo verso il cielo. Si strinse nelle spalle.  Forse. Al Rikshospital
c'era un'allieva della Scuola di polizia che faceva i turni di guardia. Mi ha chiesto se sia mai successo
che Harry Hole non abbia risolto un omicidio. Sulle prime ho pensato che fosse soltanto un po' curiosa
nei confronti di una persona che faceva parte della sua quotidianit. Le ho risposto che il caso Gusto
Hanssen non  mai stato risolto. E oggi la mia segretaria mi ha detto di aver ricevuto una telefonata
dalla Scuola di polizia con la richiesta di una copia della documentazione proprio di quel caso . Hagen
fece un sorriso mesto.  Forse, nonostante tutto, sta diventando davvero una leggenda.
 Harry non sar mai dimenticato,  disse Bjrn Holm.  Insuperato, ineguagliato.
 Pu darsi,  disse Beate.  Per qui ce ne sono quattro che ci si avvicinano parecchio. O no?
Si guardarono a vicenda. Annuirono. Si salutarono con brevi, vigorose strette di mano e si
allontanarono in tre direzioni diverse.
12.
Mikael Bellman scorse la sagoma sopra la tacca di mira della pistola. Socchiuse un occhio, tir
adagio il grilletto indietro mentre sentiva i battiti del proprio cuore. Lenti, ma pesanti, spingevano il
sangue nei polpastrelli. La sagoma non si muoveva, era solo una sua impressione. Perch non stava
fermo lui. Rilasci il grilletto, trasse un respiro, si concentr di nuovo. Riport la tacca sotto la sagoma.
Fece fuoco. Vide la sagoma sobbalzare. Sobbalzare nel modo giusto. Morta. Mikael Bellman sapeva di
aver centrato la testa.
 Avvicina il cadavere, cos potremo fargli l'autopsia,  grid abbassando la Heckler & Koch,
P30L. Si tolse le cuffie e gli occhiali di protezione. Ud il ronzio e il sibilo elettrico dei cavi e vide la
sagoma veleggiare verso di loro, per poi fermarsi bruscamente a mezzo metro di distanza.
 Bene,  disse Truls Berntsen, tolse il dito dal pulsante e il ronzio cess.
 Non c' male,  disse Mikael e studi il bersaglio di carta con i fori strappati nel mezzo busto
e nella testa. Con un cenno del capo indic la testa lacera del bersaglio nella linea di tiro accanto.  Ma
peggio di te.
 Sufficiente per superare il test. Ho saputo che quest'anno c' stato il dieci virgola due per
cento di bocciati . Truls cambi il proprio bersaglio con gesti esperti, premette il pulsante e la sagoma
nuova indietreggi sibilando. Si ferm a venti metri di distanza contro la lastra di metallo chiazzata di
verde. Qualche postazione pi in l sulla sinistra Mikael ud un'acuta risata femminile. Vide due
ragazze accostare i visi e guardare verso di loro. Sicuramente allieve della Scuola di polizia che lo
avevano riconosciuto. L dentro ogni rumore aveva la sua frequenza particolare, tanto che al di sotto
delle detonazioni Mikael riusciva a distinguere lo schiocco contro la carta e lo schianto del piombo che
colpiva la lastra di metallo. Seguiti dal debole clic quando la pallottola schiacciata cadeva nella cassa
sotto il bersaglio.
 In pratica, oltre il dieci per cento del corpo di polizia non  in grado di difendere s stesso e
gli altri. Qual  il commento del capo?
 Non tutti i poliziotti hanno la possibilit di esercitarsi nel tiro tanto quanto te, Truls.
 Non hanno tanto tempo libero, vuoi dire?
Truls scoppi in quell'irritante, caratteristica risata-grugnito mentre Mikael contemplava il suo
subordinato e amico d'infanzia. I denti affastellati che i genitori non si erano presi la briga di far
raddrizzare, le gengive rosse. Tutto sembrava immutato, per c'era qualcosa di diverso. Forse erano
solo i capelli tagliati da poco. O era la sospensione? Spesso certe cose segnavano le persone che non
reputavi tanto sensibili. Forse soprattutto quelle, quelle che non erano abituate a sbandierare in
continuazione i propri sentimenti, che se li tenevano per s sperando che con il tempo ne sarebbero
venute fuori. Erano le persone che potevano esplodere. Ficcarsi una pallottola nella tempia.
Ma Truls aveva un'aria soddisfatta. Rideva in continuazione. Una volta, in giovent, Mikael gli
aveva spiegato che quella risata innervosiva la gente. Che la doveva cambiare. Esercitarsi in una risata
pi normale, pi simpatica. Allora Truls non aveva fatto altro che ridere ancora pi forte. E additato
Mikael. Gli aveva puntato contro un dito senza dire una parola, limitandosi a insistere con quella risata
sinistra e sbuffante.
 Allora, non me lo chiedi?  domand Truls mentre infilava le cartucce nel caricatore della sua
pistola.
 Cosa?
 Dei soldi sul mio conto.
Mikael spost il peso del corpo sull'altro piede.   per questo che mi hai invitato qui? Perch
te lo chiedessi?
 Non vuoi sapere come hanno fatto i soldi a finire l?
 Perch dovrei insistere su questo argomento adesso?
 Sei il capo della polizia.
 E tu hai deciso di non parlare. Secondo me  una decisione sciocca, ma la rispetto.
 Ah s?  Truls inser il caricatore con uno scatto.  Oppure non insisti perch sai gi da dove
vengono, Mikael?
Mikael Bellman guard il suo amico d'infanzia. E a quel punto lo not. Not cosa c'era di
diverso. Quella luce folle. Quella di quando era giovane, quella che gli veniva quando era in collera,
quando a Manglerud i ragazzi pi grandi volevano suonarle al belloccio spaccone che si era accaparrato
Ulla, e Mikael doveva farsi scudo con Truls. Aizzare la iena contro di loro. La iena rognosa e
strapazzata che gi aveva incassato tante di quelle botte. Talmente tante che una scarica in pi o in
meno non faceva differenza. Ma come avevano imparato col tempo, erano lezioni che facevano male,
troppo male perch ne valesse la pena. Perch quando Truls aveva quella luce negli occhi, quel guizzo
da iena, significava che era pronto a morire, che se fosse riuscito ad azzannarti non avrebbe pi mollato
la presa. Avrebbe serrato le mascelle rimanendo attaccato finch non ti fossi inginocchiato o ti avessero
tagliato via la carne che aveva addentato. Ma in seguito Mikael aveva visto quella luce di rado.
Ovviamente, c'era stata la volta in cui avevano dato una lezione a quel gay nei garage. E, di recente,
quando gli aveva comunicato che era stato sospeso. Ma la differenza era che adesso non andava pi
via. C'era sempre, come se Truls avesse la febbre.
Mikael scosse la testa adagio, quasi incredulo.  E ora di cosa parli, Truls?
 Forse quei soldi venivano indirettamente da te. Forse sei sempre stato tu a pagarmi. Forse sei
stato tu a portare Asajev da me.
 Penso proprio che tu abbia aspirato troppo fumo di polvere da sparo, Truls. Non ho mai avuto
niente a che fare con Asajev.
 Forse dovremmo chiederlo a lui?
 Rudolf Asajev  morto, Truls.
 Comodo, non  vero? Tutti quelli che avrebbero potuto raccontare qualcosa, guarda caso sono
crepati.
Tutti,  pens Mikael Bellman.  Tranne te.
 Tranne me,  aggiunse Truls con un ghigno.
 Devo scappare,  disse Mikael, tir gi il suo bersaglio e lo ripieg.
 Giusto,  disse Truls.  L'appuntamento del mercoled.
Mikael si irrigid.  Come?
 Ricordo semplicemente che il mercoled a quest'ora devi sempre lasciare l'ufficio.
Mikael lo scrut. La cosa strana era che, anche se conosceva Truls Berntsen da vent'anni, non
sapeva fino a che punto fosse stupido oppure intelligente.  Esatto. Ma permettimi di dirti che secondo
me ti conviene tenere per te queste riflessioni. Cos come stanno le cose potrebbero soltanto
danneggiarti, Truls. E forse  meglio che tu non mi racconti troppo. Potresti mettermi in difficolt se
dovessero convocarmi come testimone. Capisci?
Ma Truls si era gi coperto le orecchie con le cuffie e si gir verso il bersaglio. Gli occhi
sgranati dietro le lenti. Un lampo. Due. Tre. La pistola sembrava tentare di divincolarsi, ma la presa di
Truls era troppo forte. Una presa da iena.
Fuori nel parcheggio Mikael sent il telefonino vibrare nella tasca dei pantaloni.
Era Ulla.
 Hai parlato con quelli della disinfestazione?
 S,  rispose lui. Non ci aveva neanche pensato, n tantomeno aveva parlato con qualcuno.
 Cosa hanno detto?
 Hanno detto che il cattivo odore che sembra salire dalla terrazza potrebbe essere un topo o un
ratto morto che  rimasto imprigionato da qualche parte l sotto. Ma dato che il fondo  di cemento,
l'unica cosa che pu succedere  che si decomponga e allora il fetore sparir da s. Ci hanno
sconsigliato di smantellarla. Okay?
 Avresti dovuto incaricare una ditta di fare quella gettata, invece di Truls.
 Lo ha fatto nel cuore della notte senza che glielo avessi chiesto, ti ho detto. Dove sei, amore?
 Mi devo vedere con un'amica. Vieni a casa per cena?
 S, certo. E non pensare alla terrazza. D'accordo, amore?
 D'accordo.
Riagganci. Pens che aveva detto amore due volte, una di troppo. Che cos aveva dato
l'impressione di mentire. Mise in moto l'auto, diede gas, lasci la frizione e sent la piacevole pressione
del poggiatesta contro la nuca quando l'Audi nuova di zecca acceler nel parcheggio deserto. Pens a
Isabelle. Controll. Sentiva gi l'afflusso di sangue. E lo strano paradosso era che non aveva mentito.
Che il suo amore per Ulla non gli sembrava mai cos tangibile come quando stava per scoparsi un'altra.
Anton Mittet sedeva in terrazza. Aveva gli occhi chiusi e sentiva il sole scaldargli appena
appena il viso. La primavera ce la metteva tutta, ma per il momento vinceva l'inverno. Poi riapr gli
occhi, e il suo sguardo si pos di nuovo sulla lettera che aveva davanti sul tavolo.
Il logo del poliambulatorio di Drammen era stampato in blu.
Sapeva cos'era: la risposta dell'analisi del sangue. Fece per aprirla ma rimand ancora, lev lo
sguardo e scrut il fiume. Quando avevano visto il dpliant degli appartamenti nuovi di Elveparken, a
ovest di ssiden, non avevano avuto dubbi. I ragazzi se ne erano andati di casa e con gli anni era
diventato pi difficile domare il giardino indisciplinato e prendersi cura della vecchia casa di
Konnerud, in legno e troppo grande, che avevano ereditato dai genitori di Laura. Vendendo tutta la
baracca e comprando un appartamento moderno che non richiedeva molti lavori di manutenzione,
avrebbero avuto pi tempo e soldi per fare ci di cui parlavano da anni: viaggiare insieme. Visitare
paesi lontani. Vedere le cose che nonostante tutto la breve vita su questa Terra ha da offrire.
E allora perch non avevano viaggiato? Perch aveva rimandato anche quello?
Anton raddrizz gli occhiali da sole, scans la lettera. Tir fuori il cellulare dall'ampia tasca dei
pantaloni.
Era per colpa dei giorni feriali che si succedevano frenetici all'infinito? O della vista sul
Drammenselva che aveva il potere benedetto di calmarlo? O dell'idea di dover trascorrere tanto tempo
insieme, la preoccupazione di ci che avrebbe potuto rivelare su entrambi, sul loro matrimonio? O del
Caso, la caduta che lo aveva svuotato dell'energia, dello spirito d'iniziativa, parcheggiato in
un'esistenza dove il tran tran quotidiano sembrava l'unica salvezza dal crollo totale? Poi era capitata
Mona...
Anton abbass lo sguardo sul display. Gamlem contatto Rikshospital.
Sotto c'erano tre scelte. Chiama. Invia sms. Modifica.
Modifica. Anche la vita avrebbe dovuto avere quel tasto, eh s. Quanto avrebbe potuto essere
diverso tutto quanto. Lui avrebbe fatto rapporto su quel manganello. Non avrebbe invitato Mona a
prendere quel caff. Non si sarebbe addormentato.
Invece, si era addormentato.
Si era addormentato durante il turno di guardia, su una sedia di legno dura. Lui che aveva
difficolt a prendere sonno perfino nel suo letto dopo una giornata lunga. C'era da non crederci. E per
giunta dopo era rimasto a lungo mezzo addormentato, neanche il viso del morto e il trambusto
scoppiato di conseguenza erano riusciti a svegliarlo, anzi, era stato l come uno zombi con il cervello
annebbiato, incapace di fare qualsiasi cosa, perfino di rispondere con chiarezza alle domande. Con ogni
probabilit non avrebbe potuto salvare il paziente se fosse stato sveglio. L'autopsia aveva solo rivelato
che forse il paziente era morto in seguito a un infarto cerebrale. Per Anton non aveva fatto il suo
dovere. Nessuno avrebbe mai scoperto niente, lui aveva tenuto la bocca cucita. Ma in cuor suo lo
sapeva. Sapeva di aver fallito ancora una volta.
Anton Mittet abbass lo sguardo sui tasti.
Chiama. Invia sms. Modifica.
Era l'ora. L'ora di fare qualcosa. Fare qualcosa di giusto. Farlo e basta, senza rimandare.
Pigi il tasto Modifica. Apparvero altre alternative.
Scelse. Scelse quella giusta. Cancella.
Poi prese la lettera, l'apr. Tir fuori il foglio e lo lesse. Era andato al poliambulatorio la mattina
presto del giorno dopo la morte del paziente. Aveva spiegato che era un poliziotto e che stava per
montare di servizio, che aveva ingerito una pillola di cui ignorava la composizione, si sentiva strano e
aveva paura di presentarsi al lavoro in stato d'ebbrezza. Sulle prime il medico avrebbe semplicemente
voluto metterlo in malattia, ma Anton aveva insistito per fare le analisi del sangue.
I suoi occhi scorsero il foglio. Non capiva tutte le parole e i nomi o il significato dei valori, ma
il medico aveva aggiunto due frasi esplicative a conclusione della lettera:
... il Nitrazepam  un componente dei sonniferi potenti. non devi assolutamente prendere altre
di queste pillole senza aver prima consultato un medico.
Anton chiuse gli occhi e inspir serrando i denti.
Maledizione.
Aveva visto giusto. Era stato narcotizzato. Qualcuno lo aveva narcotizzato. E intuiva anche
come. Il caff. Il rumore in fondo al corridoio. Il tubo in cui era rimasta una sola capsula. Si era chiesto
se il coperchio fosse stato perforato. Probabilmente avevano iniettato la sostanza nel caff bucando il
coperchio con una siringa. E poi avevano dovuto soltanto aspettare che Anton andasse a prepararsi da
s la sua bevanda soporifera: un espresso corretto al Nitrazepam.
Avevano detto che il paziente era deceduto per cause naturali. O, pi esattamente, che non
avevano motivo di ritenere che ci fosse di mezzo un atto criminoso. Ma naturalmente quella
conclusione si basava sul fatto che avevano creduto alla sua dichiarazione, ossia che nessuno era
entrato dal paziente dopo l'ultima visita medica, avvenuta due ore prima che il suo cuore si fermasse.
Anton sapeva cosa doveva fare. Doveva fare rapporto. Subito. Prese il cellulare. Comunicare
un'altra cantonata. Spiegare perch non aveva detto subito di essersi addormentato. Guard il display.
Questa volta neanche Gunnar Hagen sarebbe riuscito a salvarlo. Pos il cellulare. Doveva telefonare.
Non adesso, per.
Mikael Bellman si annod la cravatta davanti allo specchio.
 Sei stato grande oggi,  disse la voce dal letto.
Mikael sapeva che era vero. Vide Isabelle Skyen alzarsi alle sue spalle, infilarsi le calze.  
perch lui  morto?
Isabelle lanci il copriletto di renna sul piumino. Sopra lo specchio campeggiava un imponente
palco di corna e le pareti erano ornate da quadri di artiste sami. Tutte le stanze di quell'ala dell'albergo
erano arredate da artiste e portavano il loro nome. Quella camera in particolare era stata affidata a una
cantante di joik. L'arredamento aveva creato un unico problema: un gruppo di turisti giapponesi si era
introdotto nella stanza e aveva rubato i palchi di cervo. A quanto sembrava credevano fermamente
nell'effetto afrodisiaco dell'estratto di corno. Mikael ci aveva fatto un pensierino le ultime due o tre
volte. Ma non oggi. Forse aveva ragione lei, forse era sollevato perch finalmente il paziente era morto.
 Non voglio sapere com' successo,  disse.
 Tanto non te lo avrei saputo dire,  ribatt lei infilandosi la gonna.
 Non parliamone e basta.
In piedi alle sue spalle, gli diede un morso sul collo.
 Non fare quella faccia preoccupata,  ridacchi.  La vita  un gioco.
 Per te, forse. Io sono ancora alle prese con quei maledetti omicidi dei poliziotti.
 Tu non devi essere rieletto. Io invece s. Ma ti sembro forse preoccupata?
Mikael sorrise quando lei gli diede un buffetto sulla nuca. Ud le sue scarpe ticchettare in
direzione della porta.
 Forse avr un problema mercoled prossimo,  aggiunse Isabelle.  La riunione della giunta
comunale  stata spostata.
 Perfetto,  disse lui pensando che lo era davvero: perfetto. Anzi, di pi, si sentiva sollevato.
S, lo doveva ammettere.
Lei si ferm dietro la porta. Come al solito si mise in ascolto per accertarsi che in corridoio la
via fosse libera.  Mi ami?
Mikael apr la bocca. Si guard allo specchio. Vide il buco nero al centro del suo viso da cui
non usciva il minimo suono. Ud la risata sommessa di Isabelle.
 Scherzavo,  bisbigli lei.  Ti sei spaventato? Dieci minuti.
La porta si apr e si richiuse piano alle sue spalle.
Avevano concordato di lasciare la camera a dieci minuti di distanza l'uno dall'altra. Mikael non
ricordava pi di chi fosse stata l'idea. Forse all'epoca pensavano che ci fosse sempre il rischio di
incontrare un giornalista curioso o qualche altra faccia conosciuta alla reception, ma finora non era mai
successo.
Mikael tir fuori il pettine e se lo pass tra i capelli un po' troppo lunghi. Le punte erano ancora
bagnate dopo la doccia. Isabelle non si lavava mai dopo che avevano fatto l'amore, diceva che le
piaceva avere addosso il suo odore. Guard l'orologio. Quel giorno era andata bene, lui non aveva
dovuto pensare a Gusto e per giunta era durato di pi. Tanto che se avesse aspettato dieci minuti pieni,
avrebbe fatto tardi all'appuntamento con il presidente della giunta comunale.
Ulla Bellman consult l'orologio. Era un Movado, un modello del 1947 che Mikael le aveva
regalato per l'anniversario di nozze. L'una e venti. Si appoggi di nuovo allo schienale della poltrona e
vag con lo sguardo nella hall. Si domand se lo avrebbe riconosciuto, in realt si erano incontrati
appena due volte. La prima lui le aveva tenuto la porta quando era passata da Mikael alla stazione di
polizia di Stovner, e si era presentato. Un settentrionale affascinante e sorridente. La seconda, alla cena
prenatalizia, sempre alla stazione di polizia di Stovner, avevano ballato insieme, e forse lui l'aveva
stretta un po' troppo. Non che le dispiacesse, era un flirt innocente, una conferma che lei si poteva
concedere, in fondo Mikael era da qualche parte nella stessa sala, e le mogli degli altri poliziotti non
ballavano soltanto con i mariti. E infatti era stato un altro, e non Mikael, a seguirli con sguardo attento.
Era in piedi ai margini della pista da ballo con un drink in mano. Truls Berntsen. Dopo Ulla aveva
chiesto a Truls se voleva ballare, ma lui le aveva risposto di no con un ghigno. Non era capace.
Runar. Aveva completamente dimenticato come si chiamasse. Del resto non lo aveva pi n
sentito nominare n visto. Fino al giorno in cui le aveva telefonato chiedendole se potevano vedersi
oggi. Le aveva rammentato che si chiamava Runar. Dapprima lei gli aveva risposto di no, adducendo
che non aveva tempo, ma lui le aveva spiegato che le doveva parlare di una cosa importante. Ulla gli
aveva detto che poteva farlo al telefono, ma Runar aveva insistito, perch doveva mostrarle una cosa.
La sua voce era stranamente distorta, lei la ricordava diversa, ma forse era soltanto perch la sua
pronuncia affettata oscillava tra il vecchio dialetto del Nordland e quello dell'stland, succedeva
spesso alle persone delle province dopo un po' che vivevano a Oslo.
Infine aveva accettato, un caff veloce era perfetto, doveva comunque andare in centro quella
mattina. Era una bugia. Come la risposta data a Mikael che le chiedeva dove fosse, e lei gli aveva detto
che stava andando a un appuntamento con un'amica. Non aveva avuto intenzione di mentire, solo che
la domanda era arrivata a bruciapelo, e in quello stesso momento si era resa conto di aver sbagliato a
non dirgli subito che si sarebbe vista con un suo ex collega per un caff. Perch non lo aveva fatto?
Perch da qualche parte nel suo intimo aveva il sospetto che quello che doveva vedere riguardasse
Mikael? Si era gi pentita di essere venuta all'appuntamento. Guard di nuovo l'ora.
Si era accorta che la receptionist le aveva lanciato un paio di occhiate. Si era tolta il cappotto,
sotto indossava una maglia e un paio di pantaloni che, sapeva, mettevano in evidenza la sua figura
snella. Non andava in centro spesso, e aveva dedicato un po' di tempo in pi al trucco e ai lunghi
capelli biondi, che avevano spinto un gruppo di ragazzi di Manglerud a superarla per vedere se il
davanti manteneva quel che prometteva il dietro. E dai loro sguardi aveva capito che una volta tanto lo
faceva. Il padre di Mikael le aveva detto che somigliava alla bella di The Mamas & the Papas, ma lei
non sapeva chi fosse n aveva mai cercato di scoprirlo.
Lanci un'occhiata verso la porta girevole. Entrava gente in continuazione, ma nessuno con lo
sguardo scrutatore che si aspettava.
Ud il ding sommesso delle porte dell'ascensore e vide uscire una donna alta impellicciata.
Pens che se un giornalista le avesse chiesto se la pelliccia era vera, probabilmente avrebbe risposto di
no poich i politici del Partito laburista preferivano lisciare la maggioranza degli elettori per il verso del
pelo. Isabelle Skyen. L'assessore alle Politiche sociali. Era stata alla festa che avevano dato dopo la
nomina di Mikael. In realt era la festa di inaugurazione della casa nuova, ma invece degli amici in
pratica Mikael aveva invitato le persone che erano importanti per la sua carriera. O la loro carriera,
come diceva lui. Truls Berntsen era uno dei pochi presenti che lei conoscesse, e non era esattamente il
genere di persona con cui si chiacchiera per tutta una serata. Non che ne avesse avuto il tempo,
occupata com'era stata a fare gli onori di casa.
Isabelle Skyen le lanci un'occhiata e fece per proseguire. Ma Ulla aveva notato quella piccola
esitazione. La piccola esitazione che significava che l'aveva riconosciuta e si trovava davanti alla scelta
tra fingere di non averlo fatto e avvicinarsi per scambiare qualche parola con lei. E avrebbe preferito
evitare la seconda possibilit. Anche a Ulla capitava di sentirsi cos. Per esempio, proprio con Truls.
Certo, in qualche modo gli voleva bene, erano cresciuti insieme e lui era gentile e leale. Per. Sperava
che Isabelle scegliesse la seconda possibilit rendendo le cose pi facili a entrambe. E, con suo
sollievo, la vide precipitarsi verso le porte girevoli. Ma poi evidentemente ci ripens, fece dietro front,
gi tutta un sorriso e con gli occhi che le brillavano. Le venne incontro veleggiando, s, proprio
veleggiando: il modo in cui Isabelle Skyen le correva incontro le fece venire in mente una polena di
dimensioni enormi e dalle fattezze drammatiche.
 Ulla!  grid quando era ancora a parecchi metri di distanza, come se si trattasse del
ricongiungimento di due amiche per la pelle che non si vedevano da molto tempo.
Lei si alz, gi un po' imbarazzata all'idea di dover rispondere all'imminente, inevitabile
domanda: Che ci fai qui?
 Cara, che piacere, davvero un piccolo, delizioso party quello che hai dato!
Isabelle Skyen le pos una mano sulla spalla e sporse il viso in avanti perch Ulla accostasse
una guancia alla sua. Piccolo party? Ma se c'erano trentadue invitati.
 Mi spiace di essere dovuta andare via cos presto.
Ulla ricordava che Isabelle era un po' alticcia. Che mentre lei serviva gli ospiti, l'alto e vistoso
assessore e Mikael erano spariti in terrazza. Che per un attimo era stata colta da una punta di gelosia.
 Figurati, la tua presenza  stata un onore per noi . Ulla sperava che il suo sorriso non
sembrasse forzato.  Isabelle.
L'assessore alle Politiche sociali la guard. La scrut. Come se cercasse qualcosa. La risposta
alla domanda che ancora non aveva pronunciato: Che ci fai qui, bella mia?
Ulla decise di dirle la verit. Come l'avrebbe detta a Mikael pi tardi.
 Devo andare,  sospir Isabelle senza accennare a muoversi n a staccarle gli occhi di dosso.
 Gi, sarai senz'altro pi indaffarata di me,  comment Ulla, e con irritazione si colse a fare
quella sua risatina sciocca che aveva deciso di lasciare da parte. Isabelle continuava a fissarla, e
all'improvviso Ulla pens che era come se quell'estranea cercasse di costringerla a spiegarsi senza
domandare: Che ci fa qui, nella reception del Grand Hotel, la moglie del capo della polizia?
Sant'Iddio, credeva forse che avesse un appuntamento con un amante, era tanto discreta per questo?
Sent il sorriso allentarsi, diventare pi spontaneo: adesso sorrideva come al solito, come voleva
sorridere. Si rendeva conto che il sorriso le era arrivato agli occhi. Ormai era quasi sul punto di ridere.
Ridere in faccia a Isabelle Skyen. Ma per quale motivo avrebbe dovuto farlo? La cosa strana era che
anche Isabelle sembrava l l per scoppiare a ridere.
 Cara, spero di rivederti presto,  disse stringendo la mano di Ulla con le dita grandi e forti.
Poi si volt e riattravers spumeggiando la reception diretta all'ingresso, dove uno dei portieri
gi accorreva per assisterla nella sua uscita di scena. Ulla fece in tempo a vederla tirar fuori il cellulare
e comporre un numero prima di essere inghiottita dalla porta girevole.
Mikael aspettava davanti all'ascensore a pochi, rapidi passi dalla stanza della donna sami.
Guard l'orologio. Erano trascorsi appena tre, quattro minuti, ma dovevano bastare: dopo tutto,
l'importante era che non si facessero vedere insieme. Era sempre Isabelle a prendere la camera e ad
arrivare dieci minuti prima di lui. Si faceva trovare pronta nel letto. Le piaceva cos. A lui piaceva cos?
Per fortuna erano solo tre minuti a piedi dal Grand al Municipio, dove era atteso dal presidente
della giunta comunale.
Le porte dell'ascensore si spalancarono e Mikael entr. Premette il pulsante contrassegnato dal
numero uno. L'ascensore ripart e si ferm quasi subito. Le porte si riaprirono.
 Guten Tag.
Turisti tedeschi. Una coppia anziana. Una vecchia macchina fotografica in una custodia di
cuoio marrone. Mikael si rese conto di sorridere. Di essere di buonumore. Fece spazio. Isabelle aveva
ragione: era pi allegro adesso che il paziente era morto. Sent una goccia cadere dai capelli lunghi
sulla pelle della nuca, la sent colare, bagnare il colletto della camicia. Ulla gli aveva suggerito di
tagliarli adesso che aveva una carica nuova, ma a che pro? Il suo aspetto da ragazzo non sottolineava
forse il messaggio? Che lui  Mikael Bellman  era il pi giovane capo della polizia di tutti i tempi.
La coppia guard un po' preoccupata i bottoni dell'ascensore. Era il solito, vecchio problema: il
numero uno indicava il piano al livello della strada oppure quello sopra? Com'era in Norvegia?
  il piano terra,  disse Mikael in inglese, e premette il bottone che faceva chiudere le porte.
 Danke,  mormor la donna. L'uomo aveva chiuso gli occhi e respirava rumorosamente.
Sottomarino, pens Mikael.
S'inabissarono nell'edificio in silenzio.
Nello stesso istante in cui le porte si aprirono e i tre misero piede nella reception, una specie di
tremito scosse la coscia di Mikael. La vibrazione del cellulare che captava di nuovo i segnali dopo il
tragitto nell'ascensore senza campo. Lo tir fuori e trov una chiamata senza risposta di Isabelle. Stava
per richiamarla quando il telefonino trem di nuovo. Era un sms.
Ho appena salutato tua moglie che  seduta alla reception :).
Mikael si ferm di colpo. Lev lo sguardo. Ma era troppo tardi.
Ulla sedeva in una poltrona proprio di fronte a lui. Era bella. Aveva curato il suo aspetto pi del
solito. Bella e impietrita nella poltrona.
 Ciao, cara,  sbott lui, udendo subito la nota stonata nella propria voce. L'effetto lo vide
nell'espressione di Ulla.
Lo stava fissando, mentre i resti della confusione cedevano rapidamente a qualcos'altro. Il
cervello di Mikael Bellman lavorava. Riceveva e processava l'informazione, cercava i collegamenti,
traeva le conclusioni. Sapeva che non era facile trovare un pretesto per le punte dei capelli bagnate.
Che lei aveva visto Isabelle. Che proprio come il suo, anche il cervello di Ulla stava elaborando dati
con velocit fulminea. Che il cervello umano  fatto cos. Di una logica spietata quando mette insieme
tutti i frammenti d'informazione che all'improvviso combaciano. La certezza. Lei abbass lo sguardo, e
quando Mikael le si piant davanti gli fiss lo stomaco.
Lui quasi non riconobbe la voce della moglie quando gli sussurr:
 A quanto pare hai ricevuto il suo sms troppo tardi.
Katrine gir la chiave nella serratura e tir la porta a s, ma era incastrata nel telaio.
Gunnar Hagen si fece avanti e l'apr con uno strappo.
Un'umidit calda e stantia si infranse sui cinque.
 Ecco,  disse Gunnar Hagen.   rimasta intatta dall'ultima volta che l'abbiamo usata.
Katrine entr per prima, premette l'interruttore della luce.  Benvenuti nell'ufficio del distretto
di Bergen a Oslo,  disse con voce monotona.
Beate Lnn varc la soglia.  Sicch ci imboscherai qui.
La luce fredda e azzurra dei tubi fluorescenti ricadeva su una stanza quadrata di calcestruzzo dal
pavimento rivestito di linoleum grigio azzurro e dalle pareti nude. Nell'ambiente senza finestre c'erano
tre scrittoi con una sedia e un pc ciascuno. Su uno c'era una caffettiera bruciacchiata e una tanica
d'acqua.
 Ci  stato assegnato un ufficio nello scantinato della centrale?  domand incredulo Stle
Aune.
 In realt tecnicamente vi trovate nella propriet del carcere di Oslo,  spieg Gunnar Hagen. 
Il tunnel sotterraneo qua fuori passa sotto il parco. Se salite le scale di ferro vicino alla porta vi ritrovate
nell'accettazione del carcere.
In risposta arrivarono le prime note della Rapsodia in blu di Gershwin. Hagen tir fuori il
cellulare. Katrine sbirci da sopra la sua spalla. Vide brillare sul display il nome Anton Mittet. Hagen
premette Rifiuta e rinfil il telefonino in tasca.
 Adesso ho una riunione della squadra investigativa, perci lascio il resto a voi,  disse.
Appena Hagen fu uscito gli altri rimasero impalati e si guardarono a vicenda.
 Che caldo qua dentro,  disse Katrine sbottonandosi la giacca.  Per non vedo stufe.
  perch nel locale qui accanto ci sono le caldaie del riscaldamento centrale di tutto il carcere,
 rispose ridendo Bjrn Holm appendendo la sua giacca con le frange allo schienale di una sedia.  La
chiamavamo la Fornace.
 Sei gi stato qui?  Aune si allent il papillon.
 S. All'epoca il gruppo era ancora pi piccolo . Indic gli scrittoi con un cenno della testa. 
Tre, come potete vedere. Ma in effetti risolvemmo ugualmente il caso. Per il capo era Harry... 
Lanci un'occhiata a Katrine.  Oh, non intendevo...
 Non fa niente, Bjrn,  disse lei.  Io non sono Harry, e non sono neanche il capo di questo
gruppo. Mi sta bene che ufficialmente rispondiate a me, di modo che Hagen possa lavarsene le mani.
Ma a me basta e avanza dover organizzare me stessa. Il capo  Beate. Lei ha l'anzianit e l'esperienza
per esserlo.
Gli altri guardarono Beate, che si strinse nelle spalle.  Se tutti lo vogliono, sono disposta a fare
da capo nella misura in cui ce ne sar bisogno.
 Ce ne sar bisogno, eccome,  disse Katrine.
Aune e Bjrn annuirono.
 Bene,  disse Beate.  Cominciamo. C' campo per i cellulari. Il collegamento a internet.
Abbiamo... tazze da caff . Prese una tazza alta bianca da dietro la caffettiera. Lesse la scritta a
pennarello.  Hank Williams?
  la mia,  rispose Bjrn.
Beate ne prese un'altra.  John Fante?
 Era di Harry.
 Okay, iniziamo dai compiti,  disse Beate posando la tazza.  Katrine?
 Io tengo d'occhio la rete. Ancora nessun segno di vita n da parte di Valentin Gjertsen n di
Judas Johansen. Ci vuole una certa astuzia per sfuggire fino a questo punto all'occhio elettronico, il che
rafforza la teoria secondo cui a evadere non  stato Judas Johansen. Lui sa di non essere la priorit
assoluta della polizia, e mi sembra inverosimile che limiterebbe la sua libert nascondendosi
completamente solo per evitare un paio di mesi di carcere. Ovviamente, Valentin ha ben altro da
perdere. Comunque, se uno dei due  vivo e fa anche solo una mossa nel mondo digitale, gli sar
addosso.
 Bene. Bjrn?
 Sto esaminando i dossier di tutti i casi in cui sono stati coinvolti Valentin e Judas, nella
speranza di trovare qualche collegamento a Tryvann o a Maridalen. Persone che ricorrono, reperti che
abbiamo messo da parte. Sto redigendo un elenco di conoscenti che eventualmente potrebbero aiutarci
a trovarli. Quelli con cui ho parlato finora sono disponibili riguardo a Judas Johansen. Quanto a
Valentin Gjertsen, invece...
 Hanno paura?
Bjrn assent.
 Stle?
 Anch'io sto esaminando i casi di Valentin e di Judas, ma per tracciare un profilo di entrambi.
Per redigere una valutazione come possibili assassini seriali.
All'improvviso sulla stanza cal il silenzio. Era la prima volta che qualcuno pronunciava quel
termine.
 In questo caso assassino seriale non  che un termine tecnico, superficiale, non una diagnosi,
 si affrett ad aggiungere Stle Aune.  Definisce una persona che ha ucciso pi di una volta e
verosimilmente pu farlo ancora. Va bene?
 Va bene,  rispose Beate.  Per quanto mi riguarda, esaminer tutto il materiale disponibile
delle videocamere di sorveglianza nei pressi delle scene del crimine. Stazioni di rifornimento,
minimarket aperti ventiquattr'ore su ventiquattro, autovelox. Ho gi visto parecchie riprese effettuate
sul posto dove sono stati rinvenuti gli agenti uccisi, ma non tutte. E poi c' da fare lo stesso lavoro per i
primi delitti.
 Un lavorone,  disse Katrine.
 Un lavorone,  ripet Beate.
I quattro indugiarono guardandosi. Beate prese la tazza con la scritta John Fante e la rimise
dietro la caffettiera.
13.
 E per il resto?  domand Ulla e si appoggi al piano di lavoro.
 Be',  rispose Truls, dondolando la sedia e prendendo la tazza di caff dallo stretto tavolo
della cucina. Bevette un sorso. La fissava con quello sguardo che le era tanto familiare. Impaurito e
avido. Timido e scrutatore. Distaccato e implorante. No e s.
Si era pentita subito di averlo autorizzato a venirla a trovare. Ma lui l'aveva colta impreparata
telefonandole di punto in bianco per chiederle della casa nuova, se c'era qualcosa da aggiustare.
Adesso che era in quarantena le sue giornate erano lunghe e non aveva niente da fare. No, non c'era
nulla da aggiustare, aveva mentito lei. No? E allora, che ne dici di un caff? Mentre chiacchieriamo dei
vecchi tempi? Ulla aveva risposto che non sapeva se... ma Truls aveva finto di non averla sentita,
dicendole che stava arrivando, che gli andava un goccio di caff. E lei aveva risposto: perch no? Passa
pure.
 Come sai, sono ancora solo,  disse lui.  Niente di nuovo su questo fronte.
 Troverai qualcuna, vedrai. S, s . Ulla controll ostentatamente l'orologio: aveva
considerato l'idea di dire che doveva andare a prendere i ragazzi. Ma perfino uno scapolo come Truls
avrebbe capito che era troppo presto.
 Chiss,  disse lui. Guard dentro la tazza. E invece di posarla bevette un altro sorso. Quasi
per prendere lo slancio, pens lei preoccupata.
 Come sicuramente sai, tu mi sei sempre piaciuta, Ulla.
Ulla strinse il bordo del piano di lavoro.
 Perci ricordati che se dovessi trovarti in difficolt e avere bisogno... ehm, di qualcuno con
cui parlare, puoi sempre contare su di me.
Ulla batt le palpebre. Aveva capito bene? Parlare?
 Ti ringrazio, Truls,  disse.  Ma ho Mikael.
Lui pos la tazza adagio.  S, certo. Hai Mikael.
 A proposito, devo cominciare a preparare la cena per lui e per i ragazzi.
 Gi, capisco. Tu gli prepari la cena mentre lui...  si trattenne.
 Mentre lui cosa, Truls?
 Mangia da qualche altra parte.
 Senti, Truls, non riesco a seguirti.
 Io invece penso di s. Ascolta, sono solo venuto per aiutarti. Voglio soltanto il tuo bene, Ulla.
E quello dei ragazzi, naturalmente. I ragazzi sono importanti.
 Pensavo di preparare qualcosa di buono. E cucinare per una famiglia richiede tempo, Truls,
quindi...
 Ulla, voglio dirti una cosa sola.
 No, Truls. Non dirlo, per favore.
 Mikael non ti merita. Sai quante altre donne...?
 Truls, no!
 Ma...
 Adesso voglio che tu te ne vada, Truls. E non farti rivedere qui per un bel po'.
Ulla indugi accanto al piano di lavoro e vide Truls varcare il cancello e raggiungere l'auto
parcheggiata accanto alla strada sterrata che si snodava tra le ville di recente costruzione di Hyenhall.
Mikael aveva detto che avrebbe manovrato un po', telefonato alle persone giuste al Comune per
sollecitare che l'asfaltassero, ma finora non era successo niente. Ud un breve cinguettio quando Truls
premette la chiave e disinnesc l'antifurto. Lo vide salire in macchina. Lo vide rimanere immobile con
lo sguardo fisso davanti a s. Poi fu come attraversato da una scossa e cominci a picchiare. Picchi
cos forte che il volante si abbass sotto i colpi. Anche a distanza la sua furia era tale che Ulla
rabbrivid. Mikael le aveva parlato dei suoi attacchi di ira, ma lei non lo aveva mai visto con i propri
occhi. Se non fosse entrato in polizia, secondo Mikael sarebbe diventato un delinquente. E diceva lo
stesso di s quando si dava le arie da duro. Lei non gli credeva, Mikael era troppo perbene, troppo...
adattabile. Truls, invece... Truls era fatto di un'altra pasta, pi cupa.
Truls Berntsen. Truls il semplice, l'ingenuo, il fedele. Ulla aveva avuto un sospetto,
ovviamente, ma stentava a credere che potesse essere tanto astuto. Tanto... fantasioso.
Il Grand Hotel.
Erano stati i secondi pi dolorosi della sua vita.
Certo, di tanto in tanto le era passato per la mente che suo marito potesse tradirla. Soprattutto da
quando aveva smesso di fare sesso con lei. Ma potevano esserci tante spiegazioni, lo stress per gli
omicidi di quei poliziotti... Ma con Isabelle Skyen? Perfettamente sobri, in un albergo in pieno
giorno? E aveva anche capito che il loro smascheramento era stato preparato da qualcuno. Il fatto che
qualcuno potesse sapere che i due si sarebbero trovati l esattamente a quell'ora, lasciava intendere che
si trattasse di una routine. Le veniva da vomitare ogni volta che ci pensava.
Il viso di Mikael di colpo pallido davanti a lei. I suoi occhi impauriti, oppressi dal senso di
colpa, come un ragazzino colto in flagrante a rubare le mele. Come ci riusciva? Come riusciva, quel
porco perfido, a sembrare bisognoso di protezione? Lui che aveva calpestato tutto ci che avevano di
bello, un padre di tre figli, perch era lui ad avere l'aria di portare una croce?
Torno a casa presto,  le aveva bisbigliato.  E ne parliamo. Prima che i bambini... Devo
essere nell'ufficio del presidente della giunta fra quattro minuti. Aveva una lacrima nell'angolo
dell'occhio? Si era permesso di versare una lacrima, quel mostro?
Appena andato via Mikael, lei si era fatta forza con una rapidit incredibile. Forse la gente
reagisce cos quando sa di non avere scelta. Quando non c' un'alternativa, quando il crollo nervoso
non  un'alternativa. Con calma assoluta aveva fatto il numero dal quale l'aveva chiamata l'uomo che
sosteneva di essere Runar. Nessuna risposta. Aveva aspettato ancora cinque minuti, poi era andata via.
Tornata a casa, aveva fatto controllare il numero di telefono a una donna della Kripos con cui aveva
fatto amicizia. E l'agente le aveva detto che era un cellulare a scheda non registrato. La domanda era:
chi si sarebbe dato tanto da fare per attirarla al Grand perch vedesse con i propri occhi? Un giornalista
di qualche rotocalco? Un'amica pi o meno benintenzionata? Qualcuno dalla parte di Isabelle, un rivale
di Mikael assetato di vendetta? Oppure qualcuno che non voleva dividerlo da Isabelle, ma da lei?
Qualcuno che odiava Mikael o lei. Oppure che era innamorato di lei? Convinto di avere una chance se
fosse riuscito a separarla da Mikael. Conosceva solo una persona che l'amava tanto da essere capace di
fare del male a entrambi.
Non aveva menzionato i suoi sospetti a Mikael quando avevano parlato pi tardi quello stesso
giorno. Probabilmente lui credeva che la sua presenza alla reception fosse casuale, uno di quei fulmini
che si abbattono sulla vita di chiunque, l'improbabile concomitanza di eventi che qualcuno chiama
destino.
Mikael non aveva provato a mentire sostenendo di non essere stato l con Isabelle. Questo
glielo doveva concedere. Non era cos stupido da non sapere che lei sapeva. Le aveva spiegato che non
doveva chiedergli di troncare la relazione, che l'aveva interrotta di sua iniziativa prima che Isabelle
lasciasse l'albergo. Aveva usato proprio quella parola: relazione. Sicuramente era una scelta
ponderata, la faceva sembrare cos piccola, insignificante e sporca, una cosa che poteva essere spazzata
via con un colpo di scopa. Rapporto, invece, sarebbe stato tutt'un altro paio di maniche. Al dettaglio
che lui l'avesse interrotta in albergo non credeva neanche un po', Isabelle aveva un'aria troppo
allegra. Ma le cose che Mikael aveva detto dopo erano vere. Che se quella storia si fosse venuta a
sapere, lo scandalo non avrebbe danneggiato solo lui, ma anche i figli e, indirettamente, lei. Che per di
pi sarebbe capitato proprio nel momento peggiore. Che il presidente della giunta aveva voluto parlare
con lui di politica. Che intendevano farlo entrare nel partito. Che vedevano in lui un candidato valido
per un futuro incarico politico. Che era proprio l'uomo giusto: giovane, ambizioso, popolare, brillante.
Fino a quando non era scoppiato il caso dei poliziotti uccisi, ovviamente. Ma non appena lo avesse
risolto, avrebbero dovuto incontrarsi per parlare del suo futuro, se sarebbe stato in polizia o in politica,
in quale ambito Mikael pensava di poter rendere di pi. Lui non aveva ancora preso una decisione, ma
era ovvio che uno scandalo per una storia di infedelt adesso gli avrebbe chiuso quella porta.
E poi, naturalmente, c'erano lei e i bambini. Le ripercussioni sulla sua carriera erano irrilevanti
in confronto alla prospettiva di perderli. Prima che l'autocommiserazione toccasse vette troppo sublimi
Ulla lo aveva interrotto dicendo di aver riflettuto sulla faccenda, e di essere giunta a una conclusione
analoga alla sua. La carriera. I figli. La vita in comune. Gli aveva detto d'emble che lo perdonava, ma
doveva prometterle di non avere mai pi contatti con Isabelle Skyen. Tranne che nella sua veste di
capo della polizia e in presenza di altre persone. Mikael aveva fatto un'espressione quasi delusa, come
se si fosse preparato a una battaglia, e non a una fiacca scaramuccia che era sfociata in un ultimatum
poco impegnativo per lui. A ogni modo, quella sera, dopo che i ragazzi erano andati a letto, per la
prima volta dopo mesi lui aveva preso l'iniziativa per fare sesso.
Ulla vide Truls mettere in moto e partire. Non aveva detto a Mikael del suo sospetto n aveva
intenzione di farlo. A che pro? Se era nel giusto, Truls avrebbe potuto continuare a essere la spia che
lanciava l'allarme se il patto di non rivedere Isabelle Skyen fosse stato infranto.
L'auto spar e il silenzio della zona residenziale si pos insieme alla nuvola di polvere. E le
balen un'idea. Un'idea strampalata e inammissibile, certo, ma il cervello non  bravo ad
autocensurarsi. Lei e Truls. L, nella camera da letto. Certo, sarebbe stata solo una vendetta. Scacci
quell'idea con la stessa rapidit con cui le era venuta.
La neve sciolta che prima colava come sputo grigio sul parabrezza aveva ceduto alla pioggia.
Una pioggia pesante, verticale. I tergicristalli combattevano una lotta disperata contro il muro d'acqua.
Anton Mittet guidava piano. Era buio pesto, e per giunta l'acqua annebbiava e distorceva ogni cosa,
come se fosse ubriaco. Lanci un'occhiata all'orologio della sua Volkswagen Sharan. Quando avevano
comprato la macchina nuova tre anni prima, Laura aveva insistito per la sette posti, e per scherzo lui si
era chiesto se intendesse mettere su una famiglia numerosa, ma sapeva che era perch in caso di
incidente non voleva trovarsi a bordo di una microauto. Anche se conosceva bene quelle strade e
sapeva che le probabilit di traffico in senso contrario erano minime a quell'ora, non voleva correre
rischi.
La tempia gli pulsava forte. Soprattutto per via della telefonata che aveva ricevuto venti minuti
prima. Ma anche perch quel giorno non aveva bevuto caff. Dopo aver letto i risultati delle analisi, gli
era passata la voglia. Un scemenza, certo. E adesso le sue vene assuefatte alla caffeina si erano ristrette
fino a lasciargli un mal di testa sordo come una sgradevole, pulsante musica di sottofondo. Aveva letto
che i sintomi dell'astinenza da caffeina scompaiono nel giro di due settimane. Ma Anton non voleva
liberarsi da quella dipendenza. Voleva bere caff. Voleva che avesse un buon sapore. Buono come il
gusto di menta sulla lingua di Mona. Ma adesso quando lo beveva sentiva solo il retrogusto amaro dei
sonniferi.
Si era fatto coraggio e aveva chiamato Gunnar Hagen per dirgli che era stato drogato durante il
turno in cui il paziente era morto. Che dormiva mentre qualcuno era entrato nella stanza, che anche se i
medici sostenevano che era morto per cause naturali, non poteva essere vero. Che dovevano fare
un'altra autopsia pi approfondita. Lo aveva chiamato due volte. Senza ottenere risposta. Non aveva
lasciato un messaggio sulla segreteria. Ci aveva provato. Davvero. E ci avrebbe riprovato. Perch la
paghi sempre. Come ora. Era successo di nuovo. Qualcuno era stato ucciso. Fren, svolt imboccando
la strada sterrata che portava a Eikersaga, acceler di nuovo e sent la ghiaia schioccare contro l'interno
dei parafanghi.
L il buio era ancora pi fitto, e l'acqua gi riempiva gli avvallamenti della strada. Quasi
mezzanotte. Era intorno a mezzanotte anche la prima volta. Poich la localit confinava con Nedre
Eiker, era stato un agente della polizia rurale di quel comune ad arrivare per primo sulla scena del
crimine dopo aver ricevuto una telefonata da qualcuno che aveva sentito fracasso lass e sosteneva che
ci fosse un'auto nel fiume. Non solo l'agente si era spinto nel territorio del comune sbagliato, aveva
anche combinato un macello facendo avanti e indietro con la macchina distruggendo cos eventuali
tracce.
Anton super la curva dove l'aveva trovato. Lo sfollagente. Era stato settantadue ore dopo
l'omicidio di Ren Kalsnes, e finalmente lui era smontato di servizio ma, colto dall'inquietudine, aveva
fatto una puntata nel bosco di sua iniziativa. In fondo, un omicidio non capitava tutti i giorni  n tutti
gli anni  nel distretto di polizia di Sndre Buskerud. Si era tenuto all'esterno della zona che avevano
gi setacciato. E lo aveva trovato l, sotto gli abeti all'interno della curva. E l Anton aveva preso la
decisione, quella decisione stupida che aveva mandato tutto a rotoli. Aveva deciso di non fare rapporto.
Perch? Innanzitutto perch la scena del crimine di Eikersaga era cos lontana che difficilmente il
manganello poteva avere a che fare con l'omicidio. In seguito gli era stato chiesto perch avesse
perlustrato quella zona se era davvero convinto che fosse troppo lontana. Ma su due piedi aveva
semplicemente pensato che uno sfollagente d'ordinanza non avrebbe fatto altro che attirare un'inutile
attenzione negativa sulla polizia. Le lesioni da corpo contundente di Ren Kalsnes potevano essere
state provocate da qualsiasi attrezzo pesante, oppure dallo sballottamento nell'abitacolo quando era
precipitato nel fiume da un'altezza di quaranta metri. E comunque non era l'arma del delitto: a Ren
Kalsnes avevano sparato in faccia con una pistola, calibro nove millimetri, fine della storia.
Ma un paio di settimane dopo Anton aveva raccontato dello sfollagente a Laura. E alla fine era
stata lei a convincerlo a riferire l'accaduto, che non spettava a lui stabilire l'importanza di quella
scoperta. E cos lo aveva fatto. Era andato dal suo capo e gli aveva raccontato come stavano le cose.
Un grave errore di giudizio, lo aveva definito il comandante. E come ringraziamento per aver
dedicato una giornata libera a cercare di rendersi utile in un caso di omicidio lo avevano sollevato dai
servizi esterni relegandolo in un ufficio a rispondere al telefono. In un colpo solo aveva perso tutto. Per
che cosa, poi? Nessuno lo diceva a voce alta, ma Ren Kalsnes aveva fama di essere stato una carogna
fredda e priva di scrupoli che imbrogliava amici ed estranei, e secondo i pi era un bene che il mondo
si fosse liberato di una persona simile. Eppure, la cosa pi vergognosa era che la Scientifica non aveva
trovato nessuna prova che collegasse il manganello all'omicidio. Dopo tre mesi nell'ufficio-prigione
Anton aveva scelto tra impazzire, licenziarsi o farsi trasferire. Perci aveva telefonato al suo collega e
amico di vecchia data Gunnar Hagen, che gli aveva procurato il posto nella polizia di Oslo. Quello che
Gunnar gli aveva potuto offrire era sicuramente un passo indietro dal punto di vista della carriera, ma
se non altro Anton poteva di nuovo circolare tra uomini e ladri nella capitale, e qualunque cosa era
meglio dell'aria stantia di Drammen, dove cercavano di imitare Oslo, chiamavano quel buco di stazione
centrale di polizia e per giunta l'indirizzo, Grnland 36, sembrava un plagio di Grnlandsleiret, la
sede di Oslo.
Anton era arrivato in cima alla salita, e appena scorse la luce abbass automaticamente il piede
destro sul pedale del freno. Gli pneumatici stridettero sulla ghiaia. Poi l'auto si ferm. La pioggia
martellava contro la carrozzeria fin quasi a coprire il ronzio del motore. La torcia venti metri pi avanti
fu abbassata. I fari colsero i riflessi del nastro segnaletico arancione e bianco e il gil giallo
catarifrangente della polizia indossato dall'uomo con la torcia. Gli fece segno di avvicinarsi, e Anton
avanz. La macchina di Ren era uscita di strada proprio l, dietro la recinzione. Avevano usato
l'autogru e il cavo di acciaio per trainarne la carcassa lungo il fiume fino alla segheria dismessa dove
l'avevano tirata in secco. Avevano estratto il cadavere di Ren Kalsnes centimetro dopo centimetro
perch il blocco motore era entrato nell'abitacolo all'altezza delle sue anche.
Anton premette il pulsante sullo sportello per abbassare il finestrino. Fresca, umida aria
notturna. Grosse, pesanti gocce di pioggia colpirono il bordo del vetro e uno spruzzo fine gli bagn il
collo.
 Allora?  chiese.  Dove...
Anton batt le palpebre. Non era sicuro di aver completato la frase. Aveva l'impressione che ci
fosse stato un piccolissimo scarto temporale, un taglio malfatto nella pellicola di un film, non sapeva
cosa fosse successo, solo che aveva perso conoscenza. Si guard il grembo: era pieno di vetri. Alz di
nuovo gli occhi e vide che la parte superiore del finestrino laterale era rotta. Apr la bocca, fece per
domandare che cosa stesse succedendo. Ud un sibilo nell'aria, ne intu l'origine, pens di alzare il
braccio ma fu troppo lento. Ud uno scricchiolio. Cap che proveniva dalla sua testa, che qualcosa si
stava rompendo. Alz il braccio, url. Riusc a portare la mano sul cambio per innestare la retromarcia.
Ma era come se gli resistesse, tutto succedeva con estrema lentezza. Voleva lasciare la frizione,
accelerare, ma cos l'auto sarebbe avanzata. Verso l'orlo. Verso il burrone. Dritta dentro il fiume.
Quaranta metri. Una vera e propria... una vera... Strapp e tir la cloche. Ora udiva pi distintamente
la pioggia e sentiva l'aria fredda della notte lungo tutto il lato sinistro del corpo, qualcuno aveva aperto
lo sportello. La frizione: dov'era il piede? Una vera e propria replica. Retromarcia. Ecco fatto.
Mikael Bellman fissava il soffitto. Ascoltava il crepitio tranquillizzante della pioggia contro il
tetto. Tegole olandesi. Quarant'anni di garanzia. Si chiese quanti tetti in pi vendessero grazie a quella
garanzia. Un numero che bastava e avanzava per risarcire i tetti che non tenevano. Se c'era una cosa
che la gente desiderava, era la garanzia che gli oggetti durassero.
Ulla era distesa con la testa sul suo petto.
Avevano parlato. Parlato molto e a lungo. Per la prima volta da non ricordava quanto tempo.
Lei aveva pianto. Non quel pianto addolorato che lui detestava, ma l'altro, quello tenero che era meno
dolore e pi rimpianto, rimpianto di qualcosa che era stato e non sarebbe tornato mai pi. Il pianto che
gli diceva che nel loro rapporto c'era stato qualcosa di cos prezioso da meritare di essere rimpianto.
Aveva sentito il rimpianto solo quando lei era scoppiata a piangere. Era come se le sue lacrime fossero
necessarie per rivelarglielo. Scostavano quella cortina che era sempre l: la cortina fra ci che Mikael
Bellman pensava e ci che sentiva. Lei piangeva per entrambi, lo aveva sempre fatto. E soffriva anche
per entrambi.
Avrebbe voluto consolarla. Aveva carezzato i suoi capelli. Lasciato che le sue lacrime gli
bagnassero la camicia celeste che Ulla gli aveva stirato il giorno prima. Poi, quasi senza volerlo,
l'aveva baciata. O lo aveva fatto di proposito? Per curiosit? Per sapere come lei avrebbe reagito, lo
stesso tipo di curiosit che lo muoveva quando, da giovane investigatore, interrogava i sospettati
seguendo il modello dei nove passi di Inbau, Reid e Buckley, il momento in cui toccavano il tasto dei
sentimenti solo per vedere quale reazione avrebbero ottenuto.
Dapprima Ulla non aveva risposto al bacio, ma si era irrigidita un pochino. Poi aveva reagito
con timidezza. Mikael conosceva i suoi baci, ma non quello. Incerto, esitante. Poi ci aveva messo pi
passione. E lei era completamente partita. Lo aveva trascinato di l a letto. Si era strappata i vestiti di
dosso. E al buio Mikael lo aveva pensato di nuovo. Che Ulla non era lui. Gusto. E l'erezione era
svanita prima ancora che si infilassero sotto il piumino.
Le aveva spiegato che era troppo stanco. Che aveva troppi pensieri. Che la situazione era troppo
sconcertante, la vergogna per quello che aveva fatto troppo grande. Ma si era affrettato ad aggiungere
che lei, l'altra, non c'entrava niente. Ed era anche in grado di ammettere con s stesso che in effetti era
vero.
Mikael chiuse di nuovo gli occhi. Ma non riusciva proprio a dormire. Per colpa dell'ansia, la
stessa ansia con cui si era svegliato negli ultimi mesi, la vaga sensazione che qualcosa di terribile fosse
successo o stesse per succedere, e per un po' aveva sperato che fossero soltanto gli strascichi di un
sogno, finch non aveva capito cos'era.
Qualcosa gli fece riaprire gli occhi. Una luce. Una luce bianca sul soffitto. Proiettata dal
pavimento accanto al letto. Si gir, abbass lo sguardo sul display del cellulare. Impostato su
silenzioso, ma sempre acceso. Aveva concordato con Isabelle di non scambiarsi mai sms di notte.
Non le aveva neanche chiesto perch non volesse ricevere messaggini notturni. E apparentemente,
quando le aveva spiegato che non avrebbero potuto vedersi per un po', lei l'aveva presa bene. Con tutto
che secondo lui aveva afferrato il messaggio. Che in quella frase doveva cancellare per un po'.
Mikael si sent sollevato appena vide che l'sms era di Truls. Poi trasal: doveva essere ubriaco.
O forse aveva sbagliato destinatario, forse voleva mandarlo a una donna di cui non gli aveva parlato. Il
messaggio conteneva solo due parole:
Dormi bene.
Anton Mittet si risvegli.
La prima cosa che percep fu il rumore della pioggia, che si era ridotto a un lieve mormorio sul
parabrezza. Si rese conto che il motore era spento, che gli faceva male la testa e non riusciva a muovere
le mani.
Apr gli occhi.
I fari erano ancora accesi. Illuminavano il terreno in discesa, squarciavano la pioggia e poi il
buio gi in fondo, dove il terreno spariva bruscamente. Il parabrezza bagnato gli impediva di vedere il
bosco di abeti dall'altra parte della forra, ma sapeva che c'era. Disabitato. Silenzioso. Cieco. All'epoca
non erano riusciti a trovare testimoni. Neanche quella volta.
Si guard le mani. Non riusciva a muoverle perch erano legate al volante con fascette di
plastica. In polizia avevano quasi completamente rimpiazzato le tradizionali manette. Bastava
avvolgere quei nastri sottili intorno ai polsi e stringere, neanche l'arrestato pi forte riusciva a
spezzarli, e se cercava di divincolarsi le fascette gli segavano la pelle fino alla carne. Fino all'osso, se
non si dava per vinto.
Anton strinse il volante, cap di aver perso la sensibilit nelle dita.
 Sveglio?  La voce era stranamente familiare. Anton si gir verso il sedile del passeggero. Si
ritrov a guardare due occhi che lo fissavano da dietro i buchi di un passamontagna integrale. Lo stesso
in uso alla Delta.
 Allora, allentiamo questo.
La mano sinistra inguantata afferr la leva del freno a mano in mezzo ai sedili e la sollev. Ad
Anton era sempre piaciuto quella specie di rutto che facevano i vecchi freni a mano, dava un'idea del
meccanismo, di ingranaggi e catene, di ci che succedeva concretamente. Ora fu sollevato e rilasciato
senza il minimo rumore. Solo un cigolio leggerissimo. Le ruote. Avanzarono. Ma solo per un metro o
due, perch lui abbass d'istinto il pedale del freno. Con il motore spento dovette fare molta forza.
 Bella reazione, Mittet.
Anton fiss fuori del parabrezza. La voce. Quella voce. Allegger un pochino la pressione sul
pedale. Si lev uno stridore come dai cardini non oliati di una porta, l'auto si mosse e lui affond di
nuovo il piede. Stavolta non lo spost. La luce dell'abitacolo si accese.
 Secondo te Ren sapeva che stava per morire?
Anton Mittet non rispose. Si era appena intravisto nello specchietto retrovisore. O almeno,
credeva che quello fosse il suo viso: una maschera di sangue scintillante. Il naso era storto, sicuramente
rotto.
 Che effetto fa, Mittet? Saperlo? Me lo puoi spiegare?
 Pe... perch?  la domanda gli usc di bocca come di propria volont. Anton non sapeva
neanche se voleva sapere perch. Sapeva solo che aveva freddo. E che voleva andare via di l. Che
voleva tornare da Laura. Abbracciarla. Farsi abbracciare da lei. Sentire il suo odore. Il suo calore.
 Non ci sei arrivato, Mittet? Perch non avete risolto il caso, ovviamente. Vi do un'altra
chance. La possibilit di imparare dagli errori precedenti.
 I... imparare?
 Lo sapevi che una ricerca di Psicologia ha dimostrato che un feedback un po' negativo sul
lavoro svolto  quello che stimola di pi la performance? Non molto negativo n positivo, ma un po'
negativo. Punirvi uccidendo un solo componente della squadra investigativa per volta costituisce una
serie di feedback un po' negativi, non ti pare?
Le ruote stridettero, e Anton pigi di nuovo il pedale. Fiss l'orlo del dirupo. Aveva la
sensazione di dover affondare ancora di pi il piede.
  il liquido dei freni,  disse la voce.  Ho fatto un buco. Fuoriesce. Fra poco potrai spingere
quanto vuoi, ma non servir a niente. Credi che farai in tempo a pensare mentre precipiti? Farai in
tempo a pentirti?
 Pentirmi di co...  Anton avrebbe voluto continuare, ma non ci riusc, gli sembrava che la
bocca gli si fosse riempita di farina. Precipitare. Lui non voleva precipitare.
 Pentirti per quello sfollagente,  disse la voce.  Pentirti di non aver dato una mano a trovare
l'assassino. Ti avrebbe potuto salvare adesso, sai.
Anton aveva la sensazione di spingere fuori il liquido con il pedale del freno, che pi pigiava e
pi rapidamente il sistema frenante si svuotasse del fluido. Alz appena appena il piede. La ghiaia sotto
le gomme scricchiol e lui, in preda al panico, premette la schiena contro il sedile, punt le gambe tese
contro il fondo e il pedale del freno. L'auto aveva due sistemi di frenaggio idraulico separati, magari ne
aveva manomesso soltanto uno.
 Se ti penti, forse otterrai la remissione dei peccati, Mittet. Ges  magnanimo.
 Mi... mi pento. Fammi scendere.
Una risata sommessa.  Ehi, Mittet, guarda che mi riferivo al regno dei cieli. Io non sono Ges,
da me non avrai nessun perdono . Una breve pausa.  E la risposta  s, ho manomesso entrambi i
sistemi frenanti.
Per un momento Anton ebbe l'impressione di udire il fluido dei freni gocciolare sotto la
macchina, poi cap che era il suo sangue che dalla punta del mento gli cadeva in grembo. Stava per
morire. Di colpo gli fu talmente chiaro che si sent invadere dal freddo ed ebbe pi difficolt a
muoversi, come se il rigor mortis fosse gi iniziato. Ma perch l'assassino era ancora seduto accanto a
lui?
 Hai paura di morire,  disse la voce.  L'odore che emana il tuo corpo. Lo senti? Adrenalina.
Sa di farmaci e di urina.  lo stesso odore delle case di riposo e dei mattatoi. L'odore della paura di
morire.
Anton respirava a fatica, era come se nell'abitacolo l'aria non bastasse per tutti e due.
 Quanto a me, non ho assolutamente paura di morire,  continu la voce.  Non  strano? Che
si possa perdere un tratto umano fondamentale come la paura di morire? Ovviamente,  legata alla
voglia di vivere, ma solo in parte. Molte persone passano tutta la vita nella paura che l'alternativa sia
peggiore. Non  triste?
Anton si sentiva soffocare. Non aveva mai sofferto d'asma, per aveva assistito agli attacchi di
Laura, visto il suo sguardo disperato, supplicante, sentito l'angoscia di non poterla aiutare ma solo
essere testimone della sua lotta forsennata per riuscire a respirare. Una parte di lui per era anche
curiosa, voleva sapere, conoscere l'effetto che faceva sentirsi morire, sapere di non poter fare niente, di
essere costretti a subire.
Ora lo sapeva.
 Da parte mia sono convinto che la morte sia un posto migliore,  cantilen la voce.  Per
adesso non ti posso accompagnare, Anton. Sai, ho un compito da portare a termine.
Ud di nuovo lo scricchiolio, come una voce roca che introduceva adagio una frase con quel
rumore che presto avrebbe accelerato. Ed era inutile affondare ancora il piede sul pedale del freno, era
gi premuto al massimo.
 Addio.
Anton sent l'aria arrivare dalla parte del sedile del passeggero quando lo sportello fu aperto.
 Il paziente,  ansim.
Fissava dritto verso il ciglio del burrone, verso il punto dove tutto spariva, ma percep che la
persona sul sedile accanto si girava verso di lui.
 Quale paziente?
Anton tir fuori la lingua, se la pass sul labbro superiore, colse una sostanza liquida che aveva
un sapore dolce e metallico. Si inumid la bocca. Ritrov la voce.  Il paziente del Rikshospital. Mi
hanno drogato prima che fosse ucciso. Sei stato tu?
Per qualche secondo ud soltanto la pioggia. La pioggia l fuori nell'oscurit: esisteva un suono
pi bello? Se avesse avuto scelta sarebbe rimasto seduto ad ascoltare quel suono giorno dopo giorno.
Anno dopo anno. L'avrebbe ascoltato all'infinito, godendosi ogni secondo che gli era concesso.
L'uomo al suo fianco si mosse, Anton sent l'auto sollevarsi leggermente quando il peso
diminu, poi lo sportello si richiuse senza far rumore. Era solo. L'auto si stava muovendo. Il rumore
delle gomme che avanzavano ancora sulla ghiaia sembrava un bisbiglio roco. Il freno a mano. Era a
cinquanta centimetri sotto la sua mano destra. Anton tir a s i polsi. Non sent neanche dolore quando
la pelle si spacc. Il bisbiglio si era fatto pi alto e pi rapido. Anton sapeva di essere troppo lungo e
rigido per riuscire ad alzare un piede e a portarlo sotto il freno a mano, e allora si abbass. Spalanc la
bocca. Afferr l'estremit della leva, la sent premere contro l'interno dei denti dell'arcata superiore,
tir, ma perdette la presa. Prov anche se sapeva che era troppo tardi, ma preferiva morire cos,
lottando, disperato, vivo. Si contorse, riusc ad afferrare di nuovo il freno a mano con la bocca.
Di colpo cal un silenzio assoluto. La voce era ammutolita e la pioggia cessata di colpo. No,
non era cessata. Era lui che stava precipitando. Senza peso, volteggiava in un valzer lento, come quello
che una volta aveva ballato con Laura mentre tutt'intorno le tante facce familiari degli invitati stavano a
guardare. Girava intorno al proprio asse, adagio, inclinandosi, pesante-leggero-leggero, con la
differenza che adesso era completamente solo. Precipit in quello strano silenzio. Precipit insieme alla
pioggia.
14.
Laura Mittet li squadr. Quando avevano suonato era scesa, e adesso indugiava davanti al
palazzo di Elveparken, a braccia conserte infreddolita nella vestaglia. L'orologio diceva che era notte,
ma fuori albeggiava, e lei intravedeva i primi raggi del sole scintillare sul Drammenselva. Era successo
qualcosa, per un paio di secondi non era stata presente, non li aveva sentiti, non aveva visto altro che il
fiume alle loro spalle. Alcuni secondi durante i quali era rimasta sola e aveva pensato che Anton non
era mai stato l'uomo giusto per lei. Che non aveva mai trovato l'uomo giusto, o almeno, non lo aveva
sposato. E quello che aveva sposato, Anton, l'aveva tradita lo stesso anno del matrimonio. Non gli
aveva mai detto che lo aveva scoperto. C'era troppo da perdere facendolo. E probabilmente negli ultimi
tempi lui aveva avuto un'altra scappatella. Sfoggiava la stessa espressione di esagerata normalit
quando accampava gli stessi pessimi pretesti di allora. Straordinari improvvisi. Un traffico infernale
sulla via del rientro. Il cellulare spento per via della batteria scarica.
Erano in due. Un uomo e una donna, entrambi in una divisa senza una grinza n una macchia.
Come se l'avessero appena presa nell'armadio e indossata. Sguardi gravi, quasi spaventati. L'avevano
chiamata signora Mittet. Nessuno la chiamava cos. E non le avrebbe neanche fatto piacere. Era il
cognome del marito, e lei si era pentita spesso di averlo preso.
Si schiarirono la voce. Avevano qualcosa da dirle. E allora, cosa aspettavano? Lei lo sapeva gi.
Lo aveva saputo da quegli idioti, esagerati musi tragici. Era furibonda. Talmente furibonda da sentire
che il viso le si storceva, si distorceva in un'espressione che non voleva, come se anche a lei fosse stato
imposto un ruolo in quella tragedia comica. Avevano detto qualcosa. Che cosa? Era norvegese? Parole
senza senso.
Non aveva mai voluto l'uomo giusto. E non aveva mai voluto prendere il suo cognome.
Fino a quel momento.
15.
La Volkswagen Sharan nera saliva adagio girando su s stessa verso il cielo azzurro. Come un
razzo in super slow motion, pens Katrine mentre guardava la scia che non era di fuoco e fumo ma di
acqua che fuoriusciva dagli sportelli e dal bagagliaio dell'auto distrutta, si dissolveva in gocce e
scintillava nel sole cadendo verso il fiume.
 L'altra volta abbiamo tirato su la macchina in questo punto,  disse l'agente della polizia
locale.
Erano in piedi davanti alla segheria dismessa con la vernice rossa sfaldata e tutti i vetri delle
piccole finestre rotti. L'erba vizza si stendeva sul terreno come una frangia alla nazista pettinata nel
senso in cui l'acqua era scorsa la notte prima. Nei punti in ombra c'erano macchie grigie di neve
fradicia. Un uccello migratore tornato troppo presto cinguettava ottimista, condannato a morte, mentre
il fiume ridacchiava contento.
 Questa, invece, si  incagliata fra due massi, e quindi  stato pi facile tirarla su direttamente.
Lo sguardo di Katrine segu il corso del fiume. A monte della segheria era arginato, e l'acqua
mormorava placida tra i grandi massi grigi che avevano fermato l'auto. Vide il sole baluginare qua e l
fra le schegge di vetro. Poi lev lo sguardo sulla parete rocciosa verticale. Granito di Drammen. Era
quasi certa che esistesse davvero. Su in alto scorse la coda del carroattrezzi e la gru gialla che sporgeva
sopra il ciglio del burrone. Sperava che qualcuno avesse fatto bene i calcoli del peso moltiplicato per la
distanza dal fulcro.
 Ma se siete detective, perch non state lass insieme agli altri?  domand il poliziotto che li
aveva fatti passare oltre il nastro segnaletico solo dopo aver esaminato attentamente i tesserini di
riconoscimento.
Katrine si strinse nelle spalle. Non poteva rispondere che stavano facendo una scorribanda,
quattro persone senza passi n autorizzazione e con un incarico la cui natura consigliava di non farsi
vedere, per il momento, dalla squadra investigativa ufficiale.
 Quello che ci interessa lo vediamo da qui,  rispose Beate Lnn.  Grazie per l'occhiata.
 Non c' di che.
Katrine Bratt spense l'iPad ancora collegato agli elenchi dei detenuti nelle carceri norvegesi, poi
rincorse Beate Lnn e Stle Aune che avevano gi superato la recinzione e si dirigevano verso la Volvo
Amazon di Bjrn Holm, vecchia di oltre trent'anni. Da parte sua, il proprietario dell'auto stava
percorrendo a passo lento la ripida strada sterrata che scendeva dalla cima e li raggiunse davanti alla
macchina d'epoca senza aria condizionata, n airbag, n chiusura centralizzata, ma con due fasce a
scacchi sul cofano, sul tetto e sulla coda. Dall'affanno di Holm, Katrine concluse che quel giorno non
avrebbe superato l'esame d'ammissione alla Scuola di polizia.
 Allora?  domand Beate.
 Il viso  parzialmente sfigurato, ma dicono che con ogni probabilit il cadavere  di Anton
Mittet,  rispose Holm, si sfil il berretto rasta e lo us per asciugarsi il sudore dalla faccia tonda.
 Mittet,  disse Beate.  Naturalmente.
Gli altri si girarono verso di lei.
 Un poliziotto di qui. Lo stesso che diede il cambio a Sivert su a Maridalen, ricordi, Bjrn?
 No,  rispose Holm senza vergogna. Katrine immagin che si fosse abituato al fatto che il suo
capo veniva da Marte.
 Era in forza alla polizia di Drammen. E partecip, per modo di dire, alle indagini sull'altro
omicidio che avvenne qui.
Katrine scosse sbalordita la testa. Una cosa era che Beate avesse reagito subito alla
segnalazione dell'auto nel fiume apparsa in rete nel log interno della polizia, e ordinato a tutta la
squadra di recarsi a Drammen perch le era subito venuto in mente che era la stessa localit dove
diversi anni prima era stato ucciso un certo Ren Kalsnes. Tutt'altra che ricordasse il nome di un tizio
di Drammen che aveva partecipato alle indagini per modo di dire.
 Me ne sono ricordata subito perch commise un errore madornale,  spieg Beate, che
evidentemente aveva visto Katrine scuotere la testa.  Tenne la bocca chiusa su uno sfollagente che
aveva trovato per paura che gettasse disonore sulla polizia. Hanno detto qualcosa sulle probabili cause
della morte?
 No,  rispose Holm.   ovvio che sarebbe morto per la caduta. E poi l'asta del freno a mano
gli entrava dalla bocca e gli usciva dalla nuca. E deve anche essere stato picchiato mentre era ancora
vivo, perch aveva il viso pieno di contusioni circoscritte.
  possibile che sia andato a finire nel burrone da solo?  domand Katrine.
 S. Ma aveva le mani legate al volante con le fascette. Non ci sono segni di frenata, e l'auto si
 schiantata contro i massi a ridosso della parete, perci andava piano. Deve essere uscito di strada a
passo d'uomo.
 Il freno a mano in bocca?  domand Beate corrugando la fronte.  Com' possibile?
 Aveva le mani immobilizzate e l'auto si avvicinava al burrone,  disse Katrine.  Magari avr
cercato di tirarlo con la bocca?
 Pu darsi. Comunque, si tratta di un poliziotto, ed  stato ucciso sulla scena di un crimine su
cui aveva indagato.
 Un omicidio che non  stato risolto,  aggiunse Bjrn Holm.
 S, ma ci sono delle differenze importanti fra quell'omicidio e i delitti delle ragazze di
Maridalen e di Tryvann,  disse Beate sventolando il fascicolo dell'omicidio che aveva stampato di
corsa prima di uscire dall'ufficio nello scantinato.  Ren Kalsnes era maschio e non aveva segni di
violenza sessuale.
 C' una differenza ancora pi importante,  disse Katrine.
 Eh?
Batt la mano sull'iPad che stringeva sotto il braccio.  Mentre venivamo qui ho controllato il
casellario giudiziale e gli elenchi dei detenuti. Valentin Gjertsen stava scontando una pena breve a Ila
quando Ren Kalsnes  stato ucciso.
 Maledizione!  proruppe Holm.
 Su, su,  disse Beate.  Questo non esclude che Valentin abbia ucciso Anton Mittet. Forse in
questo caso ha rotto gli schemi, ma il colpevole  sempre lo stesso pazzo. O no, Stle?
Gli altri due si voltarono verso Stle Aune, che era insolitamente silenzioso. Katrine not che
quell'uomo corpulento era anche insolitamente pallido. Lui si appoggi allo sportello dell'Amazon,
mentre il suo petto si sollevava e si abbassava.
 Stle?  ripet Beate.
 Scusate,  si sforz invano di sorridere.  Quel freno a mano...
 Ti ci abituerai,  disse lei sforzandosi timidamente e invano di dissimulare l'impazienza.  Si
tratta del nostro macellaio di poliziotti o no?
Stle Aune si raddrizz.  I serial killer possono rompere gli schemi, se  questo che vuoi
sapere. Ma non credo che nel nostro caso si tratti di un imitatore che riprende dal punto in cui il primo
ha... ehm, il macellaio di poliziotti ha lasciato. Come diceva sempre Harry, un serial killer  una balena
bianca. Perci un serial killer di poliziotti  una balena bianca a pois rosa. Non ce ne possono essere
due.
 Quindi siamo d'accordo che si tratta dello stesso assassino,  concluse Beate.  Per quella
condanna smantella la teoria secondo cui Valentin torna sui luoghi dove ha gi ucciso e commette un
altro omicidio.
 Comunque,  disse Bjrn.  Questo  l'unico caso in cui l'omicidio stesso  una copia. Le
percosse al viso, l'auto nel fiume. Potrebbe significare qualcosa.
 Stle?
 Potrebbe significare che sente di essere diventato pi bravo, che perfeziona gli omicidi
trasformandoli in vere e proprie repliche.
 Smettila,  disse Katrine tra i denti.  Ne parli come se fosse un artista.
 Ah s?  disse lui lanciandole un'occhiata interrogativa.
 Lnn!
Si girarono. Gi per la discesa sterrata stava arrivando un uomo con una camicia hawaiana
svolazzante, una trippa ballonzolante e ricci ondeggianti. La velocit relativamente alta sembrava
dovuta pi alla ripidezza del terreno che all'impazienza del corpo.
 Andiamo via di qui,  disse Beate.
Saliti sull'Amazon, mentre Bjrn faceva il terzo tentativo di metterla in moto, la nocca di un
indice buss al finestrino di Beate che era seduta davanti.
Lei gemette sommessamente e abbass il finestrino.
 Roger Gjendem,  disse.  L'Aftenposten ha qualche domanda cui posso rispondere con un
no comment?
 Questo  il terzo poliziotto ucciso,  ansim l'uomo con la camicia hawaiana, e Katrine stabil
che quanto a pessima forma fisica batteva Bjrn Holm.  Avete qualche pista?
Beate Lnn sorrise.
 N-o c-o-m-m...  scand Roger Gjendem fingendo di scrivere.  Abbiamo chiesto in giro. Qui
tutti si conoscono. Il proprietario di una stazione di servizio sostiene che Mittet ha fatto benzina l ieri
sera tardi. Secondo lui Mittet era solo. Questo significa...?
 No...
 ... comment. Pensate che d'ora in poi il capo della polizia vi ordiner di girare con la pistola
carica?
Beate inarc un sopracciglio.  A cosa ti riferisci?
 Alla pistola di ordinanza nel vano portaoggetti di Mittet, ovviamente . Gjendem si abbass e
guard con sospetto gli altri: era mai possibile che non fossero a conoscenza di quel dettaglio cruciale?
 Era scarica, con tutto che l accanto c'era una scatola piena di cartucce. Se la sua pistola fosse stata
carica forse sarebbe riuscito a salvare la pelle.
 Sai una cosa, Gjendem?  disse Beate.  In fondo, ti basta mettere un segno di ripetizione
sotto la prima risposta che ti ho dato. E preferirei che tu non facessi parola di questo nostro breve
incontro.
 E perch?
Il motore si avvi con un ringhio sommesso.
 Buona giornata, Gjendem . Beate cominci a rialzare il finestrino. Ma non fu abbastanza
veloce da evitare la domanda successiva:
 Avete nostalgia di chi sapete?
Holm lasci la frizione.
Katrine vide Roger Gjendem rimpicciolire nello specchietto.
Ma aspett che avessero superato il centro commerciale di Liertoppen per dire quello che
sicuramente pensavano tutti.
 Gjendem ha ragione.
 S,  sospir Beate.  Ma purtroppo lui non  pi disponibile, Katrine.
 Lo so, per ci dobbiamo provare lo stesso!
 Provare a fare cosa?  domand Bjrn Holm.  A riesumare dal cimitero un uomo che  stato
dichiarato morto?
Katrine fiss il bosco che sfrecciava monotono accanto all'autostrada. Ripens alla volta in cui
aveva sorvolato quella zona a bordo di un elicottero della polizia, la zona pi densamente popolata
della Norvegia, ed era rimasta colpita dal fatto che perfino l prevalevano boschi e territori incolti.
Luoghi non frequentati. Luoghi dove potersi nascondere. Che perfino l le case erano puntini di luce
nella notte, l'autostrada una striscia sottile che attraversava il nero impenetrabile. Che era impossibile
vedere tutto. Che bisognava saper fiutare. Ascoltare. Essere consapevoli.
Erano quasi arrivati ad Asker, ma avevano viaggiato in un silenzio cos fitto che quando infine
Katrine rispose, nessuno aveva dimenticato la domanda.
 S,  disse.
16.
Katrine Bratt attravers l'ampia piazza antistante Chateau Neuf, il quartier generale
dell'Associazione studentesca norvegese. Belle feste, concerti fichi, dibattiti animati. Era questa
l'immagine che volevano dare a quel posto, ricordava. E di tanto in tanto ci erano riusciti.
Il dress code era cambiato pochissimo dai suoi tempi: t-shirt, pantaloni larghi, occhiali da nerd,
piumini rtro e giacche militari rtro, un senso dello stile che tentava di mascherare l'insicurezza, il
secchione medio con il look da lavativo scafato, la paura di fallire dal punto di vista sociale e
professionale. Ma se non altro erano felicissimi di non rientrare fra i poveracci dall'altra parte della
piazza, dove era diretta Katrine.
Alcuni di quei poveracci le vennero incontro uscendo da quello che somigliava al cancello di un
carcere davanti al settore riservato alla scuola: allievi con indosso le divise nere della polizia che per
quanto aderenti potessero essere parevano sempre un po' troppo grandi. Riusciva a riconoscere le
matricole anche da lontano: sembravano tentare di non farsi ballare l'uniforme addosso e tenevano la
visiera del berretto un po' troppo calata sulla fronte. Per mascherare l'insicurezza con la severit,
oppure per evitare gli sguardi lievemente sprezzanti o addirittura compassionevoli degli studenti sul
lato opposto della piazza, gli studenti veri, gli intellettuali liberi, indipendenti, alternativi, pensanti. Che
sogghignavano dietro i capelli lunghi e unti distesi al sole sui gradini, esaltati dalla loro sregolatezza
mentre aspiravano quella che, ne erano sicuri, gli allievi poliziotti sapevano poteva essere una canna.
Perch loro erano i giovani veri, il meglio della societ con il diritto di sbagliare, quelli che
avevano le scelte di vita ancora davanti a s, non alle spalle.
Forse questi erano stati soltanto i pensieri di Katrine ai suoi tempi, quando aveva voglia di
gridare che non sapevano chi era, perch aveva deciso di fare la poliziotta, cosa aveva intenzione di
fare nella vita.
Il vecchio custode, Karsten Kaspersen, era ancora in piedi nella guardiola subito dopo la porta,
ma se si ricordava dell'allieva Katrine Bratt non lo diede a vedere quando guard il suo tesserino di
riconoscimento e annu brevemente. Katrine si avvi lungo il corridoio diretta all'aula. Pass davanti
alla porta della sala del crimine, in cui era stato ricostruito un appartamento con pareti mobili e una
galleria da dove potevano osservarsi a vicenda mentre si esercitavano nelle perquisizioni, nella ricerca
delle tracce, nella ricostruzione dei fatti.
La porta della palestra con i materassini e l'odore di sudore dove imparavano la fine arte di
atterrare e ammanettare la gente. La socchiuse un attimo, senza far rumore, e poi sgusci dentro la
porta dell'aula 2. La lezione era gi iniziata e Katrine raggiunse a passo felpato un posto libero
nell'ultima fila. Si sedette senza farsi notare dalle due ragazze che parlottavano animatamente nella fila
davanti.
 Ti dico che  strana. Ha una foto del prof sulla parete della sua stanza.
 Davvero?
 L'ho vista con i miei occhi.
 Santo cielo, ma  vecchio. E pure brutto.
 Trovi?
 Ma sei cieca?  Con un cenno della testa indic la lavagna su cui l'insegnante stava scrivendo
girato di spalle.
 Movente!  L'uomo si era voltato verso gli allievi ripetendo la parola che aveva scritto alla
lavagna.  Il prezzo psicologico di commettere un omicidio  cos alto per le persone dotate di una
mente razionale e di una sfera emotiva normale che occorre un movente molto valido. In genere i
moventi molto validi sono pi facili e pi rapidi da trovare dell'arma del delitto, dei testimoni, e delle
prove. E di solito indicano un potenziale colpevole. Perci ogni investigatore deve partire dalla
domanda: Perch?
Fece una pausa vagando con lo sguardo nell'aula, quasi come un cane da pastore che accerchia
e tiene unito il gregge, pens Katrine.
L'uomo alz un indice.  In soldoni: trova il movente e avrai trovato il colpevole.
Secondo Katrine Bratt non era brutto. Neanche bello, ovviamente, non nel senso convenzionale
del termine. Rientrava piuttosto nella definizione inglese di acquired taste, qualcosa che si impara ad
apprezzare col tempo. E la voce era la stessa di sempre: profonda, calda con un che di consumato, roco,
che non piaceva solo alle studentesse giovanissime.
 S?  il docente esit un attimo prima di dare la parola all'allieva che aveva alzato la mano.
 Perch mandiamo grandi e costose squadre della Scientifica sulla scena di un crimine, se un
investigatore brillante come te pu risolvere il caso con qualche domanda e qualche riflessione?
Non c'era traccia di ironia nel tono dell'allieva, solo un candore quasi infantile e un'inflessione
da cui si capiva che doveva aver vissuto su a nord.
Katrine vide le emozioni passare sul viso dell'insegnante  imbarazzo, contrariet, irritazione 
prima che si decidesse a rispondere:  Perch non basta mai sapere chi  il fuorilegge, Silje. Durante
l'ondata di rapine a Oslo di dieci anni fa, nell'Antirapina lavorava una poliziotta che era capace di
riconoscere le persone incappucciate dalla forma del viso e del corpo.
 Beate Lnn,  disse la ragazza che lui aveva chiamato Silje.  Il capo della Scientifica.
 Esatto. E perci, in otto casi su dieci l'Antirapina sapeva chi erano le persone mascherate che
apparivano nei video di sorveglianza. Ma non aveva prove. Le impronte digitali sono prove. Una
pistola che ha sparato  una prova. Le convinzioni di un investigatore, per quanto brillante possa essere,
non sono una prova. Oggi ho usato parecchie semplificazioni, e ne aggiunger ancora un'altra: la
risposta alla domanda perch? non ha nessun valore se non scopriamo il come, e viceversa. E con
questo abbiamo anticipato un po' le cose: Folkestad terr una lezione sull'indagine scientifica .
Consult l'orologio.  Approfondiremo il movente la prossima volta, ma abbiamo il tempo di fare un
esercizio di riscaldamento. Perch la gente uccide la gente?
Scrut di nuovo il pubblico con un'espressione incoraggiante. Katrine vide che, oltre alla
cicatrice che come una crepa nel ghiaccio partiva dall'angolo della bocca e arrivava all'orecchio, se ne
era procurate altre due. Una, sulla gola, sembrava una ferita da coltello, l'altra, sul lato della testa
all'altezza delle sopracciglia, poteva essere stata causata da una pallottola. Ma per il resto non lo aveva
mai visto tanto in forma. La figura alta un metro e novantatre era eretta e agile, la corta spazzola bionda
dei capelli non mostrava tracce di grigio. E Katrine riusciva a vedere che sotto la t-shirt era in buone
condizioni fisiche, si era rimesso in carne. E, pi importante di tutto, il suo sguardo era vivo. Aveva di
nuovo quell'aria vigile, energica, quasi maniacale. Rughe d'espressione intorno agli occhi e un
linguaggio del corpo aperto che non gli aveva mai visto prima. Veniva quasi il sospetto che conducesse
una vita sana. In tal caso sarebbe stata la prima volta da quando Katrine lo conosceva.
 Perch ha un tornaconto,  propose una voce maschile.
Il docente annu benevolo.  Verrebbe da pensarlo, vero? Per, Vetle, l'omicidio a scopo di
lucro non  molto comune.
Un'uggiolante voce del Sunnmre:  Perch si odia qualcuno?
 Elling suggerisce l'omicidio passionale,  disse l'insegnante.  Gelosia. Ripulsa. Vendetta. S,
decisamente. Altro?
 Perch uno  pazzo,  propose un giovane corpulento e ingobbito.
 Pazzo non  il termine giusto, Robert,  intervenne la ragazza di prima. Katrine vedeva
soltanto una coda di cavallo bionda a forma di s sopra lo schienale di una sedia in prima fila.  Si
dice...
 Va bene cos, Silje, abbiamo capito che cosa intende . L'insegnante si era seduto sulla parte
anteriore della cattedra: tese le lunghe gambe sul pavimento davanti a s e incroci le braccia sopra il
logo dei Glasvegas.  E personalmente non ho nulla in contrario alla parola pazzo. Ma in effetti  una
causa di omicidio piuttosto rara. Naturalmente c' chi  convinto che il delitto sia di per s una prova di
pazzia, ma la maggioranza degli omicidi  razionale. Proprio come  razionale perseguire un vantaggio
materiale,  razionale perseguire il riscatto delle emozioni. L'assassino pu essere convinto che
uccidere lenir il dolore causato dall'odio, dalla paura, dalla gelosia, dall'umiliazione.
 Ma se l'omicidio  tanto razionale...  intervenne il primo ragazzo.  Mi dici quanti assassini
soddisfatti hai conosciuto?
Il furbo del corso, pens Katrine.
 Pochi,  rispose l'uomo.  Ma il fatto che l'omicidio venga percepito come una delusione non
significa che non sia un atto razionale nella misura in cui chi lo compie pensa di ottenere un riscatto. In
genere per la vendetta  pi dolce nell'immaginazione, al furioso omicidio per gelosia fa seguito il
pentimento, il crescendo che il serial killer ha preparato con tanta cura si trasforma quasi sempre in un
anticlimax che lo costringe a ricominciare daccapo. In breve...  Si alz e torn alla lavagna.  Per
quanto riguarda l'omicidio, il detto il crimine non paga non  del tutto sbagliato. Per la prossima
volta chiedo a ciascuno di voi di pensare a un movente che potrebbe spingervi a uccidere. Non voglio
stupidaggini politically correct, voglio che sondiate il vostro lato pi oscuro. Magari va bene anche il
vostro lato quasi pi oscuro. E poi voglio che leggiate il saggio di Aune sulla personalit omicida e il
profiling, d'accordo? E s, far domande di verifica. Perci, tremate, siate preparati. Dateci dentro.
Un fracasso di sedili che si sollevavano.
Katrine rimase seduta a guardare gli studenti che le sfilavano davanti. Alla fine rimasero
soltanto tre persone. Lei, il docente che cancellava la lavagna e la coda di cavallo a forma di s che gli si
era piantata alle spalle a piedi uniti e con gli appunti sotto il braccio. Katrine constat che era magra. E
che adesso la sua voce era diversa da quella con cui aveva parlato durante la lezione.
 Ma secondo te quel serial killer che hai catturato in Australia non si  sentito appagato
nell'uccidere quelle donne?  Un ostentato tono da ragazzina. Come una bimba che volesse ingraziarsi
il padre.
 Silje...
 S, insomma, le ha violentate. E deve essergli piaciuto.
 Leggi il saggio, e la prossima volta ne riparliamo, okay?
 Okay.
Ma lei non si mosse. Oscill sui piedi. Come per alzarsi sulle punte, pens Katrine. E arrivare
fino a lui. Mentre l'insegnante raccoglieva i fogli in una ventiquattrore di pelle ignorandola. Poi la
ragazza si gir bruscamente e sal di corsa le scale verso l'uscita. Quando scorse Katrine rallent e la
scrut per poi affrettare di nuovo il passo e uscire.
 Ciao, Harry,  disse lei sottovoce.
 Ciao, Katrine,  rispose lui senza alzare lo sguardo.
 Ti trovo in forma.
 Grazie altrettanto,  disse lui chiudendo la lampo della ventiquattrore.
 Mi hai vista arrivare?
 Ti ho sentita arrivare . Alz lo sguardo. E sorrise. Katrine si era sempre stupita della grande
trasformazione che il suo viso subiva quando sorrideva. Quell'aria dura, distaccata, stanca di vivere che
era solito indossare come un cappotto liso veniva spazzata via. Di colpo sembrava un bambinone
allegro e raggiante. Come una bella giornata di luglio a Bergen. Benvenuta quanto rara e breve.
 Che cosa vuoi dire?  gli domand.
 Che un po' me lo aspettavo che saresti venuta.
 Ah s?
 S. E la risposta  no . Si infil la ventiquattrore sotto il braccio, con quattro lunghi passi sal
i gradini che lo separavano da lei e l'abbracci.
Katrine lo strinse, inspir il suo odore.  No a cosa, Harry?
 No, non mi avrai,  le bisbigli nell'orecchio.  Ma questo lo sai gi.
 Uff!  esclam lei fingendo di liberarsi dall'abbraccio.  Se non fosse per quella bruttona, mi
basterebbero cinque minuti per farti scodinzolare, bello mio. E poi non ho detto che sei cos in forma.
Lui scoppi a ridere, e Katrine avrebbe voluto che la stringesse ancora un po'. Non si era mai
chiarita se Harry le piacesse sul serio oppure se quel gioco fosse diventato un'abitudine perch la
prospettiva era talmente irrealistica che poteva anche fare a meno di prendere una decisione. E col
tempo era diventato uno scherzo dal contenuto oscuro. Infine lui si era rimesso con Rakel. O quella
bruttona, come lui le permetteva di chiamarla perch la definizione era tanto assurda da non fare altro
che sottolineare la bellezza di Rakel.
Harry si lisci il mento mal rasato.  Mhm, se non  al mio corpo irresistibile che miri, allora
deve essere...  Lev un indice:  Ci sono. La mia mente geniale!
 Non sei nemmeno diventato pi spiritoso con gli anni.
 E la risposta  sempre no. E sai gi anche questo.
 Hai un ufficio dove ne possiamo discutere?
 S e no. Ho un ufficio, ma l non possiamo discutere della possibilit che vi aiuti con quel
caso.
 I casi.
  un unico caso, a quanto ho capito.
 Affascinante, non trovi?
 Non ci provare. Ho chiuso con quella vita, e lo sai.
 Harry, questo caso ha bisogno di te. E tu hai bisogno di questo caso.
Stavolta il sorriso di lui non arriv fino agli occhi:  Ho bisogno di un caso di omicidio quanto
ho bisogno di un drink, Katrine. Mi dispiace. Risparmia il tuo tempo e rivolgiti alla seconda scelta.
Lei lo guard. Pens che il paragone con il drink era stato immediato. Che confermava i suoi
sospetti, che Harry aveva semplicemente paura. Paura che gli sarebbe bastato dare un'occhiata al caso
perch gli facesse lo stesso effetto di un goccio d'alcol. Non sarebbe pi riuscito a fermarsi, si sarebbe
lasciato irretire, consumare. Per un attimo Katrine fu colta dal rimorso, dall'improvviso attacco di
autodisprezzo dello spacciatore. Fino a quando con l'occhio della mente rivide le immagini delle scene
del crimine. Il cranio fracassato di Anton Mittet.
 Sei l'unica scelta, Harry.
 Posso farti un paio di nomi,  rispose lui.  C' un tizio con cui ho frequentato quel corso
all'Fbi. Potrei telefonargli...
 Harry,  Katrine lo prese sottobraccio e lo condusse verso la porta.  Hai del caff nel tuo
ufficio?
 Quello te lo offro volentieri ma, ripeto...
 Non parliamo pi del caso, di, abbandoniamoci ai ricordi.
 Hai tempo per farlo?
 Ho bisogno di distrarmi.
Lui la guard. Fu sul punto di dire qualcosa, ci ripens. Annu.  Bene.
Salirono una rampa di scale, si avviarono lungo il corridoio che portava agli uffici.
 A quanto ho sentito arraffi a piene mani dalle lezioni di Psicologia di Stle Aune,  disse
Katrine. Come al solito era costretta quasi a correre per stare al passo con le falcate da gigante di Harry.
 Arraffo dove posso, dopo tutto lui era il migliore.
 Per esempio, che la parola pazzo  una delle poche allo stesso tempo precise, intuitive e
poetiche. Ma che le parole precise finiscono sempre nella spazzatura perch esperti ottusi ritengono che
l'astrusit linguistica giovi al benessere del paziente.
 Gi,  disse Harry.
 Perci io non sono pi maniaco-depressiva. E neanche borderline. Sono una bipolare due.
 Due?
 Ti rendi conto? Perch Aune non insegna pi? Credevo gli piacesse tanto.
 Voleva una vita migliore. Pi semplice. Pi tempo da dedicare ai suoi cari. Una decisione
saggia.
Katrine guard il suo profilo.  Dovresti convincerlo. Chi ha un talento cos spiccato dovrebbe
impiegarlo per legge dove ce n' pi bisogno. Non sei d'accordo?
Harry fece una breve risata.  Non ti di per vinta, eh? Penso che ci sia bisogno di me qui,
Katrine. E la scuola non chiama Aune perch nel corpo docente vuole pi divise, non civili.
 Tu non porti la divisa.
 E proprio qui ti volevo. Si d il caso che non sia pi in polizia, Katrine. Ho fatto una scelta. E
questo significa che la situazione  cambiata, per me, per noi.
 Come ti sei fatto quella cicatrice sulla tempia?  domand lei e lo vide trasalire subito, quasi
impercettibilmente. Lui non fece in tempo a rispondere che una voce sonora riecheggi nel corridoio:
 Harry!
Si fermarono e si voltarono. Un uomo basso e tarchiato con una barba rossa usc dalla porta di
un ufficio e venne verso di loro a passo vacillante e asimmetrico. Katrine segu Harry incontro
all'anziano.
 Hai visite,  tuon l'uomo molto prima di trovarsi alla distanza opportuna per rivolgergli la
parola.
 Esatto,  disse Harry.  Katrine Bratt. Ti presento Arnold Folkestad.
 Intendevo dire: hai visite nel tuo ufficio,  aggiunse Folkestad, si ferm e trasse un paio di
respiri prima di tendere una grossa mano lentigginosa.
 Arnold e io ci dividiamo le lezioni sulle Tecniche investigative,  spieg Harry.
 E siccome lui si occupa della parte divertente della materia,  il pi popolare dei due, 
brontol Folkestad.  Mentre io li devo riportare alla realt con il metodo, l'indagine scientifica, l'etica
e il protocollo. Il mondo  ingiusto.
 In compenso Arnold possiede qualche nozione di Pedagogia,  disse Harry.
 Per il ragazzo fa progressi,  disse Folkestad ridacchiando.
Harry corrug la fronte.  Quella visita, non sar, spero...
 Rilassati, non  la signorina Silje Gravseng, solo dei vecchi colleghi. Gli ho offerto un caff,
io.
Harry lanci un'occhiata penetrante a Katrine. Poi gir sui tacchi e marci verso la porta
dell'ufficio. Lei e il collega lo seguirono con lo sguardo.
 Oddio, ho detto qualcosa che non va?  domand Folkestad sbalordito.
 Immagino che questa iniziativa possa essere interpretata come una tattica di accerchiamento,
 disse Beate portandosi la tazza di caff alle labbra.
 Con questo vuoi dire che non si tratta di un accerchiamento?  domand Harry inclinando la
sedia all'indietro quanto il minuscolo ufficio gli permetteva. Dall'altra parte della scrivania, dietro le
pile svettanti di carte, Beate Lnn, Bjrn Holm e Katrine Bratt avevano infilato una sedia ciascuno. Il
giro dei saluti era stato frettoloso. Brevi strette di mano, niente abbracci. Niente tentativi appiccicosi di
parlare del pi e del meno. Harry Hole non era il tipo. Era il tipo che veniva subito al punto. Del quale,
ovviamente, sapevano che era gi informato.
Beate bevette un sorso, si protese involontariamente e pos il bicchiere di plastica con
un'espressione severa.
 So che hai deciso di non occuparti pi attivamente di indagini,  disse.  E so anche che le tue
ragioni sono pi valide di quelle di tanti. Ma ciononostante la domanda  se non potresti fare
un'eccezione per questo caso. Dopo tutto sei l'unico esperto di delitti seriali che abbiamo. Lo Stato ha
investito dei soldi per mandarti a studiare all'Fbi, che...
 ... che, come sai, ho ripagato col sangue, col sudore e con le lacrime,  la interruppe Harry. 
E non soltanto con il mio sangue e con le mie lacrime.
 Non ho dimenticato che Rakel e Oleg finirono sotto tiro nel caso Uomo di neve, ma...
 La risposta  no,  disse Harry.  Ho promesso a Rakel che nessuno di noi si trover pi in
una situazione simile. E una volta tanto ho deciso di mantenere la mia promessa.
 Come sta Oleg?  chiese Beate.
 Meglio,  rispose lui lanciandole un'occhiata guardinga.  Come sai, si sta disintossicando in
una clinica in Svizzera.
 Mi fa piacere. E Rakel ha ottenuto quell'incarico a Ginevra?
 S.
 E fa la pendolare?
 Di regola passa quattro giorni a Ginevra e tre qui. Per Oleg  un vantaggio avere la madre
vicino.
 Capisco,  disse Beate.  Laggi in un certo senso sono lontani da qualsiasi linea di tiro, o no?
E tu passi tutta la settimana da solo. E in quei giorni puoi fare quello che vuoi.
Lui fece una risata sommessa.  Cara Beate, forse non sono stato abbastanza chiaro. Questo 
quello che voglio. Insegnare. Trasmettere le cose che so.
 Stle Aune  dei nostri,  intervenne Katrine.
 Buon per lui,  disse Harry.  E per voi. Di omicidi seriali ne sa quanto me.
 Sicuro che non ne sappia di pi?  domand Katrine con un sorrisetto e un sopracciglio
inarcato.
Harry rise.  Bel tentativo, Katrine. Okay. Ne sa di pi lui.
 Dio,  disse Katrine.  Che fine ha fatto il tuo spirito di competizione?
 Voi tre e Stle Aune formate la squadra migliore in assoluto per questo caso. Ho un'altra
lezione, perci...
Katrine scosse la testa adagio.  Che ti  successo, Harry?
 Una cosa bella,  rispose lui.  Mi  successa una cosa bella.
 Ricevuto e recepito,  disse Beate alzandosi.  Per mi permetto ugualmente di domandarti se
qualche volta potremo chiederti un consiglio.
Not che Harry stava per scuotere la testa.  Non rispondere adesso,  si affrett ad aggiungere.
 Ti chiamo pi tardi.
Tre minuti dopo in corridoio, appena Harry ebbe raggiunto l'aula dove era atteso dagli studenti,
Beate pens che forse era vero, forse l'amore di una donna poteva salvare un uomo. E in tal caso
dubitava che il senso del dovere di un'altra donna potesse ricacciarlo a forza nell'inferno. Ma era il suo
compito. Lui sembrava sprizzare salute e felicit da tutti i pori. Lo avrebbe lasciato andare volentieri.
Ma sapeva che presto sarebbero ricomparsi, i fantasmi dei colleghi che erano stati uccisi. E concep il
pensiero successivo: E non sono gli ultimi.
Telefon a Harry appena tornata nella Fornace.
Rico Herrem si svegli di soprassalto.
Batt le palpebre nel buio prima che la vista mettesse a fuoco lo schermo bianco tre file pi
avanti, dove una donna grassa lo succhiava a un cavallo. Sent le pulsazioni impazzite rallentare. Non
c'era motivo di farsi prendere dal panico, si trovava ancora nella Pescheria: a svegliarlo erano state
solo le vibrazioni di un nuovo arrivato che si era seduto alle sue spalle. Rico apr la bocca, cerc di
incamerare un po' dell'ossigeno contenuto nell'aria che puzzava di sudore, fumo di tabacco e qualcosa
che sembrava pesce ma non lo era. Erano passati quarant'anni da quando la Pescheria Moen vendeva
l'originale combinazione di pesce relativamente fresco al banco e riviste porno relativamente fresche
sottobanco. Quando Moen aveva ceduto l'attivit ed era andato in pensione per potersi ammazzare con
l'alcol pi metodicamente, i nuovi proprietari avevano avviato nello scantinato un cinema aperto
ventiquattr'ore su ventiquattro che proiettava film porno etero. Ma quando il vhs e i dvd avevano
portato via i clienti, si erano specializzati nel reperimento e nella proiezione di film impossibili da
trovare in rete, o almeno non senza rischiare una visita della polizia.
Il sonoro era talmente basso che Rico riusciva a sentire la gente che si faceva le seghe
tutt'intorno nell'oscurit. Gli avevano spiegato che l'effetto era voluto, che lasciavano apposta il
volume al minimo. Dal canto suo, aveva superato da un bel pezzo l'attrazione adolescenziale per le
seghe di gruppo, non era questo il motivo per cui si trovava l. N era questo il motivo per cui ci era
andato appena uscito dal carcere, restandoci per due giorni e due notti, con l'unica interruzione delle
indispensabili brevi uscite per mangiare, cacare e procurarsi da bere. In tasca aveva ancora quattro
compresse di Roipnol. Doveva farle durare.
Ovviamente, non poteva passare il resto della sua vita nella Pescheria. Ma era riuscito a
convincere sua madre a prestargli diecimila corone, e in attesa che l'ambasciata thailandese gli
concedesse un visto turistico prolungato, la Pescheria offriva il buio e l'anonimato che lo rendevano
introvabile.
Inspir, ma era come se l'aria fosse costituita esclusivamente da azoto, argon e anidride
carbonica. Guard l'ora. La lancetta fosforescente indicava le sei. Pomeriggio o mattina? L dentro era
sempre notte, ma con ogni probabilit era pomeriggio. Il senso di soffocamento andava e veniva. Non
doveva farsi venire un attacco di claustrofobia, non ora. Non prima di aver lasciato il paese. Di essere
lontano. Lontanissimo da Valentin. Per la miseria, quanta nostalgia aveva della cella. Del senso di
protezione. Della solitudine. Dell'aria respirabile.
La donna sullo schermo ce la metteva tutta, ma dovette spostarsi per seguire il cavallo che era
avanzato di qualche passo venendosi a trovare per un attimo fuori fuoco.
 Ciao, Rico.
Rico si irrigid. La voce era bassa, un bisbiglio, ma il suono sembrava un punteruolo di ghiaccio
che gli perforava l'orecchio.
 Vanessa's Friends. Un vero e proprio classico degli anni Ottanta. Lo sai che Vanessa mor
durante le riprese? Fu calpestata a morte da una cavalla. Gelosia, secondo te?
Rico fece per girarsi, ma fu bloccato da una mano che gli stringeva la parte superiore della
nuca, immobilizzandola come una morsa. Fece per urlare, ma un palmo inguantato gli aveva gi
coperto la bocca e il naso. Inspir l'odore acre di lana bagnata.
 Mi hai deluso,  stato troppo facile trovarti. Un cinema per depravati. Troppo ovvio, no? 
Una risata sommessa.  Per di pi il tuo cranio rosso brilla come un faro qua dentro. A quanto pare il
tuo eczema si  riacutizzato ultimamente, Rico. Gli eczemi si aggravano con lo stress, non  vero?
Il palmo davanti alla sua bocca allent la pressione permettendogli di inspirare un po' d'aria.
Sapeva di polvere di calce e sciolina.
 Si dice in giro che a Ila hai parlato con una poliziotta, Rico. Avevate argomenti in comune?
Il guanto di lana davanti alla sua bocca spar. Rico respir a fatica mentre con la lingua cercava
la saliva.
 Non ho detto niente,  sbuff.  Lo giuro. Perch avrei dovuto farlo? Sarei comunque uscito
dopo pochi giorni.
 Per soldi.
 Ce li ho i soldi!
 Hai speso tutti i soldi che avevi per il roip, Rico. Scommetto che hai le pasticche in tasca
adesso.
 Non sto scherzando! Dopodomani me ne vado in Thailandia. Non ti caccer nei guai, te lo
giuro.
Rico cap che le sue ultime parole sembravano la supplica di un uomo terrorizzato, ma non gli
importava. Era terrorizzato.
 Datti una calmata, Rico. Non ho intenzione di fare del male al mio tatuatore, uno si fida
dell'uomo da cui si  fatto ficcare gli aghi nella pelle. O no?
 Ti... ti puoi fidare di me.
 Bene. Pattaya dovrebbe essere un bel posto.
Rico non rispose. Non aveva detto che sarebbe andato a Pattaya, come...? Fu catapultato
indietro quando l'altro afferr il suo schienale per alzarsi.
 Devo scappare, un lavoretto mi aspetta. Comunque, goditi il sole, Rico. Ho sentito dire che fa
bene agli eczemi.
Rico si volt e alz lo sguardo. L'altro si era camuffato coprendosi la parte inferiore del viso
con una sciarpa, e il buio gli impediva di vedere bene gli occhi. L'uomo si abbass bruscamente verso
di lui:
 Lo sapevi che quando fecero l'autopsia a Vanessa le trovarono delle malattie veneree di cui la
scienza medica ignorava l'esistenza? Non tradire la tua specie, ecco il mio consiglio.
Rico segu con lo sguardo la figura che si affrettava verso l'uscita. La vide togliersi la sciarpa.
Fece in tempo a scorgere la luce verde dell'insegna della porta lambirgli il viso prima che sparisse
dietro la tenda nera di feltro. Fu come se l'ossigeno riaffluisse nella sala, e Rico lo inspir avidamente
mentre batteva le palpebre guardando l'omino in corsa sul cartello dell'uscita.
Era confuso.
Confuso perch era ancora vivo e confuso da quello che aveva appena visto. Non
dall'inclinazione dei pervertiti a notare le vie di fuga, l'avevano sempre avuta. Ma dal fatto che non era
lui. La voce era la stessa, e anche la risata. Ma l'uomo che aveva visto nella luce dell'insegna per una
frazione di secondo, non era lui. Non era Valentin.
17.
 E cos ti sei trasferito qui?  domand Beate guardandosi intorno nella cucina spaziosa. Fuori
della finestra il buio era sceso su Holmenkollsen e sulle ville vicine. Non ce n'erano due uguali, ma
condividevano la caratteristica di essere grandi il doppio della casa che Beate aveva ereditato dalla
madre nella zona est, di avere siepi alte il doppio, garage doppi e doppi cognomi sulla cassetta della
posta. Beate sapeva di essere prevenuta nei confronti della zona ovest, ma ciononostante le faceva uno
strano effetto collocare Harry Hole in quell'ambiente.
 S,  rispose lui versando il caff a entrambi.
 Non ti senti... solo?
 Mhm. Anche tu e la piccola vivete da sole, no?
 S, ma...  Beate non concluse la frase. Avrebbe voluto dire che lei abitava in una graziosa
casina dipinta di giallo eretta all'epoca della ricostruzione del secondo dopoguerra nello spirito di
Gerhardsen, sobrio e pratico, lontano dallo stile nazional-romantico che spingeva la gente danarosa a
edificare fortezze che somigliavano a baite come questa. Con legname mordenzato di nero e gli incastri
a mortasa-tenone che perfino nei giorni di sole le immergeva in un'atmosfera di perenne buio e di
tristezza come la villa che Rakel aveva ereditato dal padre.
 Rakel torna a casa nei fine settimana,  disse lui portandosi la tazza alle labbra.
 Quindi, va tutto bene?
 Va tutto benissimo.
Beate annu e lo guard. I cambiamenti. Gli erano venute le rughe d'espressione intorno agli
occhi, ma ciononostante sembrava ringiovanito. La protesi di titanio che aveva rimpiazzato il medio
destro tintinn sommessamente contro la tazza.
 E tu?  domand Harry.
 Bene. Indaffarata. La piccola ha avuto il permesso di assentarsi da scuola per andare a stare
dalla nonna a Steinkjer.
 Davvero? Fa venire i brividi vedere quanto...  Lui socchiuse gli occhi e rise sottovoce.
 S,  disse Beate bevendo un sorso di caff.  Harry, volevo vederti perch mi piacerebbe
sapere che cosa  successo.
 Lo so,  disse Harry.  Avevo intenzione di farmi vivo. Ma dovevo prima provvedere a Oleg.
E a me stesso.
 Racconta.
 Okay,  disse Harry posando la tazza.  Sei l'unica persona che ho informato all'epoca dei
fatti. Mi hai aiutato, e ho un grande debito di riconoscenza nei tuoi confronti, Beate. E sei l'unica
persona a cui ne parler, se vuoi. Ma sei sicura di voler sapere? Potresti ritrovarti in un dilemma.
 Sono diventata tua complice nello stesso momento in cui ti ho aiutato, Harry. E ci siamo
liberati della violina.  sparita dalla strada.
 Magnifico,  disse lui distaccato.  Il mercato  di nuovo dell'eroina, del crack e dello
speedball.
 E l'uomo della violina non c' pi. Rudolf Asajev  morto.
 Lo so.
 Ah? Sapevi che  morto? Sapevi che  stato in coma sotto falso nome al Rikshospital per mesi
prima di morire?
Harry inarc un sopracciglio.  Asajev? Credevo fosse morto in una stanza del Leons.
 Lo hanno trovato l. Il pavimento era coperto di sangue da un muro all'altro. Ma sono riusciti
a tenerlo in vita. Finora. Come fai a sapere del Leons? Tutta quella storia  stata tenuta nascosta.
Harry non rispose, limitandosi a rigirare la tazza di caff fra le mani.
 Maledizione, non...  ansim Beate.
Harry si strinse nelle spalle.  Ti ho detto che forse non avresti voluto sapere.
 Sei stato tu a piantargli quel coltello in corpo?
 Va meglio se dico che  stato per legittima difesa?
 Abbiamo trovato una pallottola conficcata nel legno del letto. Ma la ferita del coltello era
grande e profonda, Harry. Il medico legale ha detto che sicuramente la lama era stata rigirata pi volte.
Lui abbass lo sguardo sulla tazza.  Be', evidentemente per non ho fatto un lavoro abbastanza
accurato.
 Sinceramente, Harry... tu... tu...  Beate non era abituata ad alzare la voce, che sembrava la
lama tremolante di una sega.
 Ha trasformato Oleg in un drogato, Beate . Harry aveva parlato sottovoce e senza alzare lo
sguardo dalla tazza.
Indugiarono senza dire nulla ascoltando l'esclusivo silenzio di Holmenkollen.
  stato Asajev a spararti in testa?  domand infine Beate.
Harry si pass un dito sopra la cicatrice nuova sul lato della fronte.  Cosa ti fa pensare che sia
un colpo d'arma da fuoco?
 Gi, che ne so io delle ferite da arma da fuoco? Non sono che un tecnico della Scientifica.
 Okay,  stato uno che aveva lavorato per Asajev,  disse Harry.  Tre colpi a distanza
ravvicinata. Due nel petto. Il terzo in testa.
Beate lo guard. Cap che stava dicendo la verit.
 E come hai fatto a sopravvivere?
 Indossavo il giubbotto antiproiettile da due giorni e due notti. Perci era ora che si rendesse
utile. Ma il colpo in testa mi ha messo fuori combattimento. E mi avrebbe ucciso se...
 Se...?
 Se il tizio non si fosse precipitato alla guardia medica di Storgata. Ha costretto un dottore a
seguirlo e quello mi ha salvato.
 Ma cosa dici? Perch non ne ho saputo niente?
 Il medico mi ha rappezzato sul posto. Avrebbe voluto ricoverarmi, ma mi sono svegliato in
tempo e fatto portare a casa.
 Perch?
 Non volevo creare trambusto. Come va con Bjrn al di fuori del lavoro? S' trovato una
donna?
 Quel tizio... prima ha cercato di ucciderti e poi ti ha salvato? Chi...
 Non ha cercato di uccidermi,  stato un incidente.
 Un incidente? Tre colpi non sono un incidente, Harry.
 S, se sei in crisi di astinenza da violina e impugni un'Odessa.
 Un'Odessa?  Beate sapeva dell'esistenza di quell'arma. Una sottomarca della Stechkin russa.
Nelle foto l'Odessa sembrava un attrezzo saldato da uno scolaro mediocre durante la lezione di
Applicazioni tecniche, il bastardo tracagnotto di una pistola e una mitragliatrice. Ma era popolare tra gli
urka, i professionisti del crimine russi, perch poteva sparare sia colpi singoli sia raffiche. Una leggera
pressione sul grilletto di un'Odessa ed ecco che avevi sparato due colpi. O tre. Beate si ricord subito
che l'Odessa caricava il raro calibro Makarov nove per diciotto millimetri, lo stesso con cui era stato
ucciso Gusto.
 Mi piacerebbe vedere quell'arma,  disse lentamente e vide lo sguardo di Harry volgersi
d'istinto verso il soggiorno. Si gir. Non not niente, solo un vecchissimo cantonale nero.
 Non mi hai detto chi era quel tizio,  riprese.
 Non ha importanza,  disse lui.  Ormai  fuori dalla tua giurisdizione.
Beate annu.  Stai proteggendo qualcuno che per poco non ti ha ucciso.
 Tanto pi  da lodare per avermi salvato la vita.
  per questo che lo proteggi?
 Spesso il modo in cui scegliamo chi vogliamo proteggere  un mistero, non trovi?
 S,  rispose lei.  Prendi me, per esempio. Io proteggo i poliziotti. Siccome mi occupo di
riconoscimento facciale, ho partecipato all'interrogatorio del barman di Come As You Are, il locale
dove quel trafficante che lavorava per Asajev  stato ucciso da un uomo alto e biondo con una cicatrice
che andava dall'angolo della bocca all'orecchio. Ho mostrato delle foto al barman mentre gli parlavo a
raffica. Come sai,  facilissimo manipolare la memoria visiva. I testimoni non ricordano pi quello che
credevano di ricordare. Alla fine il barman era sicuro che l'uomo del bar non fosse affatto l'Harry Hole
che gli avevo mostrato in fotografia.
Lui la guard. Poi annu adagio.  Grazie.
 Stavo per dire che non mi devi ringraziare,  disse Beate portandosi la tazza alla bocca.  Ma
ci ho ripensato. E ho un suggerimento su come potresti farlo.
 Beate...
 Io proteggo i poliziotti. Sai bene che quando un agente muore in servizio per me  un fatto
personale. Jack. E mio padre . Si rese conto di essersi portata involontariamente la mano
all'orecchino. Al bottone della divisa del padre, che aveva fatto modificare.  Non sappiamo chi sar il
prossimo, ma ho deciso di fare qualunque cosa per fermare quel demonio, Harry. Qualunque cosa.
Capisci?
Lui non rispose.
 Scusa,  ovvio che mi capisci,  disse Beate sottovoce.  Tu hai i tuoi morti cui pensare.
Harry strofin il dorso della mano destra contro la tazza come se avesse freddo. Poi si alz e
raggiunse la finestra. Esit prima di parlare.
 Come sai, un assassino  venuto qui con l'intenzione di uccidere Oleg e Rakel. Per colpa mia.
  successo tanto tempo fa, Harry.
  successo ieri. Sar sempre ieri. Non  cambiato nulla. Ma ci provo ugualmente. A cambiare
me stesso.
 E come va?
Harry si strinse nelle spalle.  Ci sono alti e bassi. Ti ho mai raccontato che dimenticavo sempre
di comprare il regalo di compleanno per Oleg? Anche se Rakel mi ricordava la data con settimane di
anticipo, chiss come rimuovevo puntualmente quell'informazione. Poi arrivavo qui, notavo le
decorazioni di compleanno e mi trovavo costretto a ricorrere al solito vecchio trucco . Sollev un
angolo della bocca abbozzando un sorriso.  Dicevo che dovevo uscire a comprare le sigarette, salivo
in macchina, mi precipitavo alla stazione di servizio pi vicina, compravo un paio di cd o qualcosa del
genere. Sapevamo che Oleg avrebbe mangiato la foglia, perci io e Rakel avevamo stretto un patto.
Appena entravo dalla porta, trovavo Oleg che mi fissava con quegli occhi scuri e accusatori. Ma prima
che potesse perquisirmi lei mi si gettava al collo come se fossi tornato dopo una lunga assenza. E
durante l'abbraccio sfilava i cd, o quello che era, dalla cintura dei pantaloni dietro la mia schiena, li
nascondeva e si scansava mentre Oleg mi dava l'assalto. E dieci minuti dopo Rakel aveva incartato il
regalo, con tanto di bigliettino.
 E?
 E poco tempo fa  stato il compleanno di Oleg. Gli ho dato un regalo gi confezionato. Mi ha
detto che non riconosceva la scrittura del bigliettino. Gli ho spiegato che era perch era la mia.
Beate fece un breve sorriso.  Una bella storia. Con tanto di happy end.
 Ascolta, Beate. Devo tutto a quelle due persone, e ho ancora bisogno di loro. E per mia
fortuna anche loro hanno bisogno di me. Come madre sai quale benedizione e maledizione sia essere
necessario per qualcuno.
 S. E io sto cercando di dirti che anche noi abbiamo bisogno di te.
Harry torn indietro. Si sporse sopra il tavolo verso di lei.  Non quanto loro due, Beate. E
nessuno  indispensabile nel suo lavoro, neanche...
 No, certo, riusciremo a rimpiazzare gli agenti uccisi. Uno era in pensione, per giunta. E
troveremo anche un numero sufficiente di persone che prendano il posto dei prossimi che saranno
macellati.
 Beate...
 Le hai viste, queste?
Harry evit di guardare le foto che lei aveva estratto dalla borsa e stava posando sul tavolo della
cucina.
 Stritolati, Harry. Non restava un solo osso intero. Perfino io ho fatto fatica a identificarli.
Lui rest impalato. Come un padrone di casa che segnali che si  fatto tardi. Ma Beate rimase
seduta. Bevette un piccolo sorso dalla tazza. Non si mosse. Harry sospir. Lei prese un altro sorso.
 Oleg vuole iscriversi a Giurisprudenza quando torner dalla clinica di disintossicazione, vero?
E poi fare domanda alla Scuola di polizia.
 Chi te lo ha detto?
 Rakel. Ho parlato con lei prima di venire qui.
Gli occhi chiari, azzurri di Harry si rabbuiarono:  Che cosa hai fatto?
 Le ho telefonato in Svizzera e le ho esposto la questione. Ho davvero esagerato, e mi dispiace.
Ma, come ho detto, sono disposta a fare qualunque cosa.
Harry mosse le labbra in un'imprecazione muta.  E che cosa ti ha detto lei?
 Che stava a te decidere.
 Gi, immagino.
 E adesso, ti prego, Harry. Ti prego, in nome di Jack Halvorsen. In nome di Ellen Gjelten. Ti
prego in nome di tutti i poliziotti morti. Ma innanzitutto, ti prego in nome di quelli che sono ancora
vivi. E di quelli che forse diventeranno poliziotti.
Vide le mascelle di lui muoversi freneticamente.  Ti avevo chiesto di non manipolare i
testimoni per causa mia, Beate.
 Tu non chiedi mai niente, Harry.
 Bene.  tardi, perci pensavo di chiederti...
 ... di andarmene . Lei annu. Harry aveva assunto quello sguardo che induceva la gente a
obbedirgli. Allora Beate si alz e and nell'ingresso. Si infil la giacca, l'abbotton. Lui, nel vano della
porta, la guardava.
 Scusa se sono cos disperata,  disse.  Ho sbagliato a intromettermi nella tua vita. Il nostro 
un lavoro. Nient'altro che un lavoro . Si rese conto che la voce stava per tradirla e si sbrig a dire il
resto:  E ovviamente hai ragione, ci devono essere delle regole e dei limiti. Ciao.
 Beate...
 Dormi bene, Harry.
 Beate Lnn.
Lei aveva gi aperto la porta d'ingresso, voleva uscire, uscire prima che lui vedesse i suoi occhi
pieni di lacrime. Ma Harry le si era piantato alle spalle e con una mano teneva il bordo superiore del
battente. La sua voce le sfior l'orecchio:
 Vi siete chiesti come l'assassino sia riuscito a indurre i poliziotti a raggiungere
spontaneamente le sue vecchie scene del crimine nella stessa data in cui aveva commesso l'omicidio?
Beate lasci la maniglia.  Che vuoi dire?
 Voglio dire che leggo i giornali. C'era scritto che l'agente Nilsen  andato a Tryvann con una
Golf ritrovata nel parcheggio, e che nella neve c'erano soltanto le sue orme lungo il percorso che ha
fatto per scendere fino al gabbiotto. E che avete le immagini del video di una stazione di servizio di
Drammen in cui si vede Anton Mittet da solo nella sua macchina poco prima che fosse ucciso. Anche
se sapevano che dei poliziotti erano stati ammazzati proprio con quel sistema, sono accorsi lo stesso.
 Certo che ce lo siamo chiesto,  disse Beate.  Ma non abbiamo trovato una risposta certa.
Sappiamo che poco prima hanno ricevuto una chiamata da una cabina telefonica nei pressi della scena
del crimine, perci immaginiamo avessero capito chi era e che avevano la possibilit di catturare
l'assassino da soli.
 No,  disse Harry.
 No?
 La squadra della Scientifica ha trovato una pistola della polizia scarica e una scatola di
cartucce nel vano portaoggetti dell'auto di Anton Mittet. Se pensava di trovare l'assassino sul posto
come minimo avrebbe caricato la pistola prima.
 Magari non ne ha avuto il tempo e ha pensato di farlo solo una volta arrivato l, e l'assassino
ha colpito prima che potesse aprire il vano portaoggetti e...
 Ha ricevuto la chiamata alle dieci e trenta e ha fatto benzina alle dieci e trentacinque. Quindi
ha avuto il tempo per fare benzina dopo la telefonata.
 Forse stava per rimanere a secco?
 No. L'Aftenposten ha pubblicato il video della stazione di servizio sul suo sito con il titolo:
Le ultime immagini di Anton Mittet prima di essere giustiziato. Si vede un uomo che fa benzina per
appena trenta secondi prima che la pistola erogatrice sussulti, il segnale che il serbatoio  pieno. Perci
Mittet aveva carburante pi che sufficiente per raggiungere la scena del crimine e tornare a casa: e
anche questo conferma che non c'era nessuna urgenza.
 Bene, quindi avrebbe potuto caricare la pistola l, ma non lo ha fatto.
 Tryvann,  disse Harry.  Anche Bertil Nilsen aveva una pistola nel vano portaoggetti della
Golf. Ma non l'ha portata con s. Abbiamo, quindi, due poliziotti con un'esperienza in casi di omicidio
che si presentano sul luogo di un delitto irrisolto, pur sapendo che di recente un collega  stato ucciso
proprio in quel modo. Potrebbero armarsi ma non lo fanno, e apparentemente non hanno alcuna fretta.
Poliziotti esperti che non ambiscono pi a giocare agli eroi. Che cosa vi dice tutto questo?
 Okay, Harry,  disse Beate, si gir e appoggi la schiena alla porta, che si richiuse.  Che cosa
dovrebbe dirci?
 Dovrebbe dirvi che non si aspettavano di trovare un assassino da catturare.
 Eh gi, non se lo aspettavano. Magari pensavano che fosse un appuntamento con una bella
donna che si eccitava a fare sesso sulla scena di un crimine.
Lei aveva voluto fare una battuta, ma Harry rispose senza scomporsi:  Un preavviso troppo
breve.
Beate riflett.  E se l'assassino si fosse spacciato per un giornalista che voleva parlare di altri
delitti irrisolti sulla scia di questi? E avesse detto a Mittet di volerlo vedere la sera tardi per avere
l'atmosfera giusta per gli scatti del fotografo?
 Le scene del crimine sono un po' fuori mano. Perlomeno Tryvann: a quanto ho capito Bertil
Nilsen veniva da Nedre Eiker, che  a pi di mezz'ora di viaggio in auto. E i poliziotti seri non fanno
volontariato per aiutare la stampa a pubblicare l'ennesimo articolo choc di cronaca nera.
 Dicendo che non fanno volontariato, intendi...
 S, intendo proprio questo. Secondo me erano convinti che fosse una faccenda di lavoro.
 Che fosse stato un collega a chiamarli?
 Mhm.
 L'assassino li ha chiamati, spacciandosi per un agente che lavorava su quella scena del
crimine perch... perch potenzialmente l'omicida dei poliziotti avrebbe potuto colpire l la prossima
volta e... e...  Beate tir il bottone della divisa che portava all'orecchio  ... ha detto che aveva
bisogno del loro aiuto per ricostruire il primo omicidio!
Si accorse che stava sorridendo come una scolaretta che aveva appena dato la risposta giusta al
maestro e arross addirittura quando lui rise:
 Fuoco! Ma considerate le restrizioni sugli straordinari penso che Mittet si sarebbe stupito di
essere stato convocato nel cuore della notte anzich durante l'orario di lavoro, quando per giunta 
giorno e c' luce.
 Mi arrendo.
 Eh?  disse Harry.  Come ci riesce, un collega, ad attirarti dovunque nel cuore della notte
con una telefonata?
Beate si batt la fronte.  Ma certo,  disse.  Quanto siamo stati idioti!
18.
 Ho capito bene?  domand Katrine rabbrividendo nelle raffiche di vento gelide mentre
indugiavano sulle scale davanti alla casa gialla di Bergslia.  Telefona alle sue vittime dicendo che
l'assassino dei poliziotti ha colpito ancora?
  tanto semplice quanto geniale,  rispose Beate, appur che la chiave era quella giusta, la
gir e apr la porta.  Ricevono una telefonata da qualcuno che si spaccia per un agente investigativo e
che li invita a recarsi immediatamente in una data localit: loro sanno tutto dell'omicidio che vi  stato
commesso in precedenza, e la squadra ha bisogno di informazioni che potrebbero aiutarla a ricostruire i
fatti nel giusto ordine mentre la pista  ancora fresca.
Beate entr per prima. Naturalmente riconobbe il posto. Che un tecnico della Scientifica non
dimentichi mai una scena del crimine non  un semplice clich. Si ferm nel soggiorno. La luce del
sole si riversava dentro dalla finestra posandosi in rettangoli sghembi sul pavimento di legno grezzo
uniformemente sbiadito. Con tutta probabilit l dentro c'erano pochissimi mobili da parecchi anni.
Forse i parenti avevano portato via quasi tutto dopo l'omicidio.
 Interessante,  disse Stle Aune, che si era sistemato in un punto vicino a una delle due
finestre da dove poteva vedere il bosco tra la casa e quello che immaginava fosse il liceo di Berg. 
L'assassino usa come esca la paranoia degli omicidi che lui stesso ha innescato.
 Se la ricevessi io una telefonata simile la considererei perfettamente plausibile,  disse
Katrine.
 E per questo si presentano disarmati,  continu Beate.  Pensano che non ci sia pi pericolo.
Che la polizia sia gi sul posto, e che perci possono fare benzina con comodo lungo la strada.
 Ma,  disse Bjrn con la bocca piena di Wasa e caviale,  come fa l'assassino a sapere che la
vittima designata non chiamer un altro collega, scoprendo cos che non c' stato nessun omicidio?
 Probabilmente l'assassino gli ha detto di non parlarne con nessuno per il momento,  rispose
Beate lanciando un'occhiata di riprovazione alle briciole di galletta che cadevano per terra.
 Anche questo  plausibile,  disse Katrine.  Un poliziotto con un'esperienza in casi di
omicidio non si stupirebbe. Sa che se ci sembra importante cerchiamo di tenere segreto il rinvenimento
del cadavere il pi a lungo possibile.
 E perch dovrebbe essere importante?  domand Stle Aune.
 L'assassino potrebbe abbassare la guardia se pensa che l'omicidio non sia stato scoperto, 
rispose Bjrn prendendo un altro morso di galletta.
 E tutto questo Harry lo ha snocciolato cos, su due piedi?  chiese Katrine.  Dopo aver
soltanto letto i giornali?
 Altrimenti non sarebbe Harry,  disse Beate e ud un treno della T-bane passare sferragliando
dall'altra parte della strada. Dalla finestra intravedeva il tetto dello stadio di Ullevaal. I vetri erano
troppo sottili per escludere il brusio del traffico sulla statale 3. E ricord quanto faceva freddo l'altra
volta, che si congelavano perfino con le tute bianche sopra i vestiti. Ma anche di essere stata sfiorata
dal pensiero che non era solo la temperatura esterna a far s che fosse impossibile stare in quella stanza
senza avere freddo. Che forse per questo la casa era rimasta vuota per tanto tempo, perch i potenziali
affittuari o acquirenti lo sentivano ancora. Il freddo delle storie e delle voci che circolavano all'epoca.
 Bene,  disse Bjrn.  Con il ragionamento  arrivato a capire come ha fatto l'assassino ad
attirare le vittime. Per sapevamo gi che si sono recate sul posto da sole e di loro spontanea volont.
Perci non si tratta di un vero e proprio salto quantico nelle indagini, no?
Beate raggiunse l'altra finestra ed esamin minuziosamente la zona. Non doveva essere difficile
nascondere gli agenti della Delta nel bosco, nella scarpata lungo i binari della T-bane ed eventualmente
nelle abitazioni vicine su entrambi i lati. In poche parole: circondare quella casa.
 Lui proponeva sempre le idee pi semplici, e dopo non riuscivi a capire perch non ti fossero
venute in mente,  disse.  Le briciole.
 Eh?  disse Bjrn.
 Le briciole della galletta, Bjrn.
Lui guard il pavimento. Poi alz di nuovo gli occhi verso Beate. Infine stacc un foglio dal suo
taccuino, si accovacci e con la mano spazz le briciole sulla carta.
Lei incroci lo sguardo interrogativo di Katrine.
 So cosa stai pensando,  le disse.  Perch tanta cautela? Questa non  mica la scena di un
crimine. Lo , invece. Qualsiasi luogo dove sia stato commesso un omicidio irrisolto,  e rimane una
scena del crimine dove in teoria si potrebbero trovare delle tracce.
 E pensi di trovare delle tracce del Segatore qui adesso?  domand Stle.
 No,  rispose Beate abbassando lo sguardo sul pavimento. Dovevano averlo lamato. C'era
tantissimo sangue e aveva impregnato il legno al punto che non sarebbe bastato lavarlo e sfregarlo.
Stle consult l'orologio.  Fra poco ho un paziente, che ne dici di illustrarci l'idea di Harry?
 Non lo rivelammo alla stampa,  disse Beate.  Ma quando rinvenimmo il cadavere in questa
stanza, per prima cosa dovemmo accertare che si trattasse di un essere umano.
 Ah,  disse Stle.  Vogliamo sentire il seguito?
 S,  rispose Katrine decisa.
 Il cadavere era segato in pezzi cos piccoli che a prima vista era impossibile stabilirlo.
L'assassino aveva sistemato i seni su un ripiano di quella vetrina. L'unica traccia che trovammo era la
lama spezzata di un seghetto alternativo. E... s, se a qualcuno interessa, pu leggere il resto del
rapporto che ho qui dentro . Batt una mano sulla tracolla.
 Ah, grazie,  disse Katrine con un sorriso forse troppo dolce, e ritrov subito l'espressione
seria.
 La vittima era una ragazzina sola in casa,  continu Beate.  E anche all'epoca eravamo
convinti che il modus operandi avesse qualche tratto in comune con l'omicidio di Tryvann. Ma la cosa
pi importante per il nostro caso  che si tratta di un delitto irrisolto. E fu commesso il 17 di marzo.
Nella stanza era calato un silenzio tale che riuscivano a udire le grida gioiose provenienti dal
cortile della scuola dall'altra parte del boschetto.
Bjrn fu il primo a parlare di nuovo:   tra quattro giorni.
 S,  disse Katrine.  E quel pazzo di Harry ci ha suggerito di tendere una trappola, non 
vero?
Beate annu.
Katrine scosse adagio la testa.  Perch a nessuno di noi  venuto in mente prima?
 Perch nessuno di noi aveva capito esattamente come faccia l'assassino ad attirare le vittime
sulla scena del crimine,  rispose Stle.
 Pu anche darsi che Harry si sbagli,  disse Beate.  Sia per quanto riguarda le circostanze sia
sul fatto che questa scena del crimine sar la prossima. Dall'uccisione del primo poliziotto sono passate
diverse date di omicidi irrisolti nell'stland, senza che sia successo niente.
 Ma,  disse Stle,  Harry ha colto l'analogia tra il Segatore e gli altri omicidi. Una
pianificazione controllata abbinata a una brutalit apparentemente incontrollata.
 Lui la chiamava sensazione di pancia,  disse Beate.  Ma con questo vuole dire...
 Analisi basata su fatti non strutturati,  intervenne Katrine.  Anche detto metodo Harry.
 Quindi secondo lui succeder fra quattro giorni,  disse Bjrn.
 S,  conferm Beate.  E ha fatto anche un'altra profezia. Come Stle, ha sottolineato che
l'ultimo omicidio somigliava ancora di pi a quelli originali perch ha sistemato la vittima in un'auto
per poi spingerla gi da un burrone. Che l'assassino continuer a perfezionare i delitti. Che il passo
logico successivo sar scegliere esattamente la stessa arma del delitto.
 Un seghetto alternativo,  disse Katrine senza fiato.
 Sarebbe tipico di un serial killer narcisista,  aggiunse Stle.
 E Harry era sicuro che sarebbe successo qui?  domand Bjrn guardandosi intorno con una
smorfia.
 In effetti era il dettaglio su cui aveva pi dubbi,  disse Beate.  L'assassino aveva libero
accesso alle altre scene del crimine. Questa casa  disabitata da parecchi anni perch nessuno  voluto
venire a vivere dove il Segatore aveva colpito. Per  chiusa a chiave. Certo, lo era anche il gabbiotto
dello skilift a Tryvann, ma qui ci sono dei vicini. Attirare un poliziotto comporta un rischio molto
maggiore. Perci secondo Harry forse romper lo schema e attirer la vittima in un altro luogo. Ma noi
tendiamo la trappola al macellaio dei poliziotti qui, e poi stiamo a vedere se telefona a qualcuno.
Segu una breve pausa in cui tutti parevano riflettere sul fatto che Beate aveva appena utilizzato
il soprannome coniato dalla stampa: il macellaio dei poliziotti.
 E la vittima...?  chiese Katrine.
 Ce l'ho qui,  rispose Beate battendo di nuovo la tracolla.  Ci sono i nomi di tutti quelli che
hanno lavorato al caso Segatore. Avranno l'ordine di restare a casa e di tenere il cellulare acceso. La
persona che ricever la telefonata dovr fare finta di niente limitandosi a confermare che si presenter
sul posto. Poi dovr chiamare la centrale operativa, comunicare dove gli  stato detto di recarsi e a quel
punto noi procediamo. Se sar in un posto diverso da Berg, la Delta verr dirottata l.
 Un poliziotto che deve fare finta di niente quando un serial killer gli telefona dicendogli di
raggiungerlo?  domand Bjrn.  Non so se sarei capace di recitare fino a questo punto.
 Non occorre che l'interessato nasconda l'agitazione,  disse Stle.  Anzi, sarebbe sospetto se
a un poliziotto non tremasse la voce nel ricevere una telefonata che gli comunica l'omicidio di un suo
collega.
 A me preoccupa di pi la storia della Delta e della centrale operativa,  disse Katrine.
 S, lo so,  disse Beate.  L'organizzazione diventa troppo complessa per poterla gestire senza
che Bellman e la squadra investigativa grande ne vengano a conoscenza. Hagen sta informando
Bellman in questo stesso istante.
 E che ne sar della nostra squadra quando lo verr a sapere?
 Se c' una possibilit di raggiungere un risultato, non ha tanta importanza, Katrine . Beate
tir impaziente il bottone che portava all'orecchio.  Andiamo via, non c' motivo di farci vedere qui.
E non lasciate niente.
Katrine aveva fatto un passo verso la porta quando si blocc nel bel mezzo del movimento.
 Che c'?  domand Stle.
 Non lo avete sentito?  bisbigli lei.
Katrine alz un piede e fiss Bjrn dritto in faccia con gli occhi socchiusi.  Lo scricchiolio.
Beate proruppe in quella sua risata sorprendente, acuta, mentre l'uomo originario di Skreia
tirava fuori il taccuino e con un profondo sospiro si accovacciava di nuovo.
 Ehi!  esclam Bjrn.
 Cosa?
 Queste non sono briciole,  disse, si sporse e guard sotto il tavolo da pranzo.  Una vecchia
gomma da masticare. Il resto  attaccato qua sotto il tavolo. La mia ipotesi  che sia talmente secca che
dei frammenti si sono staccati cadendo sul pavimento.
 Magari  dell'assassino,  sugger Stle sbadigliando.  La gente attacca le gomme sotto i
sedili dei cinema e degli autobus, ma non sotto il proprio tavolo da pranzo.
 Una teoria interessante,  comment Bjrn alzando un frammento verso la finestra.  Forse
sarebbe stato possibile trovare il Dna nella saliva contenuta in una gomma simile per mesi. Ma mi sa
che questa qui  completamente secca.
 Di, Sherlock,  sogghign Katrine.  Masticala e dicci di che marca...
 Basta cos, voialtri,  li interruppe Beate.  Su, usciamo.
Arnold Folkestad pos la tazza di t e guard Harry. Si gratt la barba rossiccia. Harry lo aveva
visto liberarla dagli aghi di pino quando veniva al lavoro dopo aver percorso in bici il tragitto dalla sua
casetta, situata da qualche parte nel bosco ma incredibilmente vicina al centro. Arnold aveva messo in
chiaro che i colleghi che lo etichettavano come un ambientalista progressista per via della sua barba
lunga, della bicicletta e della casa nel bosco, si sbagliavano. Che era soltanto un originale un po' tirchio
e amante del silenzio.
 Devi dirle di controllarsi,  sussurr Arnold per evitare che gli altri nella mensa potessero
sentirli.
 Pensavo di chiedere a te di farlo,  ribatt Harry.  Sarebbe pi...  non trovava la parola.
Non sapeva se esistesse. In caso affermativo, era una via di mezzo tra corretto e meno imbarazzante
per tutti.
 Non mi dire che Harry Hole ha paura di una ragazzina che si  infatuata del suo insegnante? 
Arnold Folkestad ridacchi.
 Pi corretto e meno imbarazzante per tutti.
 Questa faccenda la devi sbrogliare da solo, Harry. Guarda, eccola...  Arnold indic con un
cenno della testa il piazzale dietro la finestra della mensa. Silje Gravseng se ne stava in disparte a
qualche metro da un gruppo di studenti che discuteva allegramente. Fissava il cielo, seguiva qualcosa
con gli occhi.
Harry sospir.  Forse mi conviene aspettare un po'. Secondo le statistiche queste cotte per gli
insegnanti passano nel cento per cento dei casi.
 A proposito di statistiche,  disse Folkestad.  A quanto affermano, quel paziente che Hagen
ha fatto piantonare al Rikshospital  morto per cause naturali.
 Cos dicono.
 L'Fbi ha elaborato una statistica a questo proposito. Ha preso in esame tutti i casi in cui i
testimoni chiave della pubblica accusa erano deceduti fra il momento della convocazione a deporre e
l'inizio del processo. Nei processi importanti in cui l'imputato rischiava pi di dieci anni di carcere, i
testimoni erano morti per cause cosiddette innaturali nel settantotto per cento dei casi. Proprio questa
statistica  stata la ragione per cui le salme di diversi testimoni sono state sottoposte a una seconda
autopsia, e allora il dato  salito a novantaquattro.
 E allora?
 Novantaquattro  una percentuale molto alta, non ti pare?
Harry fiss il piazzale fuori della finestra. Silje continuava a guardare il cielo. Il sole splendeva
sul suo viso.
Imprec sottovoce e vuot la tazza di caff.
Gunnar Hagen si teneva in equilibrio sul bordo di una sedia con lo schienale a pioli dell'ufficio
di Bellman mentre guardava sorpreso il capo della polizia. Gli aveva appena spiegato della piccola
squadra che aveva formato, contravvenendo smaccatamente ai suoi ordini. E del piano di tendere una
trappola a Berg che avevano escogitato. La sua sorpresa era dovuta al fatto che l'umore gi
insolitamente allegro del capo della polizia non sembrava risentire di quella notizia.
 Benissimo,  proruppe Bellman giungendo le mani.  Era ora, un po' d'intraprendenza. Mi fai
avere il piano e la cartina, cos possiamo metterci in moto?
 Possiamo? Intendi dire che vuoi personalmente...
 S, mi sembra naturale che sia io a dirigere questa operazione, Gunnar. Un'operazione di una
portata simile comporta decisioni ad alto livello...
 Si tratta soltanto di una casa e di un uomo che...
 Perci  opportuno che io, in veste di capo, mi impegni quando la posta in gioco  cos alta. 
di vitale importanza che l'operazione venga tenuta segreta. Capisci?
Hagen assent. Segreta se sar infruttuosa, pens. Se invece riuscir e porter a un arresto, sar
di vitale importanza pubblicizzarla, e allora Mikael Bellman potr prendersene il merito, dire alla
stampa che ha diretto personalmente l'operazione.
 Ho capito,  disse.  Allora, mi metto in moto. E se ho ben capito, anche la squadra della
Fornace potr continuare il suo lavoro?
Mikael Bellman rise. Hagen si domand che cosa avesse potuto determinare un simile
cambiamento di umore. Il capo della polizia sembrava ringiovanito di dieci anni e dimagrito di dieci
chili e non aveva pi quella ruga preoccupata che aveva portato come un solco profondo nella fronte
dal giorno del suo insediamento.
 Ehi, non essere troppo sfacciato, Gunnar. Che mi piaccia l'idea che vi  venuta non significa
che mi piaccia che i subalterni contravvengano ai miei ordini.
Hagen rabbrivid, ma cerc lo stesso lo sguardo raggiante e freddo del capo della polizia.
 Blocco tutte le attivit del tuo gruppo fino a nuovo ordine, Gunnar. Poi, dopo l'operazione,
riprenderemo in esame la faccenda. E se nel frattempo dovessi venire a sapere che avete fatto anche
solo una ricerca in rete o una telefonata attinente a questo caso...
Sono pi vecchio di lui, e sono un uomo migliore, pens Gunnar Hagen, e mentre teneva lo
sguardo alto si rese conto che il livore e l'imbarazzo gli disegnavano rose rosse sulle guance.
Non sono che orpelli,  si disse,  mostrine su una divisa.
Infine abbass lo sguardo.
Era tardi. Katrine Bratt fissava il rapporto che aveva davanti. Non avrebbe dovuto farlo. Beate
le aveva appena telefonato per informarla che Hagen aveva detto di interrompere le indagini, per
espresso ordine di Bellman. Perci lei avrebbe dovuto essere a casa. A letto con una grande tazza di
camomilla e un uomo che l'amava o, in mancanza di questo, con una serie televisiva che lei amava.
Non essere seduta l, nella Fornace, a leggere rapporti su omicidi alla ricerca di errori, minime note
stonate e collegamenti nebulosi. E quel collegamento era cos nebuloso da rasentare l'idiozia. O no?
Era stato relativamente facile accedere alla documentazione sull'omicidio di Anton Mittet attraverso il
data file system della polizia. L'elenco degli oggetti rinvenuti a bordo dell'auto era tanto dettagliato
quanto noioso. E allora perch si era fermata proprio su quella frase? Fra le possibili tracce che
avevano repertato nell'auto di Mittet figuravano un raschietto per il ghiaccio e un accendino trovati
sotto il posto di guida, pi una gomma da masticare attaccata alla parte inferiore del sedile.
Nel rapporto erano trascritti i recapiti della vedova di Anton Mittet, Laura Mittet.
Indugi, poi compose il numero. La voce della donna che rispose era stanca, intorpidita dalle
pasticche. Katrine si present e poi le fece la domanda.
 Gomma americana?  ripet Laura Mittet lentamente.  No, lui non masticava mai gomma
americana. Beveva caff.
 Qualcun altro che guidava quella macchina masticava...?
 Anton era l'unico a guidare quella macchina.
 Grazie,  disse Katrine.
19.
Era sera, e i vetri della cucina della casa in legno giallo a Oppsal dove Beate Lnn aveva
appena concluso la telefonata quotidiana con la figlia erano illuminati. Dopo si era fatta passare la
suocera e insieme a lei aveva deciso di rimandare il ritorno a casa della piccola, che aveva ancora la
tosse e la febbre: i nonni l'avrebbero tenuta molto volentieri a Steinkjer ancora per qualche giorno.
Beate stacc il sacchetto di plastica con gli avanzi dall'armadietto sotto il lavello e lo stava gettando in
un sacco della spazzatura bianco quando squill il telefono. Era Katrine, e and subito al sodo.
 C'era una gomma americana attaccata sotto il sedile di guida dell'auto di Anton Mittet.
 Ah...
  stata repertata, ma non mandata in laboratorio per il rilevamento del Dna.
 Neanch'io lo avrei fatto se era attaccata sotto il sedile di guida, quello di Mittet. Ascolta, se si
dovesse fare indiscriminatamente l'analisi del Dna a ogni minima cosa che si trova sulla scena di un
crimine, i tempi di attesa diventerebbero...
 Ma Stle ha ragione, Beate! La gente non attacca gomme da masticare sotto il proprio tavolo
da pranzo. O il proprio sedile di guida. A detta della moglie, Mittet neanche ciccava. Ed era l'unico a
guidare quella macchina. Secondo me, chi l'ha attaccata lo ha fatto sporgendosi sopra il posto di guida.
Nel rapporto c' scritto che probabilmente l'assassino era seduto sul sedile del passeggero e si  piegato
su Mittet per legargli le mani al volante con le fascette. Bjrn sostiene che anche se l'auto  finita nel
fiume, il Dna della saliva contenuta nella gomma...
 S, so dove vuoi arrivare,  la interruppe Beate.  Chiama qualcuno della squadra
investigativa di Bellman e informalo.
 Ma non capisci?  insist Katrine.  Questo ci potrebbe portare dritto all'assassino.
 Certo, credo di sapere anche dove vuoi arrivare, ma ci porterebbe soltanto dritto all'inferno.
Ci hanno tolto il caso, Katrine.
 Potrei fare una scappata al magazzino reperti e mandare quella gomma a Medicina legale per
il test del Dna,  insist Katrine.  Controllare nel registro. Se non trover un riscontro, non ci sar
bisogno di dirlo a qualcuno. Se invece lo trover, bum!, avremo risolto il caso e nessuno dir una sola
parola su come abbiamo fatto. E s, sono egocentrica. Una volta tanto saremo noi a prenderci gli onori,
Beate. Noi. Donne. E ce lo meritiamo, per la miseria.
 S, okay,  una bella tentazione e non rovina le indagini degli altri, ma...
 Niente ma! Una volta tanto anche noi possiamo permetterci di sgomitare un po'. Oppure hai
voglia di vedere Bellman sfoderare quel suo ghigno compiaciuto e mietere ancora una volta lodi per il
lavoro che abbiamo fatto noi?
Un lungo silenzio.
 Dici che nessuno verr a sapere niente,  disse Beate.  Ma ogni richiesta di presunte tracce
dal magazzino reperti e sequestri deve essere registrata allo sportello al momento del ritiro. Se si
dovesse scoprire che abbiamo rovistato fra le tracce del caso Mittet, la cosa finirebbe immediatamente
sulla scrivania di Bellman.
 Magari c' una scappatoia,  disse Katrine.  Se non ricordo male, il capo della Scientifica di
tanto in tanto ha bisogno di far analizzare reperti al di fuori degli orari di apertura del magazzino.
Quindi possiede una chiave.
Beate sbuff forte.
 Ti prometto che non avrai rogne,  si affrett ad aggiungere Katrine.  Ascolta, passo
immediatamente da te a prendere la chiave, trovo la gomma, ne stacco un pezzettino, rimetto tutto a
posto e domani in mattinata consegner il frammento a Medicina legale per il test. Se mi faranno
domande, dir che  per un'altra faccenda. S? Affare fatto?
Il capo della Scientifica soppes i pro e i contro. Non fu molto difficile. No, macch affare
fatto. Inspir per rispondere.
 Come diceva sempre Harry,  disse Katrine.  Pensa a mandare la palla in rete, accidenti.
Rico Herrem era disteso sul letto e fissava la tv. Erano le cinque del mattino, ma non
distingueva il giorno dalla notte e non riusciva a dormire. Il programma era una replica di quello che
aveva visto il giorno prima appena arrivato. Un drago di Komodo avanzava goffamente su una
spiaggia. La lunga lingua da lucertola schizz fuori della bocca, oscill e poi spar di nuovo. L'animale
seguiva un bufalo d'acqua che aveva ferito con un morso apparentemente innocuo. Lo stava facendo da
giorni. Rico aveva abbassato il volume e l'unica cosa che si udiva era il sibilo dell'aria condizionata
che non riusciva a refrigerare a sufficienza la camera d'albergo. Rico aveva sentito le prime avvisaglie
del raffreddore gi sull'aereo. Un classico. L'aria condizionata e i vestiti un po' troppo leggeri in volo
verso climi caldi, e la vacanza si trasforma in mal di testa, moccio e febbre. Ma lui aveva tempo, non
doveva tornare subito a casa. Perch avrebbe dovuto? Era a Pattaya, il paradiso dei depravati e di chi
aveva guai con la giustizia. Qualunque cosa desiderasse era a portata di mano, appena fuori
dell'albergo. Attraverso la zanzariera della finestra udiva il traffico e le voci che blateravano a tutto
spiano in una lingua straniera. Thai. Non capiva una parola. Non ne aveva bisogno. Perch loro erano
l per lui, non il contrario. Le aveva viste arrivando dall'aeroporto. In mostra davanti ai go-go bar.
Giovani. Giovanissime. E, in fondo ai vicoli, tavoli improvvisati da cui vendevano gomme americane,
le troppo giovani. Ma sarebbero state ancora l quando si fosse rimesso in piedi. Si sforz di udire la
risacca, anche se sapeva che l'albergo economico in cui aveva preso alloggio era troppo lontano dalla
spiaggia. Ma l fuori c'era anche quella. Quella, e il sole torrido. E i drink e gli altri farang arrivati per
lo stesso suo motivo, che potevano dargli delle dritte su come muoversi. E il drago di Komodo.
La notte aveva sognato di nuovo Valentin.
Rico tese la mano per prendere la bottiglia d'acqua sul comodino. Aveva lo stesso sapore della
sua bocca, di morte e di infezione.
Si era fatto portare in camera alcuni giornali norvegesi di appena due giorni prima insieme alla
colazione all'occidentale che non aveva quasi toccato. Non aveva trovato nessuna notizia che
annunciasse la cattura di Valentin. E non era difficile capire perch. Valentin non era pi Valentin.
Rico si era chiesto se fosse il caso di farlo. Di telefonare, di parlare con quella poliziotta,
Katrine Bratt. Dirle che Valentin era irriconoscibile. Aveva visto che laggi ci si poteva far fare una
cosa del genere per poche migliaia di corone norvegesi in una clinica privata. Telefonare a Bratt, dirle
con una soffiata anonima che Valentin era stato visto nelle vicinanze della Pescheria e che si era fatto
una plastica facciale completa. Senza chiedere niente in cambio. Solo per aiutarli a catturarlo. E aiutare
s stesso a dormire senza sognarlo.
Il drago di Komodo si ferm a qualche metro dallo stagno dove il bufalo d'acqua si era sdraiato
nel fango per rinfrescarsi, senza all'apparenza curarsi del mostro famelico lungo tre metri che aspettava
pazientemente.
Rico sent arrivare la nausea e spinse le gambe fuori dal letto. Aveva i muscoli indolenziti.
Accidenti, si era preso un'influenza con i fiocchi.
Quando torn dal bagno con la bile che gli bruciava in gola aveva preso due decisioni. Che si
sarebbe rivolto a uno studio medico locale per farsi dare uno di quei farmaci forti che si rifiutavano di
prescriverti in Norvegia. L'altra era che, dopo esserselo procurato, non appena si fosse sentito pi in
forze, avrebbe chiamato Bratt. Per farle una segnalazione. Poi avrebbe dormito.
Alz il volume con il telecomando. Una voce entusiasta spiegava in inglese che per molto
tempo si era creduto che the Komodo dragon uccidesse iniettando con il morso la sua saliva carica di
batteri nel circolo sanguigno della vittima, ma adesso avevano scoperto che in effetti certe ghiandole
del lucertolone secernevano un veleno che impediva al sangue della preda di coagularsi, e quindi la
faceva morire dissanguata piano piano per una ferita apparentemente innocua.
Rico rabbrivid. Chiuse gli occhi per dormire. Roipnol. Era stato sfiorato dall'idea. Di non
essere influenzato, ma in crisi d'astinenza. E probabilmente a Pattaya il Roipnol figurava nel menu del
servizio in camera. Spalanc di colpo gli occhi. Non riusciva a respirare. Per un attimo di panico nudo
e crudo Rico alz di scatto i fianchi e agit le mani davanti a s come per bloccare un aggressore
invisibile. Proprio come quella volta alla Pescheria, nella stanza non c'era pi ossigeno! Poi i polmoni
ebbero quello che volevano e lui ricadde sul letto.
Fiss la porta.
Era serrata.
Nella stanza non c'era nessuno. Nessuno. Solo lui.
20.
Katrine percorreva la salita nel buio della notte. Una pallida, anemica luna era sospesa in basso
nel cielo alle sue spalle. La facciata della centrale di polizia non rifletteva neppure un raggio della poca
luce che riusciva a irradiare, la inghiottiva come un buco nero. Katrine lanci un'occhiata al massiccio
e sobrio orologio da polso che era stato del padre, un poliziotto fallito dall'azzeccato soprannome di
Pugno di ferro. Le undici e un quarto.
Tir a s la porta d'ingresso della centrale, con lo strano obl che sembrava fissarla e di una
pesantezza scoraggiante. Come se il sospetto avesse inizio gi da l.
Salut con un cenno della mano la guardia notturna che era seduta nascosta sulla sinistra ma che
poteva vedere lei. Con la chiave apr la porta dell'atrio. Super la reception sguarnita a quell'ora,
raggiunse l'ascensore e scese al primo piano seminterrato. Usc e si incammin lungo il pavimento di
cemento nella luce debole, e mentre udiva il rumore dei propri passi cerc di capire se ce ne fossero
altri.
Nell'orario d'apertura la porta di ferro del magazzino reperti era spalancata verso l'interno e il
bancone. Katrine tir fuori la chiave che aveva avuto da Beate, la infil nella toppa, la gir e apr.
Entr. Aguzz l'udito.
Poi richiuse la porta a chiave.
Accese la torcia, sollev la ribalta del bancone e si inoltr nel buio del magazzino, cos fitto che
la luce della torcia ci metteva un po' a penetrarlo, a trovare le file di larghi scaffali stipati di casse in
plastica satinata che lasciavano intravedere a malapena gli oggetti all'interno. Sicuramente il
responsabile del magazzino era una persona ordinata, perch i contenitori erano allineati sugli scaffali
con una precisione tale che i lati corti formavano una superficie ininterrotta. Katrine avanz a passo
rapido leggendo i numeri dei casi riportati sulle casse. Erano numerate per data e disposte in ordine
cronologico dall'estrema sinistra verso l'interno, riservato ai casi pi vecchi il cui materiale repertato
veniva restituito ai proprietari oppure distrutto.
Era arrivata quasi al fondo del corridoio centrale quando il cono di luce cadde sulla cassa che
cercava. Era sul primo ripiano in basso e stridette contro il pavimento quando la tir fuori. Sollev il
coperchio. Il contenuto corrispondeva all'elenco del rapporto. Una spatola per il ghiaccio. Un
coprisedile. Un sacchetto di plastica contenente dei capelli. Un sacchetto di plastica contenente una
gomma da masticare. Pos la torcia, apr l'involucro, estrasse il reperto con un paio di pinzette e fece
per staccarne un pezzettino quando sent uno spostamento dell'aria umida.
Si guard l'avambraccio lambito dal fascio di luce, vide drizzarsi l'ombra della fine peluria
scura. Poi lev lo sguardo, afferr la torcia e la punt sul muro. Proprio sotto il soffitto c'era una griglia
d'areazione a incasso. Ma essendo una semplice ventola, non poteva aver causato quello che le era
decisamente parso uno spostamento d'aria.
Aguzz l'udito.
Niente. Niente di niente, solo il ronzio del suo sangue nelle orecchie.
Si concentr di nuovo sulla gomma indurita. Ne stacc un frammento con il coltellino svizzero
che aveva portato con s. E si blocc.
Era arrivato dalle vicinanze della porta, da una distanza tale che l'orecchio non era riuscito a
identificarlo. Il tintinnio di una chiave? Lo schiocco della ribalta del bancone? Forse no, forse soltanto
uno di quei rumori che si generano negli edifici grandi.
Katrine spense la torcia e trattenne il respiro. Batt le palpebre nel buio come se questo potesse
aiutarla a vedere qualcosa. Un silenzio assoluto. Un silenzio come in...
Si sforz di non completare il pensiero.
Invece, si sforz di concepire l'altro pensiero, quello che avrebbe dovuto far rallentare il cuore:
in fondo, cosa poteva succedere nella peggiore delle ipotesi? Che scoprissero il suo zelo un po'
eccessivo, le facessero una lavata di testa e magari la rimandassero a Bergen? Sarebbe stato un peccato,
ma non bastava a spiegare perch il suo cuore battesse come un martello pneumatico contro il petto.
Aspett, in ascolto.
Niente.
Ancora niente.
E a quel punto cap. Il buio pesto. Se davvero l dentro c'era qualcuno, ovviamente quel
qualcuno avrebbe acceso la luce. Sorrise di s stessa, sent rallentare i battiti. Riaccese la torcia, sistem
i reperti nella cassa e la rimise a posto. Fece attenzione ad allinearla perfettamente con le altre e si
avvi verso l'uscita. Fu sfiorata da un pensiero. Un pensiero fugace che la colse un po' di sorpresa. Che
non vedeva l'ora di telefonargli. Perch era questa la sua intenzione. Di chiamarlo e raccontargli quello
che aveva fatto. Si ferm di colpo.
Il fascio di luce aveva lambito qualcosa.
Poi ebbe l'impulso di proseguire, una vocina vigliacca le diceva di andare via di l subito.
Ma spost la luce indietro.
Un'irregolarit.
Una cassa sporgeva leggermente rispetto alle altre.
Si avvicin. Illumin l'etichetta.
Harry ebbe l'impressione di sentir sbattere una porta. Si tolse gli auricolari con l'ultimo disco di
Bon Iver che finora si era rivelato all'altezza del lancio pubblicitario. Tese le orecchie. Niente.
 Arnold?  grid.
Nessuna risposta. Era abituato ad avere quell'ala della Scuola di polizia tutta per s a quell'ora
della sera. Naturalmente poteva essere un addetto alle pulizie che aveva dimenticato qualcosa. Ma
un'occhiata all'orologio lo inform che non era sera, era notte. Harry guard il mucchio di compiti da
correggere sulla scrivania alla sua sinistra. La maggioranza degli studenti li aveva stampati sulla
grossolana carta riciclata in dotazione nella biblioteca: faceva tanta polvere che Harry tornava a casa
con i polpastrelli giallo nicotina e Rakel gli ordinava di lavarsi prima di toccarla.
Guard fuori dalla finestra. La luna si stagliava grande e tonda nel cielo e i suoi raggi si
riflettevano sui vetri e sui tetti dei palazzi in direzione di Kirkeveien e di Majorstua. A sud scorse lo
scintillio verde del palazzo della Kpmg accanto al cinema Colosseum. Non era imponente, n bella n
tantomeno pittoresca, ma era la citt in cui aveva abitato e lavorato per tutta la sua vita. Certe mattine a
Hong Kong, dopo avervi aggiunto un pizzico di oppio, prendeva una sigaretta e saliva sul tetto di
Chungking per vedere il giorno che iniziava. Si sedeva lass al buio sperando che la citt che di l a
poco si sarebbe illuminata fosse la sua. Una citt modesta, con edifici bassi e timidi invece di quelle
formidabili guglie d'acciaio. Di vedere le dolci colline verdi di Oslo invece di quelle pendici ripide,
brutali e nere. Di udire un tram che sferragliava e frenava o il traghetto della Danimarca che entrava nel
fiordo suonando la sirena, felice di essere riuscito anche quel giorno a traversare il mare fra
Frederikshavn e Oslo.
Harry abbass lo sguardo sul compito al centro del cerchio luminoso della lampada da tavolo,
che era l'unica luce accesa nella stanza. Ovviamente avrebbe potuto portarsi tutto quanto a
Holmenkollveien. Caff, il parlottio della radio, il profumo fresco di bosco che entrava dalla finestra
aperta. Ovviamente. Ma aveva deciso di non riflettere sul motivo per cui preferiva starsene seduto qui
da solo anzich lass. Forse perch intuiva la risposta. Che lass non era solo. Non completamente. La
fortezza mordenzata di nero con tre serrature e le inferriate davanti a tutte le finestre non riusciva
comunque a tener lontani i mostri. I fantasmi erano acquattati negli angoli bui e seguivano i suoi
movimenti con le orbite vuote. Il cellulare vibr nella sua tasca. Lo tir fuori e sul display illuminato
vide un sms. Era di Oleg: nessuna parola, solo una serie di numeri. 665625. Harry sorrise.
Naturalmente mancava ancora molto al mitico record mondiale di Tetris, 1 648 905 punti, stabilito da
Stephen Krogman nel 1999, ma Oleg aveva battuto da un pezzo i record personali di Harry in quel
videogioco ormai datato. Una volta Stle Aune aveva sostenuto che c'era un limite oltre il quale i
record di Tetris da stupefacenti diventavano semplicemente tristi. E che Oleg e Harry lo avevano
superato da parecchio tempo. Ma nessuno sapeva dell'altro limite che avevano superato. Quello fino
alla morte e ritorno. Oleg su una sedia accanto al letto di Harry. Harry febbricitante mentre il suo
organismo combatteva le lesioni provocate dalle pallottole di Oleg. Oleg in lacrime e scosso dai tremiti
della crisi di astinenza. Neanche allora avevano parlato molto, ma Harry ricordava vagamente che a un
certo punto si erano stretti la mano cos forte da farsi male. E quell'immagine, di due uomini che si
aggrappavano l'uno all'altro, che non volevano mollare la presa, non lo avrebbe mai pi lasciato.
Harry digit I'll be back e invi il messaggio. Un numero e una risposta di tre parole. Era
sufficiente. Torner: bastava per sapere che l'altro c'era. Forse sarebbero passate settimane prima
del prossimo contatto. Harry si rinfil gli auricolari e cerc la musica che Oleg aveva caricato su
Dropbox senza commenti. La band era The Decemberists e incontrava pi i gusti di Harry che quelli di
Oleg, che preferiva roba pi dura. Harry ud una solitaria chitarra Fender con quella distorsione pura,
calda che si ottiene soltanto con un amplificatore a tubi, niente distorsore, o forse con un distorsore
portentoso al punto da trarre in inganno, e si chin sul compito successivo. L'allieva aveva risposto
che, dopo un aumento improvviso degli omicidi negli anni Settanta, il numero si era stabilizzato a un
livello pi alto. Che in Norvegia venivano commessi circa cinquanta omicidi all'anno, ossia
approssimativamente uno alla settimana.
Harry not che l'aria era diventata pesante. Doveva aprire una finestra.
L'allieva ricordava che la percentuale di soluzione dei casi si aggirava intorno a novantacinque.
E perci dovevano esserci circa cinquanta omicidi irrisolti negli ultimi vent'anni. Negli ultimi trenta,
settantacinque.
 Cinquantotto.
Harry trasal sulla sedia. La voce aveva raggiunto il suo cervello prima del profumo. Il medico
glielo aveva spiegato per sommi capi, che il suo olfatto  e pi precisamente le cellule olfattive  era
stato lesionato da tutti gli anni di fumo e abuso di alcol. Ma quel particolare profumo riusciva a
identificarlo subito per ovvi motivi. Si chiamava Opium, era prodotto da Yves Saint Laurent e si
trovava nel bagno della casa a Holmenkollveien. Si strapp gli auricolari dalle orecchie.
 Cinquantotto negli ultimi trent'anni . Si era truccata. Indossava un vestito rosso e aveva le
gambe nude.  Ma la statistica della Kripos non comprende i cittadini norvegesi uccisi all'estero, per
quelli bisogna consultare l'Istituto centrale di statistica. E allora la cifra sale a settantadue. E questo
significa che in Norvegia la percentuale di casi risolti  pi alta.  un dato che il capo della polizia usa
spesso per farsi pubblicit.
Harry allontan la sedia.  Come hai fatto a entrare?
 Sono rappresentante di corso, e per questo ho la chiave . Silje Gravseng si sedette sul bordo
della scrivania.  Ma il punto  che la maggior parte degli omicidi commessi all'estero  opera di
aggressori che verosimilmente non conoscevano la vittima . Harry not le ginocchia e le cosce
abbronzate nel punto in cui il vestito era scivolato verso l'alto. Doveva essere tornata da poco da una
vacanza in un paese caldo.  E per questo tipo di omicidi in Norvegia la percentuale di casi risolti  pi
bassa che nei paesi paragonabili al nostro.  spaventosamente bassa, in effetti . Aveva inclinato la
testa verso la spalla e ciocche bionde e umide le ricadevano sul viso.
 Ah s?  disse lui.
 S. In realt in Norvegia ci sono solo quattro investigatori con un indice di soluzione del cento
per cento. E tu sei uno di loro...
 Non so se sia vero,  disse Harry.
 Ma io s . Lei gli rivolse un sorriso, strizzando gli occhi come se avesse un basso sole serale
in faccia. Ciondolava i piedi nudi come se fosse seduta sul bordo di un pontile. Gli tratteneva lo
sguardo come se fosse convinta di riuscire a risucchiare i suoi occhi fuori delle orbite.
 Che ci fai qui a quest'ora?  le domand Harry.
 Mi sono allenata gi in palestra . Indic lo zaino sul pavimento e pieg il braccio destro.
Gonfi un bicipite lungo ma marcato. Harry ricord che l'istruttore di combattimento corpo a corpo
aveva detto che era riuscita a mettere al tappeto diversi ragazzi.
 Ti sei allenata da sola cos tardi?
 Mi devo preparare. Ma forse puoi farmi vedere come si atterra un sospettato?
Lui consult l'orologio.  Di' un po', non dovresti...
 Dormire? Non ci riesco, Harry. Non faccio che pensare...
La guard. Aveva fatto boccuccia. Si port un indice alle labbra rosso fuoco. Harry sent
montare l'irritazione.  Fai bene a pensare, Silje. Continua a farlo. Cos io posso continuare a... 
Indic la pila di fogli con un cenno della testa.
 Non mi hai chiesto a cosa penso, Harry.
 Tre cose, Silje. Io sono il tuo insegnante e non il tuo confessore. Non ti  permesso venire in
quest'ala dell'edificio senza un appuntamento. E per te sono Hole, non Harry. Okay?  Sapeva che il
suo tono era stato pi severo del necessario e quando rialz lo sguardo, scopr che gli occhi della
ragazza erano enormi, sgranati, quasi stupiti. Lei allontan il dito dalle labbra. Lasci perdere anche la
boccuccia. E quando parl di nuovo, la sua voce era ridotta a un sussurro:
 Pensavo a te, Harry.
Poi proruppe in una risata fragorosa e stridula.
 Propongo di fermarci qui, Silje.
 Ma io ti amo, Harry . Un'altra risata.
Era fatta? Ubriaca? Era venuta direttamente da un festa, forse?
 Silje, non...
 Harry, so che hai degli obblighi. E so che esistono delle regole nel rapporto insegnanti-allievi.
Ma so che cosa possiamo fare. Possiamo andarcene a Chicago. Dove tu hai seguito quel corso sugli
omicidi seriali all'Fbi. Io posso fare domanda mentre tu...
 Stop!
Harry ud il suo grido rimbombare fuori, nel corridoio. Lei si era fatta piccola come se lui
l'avesse picchiata.
 Ora ti accompagno gi alla porta, Silje.
Lei lo guard perplessa battendo le palpebre.  Che c', Harry? Sono la seconda ragazza pi
bella del mio corso. Sono andata a letto soltanto con due ragazzi. Qui alla scuola avrei potuto avere
chiunque. Insegnanti compresi. Ma mi sono preservata per te.
 Forza, vieni.
 Vuoi sapere che cos'ho sotto il vestito, Harry?
Mise un piede nudo sul tavolo e divaric lentamente le cosce. Senza darle il tempo di reagire
con una mossa fulminea Harry le afferr il piede e lo tir gi dal tavolo.
 Sulla mia scrivania voglio vedere solo i miei, di piedi, grazie.
Silje si rannicchi. Si nascose il viso tra le mani. Poi se le port sopra la fronte, sopra la testa,
come se cercasse rifugio fra le lunghe braccia muscolose. Pianse. Singhiozz in silenzio. Harry la
lasci in pace finch i singhiozzi cessarono. Fece per metterle una mano sulla spalla, ma ci ripens.
 Ascolta, Silje,  disse.  Forse hai preso qualcosa. Niente di male, capita a tutti noi. Ecco la
mia proposta: tu adesso te ne vai, facciamo finta che non sia successo niente, e teniamo entrambi la
bocca cucita.
 Hai paura che si venga a sapere di noi due, Harry?
 Non c' nessun noi due, Silje. E stammi a sentire: ti sto dando un'opportunit.
 Pensi che se qualcuno dovesse scoprire che ti scopi un'allieva...
 Io non mi scopo proprio nessuna. Penso solo al tuo bene.
Silje, che si era accasciata su s stessa, sollev la testa. Harry trasal. Il trucco colava come
sangue nero, gli occhi avevano un guizzo folle e il repentino ghigno feroce da predatore gli fece venire
in mente un animale che aveva visto in un documentario in televisione.
 Sei un bugiardo, Harry. Ti scopi quella stronza. Rakel. E non pensi a me. Non come dici tu,
maledetto ipocrita. Per mi pensi, eccome. Come un pezzo di carne da scopare. Che ti devi scopare.
Era scivolata gi dalla scrivania e aveva gi fatto un passo verso di lui. Harry, mezzo accasciato
sulla sedia con le gambe tese in avanti come d'abitudine, lev lo sguardo su di lei con la sensazione di
far parte di una scena che stava per aver luogo, anzi, no  accidenti!  aveva gi avuto luogo. Silje si
sporse in avanti, con grazia, gli mise una mano sul ginocchio come per sostenersi e sfiorandolo la port
verso l'alto, sopra la cintura, mentre si sporgeva verso di lui, infine la infil sotto la t-shirt. La sua voce
cantilen:  Mhm, bella tartaruga, professore . Lui le afferr la mano, e mentre si alzava dalla sedia le
torse il polso di lato e all'indietro. Lei emise un urlo mentre Harry le sollevava il braccio contro la
schiena, costringendola ad abbassare la testa. Poi la gir verso la porta, afferr il suo zaino e la
condusse fuori della stanza e lungo il corridoio.
 Harry!  ansim lei.
 Questa si chiama hammerlock, molti la chiamano anche presa della polizia,  disse lui
senza fermarsi, scortandola gi per le scale.  Ottimo saperla all'esame. Ossia, se ci arrivi all'esame.
Perch spero ti renda conto che mi costringi a farti rapporto.
 Harry!
 Non perch mi senta molestato personalmente pi di tanto, ma perch mi sorge il dubbio che
tu non possieda l'equilibrio psichico necessario per lavorare in polizia, Silje. Lascer che sia la
direzione a decidere. Perci dovrai prepararti a convincerla che hai soltanto commesso un passo falso
fortuito. Ti sembra una proposta accettabile?
Harry apr la porta d'ingresso con la mano libera e mentre la spingeva fuori la ragazza si gir a
fissarlo. Il suo sguardo era pieno di una collera cos scoperta e incontrollata da confermare l'idea che da
un po' di tempo lui si era fatto sul conto di Silje Gravseng. Una persona che era meglio non
sguinzagliare sulla cittadinanza con i poteri del poliziotto.
La segu con lo sguardo mentre varcava vacillando il cancello, attraversava la piazza in
direzione di Chateau Neuf, dove uno studente fumava prendendosi una pausa dalla musica che pulsava
indistinta all'interno. Era appoggiato a un lampione e indossava una giacca militare  la Cuba 1960.
Ostentando indifferenza le lanci un'occhiata finch lei non lo ebbe superato, poi si volt e la segu con
sguardo insistente.
Harry indugi nell'ingresso. Imprec a voce alta. Una volta. Due volte. Sent le pulsazioni
rallentare. Tir fuori il telefonino, chiam uno dei contatti della rubrica, talmente corta che erano tutti
riportati solo con un'iniziale.
 Arnold.
 Sono Harry. Silje Gravseng si  presentata nel mio ufficio. Stavolta ha passato il limite.
 Eh? Racconta.
Harry diede al collega una versione abbreviata.
 Brutto guaio, Harry. Peggio di quanto pensi, probabilmente.
 Forse era drogata, aveva l'aria di essere stata a una festa. Oppure ha un problema con il
controllo degli impulsi e il senso della realt. Ho bisogno di un consiglio su come muovermi. So che
dovrei fare rapporto, ma...
 Non hai capito. Sei ancora vicino alla porta d'ingresso?
 S?  disse Harry sbalordito.
 La guardia sar a casa, immagino. C' qualcun altro nelle vicinanze?
 Qualcun altro?
 Chiunque.
 Be'. C' un tizio nella piazza davanti a Chateau Neuf.
 E l'ha vista andare via?
 S.
 Perfetto! Va' subito da lui. Parlaci. Digli di darti nome e indirizzo. Chiedigli di badare a te
finch non vengo a prenderti.
 Che fai?
 Dopo ti spiego.
 Hai intenzione di portarmi sulla tua bici?
 Ammetto che ho una specie di macchina parcheggiata qui da qualche parte. Sono da te fra
venti minuti.
 Buon... ehm, giorno?  brontol Bjrn Holm, strizz gli occhi per guardare l'orologio, ma
aveva il dubbio di essere ancora nel mondo dei sogni.
 Dormivi?
 No, no,  rispose lui, poggi la testa alla spalliera del letto e premette il telefono contro
l'orecchio. Come se cos potesse averla un po' pi vicina.
 Ti volevo solo dire che sono riuscita a prendere un pezzetto della gomma americana che era
attaccata sotto il sedile di Mittet,  disse Katrine Bratt.  Penso che potrebbe essere dell'assassino.
Ovviamente, la mia  una scommessa azzardata.
 S,  disse Bjrn.
 Secondo te  fatica sprecata?  Dal suo tono di voce gli parve di capire che fosse delusa.
 L'investigatrice sei tu,  rispose, pentendosi subito di non aver detto qualcosa di pi
incoraggiante.
Nella pausa che segu si chiese dove fosse. A casa? Si era messa a letto anche lei?
 S, s,  sospir Katrine.  A proposito,  successa una cosa strana.
 Davvero?  disse Bjrn rendendosi conto di averci messo troppo entusiasmo.
 Mentre ero l, mi  sembrato di sentire qualcuno arrivare e poi andare via. Ovviamente pu
darsi che mi sia sbagliata, ma uscendo ho avuto l'impressione che qualcuno avesse frugato negli
scaffali e spostato una delle casse con i reperti. Ho guardato l'etichetta...
A Bjrn Holm parve di capire che fosse sdraiata, la sua voce aveva quella mollezza pigra.
 Era la cassa di Ren Kalsnes.
Harry si chiuse la porta massiccia e la tenue luce del mattino alle spalle.
Percorse l'oscurit umida della casa in legno fino alla cucina. Si lasci cadere su una sedia. Si
slacci la camicia. Ci era voluto parecchio tempo.
Il tizio con la giacca militare aveva fatto una faccia alquanto spaventata quando Harry lo aveva
raggiunto chiedendogli di aspettare insieme a lui un collega poliziotto.
 Guarda che  tabacco normale!  aveva protestato porgendogli la sigaretta.
Appena Arnold era arrivato, avevano raccolto la testimonianza dello studente completa di firma,
e poi erano saliti su una Fiat di un anno di produzione indefinito diretti alla Scientifica, dove c'era
gente al lavoro per via dell'ultimo poliziotto ucciso. Avevano spogliato Harry, e mentre qualcuno
prendeva i suoi vestiti e la sua biancheria per esaminarli, due tecnici gli avevano controllato i genitali e
le mani con la luce e la carta adesiva. Dopo gli avevano consegnato un contenitore di plastica vuoto.
 Tutta la produzione, Hole. Se c' posto. Il bagno  laggi in fondo al corridoio. Pensa a
qualcosa di piacevole, okay?
 Mhm.
Pi che udire Harry aveva percepito le risate represse quando si era ritirato.
Pensa a qualcosa di piacevole.
Giocherell con la copia del referto che era sul tavolo della cucina. Aveva chiesto a Hagen di
mandargliela. All'indirizzo di casa. Per discrezione. Consisteva quasi esclusivamente di termini medici
in latino. Se non altro riusciva a decifrarne qualcuno. Abbastanza da aver capito che Rudolf Asajev era
morto in modo altrettanto misterioso e insondabile di come era vissuto. E che in mancanza di tracce di
un atto criminoso, avevano dovuto dedurre che si era trattato di un infarto cerebrale. Ictus. Cose che
capitano.
Nella sua veste di investigatore Harry era stato in grado di spiegare loro che certe cose non
capitano. Per esempio, che un testimone chiave muoia disgraziatamente. Cos'aveva detto Arnold?
Nel novantaquattro per cento dei casi si trattava di omicidio, quando qualcuno aveva abbastanza da
perdere se il morto avesse testimoniato.
Ovviamente, il paradosso era che Harry stesso era fra le persone che avevano qualcosa da
perdere se Asajev avesse testimoniato. Molto da perdere. E allora perch si preoccupava? Perch non si
limitava a ringraziare, a scappellarsi e a chiudere quel capitolo? La risposta, tutto sommato, era
semplice. Aveva un difetto di fabbrica.
Lanci il rapporto all'altro capo del lungo tavolo di rovere. Decise di distruggerlo il giorno
dopo. Adesso doveva pensare a farsi una dormita.
Pensa a qualcosa di piacevole.
Harry si alz, si spogli mentre andava in bagno. Si infil sotto la doccia, impost l'acqua su
bollente. La sent pizzicargli e scottargli la pelle, punirlo.
Si asciug, si infil sotto le lenzuola bianche pulite del letto matrimoniale, chiuse gli occhi e
cerc di fare presto. Ma i pensieri lo raggiunsero prima del sonno.
Aveva pensato a lei.
Mentre era chiuso nel box del bagno con gli occhi chiusi e si concentrava, cercando di
immaginarsi altrove, aveva pensato a Silje Gravseng. Pensato alla sua morbida pelle abbronzata, alle
sue labbra, al suo respiro bruciante sul viso, alla collera sfrenata del suo sguardo, al fisico muscoloso,
alle forme sode, a tutta l'ingiusta bellezza che appartiene alla giovent.
Accidenti!
La sua mano sulla cintura, sulla pancia. Il suo corpo che gli si avvicinava. L'hammerlock. La
sua testa quasi per terra, la sua fiacca protesta affannata, la sua schiena inarcata e il sedere sporto verso
di lui, elegante come la coda di un uccello.
Accidenti, accidenti!
Si tir a sedere sul letto. Rakel gli sorrideva affabile dalla foto sul comodino. Affabile,
intelligente e con l'espressione di chi la sa lunga. Ma sapeva veramente? Se lei avesse potuto passare
cinque secondi dentro la sua testa, e vedere chi era veramente, sarebbe scappata a gambe levate?
Oppure dentro siamo tutti pazzi allo stesso modo, con l'unica differenza che c' chi libera il mostro e
chi no?
Aveva pensato a lei. L'aveva immaginata mentre faceva esattamente quello che lei gli aveva
chiesto, l, sulla scrivania, rovesciando la pila di compiti che volavano per la stanza come farfalle
ingiallite, si incollavano alla loro pelle sudata, fogli grossolani con minuscoli caratteri neri che si
trasformavano in numeri di omicidi, omicidi violenti, omicidi a sfondo sessuale, omicidi in stato
d'ebbrezza, omicidi per gelosia, omicidi domestici, omicidi per droga e omicidi tra bande, delitti
d'onore, delitti a scopo di lucro. Aveva pensato a lei mentre era chiuso in bagno. E aveva riempito il
contenitore fino all'orlo.
21.
Beate Lnn sbadigli, batt le palpebre e guard fuori del finestrino del tram. Il primo sole
aveva iniziato il suo compito di far evaporare la foschia mattutina sopra il parco di Frogner. I campi da
tennis imbevuti di rugiada erano deserti. Solo un uomo anziano emaciato se ne stava smarrito sulla
terra di un campo dove non avevano ancora montato la rete per la stagione. Fissava in direzione del
tram. Le cosce magre spuntavano da sotto un paio di calzoncini da tennis passati di moda, la camicia da
ufficio azzurra era abbottonata storta, la racchetta sfiorava il terreno. Aspetta il compagno che non
arriva,  pens Beate.  Forse perch l'appuntamento era per l'anno scorso a quest'ora e l'amico 
morto, per giunta. Sapeva come si sentiva quel vecchietto.
Scorse il profilo del Monolito mentre superavano l'ingresso principale del parco e
raggiungevano la fermata.
La notte scorsa, dopo che Katrine era passata a prendere la chiave del magazzino reperti, Beate
aveva cercato compagnia. Per questo si trovava sul tram in quella zona della citt. Lui era un uomo
normale. In cuor suo Beate lo definiva cos. Non l'uomo dei sogni. Solo un uomo di cui ogni tanto
avevi bisogno. I figli di lui erano dalla ex, e ora che la piccola era dalla nonna a Steinkjer avevano
tempo e modo per vedersi un po' pi spesso. Ma Beate si rendeva conto di limitare gli incontri. In
fondo per lei contava sapere che poteva vederlo, pi che trascorrere qualche ora insieme. Lui non
avrebbe comunque potuto prendere il posto di Jack, ma non aveva importanza. Lei non voleva un
rimpiazzo, voleva questo. Qualcosa di diverso, qualcosa di non impegnativo, qualcosa che non le
sarebbe costato troppo se avesse dovuto rinunciarvi.
Beate continu a guardare fuori del finestrino, verso il tram proveniente dalla direzione opposta
che si era affiancato al suo. Nel silenzio udiva il ronzio delle cuffie della ragazza seduta vicino a lei,
riconobbe un irritante pezzo pop degli anni Novanta. Di quando era la ragazza pi taciturna della
Scuola di polizia. Pallida, e con la brutta tendenza ad arrossire se solo qualcuno accennava a guardarla.
Ma per fortuna erano in pochi a farlo. E quei pochi la dimenticavano subito. Beate Lnn aveva un viso
e dei modi che la rendevano un non-avvenimento, un paesaggio dell'intervallo fra una trasmissione e
l'altra, teflon visivo.
Per lei ricordava tutti.
Dal primo all'ultimo.
E per questo adesso poteva guardare i visi sul tram accanto e riconoscere chi aveva gi visto e
dove. Forse sullo stesso tram il giorno prima, forse nel cortile di una scuola vent'anni addietro, forse
nelle immagini riprese dalla videocamera di sorveglianza di una banca in cui doveva identificare i
rapinatori, forse sulle scale mobili di Steen & Strm dove era andata a comprare un paio di collant. E
non importava se erano invecchiati, si erano tagliati i capelli, truccati, fatti crescere la barba, ritoccati
con il botox o il silicone: era come se il viso, il loro viso vero trasparisse, come una costante, una
peculiarit, undici cifre di un codice genetico. E questa era la sua benedizione e la sua maledizione.
Alcuni psichiatri la chiamavano sindrome di Asperger, altri una piccola lesione che il suo giro
fusiforme  il centro del cervello che riconosce i volti  cercava di compensare. E altri ancora, pi
saggi, non la chiamavano con nessun nome, limitandosi a constatare che ricordava quei numeri, che li
riconosceva tutti.
Quindi per Beate Lnn non era un fatto insolito che il suo cervello stesse gi cercando di
inquadrare il viso dell'uomo sull'altro tram.
L'unico fatto insolito era che non ci riusc immediatamente.
Erano ad appena un metro e mezzo l'uno dall'altra, e Beate lo aveva notato perch stava
scrivendo sul vetro appannato e perci aveva il viso rivolto verso di lei. Lo aveva gi visto, ma il
numero era nascosto.
Forse per colpa del riflesso del vetro, o dell'ombra che gli copriva gli occhi. Stava per
arrendersi quando il suo tram si mosse, la luce cambi e l'uomo lev lo sguardo incrociando il suo.
Beate Lnn fu come attraversata da una scossa.
Era lo sguardo di un rettile.
Lo sguardo gelido di un assassino che lei sapeva chi era.
Valentin Gjertsen.
E sapeva anche perch non lo aveva riconosciuto subito. Come aveva fatto a rimanere nascosto.
Si alz. Cerc di passare, ma la ragazza seduta accanto a lei aveva gli occhi chiusi e ciondolava
la testa. Beate le diede un colpetto e lei la guard irritata.
 Spostati,  le disse.
La ragazza lev gli occhi e inarc un sopracciglio sottile come un tratto di matita, ma non si
mosse.
Beate le strapp via le cuffie.
 Polizia. Devo scendere.
 Qui non c' una fermata,  rispose la ragazza.
 Alza immediatamente il culone!
Gli altri passeggeri puntarono lo sguardo su di lei. Ma Beate Lnn non arross. Non era pi la
ragazza di un tempo. Il suo fisico era rimasto minuto, la pelle pallida quasi traslucida, i capelli scialbi e
secchi come spaghetti crudi. Ma quella Beate Lnn non esisteva pi.
 Ferma il tram! Polizia! Ferma!
Si fece largo verso il conducente e le porte. Udiva gi lo stridore dei freni. Arrivata, tenne il
tesserino di riconoscimento alzato, aspett impaziente. Il tram si ferm con un ultimo forte scossone, i
passeggeri in piedi furono costretti a eseguire una sorta di tip tap aggrappati alle maniglie mentre le
porte si spalancavano. Beate salt gi, pass davanti al tram e attravers il tracciato che divideva la
carreggiata in senso longitudinale. Sent la rugiada dell'erba che penetrava le scarpe di tela leggere,
vide il tram ripartire, ud il sommesso, crescente canto sulle rotaie, corse con quanto fiato aveva in
corpo. Non c'era motivo di pensare che Valentin fosse armato e non sarebbe mai riuscito a scappare su
un tram pieno zeppo mentre lei agitava il tesserino di riconoscimento gridando il motivo dell'arresto.
Purch avesse fatto in tempo a salire su quel maledetto tram. La corsa non era il suo forte. E il medico
convinto che fosse affetta dalla sindrome di Asperger le aveva detto proprio questo, che la goffaggine
fisica era una caratteristica delle persone come lei.
Mise male il piede sull'erba bagnata ma riusc a rimanere in equilibrio. Le restavano solo pochi
metri. Raggiunse la coda del tram. La picchi con la mano. Url, sventol il tesserino in aria, sper che
il conducente la vedesse nello specchietto. E forse la vide. Vide un'impiegata che non aveva sentito la
sveglia e agitava disperata l'abbonamento. Il canto delle rotaie aument di un altro mezzo semitono e il
tram si allontan.
Beate si ferm, lo guard sparire su in alto in direzione di Majorstua. Si volt e vide quello da
cui era scesa sparire gi in basso in direzione di Frogner plass.
Imprec sottovoce, tir fuori il cellulare, attravers la strada, si appoggi alla recinzione di rete
metallica dei campi da tennis e compose un numero.
 Holm.
 Sono io. Ho appena visto Valentin.
 Eh? Sei sicura?
 Bjrn...
 Scusa. E dove?
 Sul tram che passa davanti al parco di Frogner in direzione di Majorstua.
 Sei ancora l?
 Non ti preoccupare. Sei al lavoro?
 S.
 Il tram numero 12. Scopri qual  il suo percorso e fallo bloccare. Valentin non ci deve
scappare.
 Bene, cerco le fermate e mando una segnalazione di Valentin alle pattuglie.
  proprio questo il punto.
 Quale punto?
 La segnalazione.  cambiato.
 Che vuoi dire?
 Plastica facciale. Abbastanza radicale da permettergli di muoversi inosservato in giro per
Oslo, ad esempio. Mandami un messaggio con il luogo dove  stato bloccato il tram, io vengo l e ve lo
indico.
 Ricevuto.
Beate rinfil il cellulare in tasca. Solo allora si rese conto di essere senza fiato. Reclin la testa
contro la rete metallica. Davanti a lei il traffico dell'ora di punta avanzava a rilento come se non fosse
successo nulla. Come se un assassino che si era appena tradito non facesse alcuna differenza.
 Dove sono andati?
Beate si scost dalla recinzione, si gir verso la voce gracchiante.
Il vecchietto la fissava con uno sguardo interrogativo.
 Dove sono andati tutti quanti?  ripet.
E appena scorse il dolore nel suo sguardo Beate dovette subito ricacciare il groppo che le si era
formato in gola.
 Pensi...  disse l'uomo oscillando esitante la racchetta.  Che siano sull'altro campo?
Beate assent adagio.
 S,  probabile,  disse lui.  Non dovrei essere qui. Loro sono sull'altro campo. Mi stanno
aspettando l.
Beate guard la sua schiena esile dirigersi vacillando verso il cancello.
Poi, a sua volta si avvi a passo svelto verso Majorstua. E perfino mentre si arrovellava su dove
potesse essere diretto Valentin, da dove venisse e se fossero o meno sul punto di arrestarlo, non
riusciva a liberarsi dell'eco della voce di quel vecchio:
Mi stanno aspettando l.
Mia Hartvigsen fiss a lungo Harry Hole.
Aveva incrociato le braccia e girato leggermente una spalla verso di lui. La patologa era
circondata da grosse vasche di plastica azzurra contenenti membra umane. Appena gli studenti avevano
lasciato la sala dell'Istituto di anatomia situata al piano terra del Rikshospital, aveva fatto il suo
ingresso quell'eco del passato con il referto medico legale di Asajev sotto il braccio.
Il linguaggio non verbale distaccato di Mia Hartvigsen non significava che Harry Hole le fosse
antipatico, ma che portava rogne. Come sempre. All'epoca in cui lavorava come investigatore, Hole era
sempre stato sinonimo di troppo lavoro, scadenze troppo ravvicinate e troppe probabilit di finire alla
gogna per cantonate di cui non avevano quasi colpa.
 Ti dico che l'abbiamo fatta, l'autopsia a Rudolf Asajev,  disse Mia.  E anche approfondita.
 Non abbastanza,  ribatt lui posando il referto su uno dei tavoli di metallo dove gli studenti
avevano appena tagliato carne umana. Da sotto un plaid spuntava un braccio muscoloso troncato
all'altezza della spalla. Harry lesse la scritta del tatuaggio sbiadito: Too young to die. Troppo
giovane per morire. Bene. Forse uno dei biker Los Lobos eliminati quando Asajev aveva fatto piazza
pulita della concorrenza.
 E che cosa ti fa pensare che non siamo stati abbastanza accurati, Hole?
 Innanzitutto che non siete riusciti a stabilire la causa del decesso.
 Lo sai che a volte il corpo non ci d proprio indicazioni sufficienti. Ma questo non significa
per forza che la causa non sia assolutamente naturale.
 E la spiegazione pi naturale nel caso specifico sarebbe che  stato ucciso.
 So che avrebbe potuto essere un testimone principe, ma un'autopsia segue una prassi
consolidata che non si lascia influenzare da simili circostanze. Troviamo quello che troviamo, tutto qui,
la patologia non  una pseudoscienza.
 A proposito,  disse Hole sedendosi sul tavolo.  La scienza si fonda sulla verifica di ipotesi,
giusto? Elabori una teoria e poi la verifichi: vera o falsa. Giusto?
Mia Hartvigsen scosse la testa. Non per dare torto a Harry, ma perch non le piaceva la piega
che stava prendendo la conversazione.
 La mia teoria,  continu lui con un sorriso semi innocente che lo faceva sembrare un
ragazzino intento a convincere la madre a regalargli una bomba atomica per Natale.   che Asajev sia
stato ucciso da una persona che conosce perfettamente i vostri metodi di lavoro e sa come procedere
per non farvi trovare nulla.
Mia spost il peso del corpo dalla gamba destra alla sinistra. Gir l'altra spalla verso di lui. 
Quindi?
 Quindi, tu come avresti fatto, Mia?
 Io?
 Tu conosci tutti i trucchi. Come avresti fatto per ingannare te stessa?
 Sono sospettata?
 Per il momento.
La donna si ricompose accorgendosi che lui aveva abbozzato un sorriso. Che razza di furbastro.
 Arma dell'omicidio?  domand.
 Una siringa,  rispose Hole.
 Ah? E perch?
 Perch in qualche modo c'entra l'anestesia.
 Capisco. Riusciamo a rilevare pressoch qualunque sostanza, soprattutto quando interveniamo
subito come in questo caso. L'unica possibilit che vedo...
 S?  Harry sorrise come se gi cantasse vittoria. Che tipo irritante. Uno che non riesci a
decidere se lo devi riempire di schiaffi oppure baciare.
 Un'iniezione d'aria.
 Che sarebbe?
 Il pi antico e finora migliore trucco che esista. Prepari una siringa con una quantit d'aria
sufficiente perch una bolla si fissi nella vena ostruendola. Se la ostruisce abbastanza a lungo da
impedire l'afflusso di sangue a un organo vitale, come il cuore o il cervello, muori. Rapidamente e
senza residui di sostanze rilevabili. E non  detto che l'embolo venga indotto dall'esterno, pu formarsi
anche da solo nell'organismo. Caso chiuso.
 Per si vedrebbe il segno dell'iniezione.
 Se  fatta con un ago sottilissimo, solo un esame estremamente accurato di tutta l'epidermide
rivelerebbe la puntura.
Hole si illumin. Il ragazzino aveva aperto il pacco ed era convinto che fosse una bomba
atomica. Mia era compiaciuta.
 Allora dovrete esaminare...
 E lo abbiamo fatto . Ceffone.  Millimetro per millimetro. Abbiamo addirittura controllato la
sonda della flebo endovenosa, perch anche con quella si possono introdurre bolle d'aria. Non abbiamo
trovato neanche una puntura di zanzara . Vide spegnersi la luce febbrile negli occhi di Harry. 
Spiacente, Hole, ma sapevamo che quel decesso era sospetto . Mise l'accento su era.  E ora devo
preparare la prossima lezione, perci forse...
 E un punto in cui non c' epidermide?  domand Hole.
 Come?
 E se avesse infilato l'ago in un punto interno. In un orifizio. Bocca, ano, narici, orecchie.
 Interessante, ma nel naso e nelle orecchie ci sono capillari sottilissimi che non sono adatti.
L'orifizio anale potrebbe essere una possibilit, ma in quella regione le probabilit di isolare organi
vitali sono minori, e poi bisogna essere molto esperti per trovare una vena alla cieca. La bocca potrebbe
essere un'idea perch l le vene sono poco distanti dal cervello e quindi si provocherebbe una morte
rapida e certa, ma quella la controlliamo sempre. E poi  piena di mucose e la puntura di un ago
avrebbe causato un gonfiore che sarebbe saltato subito agli occhi.
Guard Harry. Intuiva che il suo cervello continuava a lavorare a pieno regime, ma poi lo vide
annuire rassegnato.
 Mi ha fatto piacere rivederti, Hole. Passa pure direttamente quando vuoi.
Gli volt le spalle e raggiunse una vasca per abbassare un braccio cinereo che sporgeva
dall'alcol con le dita divaricate.
 Passa...  lo ud dire  ... direttamente . Trasse un sospiro profondo. Proprio un tipo
irritante. Si rigir.
 Forse ha infilato l'ago direttamente,  disse Hole.
 Direttamente dove?
 Hai detto che era meglio una distanza ridotta dal cervello. Direttamente. Da sotto. Pu darsi
che la puntura sia nascosta sotto.
 Sotto cosa...  Mia si interruppe. Guard il punto che Harry indicava. Chiuse gli occhi e
sospir di nuovo.
 Scusa,  disse lui.  Ma secondo le statistiche dell'Fbi, nelle autopsie effettuate su potenziali
testimoni la percentuale degli omicidi  salita da settantotto a novantaquattro a una seconda autopsia.
Mia Hartvigsen scosse la testa. Harry Hole. Rogne. Straordinari. Buone probabilit di finire alla
gogna per cantonate che non avevano preso.
 Qui,  disse Beate e il taxi accost al marciapiede.
Il tram era bloccato alla fermata di Welhavens gate. Un'autopattuglia era parcheggiata davanti,
due dietro. Bjrn Holm e Katrine Bratt erano appoggiati alla Amazon.
Beate pag e scese.
 Allora?
 Tre agenti sono saliti sul tram e non hanno fatto scendere nessuno. Aspettavamo solo te.
 Su quel tram c' scritto 11, io ho detto 12...
 Dopo la fermata all'incrocio di Majorstua cambia numero, ma il tram  lo stesso.
Beate si affrett verso le porte anteriori, buss forte mostrando il tesserino. Le porte si aprirono
con uno sbuffo e sal. Fece un cenno con la testa all'agente in divisa che impugnava una Heckler &
Koch P30L.
 Seguimi,  gli disse avanzando nel tram pieno.
Lasci vagare lo sguardo su tutti i visi mentre si apriva un varco verso il centro della vettura.
Sent il cuore batterle pi forte quando si avvicin e riconobbe gli scarabocchi sul finestrino appannato.
Fece un cenno all'agente prima di rivolgersi all'uomo sul sedile.
 Scusa! S, tu.
Il viso che si lev verso di lei era coperto di brufoli rossi infiammati e aveva un'espressione
terrorizzata.
 I... io non l'ho fatto apposta, giuro. Ho dimenticato l'abbonamento a casa. Non lo faccio pi,
giuro.
Beate chiuse gli occhi e imprec tra s. Fece segno all'agente di seguirla. Quando arrivarono in
fondo alla vettura senza aver trovato quello che cercavano, grid al conducente di aprire le porte
posteriori e scese.
 Allora?  domand Katrine.
 Volatilizzato. Chiedete a tutti se l'hanno visto. Fra un'ora se ne saranno dimenticati, ammesso
che non lo abbiano gi fatto. Come prima,  un uomo sulla quarantina, alto circa uno e ottanta e con gli
occhi azzurri. Adesso per ha gli occhi leggermente obliqui, i capelli castani corti, gli zigomi alti e
pronunciati e le labbra sottili. E che nessuno tocchi il finestrino su cui ha scritto. Rilevate le impronte e
fotografatelo. Bjrn?
 S?
 Tu ti fai tutte le fermate da qui al parco Frogner, parli con quelli che lavorano nei negozi a
livello strada e gli chiedi se hanno visto una persona che corrisponde alla segnalazione. Chi prende il
tram cos presto la mattina, spesso lo fa tutti i giorni. Per andare al lavoro, a scuola, in palestra, al solito
caff.
 Se  cos abbiamo pi probabilit,  disse Katrine.
 S, perci devi fare attenzione, Bjrn. Evita di parlare con qualcuno se hai il sospetto che
potrebbe avvisarlo. Katrine, tu provvedi a procurarci degli agenti che viaggino sul tram domani mattina
presto. E ci occorrono anche un paio di uomini sui tram da qui in direzione del parco Frogner per il
resto della giornata, nel caso Valentin faccia lo stesso percorso al contrario. Okay?
Mentre Katrine e Bjrn si dirigevano verso gli agenti per distribuire i compiti, Beate torn al
tram dove lo aveva visto. Alz lo sguardo verso il finestrino. I disegni che aveva fatto nella condensa
erano colati. Costituivano un motivo reiterato, pi o meno come un fregio. Un'asta seguita da un
cerchio. A una serie ne seguiva un'altra, fino a formare una matrice quadrata.
Forse non era importante.
Ma, come diceva sempre Harry: Forse non  n importante n pertinente, ma tutto significa
qualcosa. E noi cominciamo a cercare l dove c' luce, dove vediamo qualcosa.
Beate tir fuori il cellulare e scatt una foto al finestrino. Le venne un'idea.
 Katrine! Vieni qui.
La collega la ud e lasci il briefing a Bjrn.
 Com' andata stanotte?
 Bene,  rispose Katrine.  Ho consegnato la gomma americana al laboratorio per l'analisi del
Dna stamattina. L'ho fatta registrare con il numero di protocollo di un caso archiviato, uno stupro.
Anche se dnno la precedenza agli omicidi dei poliziotti, mi hanno promesso che se ne occuperanno al
pi presto.
Beate annu pensierosa. Si pass una mano sul viso.  Quanto presto  presto? Non possiamo
permettere tacitamente che quello che potrebbe essere il Dna dell'assassino finisca in fondo alla coda
solo perch vogliamo prenderci tutti gli onori e le lodi.
Katrine si port una mano al fianco e strizz gli occhi verso Bjrn che gesticolava agli agenti. 
Conosco una che ci lavora,  ment.  La chiamo per sollecitare.
Beate la guard. Esit. Annu.
 E sei sicura di non aver semplicemente voluto vedere Valentin Gjertsen?  chiese Stle Aune.
Si era piazzato davanti alla finestra e fissava la strada trafficata sotto lo studio. Le persone che si
affrettavano in entrambe le direzioni. Le persone che potevano essere Valentin Gjertsen.  Le
allucinazioni visive sono un effetto normale della carenza di sonno. Quante ore hai dormito negli ultimi
due giorni?
 Le conter,  rispose Beate Lnn facendogli capire che non era necessario.  Ti chiamo
perch ha fatto un disegno sull'interno del finestrino. Hai ricevuto l'mms?
 S,  rispose Aune. Aveva appena iniziato la seduta con un paziente quando il messaggio di
Beate aveva illuminato il display nel cassetto aperto della scrivania.
Guarda l'mms. Urgente. Ti chiamo.
E aveva provato un piacere quasi perverso quando aveva fissato dritto in faccia Paul Stavnes
dicendo che doveva rispondere a quella telefonata, e capendo che il messaggio era stato recepito: 
molto pi importante del tuo maledetto piagnisteo.
 Una volta mi hai raccontato che voi psicologi siete in grado di analizzare gli scarabocchi dei
sociopatici e cavarne qualche informazione sul loro subconscio.
 Be', probabilmente ho detto che esiste un metodo messo a punto dall'universit di Granada in
Spagna per rilevare qualche informazione sui disturbi psicopatologici della personalit. Ma sono casi in
cui al soggetto viene detto che cosa disegnare. E comunque questi tratti pi che un disegno sembrano
una scritta,  disse Stle.
 Ah s?
 Almeno, io ci vedo una serie di i e di o. E forse non  meno interessante di un disegno.
 In che modo?
 La mattina presto su un tram, ancora con un piede nel mondo dei sogni, quello che scrivi 
dettato dal subconscio. E una caratteristica del subconscio  che ama i codici e i rebus. A volte sono
incomprensibili, altre di una semplicit sconcertante, anzi, addirittura banali. Ho avuto una paziente che
aveva il terrore di essere violentata. Faceva un sogno ricorrente in cui veniva svegliata dalla canna del
cannone di un carrarmato che sfondava la finestra della sua camera e si fermava solo una volta arrivato
ai piedi del letto. E sulla bocca del cannone era attaccato un foglio su cui erano scritti una f e un 8. 
strano che non sia riuscita a decifrare da sola quel codice di una semplicit infantile, ma spesso la
mente maschera ci che pensa davvero. Per convenienza, senso di colpa, terrore...
 E cosa significano le i e le o che ha scritto lui?
 Forse che si annoia quando viaggia in tram. Non sopravvalutarmi, Beate. Ho cominciato a
studiare Psicologia quando era un ripiego per quelli che erano troppo stupidi per diventare ingegneri o
medici. Ma fammici riflettere un po' e ti richiamo, adesso ho un paziente.
 Bene.
Aune riagganci e guard di nuovo gi in strada. Sul lato opposto c'era un tatuatore, cento
metri pi gi in direzione di Bogstadveien. Il tram 12 passava per Bogstadveien, e Valentin aveva un
tatuaggio, un tatuaggio che lo poteva tradire. Sempre che non se lo fosse fatto togliere da mani esperte.
O trasformare da un tatuatore. Bastavano pochi tratti per cambiare completamente un disegno. Per
esempio, aggiungendo un semicerchio a un'asta veniva fuori una d. Oppure aggiungendo un tratto
obliquo sopra un cerchio veniva fuori la vocale . Aune soffi sul vetro.
Tracci un'asta e un cerchio nella condensa come quelli che aveva visto nell'mms.
 Mi rifiuto di pagare la seduta per intero se...
 Sai che ti dico, Paul?  ribatt Aune caricando la pronuncia del suono o mentre aggiungeva il
semicerchio e il tratto diagonale. Lesse. D, muori. Cancell la scritta.  Questa seduta  gratis.
22.
Rico Herrem sapeva che sarebbe morto. Lo aveva sempre saputo. La novit era che sapeva che
sarebbe morto nel giro di trentasei ore.
 Antrace,  ripet il medico in inglese. Senza la r muta dei thailandesi e con un accento
americano. Occhi a mandorla doveva aver studiato Medicina negli Stati Uniti. Qualificandosi per
lavorare in quella clinica privata i cui pazienti con tutta probabilit erano esclusivamente espatriati e
turisti stranieri.
 Mi dispiace moltissimo.
Rico respir nella maschera d'ossigeno, perfino questo era difficile. Trentasei ore. Lo aveva
detto il medico: trentasei ore. Gli aveva chiesto se voleva che avvertissero qualche parente. Forse
sarebbero arrivati in tempo se avessero preso il primo aereo. Oppure un sacerdote cristiano. Era
cattolico, forse?
Dall'espressione interrogativa di Rico probabilmente il medico aveva capito che desiderava
ulteriori spiegazioni.
 L'antrace  un batterio. Lei ce l'ha nei polmoni. Credo lo abbia inalato qualche giorno fa.
Rico ancora non capiva.
 Se lo avesse ingerito o vi fosse venuto a contatto attraverso la pelle, forse avremmo potuto
salvarla. Ma nei polmoni...
Un batterio? Sarebbe morto a causa di un batterio? Che aveva contratto respirando? E dove?
Il medico ripet il suo pensiero come un'eco:  Ha idea di dove possa essere successo? La
polizia vorr saperlo per scongiurare che altre persone contraggano il batterio.
Rico Herrem chiuse gli occhi.
 Per favore, Mr Herrem, faccia uno sforzo di memoria. Forse riuscir a salvare altre vite
umane...
Altre vite umane. Ma non la sua. Trentasei ore.
 Mr Herrem?
Rico cerc di annuire per far capire che aveva sentito, ma non ci riusc. Ud aprirsi la porta. Il
tacchettio di diverse paia di scarpe. Una voce femminile affannata, sommessa:
 Miss Kari Farstad dell'ambasciata norvegese. Abbiamo fatto il pi presto possibile. ...?
 La circolazione sanguigna si sta bloccando, signorina. Sta andando in choc.
Dove? Nel cibo che aveva mangiato quando il taxi si era fermato al sudicio ristorante lungo la
strada tra Bangkok e Pattaya? Dal buco fetido nel pavimento che chiamavano gabinetto? Oppure in
albergo: attraverso l'impianto dell'aria condizionata, non era cos che spesso si diffondevano i batteri?
Ma il medico aveva detto che i primi sintomi erano gli stessi del raffreddore, e quelli li aveva avuti
mentre era ancora in volo. Ma se i batteri erano sospesi nell'aria a bordo dell'aereo, avrebbero dovuto
ammalarsi anche altri passeggeri. Ud la voce della donna, pi bassa e questa volta in norvegese: 
Batterio dell'antrace. Santo cielo, credevo si trovasse solo nelle armi biologiche.
 Assolutamente no,  disse una voce maschile.  Venendo qui ho fatto una ricerca su Google.
Bacillus Anthracis. Pu restare nel terreno per anni,  un maledetto osso duro. Si diffonde formando
spore. Lo stesso genere che era presente nella polvere dentro le lettere inviate a varie persone negli
Stati Uniti diversi anni fa, ricordi?
 Pensi che qualcuno gli abbia spedito una lettera all'antrace?
 Pu averlo contratto ovunque, ma il modo pi comune in cui avviene il contagio  attraverso i
capi di bestiame. Probabilmente non lo sapremo mai.
Ma Rico sapeva. All'improvviso gli fu tutto chiaro. Riusc ad alzare una mano verso la
maschera d'ossigeno.
 Hai trovato qualche parente?  domand la voce di donna.
 Certo.
 E?
 Hanno detto che poteva marcire dov'era.
 Appunto. Pedofilo?
 No. Ma per il resto la lista era lunghissima. Ehi, mi pare che si stia muovendo.
Rico era riuscito a scostare la maschera dalla bocca e dal naso e si sforz di parlare. Ma gli usc
soltanto un bisbiglio roco. Ripet le parole. Vide che la donna aveva i capelli ricci e biondi e lo fissava
con un misto di preoccupazione e ribrezzo.
 Dottore, ...?  riusc a dire in inglese.
 No, non  contagioso fra esseri umani.
Non contagioso. Era toccato solo a lui.
Il viso della donna si avvicin. E nonostante fosse in fin di vita  o forse proprio per questo 
Rico Herrem inspir avidamente il suo profumo. Lo inal come aveva fatto quel giorno alla Pescheria.
Aveva respirato contro il guanto, sentito l'odore di lana bagnata e di qualcosa che sapeva di calce.
Polvere. L'altro si era coperto la bocca e il naso con un fazzoletto. Non per mascherarsi. Spore
leggerissime che volavano nell'aria. Forse avremmo potuto salvarla. Ma nei polmoni... Fece uno
sforzo. A fatica pronunci le parole. Due parole. Fece in tempo a pensare che erano le sue ultime
parole. Poi  come un sipario che calava su uno spettacolo pietoso e penoso durato quarantadue anni 
un vasto buio scese su Rico Herrem.
La pioggia fortissima, brutale, martellava contro il tetto dell'auto, dal rumore sembrava che
cercasse di entrare nell'abitacolo. Kari Farstad rabbrivid involontariamente. La sua pelle era coperta da
una patina permanente di sudore, ma dicevano che la situazione sarebbe migliorata con la fine della
stagione delle piogge, a novembre. Aveva nostalgia della residenza, odiava le trasferte a Pattaya, e
questa non era la prima. Non aveva scelto quella carriera per occuparsi di rifiuti umani. Piuttosto il
contrario, in effetti. Aveva immaginato cocktail con persone intelligenti e interessanti, conversazioni
colte e affabili su politica e cultura, si era aspettata di crescere sul piano personale e di arrivare a capire
meglio le grandi questioni. Invece di doversi affannare per quelle di poco conto. Ad esempio, come
trovare un buon avvocato per un aggressore norvegese, ed eventualmente farlo estradare e rispedirlo in
patria in un carcere con standard da albergo di categoria media.
All'improvviso come era arrivata, la pioggia cess e la loro auto sfrecci in mezzo a nuvole di
vapor acqueo che veleggiavano sopra l'asfalto bollente.
 Cos'era che ha detto Herrem?  domand il segretario d'ambasciata.
 Valentin,  rispose Kari.
 No, l'altra cosa.
 Farfugliava. Una parola lunga, tipo com-qualcosa.
 Com?
 S.
Kari fiss i filari di alberi della gomma lungo l'autostrada. Voleva tornare a casa. Quella vera.
23.
Harry percorse in fretta il corridoio della Scuola di polizia passando davanti al quadro di Frans
Widerberg.
Lei era sulla porta della palestra. Pronta a combattere nella tenuta sportiva aderente. Appoggiata
allo stipite a braccia conserte lo segu con lo sguardo. Lui fece per rivolgerle un cenno di saluto, ma
qualcuno grid Silje! e lei spar dentro.
Al primo piano Harry fece capolino nell'ufficio di Arnold.
 Com' andata la lezione?
 Abbastanza bene, ma sicuramente hanno sentito la mancanza dei tuoi esempi raccapriccianti
quanto trascurabili presi dal cosiddetto mondo reale,  disse Arnold continuando a massaggiarsi il
piede malandato.
 Comunque, grazie per avermi sostituito,  sorrise Harry.
 Figurati. Cos'avevi di tanto importante da fare?
 Sono dovuto andare a Patologia forense. Il medico legale di guardia ha accettato di riesumare
il cadavere di Rudolf Asajev e fare una seconda autopsia. Ho usato la tua statistica dell'Fbi sui
testimoni deceduti.
 Mi fa piacere poterti essere d'aiuto. A proposito, hai di nuovo visite.
 Non...
 No, n la signorina Gravseng n un ex collega. Gli ho detto che poteva aspettarti nel tuo
ufficio.
 Chi...
 Lo conosci, credo. Gli ho offerto un caff.
Harry incroci lo sguardo di Arnold. Gli rivolse un breve cenno della testa e and via.
L'uomo seduto sulla sedia nel suo ufficio non era cambiato granch. Un po' pi in carne, il viso
un filino pi gonfio, le tempie appena appena spruzzate di grigio. Ma aveva ancora quel ciuffo da
ragazzino che ben si accompagnava con l'aggettivo junior, un abito che sembrava prestato e quello
sguardo penetrante, sveglio, capace di leggere una pagina di documento in quattro secondi e citarla
parola per parola in aula se fosse stato necessario. In breve, Johan Krohn era la Beate Lnn del foro,
l'avvocato che vinceva anche quando la controparte era il Compendio del diritto norvegese.
 Harry Hole,  disse con la sua voce fina e giovane, si alz e gli tese la mano.  Quanto tempo.
 Non mi dispiace,  rispose lui stringendola. Gli premette il dito di titanio contro il dorso della
mano.  Portavi sempre cattive notizie, Krohn. Buono, il caff?
Krohn strinse a sua volta. Forte. I chili nuovi dovevano essere tutti di muscoli.
 Il tuo caff  buono,  sorrise sornione.  Le mie notizie cattive, come sempre.
 Eh?
 Non  mia abitudine presentarmi di persona, ma in questo caso volevo fare due chiacchiere a
quattr'occhi prima di, eventualmente, buttar gi qualcosa per iscritto. Si tratta di Silje Gravseng, una
tua studentessa.
 Una mia studentessa,  ripet Harry.
 Non  esatto?
 Cos pare.  solo che da come lo hai detto sembrava che studiasse me.
 Far del mio meglio per esprimermi con quanta pi precisione possibile,  disse Krohn
abbozzando un sorriso.   venuta direttamente da me anzich rivolgersi alla polizia. Per paura che vi
proteggeste tra di voi.
 Tra di voi?
 Fra colleghi.
 Io non sono...
 Hai prestato servizio per anni e come dipendente della Scuola di polizia fai parte del sistema.
Il punto  che lei temeva che la polizia avrebbe cercato di persuaderla a non denunciare lo stupro. E che
se lei si fosse opposta in futuro la cosa avrebbe potuto compromettere la sua carriera nelle forze
dell'ordine.
 Ma che stai dicendo, Krohn?
 Sono ancora poco chiaro? Tu hai stuprato Silje Gravseng qui in questo ufficio ieri sera, poco
prima di mezzanotte.
Krohn lo osserv durante la pausa che segu.
 Non posso servirmene contro di te, Hole, ma la mancanza di sorpresa che dimostri  eloquente
e rafforza la credibilit della mia cliente.
 Ha bisogno di essere rafforzata?
Krohn giunse i polpastrelli.  Spero tu ti renda conto della gravit della faccenda, Hole.
Basterebbe che questo stupro fosse denunciato e reso di dominio pubblico per sconvolgerti la vita.
Harry si sforz di immaginare l'avvocato con indosso la toga. Il processo. L'indice accusatorio
puntato su di lui nel banco degli imputati. Silje che si asciugava intrepida una lacrima. L'espressione
indignata e sbalordita del giudice laico. Il fronte freddo che arrivava dalla galleria del pubblico.
L'incessante stridio delle matite in mano agli illustratori dei giornali sugli album da disegno.
 L'unico motivo per cui ci sono io seduto qui invece di due poliziotti con le manette pronti per
scortarti via di qui lungo i corridoi, passando davanti a colleghi e allievi,  che avrebbe un prezzo anche
per la mia assistita.
 Vale a dire?
 Sono sicuro che ci arrivi. Resterebbe per sempre la donna che ha mandato in galera un
collega. Che ha fatto la spia, sarebbe probabilmente l'espressione usata. Mi pare di capire che questi
comportamenti non sono apprezzati in polizia.
 Hai visto troppi film, Krohn. I poliziotti apprezzano che gli stupri vengano puniti, chiunque
sia il colpevole.
 E, ovviamente, per una ragazza come lei un processo sarebbe uno stress. Soprattutto ora che
deve sostenere degli esami importanti. E siccome non ha avuto il coraggio di andare subito alla polizia,
e ha riflettuto prima di rivolgersi a me, gran parte dei reperti tecnici e biologici  andata perduta. E
questo significa che il processo potrebbe tirare per le lunghe, pi del normale.
 E quali prove avete?
 Lividi. Graffi. Un vestito strappato. E se dovessi chiedere di passare al setaccio questo ufficio
alla ricerca di indizi, sono sicuro che troveremmo frammenti di tessuto dello stesso vestito.
 Se?
 Gi. Non porto solo cattive notizie, Harry.
 Ah?
 Ho un'alternativa da proporti.
 Quella del diavolo, immagino.
 Sei un uomo intelligente, Hole. Sai che non abbiamo prove schiaccianti. Capita spesso con i
casi di stupro, vero? Sar la tua parola contro la sua, e il processo si concluder con due perdenti. La
parte lesa sospettata di comportamento licenzioso e false accuse, e il prosciolto che secondo tutti  stato
fortunato. Data la possibilit che entrambe le parti perdano, Silje Gravseng ha espresso una volont,
una proposta che appoggio senz'altro. E per un momento lasciami svestire i panni dell'avvocato della
tua controparte, Hole. Ti consiglio di accettarla. Perch l'alternativa  una denuncia. Su questo punto
lei  determinata.
 Ah s?
 S. Nelle vesti di una persona che per professione dovr tutelare le leggi del paese, si sente in
dovere di far punire uno stupratore. Ma, per tua fortuna, non necessariamente da un tribunale.
 Quindi, in un certo senso  una donna di saldi princip?
 Se fossi in te, sarei un po' meno caustico e un po' pi riconoscente, Hole. Io avrei potuto
consigliarle di denunciarti.
 Cos' che volete, Krohn?
 In poche parole, che tu ti dimetta dalla Scuola di polizia e non lavori mai pi nella o per la
polizia. E che Silje possa continuare a studiare qui in pace senza ingerenze da parte tua. E lo stesso vale
per quando comincer a lavorare. Una tua sola parola sprezzante, e l'accordo verr annullato e lo stupro
denunciato.
Harry punt i gomiti sulla scrivania, si sporse in avanti con la testa bassa. Si massaggi la
fronte.
 Rediger un accordo in forma di transazione,  disse Krohn.  Il tuo licenziamento in cambio
del suo silenzio. L'accordo non dovr essere rivelato da nessuna delle parti. Comunque, divulgandolo
non riusciresti a danneggiarla, la sua scelta sarebbe accolta con comprensione.
 Mentre io sembrer colpevole perch ho accettato un compromesso del genere.
 Considerala una riduzione del danno, Hole. Un uomo con la tua esperienza non avr problemi
a cambiare ramo. Investigatore in una compagnia d'assicurazioni, per esempio. Pagano meglio della
Scuola di polizia, credimi.
 Ti credo.
 Bene . Krohn apr il cellulare.  Com' la tua agenda nei prossimi giorni?
 Per me possiamo anche fare domani.
 Bene. Nel mio ufficio alle due. Ricordi l'indirizzo dall'ultima volta?
Harry annu.
 Perfetto. Buonissima giornata, Hole!
Krohn si alz di scatto dalla sedia. Alzate di gambe. Pull-ups e panca, pens lui.
Appena l'avvocato fu uscito, guard l'orologio. Era gioved e quel weekend Rakel sarebbe
arrivata un giorno prima. Il suo volo atterrava alle 17.30, lui si era offerto di andarla a prendere in
aeroporto e Rakel  come sempre dopo due ma no, non  necessario  aveva accettato riconoscente.
Harry sapeva che lei amava quei tre quarti d'ora in macchina. La chiacchierata. La calma. Il preludio a
una bella serata. La sua voce infervorata che spiegava cosa significava veramente che solo gli Stati
potevano essere parti in causa presso la corte internazionale dell'Aia. Il potere e la mancanza di potere
giuridico dell'Onu mentre fuori il paesaggio ondulato passava sfrecciando. Oppure parlavano di Oleg,
dei suoi progressi, del suo aspetto che migliorava di giorno in giorno, del fatto che stava ridiventando
l'Oleg di una volta. Dei progetti che faceva. Gli studi, Legge, la Scuola di polizia. Di quanto erano stati
fortunati. Di quanto era fragile la fortuna.
Parlavano di tutto quello che avevano in mente, senza girarci attorno. Quasi di tutto. Harry non
accennava mai alla sua grande paura. La paura di promettere qualcosa che non era certo di poter
mantenere. Paura di non poter essere per loro quello che voleva e doveva essere. Perch non sapeva
neanche se loro potevano esserlo per lui. Perch non sapeva come qualcuno avrebbe potuto renderlo
felice.
Che lo fosse adesso, insieme a lei e a Oleg, era piuttosto uno stato d'emergenza, qualcosa di cui
non era pienamente convinto, un bel sogno ambiguo da cui si aspettava di svegliarsi da un momento
all'altro.
Si strofin il viso. Magari era vicino. Il risveglio. La bruciante, brutale luce del giorno. La
realt. Dove tutto sarebbe tornato come prima. Freddo, duro e pieno di solitudine. Harry rabbrivid.
Katrine Bratt consult l'orologio. Le nove e dieci. Forse fuori era una serata primaverile
improvvisamente mite. Laggi nello scantinato era una serata invernale fredda e umida. Guard Bjrn
Holm che si grattava le basette rosse. Stle Aune che scribacchiava su un taccuino. Beate Lnn che
soffocava uno sbadiglio. Erano seduti intorno a un pc su cui la foto che Beate aveva scattato al
finestrino del tram occupava l'intero schermo. Avevano parlato un po' di cosa potesse esserci scritto,
concludendo che, anche se lo avessero scoperto, non li avrebbe aiutati a catturare Valentin.
Allora Katrine aveva detto ancora una volta che nel magazzino reperti aveva avuto la
sensazione di non essere sola.
 Sar stato qualcuno che ci lavora,  disse Bjrn.  Per, s,  un po' strano che non abbia
acceso la luce.
  facile fare una copia della chiave del magazzino.
 Magari non sono lettere,  disse Beate.  Ma numeri.
Si girarono verso di lei. Aveva ancora lo sguardo fisso sullo schermo del pc.
 Non delle i e delle o, ma tanti uno e zero. Come in un codice binario. Katrine, sbaglio o l'uno
significa s e lo zero no?
 Sono un'utente, non una programmatrice,  rispose Katrine.  Comunque s,  cos. Mi hanno
spiegato che l'uno fa passare la corrente, mentre lo zero la blocca.
 Uno significa agire, zero non agire,  disse Beate.  Devo. Non devo. Devo, non devo. Uno.
Zero. Una fila dopo l'altra.
 Come i petali di una margherita.
Sedettero in silenzio, si udiva soltanto la ventola del pc.
 La matrice termina con uno zero,  disse Aune.  Non devo.
 Ammesso che sia riuscito a finire la serie,  disse Beate.  Doveva scendere alla sua fermata.
 A volte succede che i serial killer smettano di uccidere di punto in bianco,  disse Katrine. 
Si eclissano. I loro atti non si ripetono pi.
 Sono casi eccezionali,  disse Beate.  Lo zero non  zero: chi di voi pensa che il nostro
macellaio di poliziotti abbia intenzione di smettere? Stle?
 Katrine ha ragione, ma ho paura che questo qui continuer.
Paura, pens Katrine, e fu sul punto di dire a bruciapelo quello che pensava lei, che aveva paura
del contrario, che adesso che gli erano addosso avrebbe smesso, si sarebbe volatilizzato. Che valeva la
pena rischiare. S, che nella peggiore delle ipotesi sarebbe stata disposta a perdere ancora un collega
pur di catturare Valentin. Un pensiero malsano, certo, ma non per questo meno presente. Un altro
poliziotto sacrificato era sopportabile, ecco il punto. Che Valentin la facesse franca no. E mosse le
labbra in una formula magica muta: ancora una volta, maledetto. Colpisci ancora una volta.
Il cellulare di Katrine squill. Dal numero vide che era Medicina legale e rispose.
 Ciao. Abbiamo esaminato quel frammento di gomma da masticare del caso di stupro.
 S?  Sent il sangue pompare pi forte. Al diavolo tutte le teorie da strapazzo, questa era una
prova concreta.
 Purtroppo non abbiamo trovato nessuna traccia di Dna.
 Cosa?  Fu come se qualcuno le avesse buttato un secchio d'acqua gelata in testa.  Ma... ma
non dovrebbe essere piena zeppa di saliva?
 A volte capita, mi dispiace. Ovviamente possiamo ricontrollare, ma il caso dei poliziotti
uccisi...
Katrine chiuse la comunicazione.  Non hanno trovato niente nella gomma,  disse sottovoce.
Bjrn e Beate annuirono. A Katrine parve di scorgere un certo sollievo in Beate.
Bussarono alla porta.
 S!  grid Beate.
Katrine fiss il battente di ferro, di colpo sicura che fosse lui. L'uomo alto e biondo. Che ci
avesse ripensato. Che fosse venuto a tirarli fuori da quella situazione penosa.
La porta di ferro si apr. Katrine imprec tra s. Era Gunnar Hagen.  Come va?
Beate si stiracchi alzando le mani sopra la testa.  Nemmeno l'ombra di Valentin sul tram 11 e
12 nel pomeriggio, e nemmeno l'ombra di un risultato dalla raccolta di testimonianze. Abbiamo messo
degli uomini sul tram anche stasera, ma ci sono pi speranze che salti fuori domani mattina.
 Quelli della squadra investigativa mi hanno chiesto come mai mettiamo degli agenti a bordo
di un tram. Vogliono sapere cosa sta succedendo, se c'entra con gli omicidi dei poliziotti.
 Le voci corrono in fretta,  disse Beate.
 Un po' troppo in fretta,  comment Hagen.  Finiranno per arrivare alle orecchie di Bellman.
Katrine fiss lo schermo. Uno schema. Era il suo forte, questo, era stato cos che quella volta si
era messa sulle tracce dell'Uomo di neve. Dunque. Uno e zero. Due numeri accoppiati. Dieci, forse?
Una coppia di numeri che ricorre pi volte. Pi volte. Pi...
 Perci sar costretto a informarlo di Valentin gi questa sera.
 E quali saranno le conseguenze per la nostra squadra?  domand lei.
 Che Valentin sia comparso a bordo di un tram non  colpa nostra, noi abbiamo il dovere di
agire. Ma allo stesso tempo la nostra squadra ha portato a termine il suo compito. Ha accertato che
Valentin  vivo e ha trovato un sospettato principale. E se non lo prendiamo adesso, rimane la
possibilit che si faccia vivo a Berg. Ora, cari miei, la faccenda passa in altre mani.
 E se fosse poli-ti?  chiese Katrine.
 Pardon?  disse Hagen sottovoce.
 Secondo Stle le dita scrivono ci che occupa il subconscio. Valentin ha scritto tanti ti, dieci,
uno dietro l'altro. Poli significa molti. Quindi poli-ti. Cio, polizia. In questo caso potrebbe significare
che ha intenzione di uccidere altri poliziotti.
 Che sta dicendo?  chiese Hagen rivolto a Stle.
Stle Aune si strinse nelle spalle.  Stiamo cercando di decifrare gli scarabocchi che ha fatto sul
finestrino. Io sono arrivato alla conclusione che abbia scritto D, muori. E se invece gli piacessero
semplicemente l'uno e lo zero? Il cervello umano  un labirinto quadridimensionale. Tutti ci si sono
trovati, nessuno conosce la via d'uscita.
Mentre percorreva le strade di Oslo diretta alla foresteria della polizia di Grnerlkka, Katrine
non bad all'animazione che la circondava, alle persone che ridevano esagitate, impazienti di celebrare
la breve primavera, il breve fine settimana, la vita prima che finisse.
Adesso lo aveva capito. Perch erano stati tanto presi da quel codice idiota. Perch volevano
disperatamente che le cose fossero coerenti, avessero un senso. Ma, ancora pi importante, perch non
avevano altro in mano. Perci cercavano di cavare a una pietra un significato che non aveva.
Teneva lo sguardo incollato sul marciapiede davanti a s, batteva i tacchi al ritmo della formula
magica che ripeteva all'infinito: Ancora una volta, maledetto. Colpisci ancora una volta.
Harry le aveva afferrato i lunghi capelli. Ancora di un nero lucente e cos morbidi e folti che gli
sembrava di stringere un rotolo di corda. Richiam a s la mano, vide la testa di lei sollevarsi, corse con
lo sguardo verso i suoi stretti lombi inarcati, dove la colonna vertebrale si snodava come un serpente
sotto la pelle caldissima e sudata. Fece un altro affondo. I gemiti di lei sembravano un ringhio a bassa
frequenza che le saliva dal petto, un verso furioso, frustrato. A volte facevano l'amore con calma, in
silenzio, come se ballassero un lento. Altre volte sembravano cimentarsi in una lotta. Come quella sera.
Quando le prendeva cos, il suo desiderio sembrava generare altro desiderio, era come se cercasse di
spegnere un incendio con la benzina: riavvampava, andava fuori controllo, tanto da fargli temere che
sarebbe finita male.
Il vestito di lei era sul pavimento accanto al letto. Rosso. Il rosso le donava moltissimo. Le
gambe nude. No, prima non aveva le gambe nude. Harry si abbass, inspir il suo profumo.
 Non fermarti,  ansim lei.
Opium. Rakel gli aveva detto che l'aroma acre era il sudore della corteccia di un albero arabo.
No, non sudore, erano lacrime. Le lacrime di una principessa fuggita in Arabia a causa di un amore
proibito. La principessa Myrrha. Mirra. La sua vita si era conclusa nel dolore, ma Yves Saint Laurent
pagava una fortuna per ogni litro di lacrime.
 Non fermarti, pre...
Gli afferr la mano e se la premette contro la gola. Lui strinse con delicatezza. Sent le vene e i
muscoli tesi del suo collo esile.
 Pi forte! Pi...
Appena l'assecond lei tacque di colpo. Sapeva di aver bloccato l'afflusso di ossigeno al
cervello. Era Rakel a volerlo, e Harry lo faceva e si eccitava perch sapeva che eccitava lei. Ma adesso
era cambiato qualcosa. L'idea che lei fosse in sua balia. Di poterle fare tutto quello che voleva. Fiss il
suo vestito. Il vestito rosso. Sent l'acme avvicinarsi, sent che non sarebbe riuscito a resistere. Chiuse
gli occhi e se la immagin. A quattro zampe nell'atto di voltarsi lentamente, girava il viso verso di lui
mentre i capelli cambiavano colore, e Harry vide chi era. Aveva gli occhi stravolti e il collo cosparso di
lividi che diventavano visibili sotto il flash del tecnico della Scientifica.
Harry allent la stretta e ritrasse la mano. Ma Rakel era l l. Si era irrigidita e tremava come un
capriolo un secondo prima di stramazzare al suolo. Poi mor. Si accasci poggiando la fronte sul
materasso e dalle labbra le sfugg un singhiozzo di dolore. Rimase distesa cos, prostrata come in
preghiera.
Harry usc da lei. Rakel emise un gemito, si gir e lo guard contrariata. Di solito lui aspettava
che fosse pronta al distacco.
Le diede un bacio fugace sulla nuca, scivol gi dal letto, prese al volo le mutande Paul Smith
che lei gli aveva comprato in un aeroporto tra Oslo e Ginevra. Trov il pacchetto di Camel nella tasca
dei Wrangler appesi alla sedia. Usc dalla stanza e scese in soggiorno. Si sedette e guard fuori della
finestra, dove la notte aveva raggiunto il massimo dell'oscurit e tuttavia era abbastanza chiara da
permettergli di vedere il profilo della collina di Holmenkollen che si stagliava contro il cielo. Si accese
una sigaretta. Subito dopo ud i passi felpati di Rakel dietro di s. Sent la sua mano sfiorargli i capelli e
la nuca.
 C' qualcosa che non va?
 No.
Lei si sedette sul bracciolo della sedia e gli affond il naso nella fossetta del collo. La sua pelle
ancora calda sapeva di Rakel e di passione. E delle lacrime della principessa Myrrha.
 Opium,  disse lui.  Un nome che  tutto un programma.
 Non ti piace?
 S, s . Harry soffi il fumo verso il soffitto.  Solo che  molto... intenso.
Lei rialz la testa. Lo guard.  E lo dici solo ora?
 Non ci avevo mai pensato. Neanche adesso, in effetti. Prima che me lo chiedessi.
  per via dell'alcol?
 Come?
 L'alcol contenuto nel profumo,  questo che...?
Lui scosse la testa.
 Non mi convinci,  insist lei.  Ti conosco, Harry. Sei agitato, irrequieto. No, dico, guarda il
modo in cui stai fumando, aspiri come se dentro quella sigaretta ci fosse l'ultima goccia d'acqua del
mondo.
Lui sorrise. Le carezz la pelle d'oca della schiena. Lei gli diede un bacio leggero sulla guancia.
 Allora, se non  crisi d'astinenza da alcol,  l'altra cosa.
 L'altra?
 L'astinenza da polizia.
 Ah, quella,  disse lui.
  per via di quei poliziotti uccisi, vero?
 Beate  venuta qui per cercare di convincermi. Mi ha detto che aveva gi parlato con te.
Rakel annu.
 E che le hai dato l'impressione che per te non ci fossero problemi,  continu Harry.
 Ho detto che stava a te decidere.
 Avevi dimenticato la nostra promessa?
 No, per non posso costringerti a mantenere una promessa, Harry.
 E se le avessi risposto di s accettando di partecipare alle indagini?
 Avresti infranto la promessa.
 E le conseguenze?
 Per te, me e Oleg? Buone probabilit che tutto vada in malora. Per l'omicidio di quei tre
poliziotti? Buone probabilit che venga risolto.
 Mhm. La prima cosa  certa, Rakel, la seconda tutt'altro che certa.
 Pu darsi. Per sai che tra noi le cose possono andare in malora comunque, anche se non torni
a fare il poliziotto. Ci sono altri scogli. E uno  che stai dando fuori di testa perch non fai il mestiere
per cui so che sei nato. Ho sentito di uomini che chiedono il divorzio in tempo per l'apertura della
caccia autunnale.
 Quindi, caccia all'alce. Non alla pernice, eh?
 Gi, questo va detto.
Harry aspir. Le loro voci erano sommesse, calme, come se parlassero della spesa di tutti i
giorni. Era il loro modo di parlare, pens. Lei era fatta cos. Harry la attir a s. Le bisbigli
nell'orecchio:
 Non ho intenzione di rinunciare a te, Rakel. Di rinunciare a tutto questo.
 No?
 No. Perch  bello.  la cosa pi bella che mi sia mai capitata. E sai come sono fatto, conosci
la diagnosi di Stle. Personalit dipendente ai limiti del Doc. Alcol o caccia, fa lo stesso, i pensieri
cominciano a turbinare senza sosta nella stessa direzione. Se apro quella porta rimango di l, Rakel. E
non voglio. Io voglio stare qui. Accidenti, sto gi andando di l, al solo parlarne! Non lo faccio per
Oleg e per te, lo faccio per me stesso.
 Su, su . Rakel gli carezz i capelli.  Di, cambiamo argomento.
 S. Quindi hanno detto che Oleg finir in anticipo?
 S. Non ha pi nessun sintomo di astinenza. E sembra pi motivato che mai. Harry?
 S.
 Mi ha raccontato cosa  successo quella sera . La sua mano continuava a carezzarlo. Lui non
sapeva tutte le cose che voleva, ma sapeva di non voler rinunciare a quella mano.
 Quale sera?
 Lo sai. La sera in cui il medico ti ha rappezzato.
 Ah s?
 Mi hai detto che ti aveva sparato uno scagnozzo di Asajev.
 In effetti  la verit. Oleg lo era.
 Preferivo l'altra versione. Quella in cui Oleg  arrivato dopo, si  reso conto che eri ferito
gravemente e si  precipitato lungo l'Akerselva fino alla guardia medica.
 Per tu non ci hai creduto, giusto?
 Mi ha detto che ha fatto irruzione nell'ambulatorio di uno dei medici e lo ha minacciato con
l'Odessa per costringerlo a venire con lui.
 Il medico ha perdonato Oleg quando ha visto le condizioni in cui ero.
Rakel scosse la testa.  Voleva raccontarmi anche il seguito, ma a quanto pare non ricorda
molto di quei mesi.
 L'eroina fa quest'effetto.
 Ma pensavo che magari potresti raccontarmelo tu e colmare le lacune. Che dici?
Harry aspir. Aspett un secondo. Butt fuori il fumo.  Preferisco dire il meno possibile.
Lei lo tir per i capelli.  Allora ci ho creduto perch volevo crederci. Dio mio, Oleg ti ha
sparato, Harry. Dovrebbe essere in carcere.
Lui scosse la testa.   stato un incidente, Rakel. Quella storia ce la siamo lasciata alle spalle, e
finch la polizia non trover l'Odessa, nessuno potr collegare Oleg n all'omicidio di Gusto Hanssen
n a nient'altro.
 Che vuoi dire? Oleg  stato scagionato. Stai dicendo che invece  implicato in quell'omicidio?
 No, Rakel.
 Allora cos' che mi nascondi? Harry?
 Sei sicura di volerlo sapere, Rakel? Veramente?
Lei lo fiss a lungo senza rispondere.
Harry aspett. Guard fuori della finestra. Vide il profilo della collina che cingeva quella
pacifica, tranquilla citt dove non succedeva mai nulla. Che in realt era l'orlo del cratere di un vulcano
dormiente. Dipendeva dal punto di vista. Dipendeva da quanto si sapeva.
 No,  bisbigli lei nel buio. Gli prese la mano, se la port alla guancia.
Era pi che possibile vivere felicemente nell'ignoranza, pens lui. Bastava rimuovere.
Rimuovere una pistola Odessa che era o non era sottochiave in un armadio. Rimuovere tre poliziotti
uccisi che non erano compito tuo. Rimuovere lo sguardo carico d'odio di un'allieva respinta con un
vestito rosso tirato su fino al punto vita. O no?
Spense la sigaretta.
 Andiamo a dormire?
Alle tre di notte Harry si svegli di soprassalto.
L'aveva sognata di nuovo. Era entrato in una stanza e l'aveva trovata l. Era distesa su un
materasso sudicio sopra il pavimento e si toglieva il vestito rosso tagliandolo con un paio di grosse
forbici. Accanto a lei c'era un televisore portatile che replicava i suoi movimenti con un paio di secondi
di ritardo. Harry si era guardato intorno, ma non aveva visto nessuna videocamera. Poi lei si era
poggiata la lama lucida delle forbici sull'interno della coscia bianca e, divaricando le gambe, aveva
bisbigliato:
Non farlo.
E lui aveva mosso tentoni le mani dietro di s, trovando la maniglia della porta chiusa alle sue
spalle, ma era bloccata. Poi si era accorto di essere nudo e le si era avvicinato.
Non farlo.
Il suono era arrivato come un'eco della tv ritardata di due secondi.
Voglio soltanto la chiave per uscire di qui, le aveva detto, ma con l'impressione di parlare
sott'acqua, e chiss se lei lo aveva udito. Poi si era infilata due, tre, quattro dita nella vagina, e lui
aveva continuato a guardare finch tutta l'esile mano era entrata con uno schiocco. Harry era avanzato
ancora di un passo. Infine lei aveva ritirato fuori la mano, che ora impugnava una pistola. Gliel'aveva
puntata contro. Una pistola lucida, gocciolante, fissata a un cavo che come un cordone ombelicale
spariva dentro il suo ventre. Non farlo, gli aveva detto, ma Harry le si era gi inginocchiato davanti,
si era sporto sentendo la gradevole freschezza della pistola contro la fronte. E poi le aveva bisbigliato di
rimando:
Fallo.
24.
I campi da tennis erano deserti quando Bjrn Holm si ferm davanti al parco di Frogner e
all'autopattuglia parcheggiata sul piazzale accanto al cancello principale.
Beate scese, completamente sveglia nonostante non avesse quasi chiuso occhio la notte. Era
difficile dormire nel letto di un estraneo. S, lo considerava ancora un estraneo. Conosceva il suo corpo,
ma il suo animo, le sue abitudini, la sua mentalit erano ancora un mistero che non era sicura di avere
la pazienza o l'interesse sufficiente per esplorare. Quindi le mattine in cui si svegliava nel suo letto, si
poneva la domanda di verifica: Che fai, vai avanti?
Due poliziotti in borghese che erano appoggiati all'autopattuglia le vennero incontro. Beate
scorse due persone in divisa a bordo della macchina e una terza sul sedile posteriore.
  lui?  domand sentendosi battere forte il cuore.
 S,  le rispose uno dei due uomini in borghese.  Bell'identikit,  lui sputato.
 E il tram?
 Lo abbiamo fatto proseguire, era pieno zeppo. Per abbiamo preso il nominativo di una donna
perch c' stato un po' di trambusto.
 Cio?
 L'uomo ha tentato di scappare quando abbiamo mostrato i tesserini intimandogli di venire con
noi. Si  fatto largo a forza, lesto come un fulmine, e ci ha sbarrato la strada con una carrozzina. Ha
urlato di fermare il tram.
 Una carrozzina?
 Gi, vero? Una carognata, cazzo.
 Temo che abbia commesso atti pi gravi.
 Volevo dire portare una carrozzina sul tram nell'ora di punta.
 Ah. Per siete riusciti a prenderlo.
 La proprietaria della carrozzina si  messa a urlare tirandolo per un braccio e sono riuscito a
sferrargli un jab . Il poliziotto sogghign mostrando le nocche sanguinolente della mano destra.  A
che serve sventolare una pistola quando funziona questo qui, giusto?
 Bene,  disse Beate sforzandosi di sembrare convinta. Si abbass e guard il sedile posteriore
dell'auto, ma intravide solo una sagoma sotto la propria immagine riflessa dal sole del mattino. 
Qualcuno potrebbe abbassare il finestrino?
Si sforz di respirare con calma mentre il finestrino scendeva in silenzio.
Lo riconobbe immediatamente. Lui non la guard; fissava dritto davanti a s, fissava la mattina
di Oslo con gli occhi socchiusi come se fosse ancora in un sogno da cui non si sarebbe voluto svegliare.
 Lo avete perquisito?  domand Beate.
 Incontro ravvicinato del terzo tipo,  rispose ridacchiando l'agente in borghese.  Non aveva
armi addosso, no.
 Voglio dire, avete cercato stupefacenti, controllato le tasche, eccetera?
 Be'. No. Perch avremmo dovuto?
 Perch questo qui  Chris Reddy, detto anche Adidas, varie condanne per spaccio di speed. E
siccome ha cercato di scappare, potete stare certi che ha della roba addosso. Perci, spogliatelo.
Beate Lnn si raddrizz e si diresse verso l'Amazon.
 Credevo che la signora si occupasse di impronte digitali,  ud il poliziotto in borghese dire a
Bjrn Holm che si era avvicinato.  E che non conoscesse gli spacciatori.
 Conosce chiunque abbia mai avuto una foto negli archivi della polizia di Oslo,  rispose
Bjrn.  Guardate meglio la prossima volta, okay?
Quando Bjrn sal in macchina, mise in moto e le lanci un'occhiata, Beate cap di sembrare
una vecchia bisbetica, l seduta con le braccia conserte e lo sguardo truce rivolto al parabrezza.
 Lo prenderemo domani,  disse Bjorn.  Di domenica.
 Speriamo,  sospir lei.  Tutto a posto a Bergslia?
 La Delta ha fatto una ricognizione nella zona e scelto le postazioni. Hanno detto che non ci
sono problemi perch c' il bosco tutt'intorno. Ma si apposteranno anche nelle case vicine.
 E quelli che all'epoca facevano parte della squadra investigativa sono stati informati?
 S. Non si allontaneranno dal telefono per tutto il giorno, e avvertiranno immediatamente se
dovessero ricevere una chiamata.
 Vale anche per te, Bjrn.
 E per te. A proposito, perch Harry non si  occupato di un omicidio cos importante?
All'epoca era commissario all'Anticrimine.
 Be', era indisposto.
 In preda ai fumi dell'alcol?
 Come utilizziamo Katrine?
 Le  stata assegnata una postazione nelle retrovie nel bosco di Berg con una buona vista sulla
casa.
 Bene. Voglio essere in contatto via cellulare con lei per tutto il tempo in cui rimarr l.
 La informer.
Beate consult l'orologio. Zero nove sedici. Stavano scendendo lungo Thomas Hetyes gate e
Bygdy all. Perch era la strada pi bella per arrivare in centrale, non la pi breve. E perch cos
passava un po' di tempo. Beate guard di nuovo l'orologio. Zero nove ventidue. Mancavano quindici
ore al giorno fatidico. Domenica.
Il cuore le batteva ancora forte.
Batteva gi forte.
Johan Krohn fece attendere Harry nella reception per i quattro minuti di rito oltre l'ora
dell'appuntamento prima di fare la sua comparsa. Diede qualche ordine apparentemente superfluo alla
receptionist e poi si rivolse ai due che lo aspettavano seduti.
 Hole,  disse scrutandolo rapidamente in viso come per diagnosticare il suo umore e il suo
atteggiamento prima di tendergli la mano.  Si  fatto accompagnare dal suo avvocato?
 Lui  Arnold Folkestad,  rispose Harry.   un mio collega, e gli ho chiesto di
accompagnarmi per avere un testimone a ci che diremo e concorderemo.
 Saggia decisione,  disse Johan Krohn senza rivelare n con il tono n con l'espressione se lo
pensasse davvero.  Venite, venite.
Li precedette, lanci un'occhiata fugace a un orologio da polso piccolissimo, femminile e Harry
colse l'antifona: sono un avvocato molto richiesto e ho poco tempo per questa faccenda abbastanza
irrilevante. Lo studio era spazioso, di dimensioni adatte a un socio, e aveva un odore di cuoio che Harry
dedusse doveva venire dalle annate rilegate del bollettino delle sentenze raccolte sugli scaffali. E di
profumo, della cui origine era sicuro. Silje Gravseng sedeva in una poltrona girata un po' verso di loro,
un po' verso la scrivania massiccia di Johan Krohn.
 Specie in via di estinzione?  domand Harry passando una mano sul piano della scrivania
prima di accomodarsi.
 Comunissimo teak,  rispose Krohn mettendosi al posto di guida dietro la foresta pluviale.
 Comunissimo ieri, in via di estinzione oggi,  disse Harry rivolgendo un breve cenno della
testa a Silje Gravseng. Lei rispose abbassando lentamente le palpebre e poi rialzandole, come se non
riuscisse a muovere la testa. Portava i capelli raccolti in una coda di cavallo talmente stretta che i suoi
occhi verdi sembravano ancora pi sottili del solito. Indossava un tailleur che la faceva somigliare a
un'impiegata dello studio legale. Aveva l'aria calma.
 Vogliamo andare subito al sodo?  chiese Johan Krohn che come al solito aveva giunto le
mani premendo i polpastrelli gli uni contro gli altri.  Allora, la signorina Gravseng ha spiegato di
essere stata violentata nel suo ufficio presso la Scuola di polizia intorno alla mezzanotte del giorno in
questione. Le prove per il momento consistono in graffi, lividi e un vestito strappato. Il tutto  stato
fotografato e pu essere presentato come prova in tribunale.
Krohn rivolse uno sguardo a Silje come per accertarsi che fosse in grado di sopportare lo stress
prima di proseguire:
 La visita medica presso il pronto soccorso vittime di violenza sessuale non ha riscontrato, a
onor del vero, lesioni o versamenti di sangue nei genitali, ma  una cosa che succede di rado. Perfino
negli stupri pi brutali si verifica appena nel quindici, trenta per cento dei casi. Non c'erano tracce di
sperma nella vagina poich lei ha avuto la prontezza di spirito di eiaculare esternamente, per la
precisione sull'addome della signorina Gravseng prima di farla rivestire, trascinarla fino all'uscita e
metterla alla porta. Peccato che la signorina non abbia avuto la stessa prontezza e conservato un po' di
sperma come prova, e sia rimasta invece per ore sotto la doccia a piangere e a fare tutto il possibile per
togliere ogni traccia di sporcizia. Un gesto poco furbo, forse, ma una reazione molto comprensibile e
normale in una ragazza.
Nella voce di Krohn si era insinuato un lieve tremito d'indignazione che secondo Harry non era
sincero, ma inteso pi che altro a dare una dimostrazione dell'efficacia con cui quella parte poteva
essere presentata in un eventuale processo.
 Il personale del centro antiviolenza  tenuto a descrivere la reazione psichica della vittima in
poche righe. Stiamo parlando di professionisti che hanno una lunga esperienza in fatto di
comportamento delle vittime di stupri, e quindi di relazioni cui la corte dar peso. E credetemi, nella
fattispecie le osservazioni sullo stato psichico sono a favore della mia assistita.
Un sorriso quasi mortificato incresp per un attimo il viso del legale.
 Ma prima di addentrarci nei particolari delle prove, potremmo chiarire se lei ha riflettuto sulla
mia proposta, Hole. Se  giunto alla conclusione che questa offerta sia la strada da prendere  e spero
per entrambe le parti che lo abbia fatto  allora ho il contratto pronto. Naturalmente sar tenuto segreto.
Krohn porse a Harry un portadocumenti di pelle nera mentre guardava con espressione
eloquente Arnold Folkestad, il quale rispose con un impercettibile cenno d'assenso. Harry apr il
portadocumenti e lesse in fretta il foglio A4.
 Mhm. Devo dimettermi dalla Scuola e rinunciare a lavorare in polizia o per suo conto. E non
parlare mai n con n di Silje Gravseng.  pronto per la firma, a quanto vedo.
 Non  una cosa complicata, e se ha gi fatto i suoi conti ed  arrivato alla risposta giusta...
Harry annu. Lanci un'occhiata a Silje Gravseng che rigida come una statua lo fiss di rimando
pallida e inespressiva.
Arnold Folkestad si schiar la voce sommessamente, e Krohn gli rivolse uno sguardo affabile
raddrizzando come per caso l'orologio al polso. Arnold gli porse una cartellina gialla.
 Cos'?  domand Krohn e la prese inarcando un sopracciglio.
 La nostra proposta di accordo,  rispose Folkestad.  Come pu vedere, proponiamo che Silje
Gravseng lasci la Scuola con effetto immediato, non faccia mai pi domanda per entrare in polizia o
per lavori a essa collegati.
 Sta scherzando...
 E non cerchi mai pi di mettersi in contatto con Harry Hole.
 Ma  inaudito.
 In compenso, per riguardo verso entrambe le parti, faremo a meno di perseguire penalmente
questo tentativo di ricatto ai danni di un dipendente della Scuola di polizia.
 In tal caso non ci sono dubbi, ci rivedremo in tribunale,  disse Krohn riuscendo a non far
sembrare il clich un clich.  E anche se voi sarete la parte lesa, sono personalmente ansioso di andare
in giudizio.
Folkestad si strinse nelle spalle.  In tal caso temo che rimarr un po' deluso, avvocato.
 Vedremo chi rimarr deluso . Krohn si era alzato e allacciato un bottone della giacca per
segnalare di essere gi concentrato sull'incontro successivo, quando incroci lo sguardo di Harry. Si
blocc nel mezzo del movimento, esit.
 Che cosa volete dire?
 Se vuole prendersi il disturbo,  continu Folkestad,  le proporrei di leggere la
documentazione allegata alla proposta di accordo.
Krohn riapr la cartellina. Sfogli. Lesse.
 Come vede,  continu Folkestad,  la sua cliente ha seguito le lezioni sui casi di stupro alla
Scuola di polizia, in cui tra l'altro vengono descritte le reazioni psichiche tipo delle vittime di violenza
sessuale.
 Questo non significa...
 Mi permetta di chiederle di rimandare le obiezioni alla fine e di andare alla pagina successiva,
Krohn. Vi trover la testimonianza firmata ma non ancora verbalizzata dello studente universitario che
si trovava proprio davanti all'ingresso, e ha visto la signorina Gravseng uscire dalla Scuola di polizia
nell'ora in questione. Dichiara che sembrava pi in collera che spaventata. Non fa alcuna menzione di
un vestito strappato. Al contrario, sostiene che, a quanto ha visto, era sia vestita sia incolume. E
ammette di averla guardata con attenzione . Si gir verso Silje Gravseng.  Immagino che debba
prenderlo come un complimento...
La ragazza rimase immobile, ma le sue guance si erano tinte di rosso e batteva rapidamente le
palpebre.
 Come pu leggere, Harry Hole lo ha raggiunto al massimo un minuto, ossia sessanta secondi,
dopo che la signorina Gravseng lo aveva superato. Quindi non avrebbe avuto il tempo di fare una
doccia, tanto per dirne una. Hole ha aspettato l insieme al testimone finch non sono arrivato io e l'ho
accompagnato alla Scientifica, che ...  Folkestad fece un cenno,  alla pagina successiva, s, l.
Krohn lesse e si accasci nella sedia.
 Nel referto c' scritto che Hole non presentava nessuna delle caratteristiche proprie di un
uomo che abbia appena commesso uno stupro. Niente pelle sotto le unghie, niente secrezioni genitali o
peli pubici di un'altra persona n sulle mani n sui genitali. E ci mi pare mal si concili con quanto
sostenuto dalla signorina Gravseng a proposito dei graffi e della penetrazione. Hole non presentava
neanche segni sul corpo che potrebbero far pensare a un tentativo di difesa da parte della signorina.
Con l'eccezione di due capelli rinvenuti sugli indumenti, ma non sorprendono pi di tanto dato che lei
gli si  letteralmente incollata addosso, veda alla pagina tre.
Krohn sfogli senza alzare gli occhi. Il suo sguardo danz lungo la pagina, le sue labbra
formarono un'imprecazione dopo tre secondi, e Harry cap che la leggenda era vera: nessun avvocato
norvegese era in grado di leggere un foglio A4 con la stessa rapidit di Johan Krohn.
 Infine,  riprese Folkestad.  Se guarda il volume dell'eiaculazione di Hole appena mezz'ora
dopo il presunto stupro,  di quattro millilitri. Normalmente una prima eiaculazione produce fra i due e
i cinque millilitri di sperma. Una seconda eiaculazione entro la stessa mezz'ora produrr meno del dieci
per cento di quella quantit. In poche parole, a meno che i suoi testicoli non siano fatti di una materia
eccezionale, Harry Hole non ha avuto un'eiaculazione all'ora indicata dalla signorina Gravseng.
Nel silenzio che segu Harry ud il clacson di un'auto in strada, qualcuno che gridava e poi una
risata e improperi ad alta voce. Il traffico si era bloccato.
 Non  poi tanto complicato,  disse Folkestad sorridendo cautamente sotto la barba.  Perci,
se ha gi fatto i suoi conti...
Lo sbuffo idraulico di freni allentati. Poi lo schiocco della sedia di Silje Gravseng che si alzava
di scatto, seguito dallo schianto della porta che sbatteva alle sue spalle.
Krohn rimase a lungo seduto con la testa china. Quando la rialz il suo sguardo era puntato su
Harry.
 Sono desolato,  disse.  In veste di difensori dobbiamo accettare che i nostri assistiti mentano
per salvarsi. Ma questo... avrei dovuto comprendere meglio la situazione.
Harry fece spallucce.  Non la conosci.
 No,  disse Krohn.  Ma conosco te. Dovrei conoscerti dopo tutti questi anni, Hole. Le far
firmare il vostro accordo.
 E se dovesse rifiutare?
 Le spiegher quali sono le conseguenze della falsa testimonianza. E di un'espulsione ufficiale
dalla Scuola di polizia. Sapete, non  stupida.
 Lo so,  disse Harry, trasse un sospiro e si alz.  Lo so.
Fuori l'ingorgo si era sbloccato.
Harry e Arnold Folkestad si incamminarono lungo Karl Johans gate.
 Grazie,  disse Harry.  Per continuo a chiedermi come hai fatto a capirlo cos in fretta.
 Ho una certa esperienza di Doc,  sorrise Arnold.
 Come?
 Disturbo ossessivo compulsivo. Quando un soggetto con quella personalit ha preso una
decisione,  pronto a usare qualunque mezzo. L'atto di per s diventa pi importante delle
conseguenze.
 So che cosa  il Doc, un mio amico psicologo sostiene che mi ci avvicino. Quello che volevo
dire  come hai fatto a capire cos in fretta che dovevamo procurarci un testimone e poi andare subito
alla Scientifica.
Arnold Folkestad rise sottovoce.  Non so se te lo posso dire, Harry.
 Perch no?
 Per posso dirti che ho avuto a che fare con un episodio analogo, in cui due poliziotti stavano
per essere denunciati da uno che avevano menomato a furia di botte. Ma l'hanno prevenuta con
un'azione simile alla nostra. Certo, le prove erano state manipolate, uno dei due aveva distrutto quelle
che avrebbero potuto giocare a loro sfavore. E quelle che restavano bastarono per indurre il suo
avvocato a consigliargli di lasciar perdere la denuncia perch non sarebbe comunque approdata a nulla.
Ho pensato che sarebbe andata cos anche nel tuo caso.
 Da come ne parli sembra che io l'abbia stuprata davvero, Arnold.
 Mi dispiace . Arnold rise.  Quasi mi aspettavo che sarebbe successo qualcosa del genere.
Quella ragazza  una bomba inesplosa, i nostri test psicoattitudinali avrebbero dovuto scartarla prima
ancora che fosse ammessa.
Attraversarono Egertorget. Immagini su immagini sfrecciavano nella mente di Harry. Il sorriso
di un amore di giovent un giorno di maggio. Il cadavere di un soldato dell'Esercito della salvezza
davanti al banco della colletta di Natale. Una citt piena di ricordi.
 E chi erano quei due poliziotti?
 Qualcuno molto in alto.
  per questo che non me lo vuoi dire? E tu eri complice? Sensi di colpa?
Arnold Folkestad fece spallucce.  Chiunque non abbia il coraggio di affrontare le conseguenze
della giustizia dovrebbe avere sensi di colpa.
 Mhm. Di poliziotti che riuniscano in s la violenza combinata alla pratica di distruggere prove
non ce ne sono molti. Si tratta per caso di un agente di nome Truls Berntsen?
Arnold Folkestad non rispose, ma a Harry il sussulto della sua figura tonda e tarchiata bast
come risposta.
 L'ombra di Mikael Bellman. Era questo che intendevi con molto in alto, vero?  Sput
sull'asfalto.
 Vogliamo cambiare argomento, Harry?
 S, cambiamo argomento. Pranziamo da Schrder.
 Al Restaurant Schrder? Servono... ehm, anche da mangiare?
 Hanno tartine con medaglione di manzo. E posti liberi.
 Hanno un'aria familiare, Nina,  disse Harry alla cameriera che aveva appena sistemato
davanti a ciascuno dei due una fetta di pane con sopra un tocco di carne macinata stracotta coperto da
cipolle dorate.
 Qui non  cambiato niente, sai,  disse lei sorridendo e si allontan.
 Truls Berntsen, s,  disse Harry lanciandosi un'occhiata sopra la spalla. Lui e Arnold erano
quasi gli unici clienti nel locale rettangolare spoglio che, nonostante il fumo fosse vietato da anni,
ancora sembrava impregnato dell'odore di tabacco.  Penso che abbia fatto il pompiere nella polizia
per secoli.
 Sul serio?  Folkestad guard con espressione scettica il pezzo di carogna che aveva davanti.
 E Bellman?
 All'epoca era responsabile della Narcotici. So che aveva stretto un patto con Rudolf Asajev,
un tipo che smerciava una droga simile all'eroina chiamata violina,  aggiunse Harry.  Bellman
concesse ad Asajev il monopolio a Oslo in cambio di un aiuto a ridurre lo spaccio di droga visibile, il
numero di tossici per le strade e i decessi per overdose. Perch cos Bellman avrebbe fatto una bella
figura.
 Talmente bella da aggiudicarsi la carica di capo della polizia?
Harry mastic esitante il primo boccone e si strinse nelle spalle come a dire pu darsi.
 E perch ti sei tenuto per te queste informazioni?  Arnold Folkestad tagli con cautela quella
che sperava fosse carne. Si diede per vinto e lanci un'occhiata all'amico, che lo ricambi con uno
sguardo vacuo masticando a tutta possa.  Le conseguenze della giustizia?
Harry deglut. Prese il tovagliolo di carta, si pul gli angoli della bocca.  Non avevo prove. E
poi non ero pi un poliziotto. Non era di mia competenza. E neanche adesso  di mia competenza,
Arnold.
 Gi . Folkestad infilz un boccone con la forchetta, lo sollev e lo contempl.  Non che
siano affari miei, Harry, ma se queste cose non sono di tua competenza, e non sei pi un poliziotto,
allora perch Medicina legale ti ha recapitato il referto dell'autopsia di quel Rudolf Asajev?
 Mhm. Lo hai visto, allora?
 Soltanto perch di solito prendo anche la tua posta quando svuoto la mia casella. Perch
comunque l'amministrazione apre tutta la posta. E perch sono un ficcanaso dall'occhio lungo,
ovviamente.
 Com'??
 Non l'ho ancora assaggiata.
 Lanciati. Non morde mica.
 Altrettanto, Harry.
Lui sorrise.  Hanno controllato dietro i globi oculari. E hanno trovato quello che cercavamo.
Un forellino nella vena grande. Qualcuno potrebbe aver spinto di lato il globo oculare di Asajev mentre
era in coma e contemporaneamente infilato l'ago di una siringa nell'angolo dell'occhio, iniettando
qualche bolla d'aria. Il risultato sarebbe stato la cecit istantanea seguita da un'embolia cerebrale
irrintracciabile.
 Adesso s che mi  venuta voglia di mangiare questa roba,  disse Arnold Folkestad, fece una
smorfia e pos la forchetta.  Stai dicendo che hai le prove che Asajev  stato assassinato?
 No. Ripeto,  impossibile stabilire la causa della morte. Ma la puntura dimostra ci che pu
essere successo. Ovviamente, resta il mistero di come qualcuno abbia fatto a introdursi nella sua stanza
in ospedale. Il piantone ha detto di non aver visto entrare nessuno nell'arco temporale in cui devono
avergli praticato l'iniezione. N medici n estranei.
 Il mistero della camera chiusa.
 Magari c' una spiegazione pi semplice. Per esempio, che il poliziotto si sia allontanato o
addormentato e comprensibilmente non lo abbia voluto ammettere. Oppure che  stato complice
dell'omicidio, direttamente o indirettamente.
 Se si  allontanato o si  addormentato, l'omicidio  stato possibile grazie a delle circostanze
fortunate, e noi non ci crediamo, giusto?
 No, Arnold, non ci crediamo. Ma pu darsi che sia stato attirato a lasciare la sua postazione. O
drogato.
 O corrotto. Devi convocare quell'agente e interrogarlo!
Harry scosse la testa.
 Mi dici perch no?
 Primo: non sono pi un poliziotto. Secondo: quell'agente  morto.  lui quello in macchina
che  stato ucciso nelle vicinanze di Drammen . Harry annu come sovrappensiero, sollev la tazza e
bevette un sorso di caff.
 Accidenti!  Arnold si era sporto sopra il tavolo.  E terzo?
Harry fece segno a Nina di portargli il conto.  Ho detto che c'era un terzo motivo?
 Hai detto secondo invece che e secondo. Come se stessi facendo un elenco.
 Bene. Dovr migliorare il mio modo di esprimermi.
Arnold inclin leggermente di lato la grossa testa scarmigliata. E Harry lesse la domanda nello
sguardo del collega. Se questo  un caso che non vuoi approfondire, allora perch me ne parli?
 Su, finisci di mangiare,  disse.  Ho lezione.
Il sole scivol sopra un cielo pallido, atterr dolcemente all'orizzonte e tinse le nuvole
d'arancione.
Truls Berntsen era seduto in macchina e ascoltava distratto le frequenze della polizia aspettando
che facesse buio. Aspettava che si accendessero le luci nella casa di fronte. Aspettava di poterla vedere.
Un solo scorcio di Ulla gli sarebbe bastato.
Qualcosa bolliva in pentola. Lo cap dai toni, qualcosa stava accadendo parallelamente alle
solite, sommesse comunicazioni di routine. Messaggi brevi, intensi che arrivano di quando in quando,
come se avessero ricevuto l'ordine di utilizzare la radio solo lo stretto indispensabile. E non era tanto
quello che dicevano, ma quello che non dicevano. Il modo in cui non lo dicevano. Frasi scandite che
apparentemente riguardavano sopralluoghi e trasporti, ma senza alcun accenno a indirizzi, orari o nomi
di persone. Si vociferava che una volta le frequenze della polizia fossero al quarto posto delle radio
locali pi ascoltate, ma poi, di recente, erano state criptate. Tuttavia, quella sera parlavano come se
avessero il terrore di rivelare qualcosa.
Eccoli di nuovo. Truls alz il volume.
 Zero uno. Delta due zero. Tutto tranquillo.
Il gruppo d'assalto Delta. Un'azione armata.
Truls prese il binocolo. Lo alz verso la finestra del soggiorno. Era pi difficile vederla nella
casa nuova, la terrazza sul davanti era d'ostacolo. Ai tempi della casa vecchia poteva appostarsi nel
boschetto e guardare dritto dentro il soggiorno. Vederla seduta sul divano con i piedi raccolti sotto il
corpo. Le gambe nude. Che si scostava le ciocche bionde dal viso. Come se sapesse di essere osservata.
Il cielo sopra il fiordo di Oslo da arancione divenne rosso e poi viola.
Era completamente nero la notte in cui aveva parcheggiato in kebergveien, vicino alla
moschea. Aveva raggiunto la centrale a piedi, si era appuntato il tesserino di riconoscimento nel caso
gli avessero lanciato un'occhiata dalla guardiola, aveva aperto la porta dell'atrio con la chiave e sceso
le scale fino al magazzino reperti. Aveva usato la copia che ormai possedeva da tre anni. Si era messo il
visore notturno. Aveva preso quell'abitudine dalla volta in cui la luce accesa aveva insospettito una
guardia notturna della Securitas mentre stava facendo uno dei suoi lavoretti da pompiere per Asajev.
Era stato veloce, aveva trovato la cassa delle prove in base alla data, aperto il sacchetto con la pallottola
calibro nove che era stata estratta dalla testa di Kalsnes e l'aveva sostituita con quella che teneva nella
tasca della giacca.
L'unico fatto un po' strano era che aveva avuto la sensazione di non essere solo.
Guard Ulla. Aveva anche lei quella sensazione? Per questo ogni tanto alzava lo sguardo dal
libro volgendolo verso la finestra? Come se ci fosse qualcosa l fuori. Qualcosa che l'aspettava.
Parlarono di nuovo alla radio.
Truls sapeva di cosa stavano parlando.
Aveva capito cosa stavano preparando.
25.
Il giorno fatidico volgeva alla fine.
Un sommesso gracchio nel walkie-talkie.
Katrine Bratt si contorse sul materassino sottile. Prese di nuovo il binocolo e lo punt sulla casa
di Bergslia gi in basso. Buio e silenzio. Ormai da quasi ventiquattro ore.
Doveva succedere qualcosa al pi presto. Fra tre ore sarebbe stata un'altra data. Una data
sbagliata.
Rabbrivid. Comunque, poteva andare peggio. Quasi dieci gradi di giorno e niente
precipitazioni. Ma subito dopo il tramonto la temperatura era scesa e Katrine aveva cominciato ad
avere freddo nonostante la biancheria termica e il piumino che, a detta del commesso, era ... ottocento
secondo la scala americana, non quella europea. Indicava il calore diviso il peso. O le piume
moltiplicato un qualche volume? In quel preciso istante avrebbe solo voluto qualcosa che fosse pi
caldo di ottocento. Per esempio, un uomo a cui stringersi...
Non c'era nessuno appostato dentro la casa, non avevano voluto correre il rischio di farsi vedere
mentre entravano o uscivano. Perfino durante il sopralluogo avevano parcheggiato lontano, aggirandosi
furtivamente a distanza di sicurezza, mai pi di due persone per volta e sempre in borghese.
La postazione che le avevano assegnato si trovava in cima a una piccola altura nel bosco di
Berg, arretrata rispetto alla zona in cui erano dislocati gli uomini del gruppo Delta. Sapeva dov'erano,
ma se osservava le loro postazioni con il binocolo non vedeva niente. Per sapeva che c'erano quattro
tiratori scelti che coprivano ciascun lato della casa, pi undici uomini pronti all'assalto in grado di
raggiungerla in massimo otto secondi dal punto in cui erano appostati.
Katrine lanci di nuovo un'occhiata all'orologio. Ancora due ore e cinquantotto minuti.
A quanto sapevano, il primo omicidio era stato commesso intorno alla mezzanotte, ma era
difficile stabilire l'ora del decesso dato che il corpo era tagliato in tanti pezzi del peso massimo di due
chili ciascuno. A ogni modo, fin qui l'ora in cui erano morte le seconde vittime corrispondeva grosso
modo a quella delle prime, quindi il fatto che non fosse accaduto nulla la notte precedente era
abbastanza prevedibile.
Nuvole si avvicinavano da ovest. Le previsioni davano tempo asciutto, ma il buio sarebbe
aumentato e la visibilit peggiorata. D'altro canto, forse il freddo sarebbe diminuito. Ovviamente
Katrine aveva fatto male a non portarsi un sacco a pelo. Il cellulare vibr. Rispose.
 Che succede?  Era Beate.
 Niente da segnalare,  rispose Katrine grattandosi la nuca.  A parte il fatto che il
riscaldamento globale  una realt. Ci sono i simulidi quass. A marzo.
 Zanzare, vuoi dire?
 No, simulidi. Sono... be', a Bergen ce ne sono tantissimi. Ricevuto qualche telefonata
interessante?
 No. Qui solo patatine al formaggio, Pepsi Max e Gabriel Byrne. Di' un po',  arrapante
oppure un filino troppo vecchio?
 Arrapante. Stai guardando In Treatment?
 Prima stagione. Terzo dvd.
 Non sapevo che fossi un'appassionata di calorie e dvd. Pantaloni della tuta?
 Con elastico lentissimo. Devo approfittare dell'occasione per concedermi un po' di edonismo
ora che non c' la piccola.
 Facciamo a cambio?
 No. Devo riagganciare, casomai mi chiamasse il principe. Tienimi aggiornata.
Katrine pos il cellulare accanto al walkie-talkie. Prese il binocolo e guard la strada antistante
la casa. In teoria sarebbe potuto arrivare da qualsiasi direzione. Ovviamente, era improbabile che
scavalcasse la recinzione su entrambi i lati dei binari, dove la T-bane pass sferragliando proprio in
quell'istante, ma se veniva da Damplassen avrebbe potuto attraversare il bosco, scegliendo uno dei tanti
sentieri vicino a lei. Sarebbe potuto passare per i giardini delle case affacciate su Bergslia, soprattutto
se il cielo si fosse coperto e il buio infittito. Ma se si fosse sentito al sicuro, non avrebbe avuto motivo
di evitare la strada. Qualcuno in sella a una vecchia bicicletta veniva su per la salita, sbandando di tanto
in tanto, forse non era del tutto sobrio.
Chiss cosa faceva Harry quella sera?
Nessuno sapeva mai con esattezza cosa facesse, anche quando gli stava seduto di fronte. Harry
il misterioso. Diverso dagli altri. Diverso da Bjrn Holm, che era un libro aperto. Che ieri le aveva
detto che avrebbe ascoltato tutti i dischi di Merle Haggard mentre aspettava accanto al telefono. Che
avrebbe mangiato le polpette d'alce ricevute da Skreia. E quando lei aveva storto il naso, aveva
aggiunto che appena conclusa quella storia, ci poteva giurare, l'avrebbe invitata a mangiare le polpette
d'alce della madre con le patate fritte e iniziata al segreto del Bakersfield sound. Probabilmente l'unico
di cui possedeva dei cd. Nessuna meraviglia che fosse single. E quando lei aveva declinato con
gentilezza, era parso pentito di quella proposta.
Truls Berntsen girava per Kvadraturen in macchina. Come ormai faceva quasi tutte le sere.
Procedeva adagio avanti e indietro, da un capo all'altro. Dronningens gate, Kirkegata, Skippergata,
Nedre Slottsgate, Tollbugata. Una volta quella era la sua citt. Sarebbe tornata a essere la sua citt.
Alla radio della polizia farfugliavano a tutto spiano. Frasi in codice formulate apposta per lui,
Truls Berntsen, per tagliarlo fuori. E quegli idioti erano convinti di riuscirci, a fare in modo che non
capisse. Ma non lo avrebbero menato per il naso. Raddrizz lo specchietto, lanci un'occhiata alla
pistola d'ordinanza posata sopra la giacca sul sedile accanto. Come sempre, era vero il contrario. Li
avrebbe menati per il naso lui.
Le donne sul marciapiede lo ignorarono, riconoscevano la sua macchina, sapevano che non
voleva acquistare i loro servizi. Un ragazzino truccato in un paio di pantaloni troppo aderenti si
contorceva intorno al palo con un cartello di divieto di sosta come se fosse una pertica da pole dance;
spinse l'anca in fuori facendogli boccuccia e lui rispose mostrandogli il dito medio.
Il buio sembrava essersi infittito leggermente. Truls si sporse verso il parabrezza e alz lo
sguardo. Un banco di nubi stava arrivando da ovest. Si ferm al semaforo rosso. Lanci un'altra
occhiata al sedile. Li aveva menati per il naso volta dopo volta, e lo stava facendo di nuovo. Questa era
la sua citt, e nessuno doveva azzardarsi a togliergliela.
Prese la pistola e la mise nel vano portaoggetti. L'arma del delitto. Era passato tanto tempo, ma
ancora ricordava la sua faccia. Ren Kalsnes. Quella delicata, effeminata faccia da frocio. Truls picchi
la mano sul volante. Ma quando scatta il verde, maledizione!
Prima lo aveva pestato con il manganello.
Poi aveva estratto la pistola d'ordinanza.
Perfino su quel viso coperto di sangue, sfigurato, Truls aveva letto la supplica, udito il sibilo
implorante che sembrava provenire dalla camera d'aria forata di una bicicletta, inarticolato. Inefficace.
Gli aveva conficcato la pallottola nella radice del naso, aveva visto il piccolo sussulto, come nei
film. Poi aveva spinto l'auto gi dal burrone e si era allontanato a bordo della sua. Dopo aver percorso
un tratto di strada aveva pulito il manganello e lo aveva lanciato nel bosco. Ne teneva altri a casa, in
camera da letto. Armi, visori notturni, un giubbotto antiproiettile, addirittura una carabina Mrklin che
credevano fosse ancora nel magazzino reperti e sequestri.
Truls imbocc i tunnel addentrandosi nel ventre di Oslo. Il Partito del trasporto privato di
destra aveva definito quei tunnel appena costruiti le arterie vitali della capitale. Un esponente del
Partito ambientalista aveva risposto chiamandoli gli intestini della citt: erano, s, necessari, ma
convogliavano comunque merda.
Avanz tra svincoli e rotatorie i cui cartelli seguivano la tradizione di Oslo secondo la quale
dovevi conoscere la zona per non abboccare ai tiri mancini dell'autorit preposta alla segnaletica.
Infine si ritrov in alto. A Oslo est. La sua zona. Sulla radio continuavano a blaterare. Una voce fu
coperta da uno sferraglio. La T-bane. Razza di idioti. Pensavano davvero che non fosse in grado di
decifrare quei codici puerili? Erano a Bergslia. Davanti alla casa gialla.
Disteso supino Harry guardava il fumo della sigaretta che saliva in lente volute verso il soffitto
della camera da letto. Formava figure e visi. Sapeva a chi appartenevano. Avrebbe potuto nominarli,
uno per uno. La Societ dei poliziotti estinti. Soffi fino a farli sparire. Aveva preso una decisione. Non
sapeva esattamente quando, sapeva soltanto che avrebbe cambiato tutto.
Per un po' aveva cercato di illudersi che forse non sarebbe stato poi cos pericoloso, che
esagerava, ma era stato alcolista per troppi anni per non riconoscere la falsa sdrammatizzazione dello
stolto. Appena detto quello che stava per dire, il suo rapporto con la donna che era sdraiata al suo
fianco sarebbe cambiato completamente. Esit. Soppes le varie formulazioni. Lo doveva dire adesso.
Trasse un respiro, ma lei lo anticip.
 Mi fai dare una boccata?  mormor Rakel stringendosi ancora di pi a lui. La sua pelle nuda
aveva il calore di una stufa, un tepore di cui gli veniva nostalgia nei momenti pi impensati. Il piumino
era caldo sotto, freddo sopra. Lenzuola bianche, sempre lenzuola bianche, niente diventava freddo con
la stessa perfezione.
Le tese la Camel. La guard tenere la sigaretta in quel suo modo goffo, incavare le guance
mentre la fissava incrociando gli occhi come se fosse pi sicuro non perderla di vista. Pens a tutto
quello che aveva.
A tutto quello che aveva da perdere.
 Vuoi che ti accompagni all'aeroporto domani?  le domand.
 Non  necessario.
 Lo so. Ma ho lezione tardi.
 Allora, accompagnami . Gli diede un bacio sulla guancia.
 A due condizioni.
Rakel si gir su un fianco e lo guard con espressione interrogativa.
 La prima  che tu non smetta mai di fumare come una ragazzina a una festa.
Lei rise sommessamente.  Ci prover. E l'altra?
Harry raccolse la saliva. Sapeva che quel momento poteva essere l'ultimo ricordo felice della
sua vita.
 Sto aspettando...
Maledizione, maledizione.
 Ho intenzione di infrangere una promessa,  disse Harry.  Una promessa che avevo fatto
innanzitutto a me stesso, ma temo che riguardi anche te.
Pi che udire percep il cambiamento del respiro di Rakel nel buio. Divenne breve, rapido.
Spaventato.
Katrine sbadigli. Guard l'orologio. La lancetta dei secondi,verde fosforescente, faceva il
conto alla rovescia. Nessuno degli investigatori di allora aveva riferito di aver ricevuto una telefonata.
Avrebbe dovuto sentir aumentare la tensione via via che la scadenza si avvicinava, invece le
succedeva il contrario, era come se avesse gi cominciato a elaborare la delusione obbligandosi a
pensare positivo. Al bagno caldo che avrebbe fatto non appena arrivata a casa. Al letto. Al caff
dell'indomani mattina, al nuovo giorno che avrebbe portato nuove possibilit. Perch ce n'erano
sempre di nuove, dovevano esserci per forza.
Scorgeva le luci delle automobili sulla Statale 3, la vita della citt che del tutto
incomprensibilmente seguiva imperterrita il suo corso. Il buio che si era fatto ancora pi fitto dopo che
le nuvole avevano teso una cortina davanti alla luna. Stava per girarsi quando si irrigid. Un rumore.
Uno schiocco. Un ramoscello. Vicinissimo.
Trattenne il respiro e stette in ascolto. La sua postazione era circondata da una folta sterpaglia e
da alberi, era importante che non fosse visibile dai sentieri per i quali lui sarebbe potuto arrivare. Ma
sui sentieri non c'erano ramoscelli.
Un altro schiocco. Ancora pi vicino. Katrine apr involontariamente la bocca, come se il
sangue che veniva pompato pi forte nelle sue vene avesse bisogno di ossigeno.
Tese la mano per prendere il walkie-talkie. Ma non fece in tempo.
L'uomo doveva essersi mosso con rapidit fulminea, eppure il respiro che Katrine sentiva
contro il collo era perfettamente calmo e il bisbiglio vicinissimo all'orecchio naturale, quasi allegro:
 Che succede?
Lei si volt e butt fuori il fiato con un lungo sibilo.  Niente.
Mikael Bellman le prese il binocolo di mano e lo punt verso la casa in basso.  La Delta ha
due postazioni al di qua della linea ferroviaria, giusto?
 S. Come...?
 Ho avuto una copia della mappa dell'operazione,  rispose Bellman.  E cos sono riuscito a
trovare questo posto d'osservazione. Ben nascosto, lo ammetto . Si diede una pacca in fronte.  Per,
le zanzare a marzo.
 Simulidi,  disse Katrine.
 Non  vero,  ribatt lui continuando a tenere il binocolo davanti agli occhi.
 No, per abbiamo ragione tutti e due. I simulidi in effetti sono zanzare, solo molto pi piccoli.
 Non  vero...
 Alcuni sono cos piccoli che non succhiano il sangue all'uomo, ma ad altri insetti. O i fluidi
corporei, dato che gli insetti non hanno...
 ... che non succede niente. Una macchina si  fermata davanti alla casa.
 Immagina di essere una zanzara nella palude, che gi non  il massimo, e per giunta ti fai
mangiare dalle altre zanzare . Katrine si rendeva conto che parlava per il nervosismo, ma non sapeva
esattamente quale fosse la causa di quel nervosismo. Il fatto che lui fosse il capo della polizia, forse.
 Qualcuno  sceso dalla macchina e si dirige verso la casa,  disse Bellman.
 Significa che sei stato un pessimo induista...  Il walkie-talkie crepit, ma Katrine non
riusciva assolutamente a fermarsi.  E se un simulide... Che hai detto?
Gli strapp il binocolo di mano. Capo della polizia o non capo della polizia, quella era la sua
postazione. Aveva ragione lui. Nella luce dei lampioni scorse un uomo che aveva gi varcato il
cancello e stava percorrendo il viottolo inghiaiato verso la porta d'ingresso. Era vestito di rosso e
teneva in mano qualcosa che Katrine non riusciva a distinguere. Si sent la bocca secca. Era lui. Stava
per succedere. Stava per succedere adesso. Fece per prendere il cellulare.
 E non infrango questa promessa a cuor leggero,  disse Harry. Fiss la sigaretta che Rakel gli
aveva restituito. Sperava che bastasse per una boccata lunga. Ne aveva bisogno.
 E di quale promessa si tratta?  la voce di Rakel gli sembrava fina, inerme. Sola.
 Si tratta di una promessa che ho fatto a me stesso,  rispose lui stringendo le labbra intorno al
filtro. Aspir. Sent il fumo, la fine della sigaretta che per qualche strano motivo ha un sapore
completamente diverso dall'inizio.  Non chiederti mai di sposarmi.
Nel silenzio seguente ud una raffica di vento stormire fra gli alberi di fuori, quasi il mormorio
di un pubblico agitato, sconvolto.
Poi arriv la risposta di lei. Come una breve comunicazione su un walkie-talkie:  Ripeti.
Harry si schiar la voce.  Rakel, mi vuoi sposare?
La raffica di vento si era allontanata. E lui pens che restava solo il silenzio, la quiete. La notte.
E, al suo centro, lui e Rakel.
 Cos', uno scherzo?  Si era scostata.
Harry chiuse gli occhi. Era in caduta libera.  Non sto scherzando.
 Sicuro sicuro?
 Perch dovrei? Vuoi che sia uno scherzo?
 In primo luogo,  un fatto assodato che hai un pessimo senso dell'umorismo, Harry.
 Nulla da obiettare.
 In secondo luogo, devo tener conto di Oleg. E devi farlo anche tu.
 Ragazza mia, non capisci che Oleg  uno dei maggiori punti a tuo favore come futura moglie?
 In terzo luogo, anche se volessi, il matrimonio ha numerose implicazioni giuridiche. La mia
casa...
 Guarda che avevo pensato alla separazione dei beni. Cazzo, non ti servo mica il mio capitale
su un piatto d'argento. Non ti prometto molto, ma ti prometto il divorzio pi indolore di tutti i tempi.
Rakel fece una breve risata.  Per stiamo bene cos, non sei d'accordo?
 S, abbiamo tutto da perdere. E in quarto luogo?
 In quarto luogo, comunque non  questo il modo di fare una proposta di matrimonio, Harry. A
letto mentre si fuma.
 Be', se vuoi che mi inginocchi, dovr prima mettermi i pantaloni.
 S.
 S mi devo mettere i pantaloni? O s...
 S, sciocco che non sei altro! Ti voglio sposare.
La reazione di Harry fu automatica, acquisita in una lunga vita da poliziotto. Si gir di lato e
guard l'orologio. Si impresse l'ora. 23.11. Quella da riportare al momento di scrivere il rapporto.
Quando arrivavano sulla scena del crimine, quando effettuavano l'arresto, quando partiva il colpo.
 Santo cielo,  mormor lei.  Ma che sto dicendo?
 Il diritto di recesso scade fra cinque secondi,  fece Harry girandosi di nuovo verso di lei.
Il viso di Rakel era talmente vicino al suo che vedeva solo un debole scintillio nei suoi occhi
spalancati.
 Tempo scaduto,  disse lei. E poi:  Che razza di ghigno  quello?
E allora lo sent anche Harry: un sorriso che continuava a espandersi nel suo viso come un uovo
appena rotto in una padella.
Beate teneva le gambe sul bracciolo del divano mentre guardava Gabriel Byrne che si agitava a
disagio sulla sedia. Aveva capito che dovevano essere le ciglia e l'accento irlandese. Le ciglia di
Mikael Bellman e la dizione di un poeta. L'uomo con cui si vedeva non aveva n l'una n l'altra cosa,
ma il problema non era questo. Era strano, per certi versi. In primo luogo quel suo fervore: non aveva
capito perch non potessero vedersi da lei quella sera, visto che era sola e lui non aveva niente in
contrario. E poi c'era il suo passato. Le aveva raccontato delle cose che a poco a poco si erano rivelate
contraddittorie.
O forse non era affatto strano, se aveva ricamato un po' per fare una buona impressione.
Forse, al contrario, la strana era lei. Comunque, lo aveva cercato su Google. Senza trovare
riscontri. Allora, aveva googlato Gabriel Byrne. Aveva appreso con interesse che per un periodo si era
guadagnato da vivere attaccando gli occhi agli orsacchiotti, prima di trovare quello che cercava
veramente in un box di Wikipedia. Moglie: Ellen Barkin (1988-99). Per un momento aveva pensato che
Gabriel fosse vedovo come lei, ma poi aveva capito che probabilmente era stato il matrimonio a esalare
l'ultimo respiro. E che in tal caso Gabriel era single da pi tempo di lei. O forse Wikipedia non era
aggiornata sull'argomento?
Sullo schermo la paziente flirtava spudoratamente. Ma Gabriel non ci cascava. Si limit a
rivolgerle un breve sorriso tormentato, la fiss con il suo sguardo mite e pronunci qualche banalit
facendola sembrare una poesia di Yeats.
Il tavolo si illumin e il cuore di Beate smise di battere.
Il cellulare. Stava squillando. Forse era lui. Valentin.
Prese il telefonino, lesse il nome. Emise un sospiro.
 S, Katrine?
  qui.
Dall'agitazione della collega cap che era proprio vero, che l'uomo aveva abboccato.
 Racconta...
  sui gradini davanti alla porta d'ingresso.
Sui gradini! Aveva pi che abboccato. Era spacciato, santo cielo, la casa era completamente
circondata.
 Se ne sta piantato l, esita.
Attraverso il walkie-talkie Beate udiva l'attivit in sottofondo. Prendetelo, prendetelo. Katrine
rispose alla sua preghiera:  Hanno appena dato l'ordine di entrare in azione.
Beate ud un'altra voce in sottofondo. Era familiare, ma non riusciva a identificarla.
 Stanno per dare l'assalto alla casa,  disse Katrine.
 Particolari, grazie.
 Gli agenti della Delta. Vestiti di nero. Armi automatiche. Dio, come corrono...
 Meno colore, pi contenuti.
 Quattro uomini stanno correndo sul viottolo di ghiaia. Abbagliano l'uomo con la luce.
Probabilmente gli altri aspettano nascosti per vedere se ha dei complici. Lui lascia cadere l'oggetto che
ha in mano.
 Estrae l'ar...?
Un suono stridulo. Beate ansim. Il campanello della porta.
 Non fa in tempo, gli sono gi addosso. Lo atterrano.
S!
 Lo perquisiscono, a quanto pare. Sollevano qualcosa.
 Sembra un telecomando.
 Ah! Una bomba?
 Non lo so. Comunque, l'hanno preso. Fanno segno che la situazione  sotto controllo.
Aspetta...
 Devo andare ad aprire. Ti chiamo pi tardi.
Beate si alz dal divano. Corse alla porta. Si chiese come fare a spiegargli che era
inammissibile, che quando gli diceva di voler stare da sola, significava che voleva stare da sola.
E mentre apriva, pens ai grandi progressi che aveva fatto. Dalla ragazza silenziosa e timida a
quella schiva che si era diplomata alla stessa Scuola di polizia del padre, alla donna che non solo
sapeva quello che voleva, ma faceva quello che doveva fare per ottenerlo. Era stata una strada lunga e a
volte difficoltosa, ma il premio valeva ogni singolo passo.
Guard l'uomo che aveva davanti. La luce riflessa dal viso colp le sue retine, si trasform in
percezione visiva, che aliment il giro fusiforme con i dati.
Alle sue spalle risuonava la voce tranquillizzante di Gabriel Byrne, le parve che dicesse: Don't
panic.
Il suo cervello aveva riconosciuto da un pezzo il viso che aveva davanti.
Harry sent arrivare l'orgasmo. Il proprio. Quel dolore dolcissimo, i muscoli della schiena e
dell'addome che si tendevano. Chiuse la porta su ci che stava guardando e apr gli occhi. Li abbass
su Rakel che lo fissava con occhi vitrei. La vena le sporgeva sulla fronte. A ogni affondo il suo corpo e
il suo viso sussultavano. Gli sembrava che cercasse di dire qualcosa. E si rese conto che quello non era
lo sguardo sofferente, offeso che aveva di solito poco prima di venire. Era qualcos'altro, uno sguardo
terrorizzato che lui ricordava di aver visto una volta sola, anche allora in quella stessa stanza. Si
accorse che lei gli stringeva il polso con le mani nel tentativo di staccare le sue dita dalla gola.
Harry aspett. Non sapeva perch, ma non allent la stretta. Sent la resistenza nel corpo di
Rakel. Vide che i suoi occhi cominciavano a sporgere dalle orbite. Infine allontan la mano.
Ud un sibilo quando Rakel trasse un respiro.
 Harry...  la sua voce era roca, irriconoscibile,  ma che fai?
Lui abbass gli occhi e la guard. Non sapeva cosa rispondere.
 Non...  Rakel toss.  Non devi stringere cos a lungo!
 Scusa,  rispose.  Ho perso il controllo.
Poi lo sent arrivare. Non l'orgasmo, ma qualcosa che gli somigliava. Un dolore dolcissimo nel
petto che saliva nella gola e si spandeva dietro gli occhi.
Si lasci cadere accanto a lei. Seppell il viso nel cuscino. Sent arrivare le lacrime. Si gir, si
scost da Rakel, respir a fondo, cerc di resistere. Cosa accidenti gli prendeva?
 Harry?
Non rispose. Non ci riusciva.
 Qualcosa non va, Harry?
Scosse la testa.
 Sono solo stanco,  rispose contro il guanciale.
Sent la mano di Rakel carezzarlo teneramente sulla nuca per poi posarsi sul suo petto, infine lei
gli si strinse contro la schiena.
E Harry pens quello che sapeva avrebbe pensato prima o poi: come poteva chiedere a una
persona che amava cos profondamente di condividere la vita con uno come lui?
Katrine era distesa a bocca aperta e ascoltava le comunicazioni concitate sul walkie-talkie. Alle
sue spalle Mikael Bellman imprecava sottovoce. Quello che l'uomo sui gradini stringeva nella mano
non era un telecomando.
  un terminale di pagamento,  gracchi una voce ansimante.
 E cosa c' nella borsa?
 Pizze.
 Ripeti?
 A quanto pare il tizio  un maledetto fattorino che consegna pizze a domicilio. Dice di
lavorare per Pizzaekspressen. Tre quarti d'ora fa ha ricevuto un'ordinazione a questo indirizzo.
 Okay, verifichiamo.
Mikael Bellman si sporse in avanti, agguant il walkie-talkie.
 Qui Mikael Bellman. Ha mandato il fattorino come in avanscoperta. Questo significa che  in
zona e vede quello che succede. Ce li abbiamo i cani?
Pausa. Gracchio.
 Qui U05. Niente cani. Possiamo farli arrivare in quindici minuti.
Bellman imprec di nuovo sottovoce prima di premere il pulsante per parlare  Falli venire. E
l'elicottero con i proiettori e la ricerca termica. Conferma.
 Ricevuto. Richiedo l'elicottero. Ma non credo che sia dotato di sistema a ricerca termica.
Bellman chiuse gli occhi e bisbigli idiota prima di rispondere:  S, lo hanno installato,
perci se lui  nel bosco lo troveremo. Usa tutti gli uomini per formare una rete a nord e a ovest del
bosco. Se scappa, lo far in quella direzione. Qual  il tuo numero di cellulare, U05?
Bellman rilasci il pulsante e fece un cenno a Katrine che teneva il cellulare pronto. Digit le
cifre via via che U05 le dettava. Porse il telefonino a Bellman.
 U05? Falkeid? Ascoltami bene, stiamo perdendo questo match, e siamo troppo pochi per poter
perlustrare come Dio comanda il bosco, perci non ci resta che fare un tentativo disperato.
Evidentemente il soggetto sospettava che fossimo qui, quindi pu darsi che abbia accesso alle nostre
frequenze.  vero, non abbiamo il sistema di ricerca termica, ma se lui ci crede, e crede anche che
organizziamo una retata a nord e a ovest, allora...  Bellman rimase in ascolto.  Appunto. Piazza i tuoi
uomini a est. Ma tienine un paio nel caso si presenti lo stesso alla casa per controllare com' andata.
Bellman chiuse la comunicazione e restitu il cellulare a Katrine.
 Cosa ne pensi?  domand lei. Il display del cellulare si spense e le sembr che la luce delle
strie bianche sul viso di Bellman pulsassero nell'oscurit.
 Penso,  rispose lui,  che ci abbia ingannati con una finta.
26.
Si diressero fuori citt alle sette.
Nel senso contrario il traffico dell'ora di punta era immobile e imbronciato. E la stessa
atmosfera regnava a bordo della loro auto, dove entrambi tenevano fede al patto stretto tanti anni prima
di evitare le chiacchiere futili prima delle nove.
Mentre superavano il varco dell'autostrada arriv una pioviggine che i tergicristalli parevano
risucchiare pi che spazzare via.
Harry accese l'autoradio, ascolt l'ennesimo notiziario sino alla fine, ma neanche quello vi
accennava. Alla notizia che avrebbe dovuto essere su tutti i siti quella mattina. L'arresto a Berg, la
notizia del fermo di un uomo sospettato per gli omicidi dei poliziotti. Dopo lo sport, che parlava della
partita della nazionale contro l'Albania, trasmisero un duetto di Pavarotti con una pop star non meglio
identificata, e lui spense subito l'autoradio.
Arrivati alle strade in salita che portavano a Karihaugen, Rakel pos una mano sopra la sua, che
come d'abitudine era sul cambio. Harry aspett che parlasse.
Erano chiacchiere futili, ma necessarie.
Stavano per lasciarsi per un'intera settimana lavorativa, e Rakel non aveva ancora detto una
parola sulla sua proposta di matrimonio della sera prima. Si era pentita? Di solito non diceva mai una
cosa se non era convinta. Allo svincolo di Lrenskog gli venne in mente che forse pensava si fosse
pentito lui. Pensava che se avessero fatto finta di niente, se avessero sprofondato quell'episodio in un
mare di silenzio, allora sarebbe stato come se non fosse successo davvero? Alla peggio lo avrebbero
ricordato come un sogno assurdo. Accidenti, forse lui se l'era sul serio sognato? Ai tempi in cui
fumava l'oppio gli capitava di parlare di cose che era convinto fossero capitate ricevendo in riposta
soltanto sguardi interrogativi.
Allo svincolo per Lillestrm Harry infranse uno dei due patti:  Che ne pensi di giugno? Il 21 
un sabato.
Le lanci un'occhiata, ma lei si era girata a guardare le onde immobili del paesaggio. Silenzio.
Maledizione, si era pentita. Lei...
 Giugno va benissimo,  rispose Rakel.  Ma sono certa che il 21  un venerd . Harry ud il
sorriso nella sua voce.
 In grande o...
 O solo noi e i testimoni?
 Sicura?
 Decidi tu, ma al massimo dieci invitati fra tutt'e due. Non abbiamo piatti uguali per pi
persone. E comunque, con cinque ciascuno potrai invitare l'intera rubrica del tuo cellulare.
Harry rise. Poteva essere bello. Poteva anche far scoppiare una crisi, ma poteva essere bello.
 E se pensi di chiedere a Oleg di farti da testimone, sappi che  gi preso,  aggiunse Rakel.
 Ho capito.
Harry ferm l'auto davanti al terminal delle partenze e baci Rakel mentre il portellone del
bagagliaio era ancora alzato.
Durante il viaggio di ritorno chiam ystein Eikeland. Il tassista suo compagno di bevute e
unico amico d'infanzia sembrava in preda al doposbronza. D'altra parte, Harry non sapeva come fosse
la sua voce quando non aveva il doposbronza.
 Testimone? Accidenti, Harry, sono commosso. Perch lo hai chiesto a me. Accidenti, mi
viene da piangere.
 Il 21 giugno. Hai impegni per quel giorno?
ystein sogghign della battuta. La risatina si trasform in tosse. Che a sua volta si trasform
nel gorgoglio di una bottiglia.  Sono commosso, Harry. Ma la risposta  no. Tu hai bisogno di
qualcuno che riesca a tenersi in piedi in chiesa e sia in grado di parlare con una dizione accettabile
durante il pranzo. Io invece ho bisogno di una vicina di posto piacente, di alcolici gratuiti e zero
responsabilit. Prometto di mettermi l'abito pi bello della mia collezione.
 Bugiardo. Tu un abito non lo hai mai indossato, ystein.
 Probabilmente  per questo che non si sciupano. Rimangono in buono stato. Proprio come i
tuoi amici, Harry. Sai, potresti fare una telefonata di tanto in tanto.
 Mi sa che hai ragione.
Si salutarono e, mentre avanzava a singhiozzo verso il centro, Harry pass in rassegna i
candidati a testimone rimasti. Pi precisamente, la candidata. Fece il numero di Beate Lnn. Dopo
cinque squilli gli rispose la segreteria ma non lasci un messaggio.
La coda procedeva a passo d'uomo.
Fece il numero di Bjrn Holm.
 Ehil, Harry.
 Beate  arrivata in ufficio?
  malata oggi.
 Beate? Non  mai malata. Raffreddata, forse?
 Non lo so. Stanotte ha mandato un sms a Katrine. Malata. Hai saputo di Berg?
 Ah, me ne ero dimenticato,  ment Harry.  Allora?
 Non si  fatto vivo.
 Peccato. Non dovete mollare. Provo a telefonarle a casa.
Harry riagganci e chiam Beate sul fisso.
Dopo averlo lasciato squillare invano per due minuti, guard l'orologio e constat che mancava
ancora un bel po' alla lezione. Oppsal gli rimaneva di strada e non avrebbe perso molto tempo a fare un
salto. Svolt all'altezza di Helsfyr.
Beate viveva nella casa che le aveva lasciato la madre, e a Harry ricordava quella di Oppsal in
cui era cresciuto, una tipica costruzione in legno degli anni Cinquanta, sobria e squadrata, destinata a
una classe media in espansione convinta che i meleti non fossero pi un privilegio esclusivo dell'alta
borghesia.
A parte il fracasso di un camion della spazzatura che avanzava di cassonetto in cassonetto
dall'altro capo, la strada era immersa nel silenzio. Erano tutti al lavoro, a scuola, all'asilo. Harry
parcheggi, varc il cancello, pass davanti a una bici da bambina chiusa con un lucchetto, a un bidone
da cui sporgevano sacchi della spazzatura neri, a un'altalena, e sal i gradini con un solo balzo,
trovandosi davanti a un paio di Nike da jogging che riconobbe. Suon il campanello sotto la targa di
ceramica che riportava il nome di Beate e quello della figlia.
Aspett.
Suon di nuovo.
Al piano superiore vide una finestra aperta e immagin che corrispondesse a una delle camere
da letto. Chiam Beate. Magari non lo sentiva: la pressa d'acciaio del camion della spazzatura
comprimeva e frantumava rumorosamente i rifiuti mentre continuava ad avvicinarsi.
Spinse la porta. Aperta. Entr. Chiam verso il piano di sopra. Nessuna risposta. A quel punto
non riusc pi a ignorare l'agitazione che ormai sentiva da un bel po'.
Per la notizia che non era arrivata.
Per il fatto che Beate non aveva risposto al cellulare.
Sal di corsa, and da una camera all'altra.
Deserte. Intatte.
Scese le scale a precipizio e si diresse di nuovo verso il soggiorno. Si ferm sulla soglia
guardandosi intorno. Sapeva perfettamente perch non ci entrava, ma non voleva prenderne coscienza.
Non voleva dire a s stesso che stava guardando una possibile scena del crimine.
Era gi stato in quella stanza, e gli sembr pi spoglia del solito. Forse la sua impressione era
dovuta alla luce mattutina, o forse semplicemente al fatto che Beate non c'era. Il suo sguardo si
sofferm sul tavolo. Un cellulare.
Ud l'aria uscirgli con un sibilo dai polmoni e prov un gran sollievo. Aveva fatto una scappata
in qualche negozio, dimenticando il telefonino, e non si era neanche presa la briga di chiudere a chiave.
Alla farmacia del centro commerciale per comprare pasticche per il mal di testa o un antipiretico. S,
era questa la spiegazione. Harry pens alle Nike fuori della porta. E allora? Una donna aveva pi di un
paio di scarpe, o no? Doveva solo aspettare qualche minuto e Beate sarebbe tornata.
Spost il peso del corpo sull'altro piede. Il divano aveva un'aria allettante, ma non entr. Il suo
sguardo si era posato sul pavimento. Tutt'intorno al tavolino davanti al televisore era pi chiaro.
Si era sbarazzata del tappeto, evidentemente.
Da poco.
Harry sent un prurito sotto la camicia, come se si fosse appena voltolato nudo e sudato
sull'erba. Si accovacci. Avvert un leggero odore di ammoniaca salire dal parquet. Se non si
sbagliava, quel tipo di pavimento non andava pulito con l'ammoniaca. Si tir su, raddrizz la schiena.
Attravers l'ingresso e and in cucina.
Vuota, in ordine.
Apr l'armadio alto accanto al frigorifero. Le case costruite negli anni Cinquanta sembravano
condividere regole non scritte su dove conservare gli alimenti, dove tenere gli attrezzi, i documenti
importanti e, infine, l'occorrente per le pulizie. In fondo all'armadio c'era il secchio con lo straccio per
i pavimenti ordinatamente ripiegato sul bordo, sul primo ripiano rientrato c'erano tre panni per
spolverare, un rotolo di sacchetti della spazzatura bianchi intero e un altro incominciato. Un flacone di
detergente Krystal. E un barattolo con la scritta Bona Polish. Si abbass e lesse l'etichetta.
Prodotto per la pulizia del parquet. Non conteneva ammoniaca.
Harry si rialz lentamente. Rimase immobile e tese le orecchie. Fiut.
Era arrugginito, ma cerc di assimilare e memorizzare quello che aveva visto. La prima
impressione. Lo aveva ribadito lezione dopo lezione, che spesso per un investigatore i primi pensieri
affiorati sulla scena di un crimine erano i pi importanti e i pi esatti. La raccolta dei dati mentre i sensi
erano ancora tesi al massimo, non offuscati e contrastati dai nudi fatti dei tecnici della Scientifica.
Chiuse gli occhi, si sforz di sentire ci che la casa cercava di dirgli, quale dettaglio gli fosse
sfuggito, quello che gli avrebbe rivelato l'informazione di cui aveva bisogno.
Ma se la casa parl, la sua voce fu coperta dal fracasso del camion della spazzatura davanti alla
porta d'ingresso aperta. Harry ud le voci degli uomini, il cancello che si apriva e una risata allegra.
Spensierata. Come se non fosse successo niente. Forse fra poco Beate sarebbe entrata dalla porta,
tirando su col naso mentre si stringeva la sciarpa intorno al collo e si illuminava, sorpresa ma contenta
di vederlo. E ancora pi sorpresa e contenta non appena lui le avrebbe chiesto se voleva fargli da
testimone alle nozze con Rakel. Sarebbe scoppiata a ridere arrossendo violentemente come faceva
sempre se solo qualcuno la sfiorava con lo sguardo. Una ragazza che un tempo si chiudeva dentro la
Casa del dolore, la sala video della centrale, dove passava dodici ore di fila e con sicurezza infallibile
identificava rapinatori incappucciati ripresi dalle videocamere di sorveglianza delle banche. Che era
diventata capo della Scientifica. Un capo benvoluto. Harry deglut.
Sembrava lo scartafaccio di un elogio funebre.
Piantala, adesso arriva! Trasse un respiro profondo. Ud il cancello richiudersi, la pressa del
tritarifiuti ripartire.
Poi ecco che gli balen. Il particolare. Quello che non quadrava.
Fiss l'interno dell'armadio. Un rotolo di sacchi della spazzatura bianchi usato a met.
Quelli nel bidone erano neri.
Harry scatt.
Attravers di corsa l'ingresso, varc la porta e si diresse verso il cancello. Corse pi forte che
poteva, ma fu battuto dal suo cuore.
 Ferma!
Uno dei netturbini alz lo sguardo. Stava con un piede sulla predella del camion, gi diretto
verso la casa successiva. Harry aveva l'impressione che lo scricchiolio delle fauci d'acciaio trituranti
provenisse da dentro la sua testa.
 Ferma quell'aggeggio infernale!
Scavalc la siepe e atterr con entrambi i piedi sull'asfalto dall'altra parte. Il netturbino reag
immediatamente: pigi il pulsante rosso della pressa mentre picchiava il pugno contro la fiancata del
camion, che si ferm subito con uno sbuffo fortissimo.
La pressa si arrest.
Il netturbino la fiss.
Harry si avvicin a passo lento e guard nella stessa direzione: dentro le fauci di ferro. Il fetore
era insopportabile ma lui non lo sentiva. Vedeva soltanto i sacchi rotti mezzi pressati che stillavano e
grondavano tingendo il metallo di rosso.
 La gente  proprio fuori di testa,  mormor il netturbino.
 Che c'?  grid l'autista affacciandosi dal finestrino.
 A quanto pare qualcun altro si  sbarazzato del cane!  grid il collega. Poi guard Harry:   tuo?
Senza rispondere Harry scavalc il bordo e si infil nella pressa semiaperta.
 Ehi!  vietato!  pericolo...
Harry si divincol dalla stretta dell'uomo. Slitt sul liquido rosso, batt il gomito e la guancia
sul fondo di metallo sdrucciolevole, riconobbe il sapore e l'odore familiare di sangue vecchio. Si tir su
in ginocchio e apr uno dei sacchi strappandolo.
Il contenuto si rivers fuori e scivol lungo il piano di carico inclinato.
 Ah, cazzo!  ansim l'uomo alle sue spalle.
Harry apr il secondo sacco. E il terzo.
Ud l'operaio saltare gi e gli spruzzi del suo vomito sull'asfalto.
Nel quarto sacco trov ci che cercava. Le altre parti del corpo potevano appartenere a
chiunque. Ma non quella. Non quei capelli biondi, non quel viso pallido che non sarebbe arrossito mai
pi. Non quello sguardo fisso e vacuo capace di riconoscere tutte le persone che aveva visto una sola
volta. Il viso era dilaniato, ma Harry non aveva dubbi. Pos un dito sull'unico orecchino, fatto con il
bottone di una divisa.
Faceva tanto male, cos male che non riusciva a respirare, cos male che dovette piegarsi su s
stesso, come un'ape morente con il pungiglione strappato.
E ud un suono sfuggirgli dalle labbra, come se fossero di un estraneo, un lungo ululato che
riecheggi per il quartiere immerso nel silenzio.
...
Fine Parte 1.